I quaderni - Italianieuropei

Una sola domanda

Il governo Lega-Movimento 5 Stelle è all’opera da alcuni mesi. In che cosa consista questa opera lo si sta capendo giorno dopo giorno. Il dato impressionante è stato, fin dalle prime settimane, l’impronta di destra che ha voluto dargli Matteo Salvini, alla ricerca della leadership incontrastata della nuova destra e socio fondatore dell’Internazionale nera.

Una narrazione alternativa per ricominciare

Opporsi vuol dire anzitutto fronteggiare la parte che governa, arginandone il potere, segnandone nitidamente i limiti. In modo che per ognuno sia chiaro che la comunità in cui vive è una comunità democratica. Se si assottiglia lo spazio di gioco dell’opposizione, si riduce la democrazia. Il primo compito dell’opposizione è dunque quello di salvaguardare la dialettica interna. Il che oggi non è più così ovvio. I tentativi di restringere, o addirittura eliminare, quello spazio di giocosono molteplici e diversificati.

Costruire una prospettiva di sinistra

Si dice che la storia si ripete. Sicuramente per la sinistra la strada – della storia – è sempre stata in salita e in questo momento lo è ancora di più. Veniamo da una sconfitta elettorale e da una ancor più grande sconfitta culturale nel paese. Nei ragionamenti e nelle priorità delle persone è venuta meno la voglia di lottare uniti per ciò che è giusto: per migliorare la vita di tutti. «Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno» diceva Enrico Berlinguer. Ma non basterà evocare Berlinguer. Non basterà nemmeno una chiamata a contrastare i barbari per convincere le persone a scegliere di stare e votare a sinistra. Quelle che un tempo avremmo definito le nostre comunità di riferimento si sono rivolte ad altri cercando in loro la risposta alle proprie istanze. È il frutto di quella disconnessione – più volte confermata – tra la sinistra e il suo popolo, o meglio tra la sinistra e il popolo.

Per una sinistra che torni a battersi

La difficoltà dell’opposizione a reagire alla sconfitta ha cause profonde. Chi voglia discutere di come sia opportuno rapportarsi al nuovo governo può essere aiutato da alcune considerazioni di contesto. Utile sarà indagare dove origini quella difficoltà, così come lo sarà tracciare una possibile rotta per chi, dovendo fare opposizione, deve scegliere come farla.
L’Italia attraversa una fase inedita della storia repubblicana, in cui inedito è anche il contesto internazionale ed europeo. Vaste aree del pianeta, alcune prossime alle nostre coste, pagano l’incapacità dei vincitori della lunga contrapposizione tra Est e Ovest di definire un nuovo equilibrio nei rapporti internazionali.

Il coraggio di navigare in mare aperto

Qualche mese fa sull’“Economist” è stato pubblicato un articolo molto interessante sul Partito Laburista e in particolare sulle idee delle sue due figure più carismatiche: il leader Jeremy Corbyn e John McDonnell, il ministro ombra dell’Economia e storico amico e alleato di Corbyn. Il pezzo dell’“Economist” suona quasi come un campanello d’allarme per la destra britannica. Si evidenzia infatti come,mentre tutti i critici e gli oppositori si concentrano sulle proposte laburiste in tema di politiche monetarie e fiscali, quello che è davvero “preoccupante” e rivoluzionario della cosiddetta “Corbynomics” sono le riforme strutturali proposte.

Lettera alla sinistra

Cara sinistra,
ti scrivo perché sono trascorsi ormai mesi dalla terribile sconfitta del 4 marzo e la tua reazione mi sembra assolutamente insoddisfacente, nettamente al di sotto delle necessità. Il Partito Democratico è sempre più diviso e senza una chiara prospettiva politica, Liberi e Uguali solo da poco sembra dare segnali di reazione, Potere al Popolo è felice del suo 1,13%. La prima regola d’ingaggio che mi sento di consigliarti è la modestia. Per circa sette anni abbiamo avuto la responsabilità di governare il paese. È davvero incredibile sentirti parlare come se in questo periodo avessimo fatto tutto bene, come se la responsabilità di una sconfitta senza precedenti fosse del popolo al quale sembri dire che non ha capito il tuo straordinario lavoro. E poi, per favore, lasciamo stare queste inutili polemiche da professorini su avverbi e congiuntivi che infastidiscono milioni di italiani.

Attrezzarsi per la lunga marcia

Il governo Conte è in carica dal 1° giugno 2018, 88 giorni dopo le elezioni del 4 marzo. Abbiamo avuto dei periodi d’attesa abbastanza lunghi anche in passato ma nessuno aveva raggiunto questa durata temporale. Nel 1992 infatti l’attesa per la formazione del primo governo Amato fu di 82 giorni. È un governo di coalizione, che si basa su un accordo tra due forze politiche, quali il Movimento 5 Stelle e la Lega, che avevano affrontato la campagna elettorale come avversari.Uno dei vantaggi della democrazia parlamentare però è proprio la sua plasticità, ossia la possibilità di effettuare accordi in Parlamento per formare delle maggioranze. Questi ovviamente sono dei processi che richiedono tempo, contrattazioni e accordi tra partiti.

Opporsi ripartendo dal lavoro

Quello in carica è – per ora – il governo Salvini-Di Maio, un governo molto più verde che giallo e che, in questa prima fase, sta mostrando il suo volto più aggressivo che però, purtroppo, sembra interpretare bene il sentire della maggioranza dei cittadini/elettori italiani. Lo possiamo facilmente avvertire girando per le nostre città, nei bar, sui mezzi pubblici e anche nei luoghi di lavoro; se ciò non bastasse, la clamorosa conferma è arrivata dalle elezioni amministrative del 10 giugno e dal ballottaggio del 24 giugno, due date che hanno sancito definitivamente la messa all’angolo del centrosinistra e l’avanzata delle forze dell’attuale maggioranza di governo. Un’avanzata che premia molto più la Lega di Salvini che non i 5 Stelle, ma che ha affossato il PD e le altre forze alla sua sinistra.

Rimettere al centro le idee: noi, loro e l’altro

La storia italiana procede qualche volta in modi bizzarri, lo abbiamo imparato. Ma due cose, ormai, dovrebbero essere chiare. La prima è che la crisi di un nuovo ciclo politico, quando infine si produce, non riporta mai le lancette dell’orologio tanto indietro da rimettere in auge il ciclo politico più antico. E la seconda è che risulta tuttavia assai pericoloso ignorare il principio di identità e disegnare la sagoma delle formazioni politiche a prescindere dalle storie e dalle culture che sono alle loro spalle.

La sinistra che ha perso e si è persa

Nella vita degli individui ci sono accadimenti, situazioni, emozioni, i cui ricordi generano sensi di colpa e sentimenti di vergogna. La psicanalisi insegna che in questi casi può rendersi operativo il marchingegno psichico della “rimozione”, ovvero lo spostamento in un “altrove” inconscio di quelle memorie che turbano e insidiano la razionalità e il benessere del presente. Naturalmente la rimozione non cancella i traumi, semplicemente li seppellisce, li abolisce dalla propria percezione immediata, li esorcizza. Anche ai soggetti collettivi, anche alla politica, capita di rimuovere i propri capitomboli e i propri smacchi, confinando errori e sconfitte in una soffitta buia, non interrogandosi sulle ragioni e sulla natura dei propri inciampi, impedendo alla luce di verità magari scomode e talvolta ustionanti di illuminare la scena della propria crisi. È sufficiente evocare il futuro, con tutto il repertorio illusionistico della mitologia del “nuovo” e dell’innovazione, per rimuovere il passato e le sue ferite.

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