Michele Prospero

Michele Prospero

insegna Scienza politica e Filosofia del diritto all’Università di Roma “Sapienza”.

Il voto della volatilità

Il primo dato che emerge dal voto del 26 maggio è la elevata volatilità del consenso. Gli spostamenti di preferenza che si registrano rispetto alle consultazioni del marzo 2018 raggiungono nel complesso il 49% delle schede. Segno evidente, anche questo, che il sistema politico rimane ancora molto fluido, più nulla di organizzato è in grado di resistere. Il mutare rapido delle fortune elettorali dà la sensazione di un sistema incapace di consolidamento, sprovvisto di una forza di controllo e di direzione da parte dei movimenti politici.

Un antidoto alle narrazioni dominanti

Il trionfo dei due populismi nel 2018 non appartiene a una vicenda solo italiana. Il momento populista indica una tendenza alla dissoluzione della “forma politica” del secondo Novecento che riguarda le diverse democrazie occidentali. I due sovversivismi, malgrado le differenze su singole questioni simboliche, trovano nel “contratto di governo” la coincidenza degli opposti perché, oltre i dissidi, esiste un nucleo solido di comunanza. Il “governo del contrasto” regge le sfide contingenti per la condivisione di una declinazione totalizzante del potere (persino il metodo di designazione della canzone vincente a Sanremo diventa una questione politica dirimente), per una avversione ai soggetti classici del conflitto sociale della modernità (lavoro e grande impresa), per una inclinazione plebea al disprezzo verso la cultura elevata, l’élite, per una venatura sovranista ostile alla rappresentanza e agli obblighi internazionali ed europei.

La nuova politica e la scienza regia dell’incompetenza

I vaccini, l’Istituto superiore della sanità, l’Agenzia dello spazio, sono questioni che perdono ogni autonomia tecnico-scientifica per entrare nel campo degli appetiti politici del governo del popolo. Del resto, la peculiarità della strategia populista è proprio quella per cui al tempo stesso «depoliticizza e iperpoliticizza le relazioni sociali. Il leader po­pulista spesso si pone simbolicamente al di fuori del regno politico, sostenendo che non è un politico».1 Su questa mistica proclamazione di estraneità, il populista fonda l’escursione arbitraria in ogni ambito della convivenza. Dopo aver calpestato la complessità del governo politico, in nome del principio che uno vale uno, il populista invade ogni sfera della società per applicare in qualsiasi ambito che sfiora il dominio del senso comune che non riconosce limiti in nome della metafisica del cambiamento.

Sovranismo

Per sovranismo si intende una istanza affiorata con i nuovi movimenti euroscettici di protesta che puntano a recuperare margini di determinazione politica nazionale entro uno spazio economico sconfinato che ha fortemente ridimensionato gli attributi e le simbologie classiche del pubblico potere. Sul piano politico la richiesta di una riappropriazione dello scettro, secondo una riproposizione della legittimazione ascendente del potere che è considerato legittimo solo se promana dal basso, fa parte dell’agenda di soggetti politici, in senso lato populisti, che imputano all’alto, al tradimento dell’élite o a “un colpo di Stato sovranazionale” (Étienne Balibar), la perdita di autonomia decisionale dinanzi a processi finanziari, economici, migratori capaci di sgretolare i pilastri della convivenza civile. Non sono soltanto processi oggettivi dell’economia a restringere le prerogative delle autorità ma a espropriare le competenze del sovrano contribuiscono anche decisioni strategiche che impiantano i pilastri del liberismo come affrancato dalla copertura politica.

L’iperdemocrazia dei gazebo

Affidate come sono a una gestione “fai da te”, le primarie sono un espediente inefficace per rinvigorire i partiti e migliorare le procedure di selezione dei candidati. Rischiano anzi, al contrario, di svuotare ulteriormente, in nome di una malintesa idea di partecipazione, la funzione e il senso della politica organizzata.

 

Euroscetticismo

Quella di euroscetticismo pare una categoria onnicomprensiva che cammina con l’elmetto. In essa, cioè, l’obiettivo polemico, puntato verso movimenti e tendenze dati in caotica ascesa, si mescola con il proposito di classificare con una qualche attendibilità dei fenomeni reali che marciano nelle più disparate direzioni. La predilezione per raccogliere in un medesimo contenitore i più variopinti soggetti della protesta rende inservibile l’euroscetticismo come schema unico per comprendere un processo complesso di alienazione politica, che riguarda molti sistemi partitici continentali sfidati da ondate populistiche di natura sfuggente.

Si fa presto a dire presidenzialismo

Negli ultimi due anni, il capo dello Stato ha indubbiamente fatto un uso estensivo delle prerogative che gli sono attribuite. Eppure interpretare questi sviluppi come l’imporsi di una forma di presidenzialismo sarebbe fuorviante, perché il presidente non si è arrogato poteri che non gli spettano ma, in un quadro di crisi di sistema, ha agito da impulso per rimettere in moto il sistema politico.

Dall'antipolitica alla difficoltà di governare

Le recenti elezioni hanno sancito la fine del bipolarismo e imposto una condizione di ingovernabilità, caratterizzata dalla presenza di tre poli ugualmente rilevanti e poco propensi a cumulare i consensi ottenuti. Il vero sconfitto è, però, il PD, che non è risultato credibile né come rinnovatore delle istituzioni, né come partito della società. Gli elettori hanno premiato l’antipolitica, che venti anni fa aveva i volti di Berlusconi e di Bossi, oggi quello di Grillo. Un estremo tentativo per salvare il paese dalla deriva consiste nel puntare sulle componenti pragmatiche e progressiste presenti nel M5S.

Il non-comizio ben studiato di Grillo

Ogni comizio di Grillo segue un canovaccio ben definito, sviluppa un non-discorso in cui viene spezzata ogni struttura logica in modo tale da lasciare che il comico si insinui nello spontaneo moto pulsionale della massa, accecata dall’ira contro dei poteri nascosti che Grillo evoca e rende tangibili come oggetto di scherno.

Il PD e la crisi del sistema politico

Le ultime elezioni amministrative hanno visto, da un lato, la sostanziale tenuta del Partito Democratico e, dall’altro, il collasso della destra a favore di movimenti di ispirazione antipartitica e populistica. Ancor più rilevante è stato, tuttavia, il venir meno di un sistema politico dai tratti netti, la cui assenza desta forti preoccupazioni e rischia di travolgere lo stesso PD.

le Pubblicazioni


copertina_3_2019Puoi acquistare il numero 2/2019
in edicola e online.

Il risultato del voto europeo dello scorso 26 maggio ci consegna l’immagine di un’Europa in cui le forze europeiste e democratiche hanno retto l’onda d’urto dei sovranisti. | Leggi tutto

ie_ipad_kindle2
ipad2_grande_sito
Leggi Italianieuropei anche sul tuo tablet. Scarica dall’Apple Store l’app per iPad o acquista su Amazon un numero in formato ebook per Kindle, pc e altri tablet. | Leggi tutto