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Perchè (e come) i media contano. La politica tra TV e social network

Interrogarsi sull’importanza dei mezzi di comunicazione nell’influenzare le scelte politiche dei cittadini ha in Italia un valore cruciale. Sarebbe tuttavia improprio compiere una distinzione tra vecchi e nuovi media: gli ultimi decenni hanno fatto registrare una forte convergenza tra televisione e internet, che si influenzano ormai reciprocamente, e, se i social media sono fondamentali per dare visibilità, la televisione rimane il luogo di autorappresentazione della società e di costruzione di un’egemonia sottoculturale. È solo in questo modo che si possono spiegare la popolarità di Grillo e gli esiti più recenti della politica nazionale.

La "ragione democratica" del Movimento 5 Stelle

La politica italiana sconta un lungo ritardo nella comprensione delle dinamiche di sviluppo della sfera pubblica in rete ed esita ancora ad accettare l’esistenza di una nuova comunità politica che si muove all’interno di un ecosistema mediatico più complesso che in passato, con dinamiche di partecipazione non convenzionali e che ha fatto della scissione tra legittimità e fiducia la cifra della sua partecipazione alle vicende pubbliche. Lo ha compreso bene, invece, il Movimento 5 Stelle, che ai meccanismi del potere socialmente distribuito conforma il suo agire politico quotidiano.

Web e politica: un gioco in difesa

L’importanza delle tecnologie nella comunicazione politica non è certo una novità degli ultimi anni, anche se alcune tendenze recenti, come le micro-communities su Twitter e la web democracy, non erano affatto prevedibili. Tuttavia, non bisogna enfatizzare troppo il ruolo dei media nell’affermazione degli uni o degli altri leader politici, perché le variabili in campo sono molteplici. Questo limite si riscontra, però, sia nelle analisi degli studiosi, che ripropongono schemi ormai superati, sia soprattutto nelle strategie dei partiti, che hanno assunto un atteggiamento difensivo nei confronti del nuovo paradigma comunicativo, dando così il destro all’insorgere di fenomeni populisti e spinte demagogiche. L’errore più grave è consistito nel perdere l’occasione offerta dal web di instaurare una connessione sentimentale tra partito ed elettori, ma per rimediarvi è necessario un ripensamento del valore culturale della comunicazione e un rifiuto deciso della politica intesa come spettacolo.

La persona digitale, la trasparenza e la politica

La rivoluzione digitale in atto apre nuovi interessanti scenari di carattere sociopolitico che riguardano da un lato la sicurezza e la privacy della persona digitale, dall’altro l’esigenza, emersa chiaramente dopo WikiLeaks, di maggiore trasparenza nell’azione dei governi. È una rivoluzione che tocca nel profondo il rapporto tra governanti e governati, e che fa di blog e social network la nuova agorà elettronica. In questo contesto, affidabile è il politico che si rivela senza alcun timore e che, così facendo, si conquista la fiducia dei cittadini. Una maggiore attitudine della leadership al dialogo aperto, nel villaggio globale digitale di cui siamo parte, sarebbe una scelta vincente.

Vecchia come una cabina telefonica

Le notizie diventano vecchie prima ancora di essere riportate dai giornali. I politici sperimentano una comunicazione semplificata fatta di tweet e battute a effetto. Lo shock tecnologico assorbe tutte le nostre energie e limita ogni slancio creativo. Le persone sono interessate solo a se stesse e alla rappresentazione che vogliono dare di sé. Siamo travolti da una realtà in continuo mutamento ed è impossibile prevederne gli sviluppi futuri. Di questo e di molto altro Italianieuropei ha discusso con il fondatore di Dagospia.

La comunicazione senza partiti

Il regime mediatico in cui siamo immersi definisce nuove regole del gioco. Cui, ci piaccia o meno, occorre attenersi se si vuole essere in partita. Dopo gli autogol incassati pretendendo di comunicare la ditta quando invece la ditta arrancava, di organizzare primarie travolgenti anche a livello locale, dove invece siamo stati travolti, o bollare come populisti i leader che, nel bene o nel male, riuscivano a mantenere vivo il contatto con la gente: forse conviene rassegnarsi all’idea che il sistema in cui viviamo lascia pochissimo spazio alla comunicazione di partito. E punta tutto sulle capacità del leader. E su questa base lavorare per darci, finalmente, una chance di vittoria.

Le nuove forme della partecipazione e della comunicazione

Lo svuotamento delle organizzazioni di partito e la crisi di legittimità delle forze politiche tradizionali sono fenomeni comuni a tutte le
democrazie occidentali. Tuttavia, non mancano gli esempi di partiti e leadership di campo progressista che hanno messo in atto, con successo, azioni tese a recuperare questo gap. Un primo passo da compiere sta nell’identificare con chiarezza i segmenti di elettorato e di società con i quali ingaggiare un dialogo per tornare a vincere la competizione elettorale; a ciò deve seguire la messa in campo di strategie volte a riconquistare, attraverso un utilizzo nuovo del web o con azioni di mobilitazione come il contatto porta a porta, i tanti consensi che il Partito Democratico ha perso dal 2008 ad oggi.

La comunicazione contro

Il successo strepitoso di Grillo suona, per il PD, come una riedizione tecnologicamente aggiornata del meccanismo che aveva consentito a Berlusconi di vincere vent’anni fa. Ancora una volta una vittoria certa si trasforma in bruciante sconfitta per l’emergere di una leadership carismatica che crea, quasi dal nulla, un ingentissimo seguito elettorale affidandosi allo sfruttamento strategico di un canale mediatico. In questo caso, l’amarezza dell’occasione mancata è aggravata dal fatto che la televisione, dopotutto, era il dominio – anche privato – del Cavaliere. Ma come è stato possibile farsi prendere in contropiede sul web, che dovrebbe rappresentare il terreno naturale di crescita di una organizzazione come il PD che ha alla base del suo programma il cambiamento della società?

Le chiese nella primavera araba fra dialogo e scomparsa

È un’ingenuità pensare che, per la prima volta nella storia, nelle sommosse della Primavera araba ci sia stata una prevalenza degli strumenti della comunicazione, social network soprattutto, sulla politica. Al contrario siamo di fronte a una lunga estate salafita che ha trasformato il collasso violento di quei regimi in un paradossale pericolo per i cristiani.

Il corpo performativo

Da Platone in poi, l’Occidente ha inteso il corpo come altro rispetto all’anima, una sorta di simbolo della finitudine umana. Tuttavia esso è molto di più: oggetto e soggetto di rappresentazione, nonché luogo di mediazione e conflitto, il corpo «è il primo e il più naturale strumento dell’uomo»; è attore e spettatore di se stesso.

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