Carlo Pinzani

Carlo Pinzani

storico.

Le belle festività di Wall Street

Alcuni dati economici positivi alimentano negli Stati Uniti l’impressione che la crisi finanziaria sia ormai alle spalle. È questo sufficiente a giustificare la rimozione dei paletti normativi che erano stati posti per evitare il ripetersi di tracolli rovinosi come quello dell’ottobre 2008?

Slanci e cautele alla Federal Reserve

Se alla Federal Reserve si sta aprendo una fase nuova non è tanto per la successione, avvenuta nel segno della piena continuità, di Yanet Yellen a Ben Bernanke, ma per le scelte di politica monetaria e le azioni che questa metterà in atto nei prossimi mesi, a cominciare dalla progressiva riduzione degli acquisti di titoli del Tesoro e di titoli a garanzia dei mutui immobiliari ormai inesigibili. Sarà tutto ciò sufficiente a far ripartire la dinamica del mercato finanziario americano e globale?

Crisi finanziaria internazionale e politica italiana

Se è ormai chiaro che la gestione politica della persistente crisi finanziaria è divenuta compito primario delle banche centrali e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali e, soprattutto, dipende dai complessi rapporti di queste con l’ipertrofico e instabile sistema della finanza globale, quale può essere il concreto rapporto tra questa situazione globale e la politica dell’Italia?

Settembre 2013: un mese cruciale per la crisi finanziaria

Nello scorso mese di settembre si sono verificati due eventi molto importanti per valutare gli sviluppi futuri della crisi. Da un lato il summit del G20 di San Pietroburgo, che ha segnato non solo l’abbandono della sua originaria impostazione di organismo preposto ad affrontare i problemi della crisi finanziaria, ma anche un cedimento rispetto a ogni proposito di riforma del sistema finanziario internazionale. Dall’altro, la decisione della Federal Reserve di non ridurre più, diversamente da quanto dichiarato nel maggio scorso, il volume mensile di acquisti di buoni del tesoro americani e altri titoli legati ai mutui ipotecari ancora presenti nei bilanci delle banche. Sono entrambi segnali che rivelano quanto si sia ancora lontani dal superamento delle cause profonde della crisi che, sebbene in forme diverse, rimandano all’ipertrofi a della finanza e all’incomprimibile tendenza ad assumersi rischi eccessivi nella ricerca di una migliore remunerazione del capitale.

 

Il G20 di Mosca e la regolazione dell’attività finanziaria globale

Lo scorso febbraio, a Mosca, grazie soprattutto all’iniziativa del Financial Stability Board, al G20 si è fatto un importante passo in avanti nel processo di regolamentazione dell’attività finanziaria globale, soprattutto per quanto riguarda il mercato dei contratti derivati scambiati over the counter. Anche in questo caso, però, governi e forze politiche hanno rimesso la questione nelle mani degli organismi specializzati, abdicando nuovamente al loro compito di governo delle criticità della crisi attuale.

Israele: un voto in cerca di normalità

Sebbene il recente voto politico in Israele abbia avuto per risultato un quasi perfetto equilibrio fra le forze che appoggiano il governo Netanyahu e quelle che vi si oppongono, ciò non cancella la sostanziale sconfitta politica di Netanyahu e del suo programma, prevalentemente incentrato sui temi della sicurezza. Il successo di Yair Lapid e del suo partito e l’arresto del declino del partito laburista testimoniano invece del desiderio di Israele di divenire un paese normale, come tutti gli altri alle prese con le dolorose conseguenze della crisi economica e finanziaria.

Riformare il sistema finanziario per uscire dalla crisi

Sbaglia chi pensa che la crisi economico-finanziaria in corso, le cui origini risalgono al 2007, sia prossima alla fine. Ogni previsione su questo punto rischia di risultare inesatta, soprattutto perché chi si occupa di analizzarne i risvolti lo fa senza tener conto del problema nella sua interezza ma spezzettandolo in ambiti geografici o in problematiche settoriali. Questo permette, fra l’altro, di ignorare il vero nocciolo della questione: lo strapotere della finanza.

Miti e realtà della crisi finanziaria

Nonostante siano passati ormai cinque anni dall’inizio della crisi finanziaria – le cui cause possono essere in buona parte ricondotte alla progressiva deregulation dei mercati promossa dal neoliberismo e al suo più pericoloso prodotto, l’abnorme espansione degli strumenti finanziari derivati – la cultura neoliberista pare essere ancora egemone, almeno in Occidente. I risultati nefasti di trenta anni di fiducia incrollabile nella razionalità dei mercati e nella perniciosità degli interventi pubblici sono evidenti. È giunto il momento, per tutti i responsabili politici, di fare la loro parte.

La posta in gioco a novembre

Quattro anni fa gli Stati Uniti hanno affrontato la campagna elettorale per le presidenziali proprio mentre infuriava la più devastante crisi economica dal 1929 e la vittoria di Barack Obama è dipesa anche dallo sconcerto dell’elettorato americano di fronte a un evento inaspettato. Il nuovo ciclo elettorale potrebbe essere altrettanto decisivo: la vittoria di uno o l’altro dei contendenti influirà sull’approccio che il governo americano avrà verso i colossi della finanza e in caso di nuove drammatiche crisi.

L’Occidente e le rivoluzioni incompiute

L’eccesso di entusiasmo con cui l’Occidente ha accolto la primavera araba stride con la scarsa attenzione dedicata successivamente ai suoi, spesso incerti, esiti. Occorre invece continuare, come Obama ha dimostrato di voler fare, anche se a piccoli passi e nonostante le diverse priorità imposte dalla campagna elettorale, a perseguire la via della riconciliazione fra Islam e mondo occidentale.