Ascesa e declino del bipolarismo in Italia

Di Italianieuropei Martedì 13 Novembre 2018 16:20 Stampa

Le elezioni del febbraio 2013 sono state uno spartiacque nell’evoluzione del sistema partitico e politico italiano, facendo emergere tratti che, pur con differenti pesi ed esiti, sono stati confermati dal voto del 4 marzo 2018. Si è affermato, dopo quella data, un assetto politico tripolare, che ha di fatto segnato la dissoluzione del vecchio impianto partitico e il superamento della fase del bipolarismo che, pur con molti limiti, aveva segnato il ventennio precedente.

Gli anni che vanno dal 1992-94 al 2011-13 assumono così i tratti di un ciclo storico-politico compiuto, che si propone, agli occhi dell’analista, con caratteri, culture, attori, processi sociali e istituzionali ben definiti e che possono diventare oggi oggetto di una prima valutazione in prospettiva, al fine soprattutto di chiarire se si sia davvero dispiegata una reale dinamica bipolare, con due contrapposti schieramenti e punti di vista antitetici sul futuro del paese.

Per approfondire le ragioni della genesi e del declino dell’età bipolare in Italia, le sue caratteristiche e le dinamiche tra gli opposti schieramenti e all’interno di questi, la Fondazione Italianieuropeie la Fondazione Magna Carta, con il sostegno della Fondazione Cariplo, hanno condotto uno studio, coordinato da Michele Prospero e Giovanni Orsina, i cui esiti sono contenuti nella pagine di questo volume


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Un’appendice della Prima repubblica, una lunga transizione tra una fase e l’altra, una breve stagione storica a sé stante: il futuro ci dirà cosa è stato veramente il bipolarismo italiano.




copertinaA leggerli tutti insieme, e in attesa di ricevere lumi ulteriori dal futuro, si ha la sensazione robusta che gli anni compresi fra il 1994 e il 2011 non siano altro, in realtà, che una lunga coda della “prima” Repubblica, collegata con gli anni Settanta e Ottanta più ancora – forse – di quanto quei due decenni non lo siano con i Cinquanta e i primi Sessanta. O, per essere più precisi, l’impressione è che dopo Tangentopoli le domande alle quali l’Italia si è trovata a dare risposta siano state le stesse del quarto di secolo precedente, che le risposte siano state almeno in parte differenti e che però non abbiano funzionato, a motivo fra l’altro di difetti antichi.

Giovanni Orsina


Quando, venticinque anni fa, sono scomparsi i partiti storici della Repubblica, per l’Italia è iniziata una lunga fase di deconsolidamento democratico, nel senso dato da Charles Tilly all’espressione. Sono cadute le mediazioni, le ancore appunto, le organizzazioni politiche e sociali che garantivano la tenuta e il rendimento democratico del sistema, e nel deserto della politica organizzata una compenetrazione di poteri pubblici e privati ha deformato il volto della democrazia. Degli organismi solidi, che occupavano ogni angolo delle istituzioni e dell’economia, non rimane più nulla. Lo scioglimento di quei corpi organizzati e radicati nel territorio non ha avviato però una stagione di trasparenza all’insegna della società civile riflessiva cara ad Habermas, ma ha inaugurato una opacità delle strutture di comando.

Michele Prospero



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