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Il quarto governo Netanyahu, il più a destra possibile

Al limite dei tempi prescritti per la formazione della coalizione di governo, Netanyahu ha presentato una compagine governativa con una maggioranza risicata, di tendenza sempre più estremista e che include più “nemici” da cui guardarsi che amici del premier. Sarà un governo esposto ai ricatti e poco o niente interessato a trovare una soluzione alla questione dei due Stati.

La vittoria di Netanyahu e l’oscuro futuro di Israele

Dopo la chiara vittoria ottenuta alle elezioni della Knesset della scorsa settimana, Netanyahu si appresta a formare un nuovo governo. Le dichiarazioni che hanno preceduto il voto fanno però temere che le prospettive per una soluzione del conflitto israelo-palestinese siano sempre più cupe.

Europa e riconoscimento dello Stato palestinese. Continuità o rivoluzione?

Il recente riconoscimento dello Stato palestinese da parte di alcuni paesi europei non va interpretato tanto come un netto cambiamento di rotta da parte delle diplomazie europee, quanto come un’indicazione della volontà di rimettere la questione ai primi posti dell’agenda internazionale dell’UE.

Stato palestinese: l’importanza politica dei simboli

Il nuovo governo svedese ha deciso di riconoscere lo Stato palestinese. E il Parlamento britannico ha chiesto al governo Cameron di fare altrettanto. Si tratta di gesti per lo più simbolici che devono essere seguiti da un maggiore impegno da parte della comunità internazionale e soprattutto dell’Unione europea.

La Terra dei bambini non esiste più

La notte fra il 29 e il 30 luglio è stata colpita una scuola dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi, causando oltre venti morti. Il 17 luglio scorso era stata Terra dei bambini, una scuola costruita dalla ONG Vento di Terra grazie alla cooperazione italiana, a essere distrutta dalle ruspe israeliane. Pubblichiamo un articolo del presidente di Vento di Terra che denuncia una palese violazione del diritto internazionale.

I nodi di Israele, tra estremismi e offerte europee

La drammatica vicenda dei tre ragazzi israeliani rapiti e assassinati e della successiva uccisione del giovane palestinese rappresenta un nuovo episodio nelle tormentate relazioni israelo-palestinesi, dopo il collasso dei negoziati condotti dal segretario di Stato americano Kerry. Gli eventi hanno anche messo in luce come il governo israeliano sia stretto in una morsa fra le forze radicali che ne fanno parte e le pressioni internazionali per un ripristino dei confini ante 1967.

L’altra guerra di Siria

Considerata dal punto di vista di Israele, la questione della guerra civile siriana presenta molte sfaccettature, e soprattutto molte incognite e un sostanziale paradosso. Per il governo israeliano, la permanenza al potere di Assad ha sempre garantito la stabilità del “non confine” del Golan. D’altra parte, il regime di Damasco è sostenuto apertamente proprio dagli arcinemici d’Israele: Hezbollah e l’Iran. Il futuro della Siria e il suo possibile disfacimento costituiscono dunque motivo di grande apprensione per il governo israeliano e allontano anche la possibilità che si riapra il processo di pace.

L’autunno amaro di Israele

Lo scorso 29 novembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, con una maggioranza quasi plebiscitaria, la richiesta dell’Autorità palestinese di essere ammessa come Stato osservatore non membro dell’ONU. Il voto dell’Assemblea non sorprende, ma mette in luce il crescente isolamento di Israele.

La possibile scelta di nonviolenza dei palestinesi e Israele

Fra le nuove generazioni di palestinesi si sta diffondendo, con esiti ancora difficili da prevedere, una forma di lotta che, fino a poco tempo fa, sarebbe stata quantomeno definita bizzarra per quella regione: la nonviolenza. Di certo, se riuscisse a coinvolgere un grande numero di persone, rischierà di mettere in seria difficoltà l’esercito israeliano.

Il ruolo delle Nazioni Unite nel processo di pace in Medio Oriente

Dall’armistizio che nel 1949 pose fine alla prima guerra arabo-israeliana alla costituzione del Quartetto nel 2001, le Nazioni Unite sono rimaste ai margini dei negoziati di pace in Medio Oriente. Tuttavia, l’inclusione del segretario generale nel Quartetto se da un lato ha permesso il coinvolgimento dell’ONU nel processo di pace, dall’altro è stato all’origine di una situazione ambigua che ha portato la più alta carica delle Nazioni Unite ad avallare azioni contrarie ai principi sanciti dallo Statuto dell’ONU.

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