Claudio De Vincenti

Claudio De Vincenti

è sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico.

Una politica industriale che guardi avanti

La politica industriale, strumento che comprende non solo gli interventi riguardanti in senso stretto la politica per l’industria ma, più in generale, ogni misura a sostegno delle attività produttive, dopo un trentennio di colpevole sottovalutazione, torna oggi a essere il perno su cui incentrare l’azione di rilancio del sistema produttivo italiano. Non si tratta, però, di replicare l’impostazione del passato, ma di costruire un intervento pubblico nell’economia che sappia interagire costruttivamente con i mercati, predisporre i fattori di produzione comuni – infrastrutture e capitale umano – ed effettuare le scelte allocative più opportune in funzione dello sviluppo dell’economia e della società italiana.

Dietro l’acqua pubblica la rendita di monopolio

La qualità e il costo del servizio idrico in Italia non reggono il confronto con la media europea: il monopolio pubblico non è la soluzione ideale. Il coinvolgimento di soggetti privati, invece, potrebbe garantire alla collettività servizi efficienti, inseriti nelle dinamiche competitive del mercato e al contempo sottoposti alla regolazione pubblica. Invece che l’abrogazione del decreto Ronchi-Fitto, sarebbero necessarie l’istituzione di un’Autorità indipendente e l’introduzione di criteri di regolazione rigorosi e validi su tutto il territorio nazionale.

Una proposta per le pensioni

Il sistema pensionistico italiano, uniformato dal 1995 al modello NDC, è passato allo schema contributivo. Il Protocollo sul welfare del 2007 ha ridefinito i coefficienti di trasformazione ma non ha riassorbito tutte le criticità. Occorrono nuove iniziative per rendere più evoluto il modello di welfare; tra queste è auspicabile l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, che potrebbe concorrere a ridurre l’incidenza della spesa pubblica sul PIL.

Sostenibilità, efficacia ed efficienza del sistema sanitario

In Italia, come in altri paesi avanzati, gli anni Novanta sono stati caratterizzati da un intenso dibattito sull’organizzazione e le modalità di gestione del servizio sanitario e da importanti provvedimenti di riforma. Certamente, l’esigenza di contenimento dei disavanzi pubblici e, nel nostro paese, di un vero e proprio risanamento finanziario ha sollecitato e al tempo stesso condizionato il dibattito. Ma, a parte il fatto che il tema della sostenibilità finanziaria è comunque un tema reale che va affrontato se si vuole assicurare lo sviluppo dei sistemi di welfare e non rassegnarsi al loro logoramento, una valutazione complessiva dei processi di riforma avviati non può che rilevare come essi non abbiano puntato a piegare unilateralmente l’obiettivo della tutela della salute a quello della «quadratura dei conti», ma a introdurre nel sistema sanitario regole e meccanismi che spingano a utilizzare al meglio le risorse disponibili in termini di efficacia nella soddisfazione dei bisogni e di efficienza delle prestazioni.

Liberalizzazioni, regolazione e politica industriale. Appunti per l'agenda di un governo riformista

La scorsa legislatura aveva visto il nostro paese avviarsi sulla strada della riforma della regolazione e delle liberalizzazioni nelle utilities con maggior decisione di altri paesi europei (tranne Gran Breatagna e paesi scandinavi, che su questo terreno sono più avanti di noi). Ma il disegno non era stato completato nella scorsa legislatura, lasciando aperta la possibilità che, in assenza del completamento, il sistema prendesse strade discutibili. È quanto è cominciato ad accadere nella legislatura in corso, che ha visto un sostanziale stallo della situazione, con rischi notevoli di assetti inefficienti dei mercati e risultati insoddisfacenti dal punto di vista della politica industriale. Il fatto è che «esiste una soglia minima di riforma al di sotto della quale i mercati non funzionano bene e non si ha una concorrenza efficace». Mi limito a qualche esempio riguardo alla situazione in alcuni settori, senza alcuna pretesa di esaustività.

Ricominciando da Tre. Riflessioni per il welfare del futuro

La forzatura operata dal governo con il varo del secondo modulo di riforma dell’IRE – forzatura nei confronti di una finanza pubblica compromessa dalla politica di bilancio degli ultimi tre anni e nei confronti delle vere priorità di politica economica poste dalla stagnazione italiana – ha chiarito l’obiettivo di fondo della politica governativa, la riduzione del perimetro del welfare, e ha spinto l’opposizione di centrosinistra a esplicitare la propria, alternativa, visione del ruolo e dei compiti del welfare in una società avanzata. Al di là della polemica più immediata, ha finalmente acquistato centralità la discussione sulle prospettive dell’economia e della società italiana ed è stata impressa una accelerazione alla definizione da parte del centrosinistra delle proprie linee programmatiche. In questa stessa direzione vogliono andare gli elementi di analisi e di proposta presentati in questa nota.

 

Tutti i danni della delega fiscale

Al di là della frettolosa frenata che ha subito, il tentativo di accelerazione in chiave elettorale dell’attuazione della delega fiscale, in particolare per la parte riguardante l’imposta sui redditi personali, va presa sul serio sia perché conferma l’irresponsabilità dell’attuale governo nella gestione della finanza pubblica sia perché punta a realizzare una torsione dell’assetto redistributivo del paese dalle conseguenze potenzialmente devastanti.

 

Obiettivi di welfare e compatibilità economica

Nei rapporti tra sistemi di welfare e vincoli di finanza pubblica c’è qualche speranza di costruire un nuovo equilibrio tra compatibilità economiche e obiettivi di welfare? Per provare a rispondere si deve considerare innanzitutto il depotenziamento che sta subendo la Strategia di Lisbona. Va valutata inoltre la necessità di accelerare al massimo il passaggio da uno Stato sociale prevalentemente risarcitorio ad uno più orientato in chiave promozionale. Infine, la costruzione di economie esterne estese e pervasive che rispondano a obiettivi di sviluppo civile e, proprio per questo, forniscano il supporto di capitale umano e di relazioni sociali necessario alla stessa competitività esterna.