Visualizza articoli per tag: clima

Climate change: USA e Cina sorpassano l’Europa

Stati Uniti e Cina hanno sottoscritto, nel corso del summit dell’APEC tenutosi la scorsa settimana a Pechino, un accordo che impegna le due potenze a ridurre le emissioni di gas serra entro il 2025 (il 2030 per la Repubblica Popolare). Se l’intesa costituisce, pur con i suoi limiti, un’opportunità per la lotta al cambiamento climatico, essa sottolinea la perdita di egemonia dell’UE in questo campo cruciale.

Le prospettive per Copenaghen

I negoziati sul clima vivono un momento di stallo, che il prossimo summit di Copenaghen dovrà cercare di smuove­re, pena una pericolosa recrudescenza dello scenario del ri­scaldamento planetario. Tra le vie percorribili per il raggiun­gimento di un accordo globale, particolare rilevanza è rive­stita dai meccanismi di flessibilità (la possibilità per i paesi industrializzati di ottenere permessi di emissione su un mer­cato più ampio) e dal trasferimento tecnologico di meto­dologie estrattive alternative dai paesi ricchi ai paesi in via di sviluppo.

I cambiamenti climatici e il processo negoziale internazionale da Kyoto verso Copenaghen

Il tema dei cambiamenti climatici è una questione scottan­te sui tavoli dei decisori politici che cercano, con diverse vi sioni, di raggiungere a Copenaghen un possibile nuovo ac­cordo climatico da attuare dopo il 2012, alla fine del pri­mo periodo individuato dal Protocollo di Kyoto.

 

Verso Copenaghen: quali politiche per l'Italia?

L’Italia si trova tra i paesi in prima fila nella lotta ai cambia­menti climatici e tuttavia sembra presentarsi alla vigilia del-l’appuntamento di Copenaghen ancora priva di una stra­tegia complessiva entro cui si inquadrino singoli provvedi­menti e iniziative. Altri paesi europei, come ad esempio la Germania, affronteranno invece in maniera più consape­vole obiettivi e impegni globali e specifici per la propria co munità nazionale.

Cambiamento climatico: gli aut aut di Copenaghen

A oltre un decennio dal Protocollo di Kyoto le principali questioni relative al cambiamento climatico rimangono aper­te, a testimonianza della debolezza intrinseca dell’accordo del 1997. Prevedere l’esito della prossima Conferenza di Copenaghen sul clima è piuttosto arduo. Molto, in defini­tiva, sembra dipendere dalla possibilità che gli Stati Uniti siano disponibili alla sottoscrizione di un accordo legalmente te vincolante.

Copenaghen: davvero una questione di vita o di morte?

La prossima conferenza di Copenaghen, che coinvolgerà circa 200 paesi, ha come obiettivo la stipula di un accordo globale per la lotta contro i cambiamenti climatici. Tra gli strumenti a disposizione, in primo piano si collocano sen­za dubbio il coinvolgimento consapevole dei paesi emer­genti, l’individuazione delle quote di riduzione delle emis­sioni e la definizione di validi meccanismi di controllo e go­vernance, indispensabili per ricercare soluzioni condivise e strategiche per lo sviluppo futuro del pianeta.

L'Unione europea e il rischio climatico

Gli obiettivi e le politiche dell’Unione europea e dei suoi Stati membri nella lotta contro il cambiamento climatico hanno alla base gli impegni presi nell’ambito del Protocol­lo di Kyoto. L’analisi delle prospettive future in questo set­tore mette in luce le difficoltà che l’UE e la maggior parte dei paesi incontreranno nell’ottemperare a tali impegni e obblighi, soprattutto in funzione dello scenario ancora più ambizioso come quello delineato dagli orizzonti del 2020 e del 2050, sia nell’ambito del sistema di scambio europeo delle quote di emissione (ETS) sia per le attività “non ETS”.