Iniziative di formazione

Il nuovo cleavage tra sovranisti ed europeisti

La politica dell’età contemporanea in Europa si è organizzata, come noto, intorno ad alcune fratture sociali (indagate dalle teorie dello sviluppo politico). Quelle da cui sono nati i partiti che hanno strut­turato i sistemi politici per come li abbiamo conosciuti, tra alti e bassi, sostanzialmente fino ai giorni nostri, e che hanno fornito la spina dorsale della politica razionale della modernità post-illumini­stica. Con la teoria dei cleavages, gli scienziati politici Stein Rokkan e Seymour Martin Lipset, nella seconda metà degli anni Sessanta, hanno spiegato la genesi e lo sviluppo delle formazioni partitiche incrociando due dimensioni in base all’asse del conflitto politico (territoriale o funzionale) e alla rivoluzione (nazionale e industriale), da cui hanno tratto origine le fratture centro-periferia, Stato-Chiesa, città-campagna e capitale-lavoro.

I Verdi tedeschi, un esempio in controtendenza

All’inizio del 2001 sui giornali tedeschi infuriò una polemica sul passato di Joschka Fischer, il campione dei Verdi tedeschi che era diventato vicecancelliere e ministro degli Esteri nel governo rosso-verde guidato da Gerhard Schröder. Fischer era accusato di aver colpevolmente flirtato, negli anni Settanta, con i terroristi della Rote Armee Fraktion. Poco tempo dopo, un’altra brutta polemica investì i Grünen: alcuni furono accusati di aver sostenuto, sempre negli anni Settanta, tesi giustificative della pedofilia.

Immigrazione, rompere l’incantesimo della solitudine

Per più di un quarto di secolo il racconto dell’immigrazione verso l’Europa, dei viaggi di coloro che l’hanno raggiunta per terra o per mare, è stato premesso dalla parola “emergenza” e ha orientato lo sguardo pressoché esclusivamente in direzione delle coste mediterranee, dove si compiono rotte in continuo cambiamento lungo un mare che oggi è considerato il più pericoloso al mondo, rotte originate dai drammi sociali, civili ed economici di numerosi paesi africani e asiatici.

Dall’Europa gerarchica a quella dell’innovazione democratica

Si assiste in tutta Europa a un’erosione delle culture politiche consolidate a favore soprattutto dei nazional-populismi, e il welfare c’entra moltissimo. Alcune ricerche svedesi sono utili allo scopo, poiché quel paese è noto per avere un welfare tra i più sviluppati ed egualitari, ma oggi in arretramento notevole (sia in quantità, sia in eguaglianza). Peraltro, benché non più grande ad esempio della Lega, il nazional-populismo svedese è cresciuto in modo particolarmente rapido, destabilizzando fortemente un sistema politico che pareva immune da fenomeni simili.1

Qualità dell’ambiente: uno slancio dall’Europa

Il dibattito in corso sullo stato dell’Unione europea e sul suo destino futuro è centrato sull’economia e sui temi sociali ma non abbastanza sulle questioni dell’ambiente, nonostante sia questo un argomento cruciale. I dati ci dicono che il degrado e il consumo dei suoli, l’inquinamento, la perdita di biodiversità hanno superato i livelli di guardia e che la questione più urgente e prioritaria è quella dei mutamenti climatici che hanno destabilizzato gli equilibri dell’intero pianeta con eventi metereologici estremi, frane, allagamenti, tifoni seguiti da periodi di siccità, incendi, crisi di produzioni agricole. Poniamoci subito una domanda: cosa ha significato per i temi dell’ambiente l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea? Che bilancio possiamo trarne?

Pensare un’altra Europa: un’opportunità per il campo progressista

L’Italia è ormai un paese caratterizzato da un euroscetticismo diffuso sia a livello di élite politica sia a livello di elettorato. L’ultima contesa elettorale ha confermato la propensione euroscettica di numerosi partiti italiani, e tra questi tutti i partiti vincitori (Lega e Movimento 5 Stelle su tutti). Si è chiuso un ciclo, si è definitivamente conclusa una fase che ha già visto segni di crisi a partire dagli anni Novanta da parte degli elettori e dei cittadini, e già molto prima per ciò che attiene ai partiti politici. Si è spezzato un legame di fiducia che, almeno in apparenza, ha caratterizzato a lungo l’élite e l’elettorato italiani.

Come la Brexit ha cambiato l’immagine dell’UE

Come si è recentemente chiesto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, anche io non saprei dire in quale girone dell’inferno Dante avrebbe collocato coloro che hanno spinto per la Brexit senza aver chiaro come metterla in atto. Di sicuro però questa Brexit ha uno svolgimento di gran lunga più complicato del viaggio di Dante, purgatorio e paradiso compresi. Ci si è talmente abituati a sentire discutere della questione che sembra che i negoziati per la Brexit non debbano finire mai. Invece una data di scadenza c’è, e basta girare una pagina del calendario per trovarla: 29 marzo 2019.

Brexit, un’equazione a troppe incognite

Il 5 maggio 2015, a due giorni dalla chiusura della campagna elettorale delle elezioni politiche, David Cameron pubblicò un tweet diventato poi tristemente famoso: «Britain faces a simple and inescapable choice – stability and strong Government with me, or chaos with Ed Miliband». La narrazione conservatrice alla luce dei sondaggi dell’epoca mirava a rappresentare una coalizione di governo composta dal Labour guidato da Ed Miliband e dagli indipendentisti scozzesi dell’SNP come pericolosa: un governo del genere avrebbe gettato il Regno Unito nel caos.

Manifesto per la democratizzazione dell’Europa

Pubblichiamo di seguito il “Manifesto per la democratizzazione dell’Europa”, parte di una articolata proposta per la rifondazione democratica, sociale e ambientalista del progetto europeo avanzata da un gruppo di economisti, giuristi e politologi costituito intorno a Thomas Piketty.

L’Europa che verrà

Quando si parla di Europa si usa ormai il condizionale per dire quel che avrebbe potuto essere, e non è stato. Oggi si deve ammettere che, come suggerisce il Manifesto di Thomas Piketty, l’Europa è in una inquietante impasse: da un canto movimenti politici ambigui, il cui programma sembra coagularsi solo nell’odio contro gli stranieri, d’altro canto quel liberismo “duro e puro” che pretende di imporre ovunque il dogma di un’austerità implacabile, producendo una competizione generalizzata tra tutti. A cominciare proprio dagli Stati europei.

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All’inizio del lungo percorso che ci porterà al voto per il rinnovo del Parlamento europeo il prossimo maggio, abbiamo voluto riflettere sul modo in cui viene considerato e percepito il progetto di integrazione
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