Tutte le iniziative

Il movimento non violento siriano. L'interlocutore dimenticato dall'Europa

L’immagine della Siria diffusa all’estero è quella di un paese dominato dal caos e dalla violenza. Al di là di questa, però, esiste
un’altra Siria in cui migliaia di attivisti non violenti si oppongono, senza imbracciare fucili, alla repressione e lavorano coraggiosamente per l’unità di un paese libero e indipendente. È questa la Siria a cui devono rivolgersi, per guardare al futuro, i governi democratici europei.

Turchia e leadership regionale: la politica estera dell'AKP

La politica estera della Turchia verso l’area mediorientale nell’ultimo decennio ha attraversato tre momenti distinti. Dall’iniziale slancio
riformista e di apertura verso la democrazia e l’Europa il governo guidato da Erdogan è passato, attraverso una fase di rafforzamento dei legami economici e commerciali con i paesi limitrofi e di consolidamento del suo potere interno, a una politica di over-engagement, messa a dura prova dai recenti eventi egiziani e dalla crisi siriana. Le contraddizioni, sia interne che esterne, si sono fatte ora evidenti e rischiano di compromettere la capacità della Turchia di presentarsi come un leader regionale credibile e affidabile.

 

Israele, il conflitto siriano e il mosaico mediorientale

Le primavere arabe e le recenti elezioni presidenziali iraniane hanno profondamente alterato il panorama dei regimi mediorientali, mettendo in moto un lungo e complesso processo di cambiamento che, pur non coinvolgendo direttamente Israele, avrà effetti sullo Stato ebraico e sul Processo di pace. Vecchi amici di Israele sono stati spazzati via dalle manifestazioni di piazza, vecchi – ma affidabili – nemici rischiano la medesima sorte, ma dopo un drammatico bagno di sangue, mentre cambia anche l’approccio di Stati Uniti e Unione europea al conflitto israelo-palestinese, facendo venire meno alcune certezze del governo israeliano e riducendo la libertà di manovra di Netanyahu.

L'Iran del presidente Rohani e la questione siriana

L’importanza cruciale che la questione siriana ha assunto per l’Iran e il conseguente massiccio sostegno militare offerto al governo Assad si spiegano con l’isolamento strategico, sia a livello regionale che internazionale, che il paese sta vivendo. Tuttavia, le recenti elezioni presidenziali hanno riservato notevoli sorprese, portando al potere a Teheran il pragmatico e riformista Hassan Rohani. È un segnale importante, che lascia sperare nell’avvio di una nuova stagione di relazioni più distese con i paesi dell’area, con l’Europa e con l’Occidente.

Interessi e valori: l'Occidente di fronte all'islamismo politico

La destituzione del presidente egiziano Morsi mette ancora una volta in crisi il tentativo, compiuto a più riprese dai governi occidentali, di sdoganare l’islamismo politico moderato e di avallare la tesi della plausibilità delle relazioni tra islamismo e democrazia. Tentativo condotto non sulla base di una riflessione di carattere teorico, ma dettato essenzialmente dalla necessità di trovare praticabili exit strategies politiche all’interventismo occidentale in Medio Oriente riacutizzatosi dopo la fi ne della guerra fredda.

Dopo il golpe egiziano: l'Islam politico e la democrazia

La deposizione di Morsi, esito tanto dello strappo operato con il varo di una nuova Costituzione dalla marcata impronta islamista quanto della fallimentare prova di governo del partito Libertà e giustizia, segna un passaggio cruciale nel complesso processo di transizione delle primavere arabe, rimettendo in discussione ogni precedente considerazione circa il rapporto fra democrazia e Stato islamico.

La cooperazione europea a una svolta: serve un nuovo concept

In uno scenario mondiale in rapido cambiamento, in cui sono i paesi emergenti a offrire le occasioni più concrete per uno sviluppo comune, l’Unione ha bisogno di una nuova cultura politica che veda l’interesse cruciale dell’Europa nello stare pienamente in campo, sul terreno della pace, della sicurezza, della giustizia sociale. E quindi sul terreno della cooperazione.

L’Europa nella post-globalità: dal multipolarismo al multilateralismo 2.0

Proprio nel momento in cui gli assetti internazionali stanno cambiando e l’Europa avrebbe bisogno di unità per imporsi nel panorama internazionale, si assiste a una nuova ondata neosovranista. Se l’Unione vuole riabilitare il proprio ruolo nell’arena globale deve farsi portatrice di una strategia politica consapevolmente tesa a trasformare il crescente multipolarismo in autentico multilateralismo.

Divenire una grande potenza “leggera”

Sicurezza, difesa, diplomazia, Ricerca e sviluppo sono solo alcune delle funzioni di governo che gli Stati membri dell’Unione europea farebbero bene a trasferire a livello federale. Beneficiare di un bilancio comunitario, più solido e consistente rispetto a quelli nazionali, significa favorire la stabilizzazione macroeconomica e i meccanismi di redistribuzione.

First Italian-Indian Bilateral Dialogue

Lunedì 29 novembre si terrà a Milano il First Italian-Indian Bilateral Dialogue promosso dalla Fondazione Italianieuropei e dall'ISPI. La situazione interna indiana, le sfide poste dalle riforme economiche, la politica estera, la cooperazione fra Italia e India nel sistema multilaterale e le opportunità reciproche di business saranno alcuni dei temi trattati nel corso dei lavori.

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le Pubblicazioni


copertina_3_2018Del numero 3/2018 sono
disponibili integralmente:

Roberto Speranza
Alfredo D’Attorre
Daniele Marantelli
Aldo Giannuli
Fausto Durante
Ida Dominijanni.

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