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Chimamanda Ngozi Adichie, la principessa che educa al femminismo

La Nigeria non è solo Boko Haram, è anche Chimamanda Ngozi Adichie, una donna, una scrittrice che se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. E moltiplicarla, come i pani e i pesci di Cristo perché a tutti farebbe bene conoscere «una femminista felice africana che non odia gli uomini e che ama mettere il rossetto e i tacchi alti per sé e non per gli uomini».
Chimamanda Ngozi Adichie

Le madri della Repubblica italiana. Nilde Iotti nell’Assemblea costituente

La Repubblica italiana ha dei padri e delle madri. Tra queste ultime un ruolo di assoluta protagonista spetta senza dubbio a Nilde Iotti. Eletta all’Assemblea costituente il 2 giugno 1946 – per la giovane costituente la più grande “scuola di democrazia e di sentimenti” –, fu tra le promotrici delle grandi battaglie delle donne, ideatrice di una politica innovativa sulla famiglia, sulle tutele da costruire per essa e sulla emancipazione femminile. Si contraddistinse anche per il suo impegno sul tema delle riforme costituzionali.

Protagoniste nonostante tutto. Il difficile cammino del voto alle donne

A settanta anni dall’introduzione del suffragio universale in Italia è possibile tracciare un bilancio del complesso e intricato cammino compiuto dalle donne per conseguire il diritto di voto. Un percorso non certo ininterrotto e privo di ostacoli verso la vita democratica; tuttavia, le grandi lotte civili di questi anni non sono state infeconde e, nonostante ancora molto debba essere fatto, si può ragionevolmente pensare che costituiscano non solo un patrimonio cui ispirarsi ma la testimonianza dell’irriducibile tensione delle donne italiane a essere, tra molte difficoltà, soggetto protagonista della scena pubblica.

Le donne che hanno fermato l'onda Modi

Il recente successo elettorale del neoeletto primo ministro indiano Modi non ha trovato riscontro negli Stati del Tamil Nadu e del West
Bengal, dove si sono nuovamente affermate le figure di due donne molto carismatiche, Jayalalitha e Mamata Banerjee, l’una alla guida dell’AIADMK, l’altra del TMC, due forti partiti regionali. Sono invece notevolmente calati i consensi per un’altra importante personalità, cioè Mayawati e il suo BSP, in Uttar Pradesh. Tre leader donna che però, nonostante i molti traguardi raggiunti, non hanno davvero cercato di combattere il carattere patriarcale della società indiana.

Le profonde radici sociali della violenza contro le donne in India

In India i processi di modernizzazione sociale e di emancipazione femminile stanno gradualmente prendendo piede, soprattutto nelle classi medio-alte più istruite. Ma gli abusi e le violenze contro le donne dilagano (in Uttar Pradesh sono in media dieci al giorno) e sono espressione di antagonismi sociali ancora prevalenti soprattutto nelle zone rurali e fra le caste più svantaggiate.

Un ruolo per le donne oltre gli stereotipi

La parità dovrebbe essere un interesse generale, diffuso nella società quale traguardo economico prima che politico o culturale. Ormai dovremmo saperlo tutti, o vogliamo continuare a far finta di nulla?

Per un Italicum più rosa

Smentendo le attese, l’Italicum rischia di non consentire la parità di genere tra gli eletti della prossima legislatura. Tre diversi emendamenti sono stati presentati da parlamentari unite oltre le apparenze di partito per modificare la proposta di legge e rafforzare, garantendo una adeguata presenza femminile, la rappresentatività del Parlamento.

La condizione delle donne afgane tra conquiste e involuzioni

La condizione delle donne in Afghanistan sta attraversando, dopo le fondamentali conquiste raggiunte durante la fase della ricostruzione e sancite, tra l’altro, dalla Costituzione del 2004, una fase di forte involuzione, che si manifesta non soltanto con un drammatico aumento degli episodi di violenza contro le donne, ma anche con una forte opposizione alla legge del 2009 per la tutela delle stesse (EVAW), opposizione promossa tanto dai gruppi religiosi conservatori, sempre più potenti, quanto dal neoradicalismo contrario a valori denunciati come un’imposizione occidentale. Le donne si trovano così costrette a sfidare da sole piccoli e grandi ostacoli, spesso senza l’appoggio del sistema giudiziario che non è in grado di garantire il rispetto dei diritti acquisiti, per adesso ancora validi. L’appoggio internazionale è più che mai necessario, ma solo a patto che si fornisca in maniera calibrata e mantenendo il riferimento alla cornice legale in vigore.

Femminicidio: quando il controllo maschile sulla vita delle donne vacilla

Il dibattito attuale sul femminicidio non ne mette adeguatamente a fuoco un aspetto fondamentale: la violenza contro le donne scatta ed è più efferata non dove le donne sono più oppresse e discriminate ma, come reazione maschile alle manifestazioni di libertà femminile, quando le donne si ribellano e il controllo maschile sulla loro vita vacilla.  Alla luce di ciò, sono valide le misure messe in campo, da ultimo anche dalla Convenzione di Istanbul, per  contrastare questo terribile fenomeno?

Il populismo, la democrazia e il femminile addomesticato

Nella società dello spettacolo il corpo delle donne è merce di scambio ed elemento rassicurante per l’identità maschile. Con la complicità del mondo femminile, il “populismo mediatico” degli ultimi vent’anni ha intrappolato la donna nel suo atavico ruolo di oggetto di piacere. È lecito allora chiedersi: come mai la lunga storia di lotte e di consapevolezza è stata cancellata nello spazio di uno spot?


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