Tiziano Treu

Tiziano Treu

già ministro del Lavoro, è professore emerito di Diritto del lavoro all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Un nuovo welfare per la reindustrializzazione

I sistemi di welfare che si sono sviluppati nel Novecento erano basati su presupposti di crescita stabile che ne hanno determinato le caratteristiche principali. La crisi, le trasformazioni economiche e produttive in atto – dalla globalizzazione alle innovazioni tecnologiche, ai cambiamenti demografici – hanno fatto venir meno tali principi fondanti, rendendo necessario e urgente, in tutti i settori, ma soprattutto in quello manifatturiero, un adeguamento del welfare che coniughi l’universalità delle regole novecentesche con l’esigenza di adattare gli istituti di sicurezza sociale a un contesto in continuo mutamento e a forme di lavoro sempre più diversificate e flessibili. In particolare, si dovrebbero prevedere delle regole volte a incoraggiare il ricambio generazionale, ad ammortizzare i rischi connessi alle trasformazioni industriali e ad accompagnare i lavoratori nei periodi di transizione. Una politica del lavoro e del welfare adeguata deve però essere anche coerente e organica, caratteristiche delle quali sono privi gli ultimi provvedimenti italiani in materia.

Le lezioni di Pomigliano

Il caso dello stabilimento Fiat di Pomigliano è per molti versi del tutto peculiare per via del contesto ambientale in cui si colloca e delle anomalie nella gestione dei rapporti di lavoro che lo caratterizzano. Nonostante ciò esso presenta numerose implicazioni di ordine generale e può anzi essere considerato emblematico di come le pressioni competitive globali impongano al nostro paese scelte difficili fra diversi tipi di protezioni e fra varie aree di welfare.

Il dopo crisi: non basta adattarsi

Le analisi di chi ritiene che con il superamento dell’attuale crisi economica si possa ritornare alla nor­malità sembrano scontare una sottovalutazione del­le origini e della profondità di tale crisi. I fattori de­stabilizzanti che l’hanno prodotta hanno a che vedere, infatti, con gli assetti produttivi e l’organizzazione del lavoro, ove, superate le dinamiche tradizionali del modello fordista, non si è consolidato un nuovo equi­librio fra flessibilità e sicurezza nel mercato del lavo­ro. L’obiettivo da perseguire, in modi diversi in fun­zione dei diversi contesti nazionali, è una riconcilia­zione tra welfare e sviluppo.

Trasformazioni del lavoro e indicazioni di policy

Il tramonto della società e del conseguente metodo di produzione fordista obbliga oggi gli attori sociali e i decisori politici a rivedere non soltanto le proprie politiche in merito alla legislazione legata al lavoro, ma anche, più in generale, l’intero sistema di welfare, al fine di renderlo davvero universalistico. Le diverse proposte avanzate in questi anni, però, si scontrano con le resistenze ideologiche provenienti, spesso, soprattutto dal sindacato.

La previdenza sociale: un bilancio in chiaroscuro

Le riforme e le modifiche al sistema previdenziale che si sono susseguite negli ultimi quindici anni hanno permesso di raggiungere traguardi importanti, primo fra tutti la stabilizzazione della spesa pensionistica. Molto però rimane ancora da fare per superare i problemi rimasti irrisolti e per rispondere ai cambiamenti inattesi che si sono prodotti nel frattempo e che, a cominciare dall’allungamento dell’aspettativa di vita, impongono una rielaborazione delle valutazioni fatte nel 1995.

Giovani, lavoro, previdenza

La sequenza indicata dal titolo «giovani, lavoro, previdenza» è, oggi più di ieri, stretta e carica di criticità. Le criticità dipendono dalle incertezze che incombono sul lavoro, di tutti ma in particolare dei giovani, ben diversamente da quanto avvenisse nell’epoca del fordismo stabile. La sequenza è stretta da quando è stato introdotto il metodo cosiddetto contributivo che lega direttamente vita lavorativa e pensione: gli effetti di questo legame si ripercuotono interamente sui giovani, a differenza di quanto avveniva fino a ieri ai lavoratori più anziani, che beneficiano del più favorevole metodo retributivo di calcolo della pensione.

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