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Il governo non basta al cambiamento

La ricostruzione del partito è decisiva per uscire dal declino sociale e democratico.

Il partito nell’era della disintermediazione

Quale forma partito può rispondere alle nuove istanze nell’era della progressiva disintermediazione? Può farlo solo un soggetto che sappia riconoscere la crisi dei partiti in tutta la sua problematicità e ade­guarsi ai mutamenti sociali, senza negarli; che accetti di non essere più l’unica forma di partecipazione politica e che sappia, in ragione di ciò, aprirsi a chiunque voglia contribuire a renderlo strumento ef­ficace per la determinazione della politica nazionale. Non un partito debole, ma un partito che, forte della sua capacità di essere comunità disponibile a diverse e flessibili dimensioni di coinvolgimento, con un progetto condiviso e partecipato, interpretato da una leadership democraticamente legittimata, sappia proporre politiche per il paese, nell’interesse di tutti.

Il post-comunismo in Italia

Il modo in cui il Partito Comunista Italiano ha vissu­to il periodo successivo al crollo del Muro di Berli­no costituisce un caso di grande interesse analitico, anche per alcune analogie rintracciabili con quan­to avvenuto nei sistemi politici dell’Europa orienta­le. Un’analisi approfondita mostra tuttavia che una reale comprensione di come il PCI abbia interpreta­to la svolta del 1989 non sia possibile senza consi­derare l’originalità dell’esperienza storico-politica italiana.

Perché il Partito socialista è in crisi?

Il Partito socialista francese, che ha perso le elezioni presi­denziali per tre tornate consecutive, appare in crisi, benché mantenga una posizione dominante a livello locale. Con­dizione indispensabile per la ripresa appare essere l’indi­viduazione di un leader capace di trascinare la sinistra e il centro sulla base di un programma riformista, fondato in primo luogo sulla lotta contro le disuguaglianze.