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Escludere Lula per evitarne il ritorno

Credo, con ragionevole certezza, di essere stato uno degli ultimi italiani ad avere incontrato Luiz Inácio Lula da Silva da uomo libero, prima della sua consegna alla polizia e dell’inizio della sua detenzione nel carcere di Curitiba. Ho incontrato Lula il 15 marzo scorso – quindi circa venti giorni prima del suo ingresso in prigione – nel grande Estádio de Pituaçu a Salvador, la capitale dello Stato di Bahia, dove in quei giorni si svolgeva il Forum sociale mondiale. L’occasione dell’incontro è stata l’Assemblea in difesa delle democrazie, che ha rappresentato una delle iniziative di più intensa e folta partecipazione popolare tra le tante in calendario nel forum. 

Brasile: elezioni e violenze

A pochi mesi dall’apertura ufficiale della campagna elettorale per le presidenziali del 2018 la crisi politica in Brasile è ancora profonda e quella economica, cui si sperava di porre rimedio con la destituzione della presidente Dilma Rousseff per impeachment nell’aprile 2016, è ancora in corso. Nel marzo 2017 l’ex presidente della Camera Eduardo Cunha è stato condannato a 15 anni e 4 mesi di carcere per aver ricevuto tangenti su conti all’estero, per riciclaggio di denaro e per evasione fiscale nell’ambito dell’operazione Lava Jato. Michel Temer, esponente del Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB), come Cunha, e attuale presidente, in coalizione col Partito della Socialdemocrazia Brasiliana (PSDB) – principale forza di centrodestra del paese – è anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato. Con l’accusa di aver ricevuto 38 milioni di real (11,55 milioni di dollari) dalla JBS, la maggior impresa di lavorazione della carne del paese, si è dichiarato innocente e ha rifiutato di dimettersi per poi scampare alla destituzione grazie al voto della Camera che ha respinto la richiesta di impeachment.

Il Brasile non improvvisa il suo futuro

Il 26 ottobre i brasiliani torneranno alle urne per scegliere chi li governerà per i prossimi quattro anni. L’alternativa è tra la presidente uscente Dilma Roussef e il candidato del PSDB Aécio Neves. Su quest’ultimo, che pure gode dell’appoggio dell’esclusa Marina Silva, pesano alcuni elementi, soprattutto la mancanza di una maggioranza parlamentare a favore.

Elezioni in Brasile: Marina incalza Dilma

Lo scorso 13 agosto, in un tragico incidente aereo, è deceduto Eduardo Campos, uno dei candidati alle elezioni presidenziali brasiliane. Marina Silva ne ha preso il posto nella corsa alla presidenza, stravolgendo tutti i pronostici che davano per certa la riconferma di Dilma Rousseff. Al momento del drammatico evento il n. 5/2014 di “Italianieuropei”, che include un’ampia rubrica sul voto in Brasile, era già andato in stampa e non è stato dunque possibile aggiornare gli articoli con i più recenti avvenimenti. Pubblichiamo qui di seguito una breve analisi di Fabio Porta che riassume gli sviluppi delle ultime settimane.

Oltre lo splendido isolamento: il Brasile e i suoi vicini

Durante la presidenza di Lula il Brasile, che per decenni si è fregiato del poco invidiabile titolo di società più ingiusta e diseguale del mondo, è riuscito a ottenere straordinari risultati economici e politici. Le misure volte a promuovere una certa redistribuzione del reddito e assicurare inclusione sociale e stabilizzazione democratica hanno prodotto esiti importanti, come significativi sono stati gli sforzi per avviare un fondamentale processo di integrazione con il continente sudamericano, culminato nella nascita dell’Unasur. Se le prossime elezioni confermeranno l’attuale presidente Rousseff, però, occorrerà che essa si discosti dalla politica attendista del suo primo mandato per poter affrontare al meglio la sempre più incalzante agenda emisferica del paese.

Il futuro sarà oggi? Trasformazioni sociopolitiche e cultura brasiliana

La sovraesposizione mediatica dovuta alla Coppa del mondo, un’occasione non sfruttata per rendere più comprensibile un paese tanto lontano come il Brasile, ha distolto l’attenzione dalle ultime fasi della campagna elettorale in corso, campagna che dura da alcuni mesi e che ha visto un attacco straordinario da parte della stampa nazionale e internazionale contro il presidente in carica. La sensazione è che si voglia demolire il progetto di Brasile sviluppato durante le presidenze post neoliberali di Lula e della Rousseff, che del primo è la continuatrice. Eppure il lulismo ha condizionato fortemente il paese e la sua cultura, modificando il ruolo e la percezione dello Stato e facendo dell’inclusione sociale una pietra angolare della politica brasiliana.

La singolarità del plurale. Immagini da un paese "senza nessun carattere"

Il Brasile è un paese che sfida ogni abitudine e consolidata certezza. La grandiosità naturale e la matrice indigena, cui i brasiliani si affidano nella ricerca di una impossibile omogeneità, aiutano a nascondere, sotto un alone leggendario di coerenza, le sperequazioni sociali e le differenze culturali e territoriali. Si manifesta così la difficoltà del paese ad adattarsi alla sua intrinseca disomogeneità, che è tuttavia la cifra essenziale di una realtà che oscilla tra il non essere e l’essere altro, tra l’essere semplice e complesso, misero e opulento, disomogeneo e coeso, arcaico e, allo stesso tempo, modernissimo.

Riforme sociali: oltre Bolsa Família?

Il Brasile, che negli ultimi dieci anni ha assunto un ruolo di primo piano sulla scena geopolitica mondiale, è riuscito a ottenere considerevoli risultati anche in campo sociale. Alla notevole riduzione della povertà e della disuguaglianza hanno contribuito riforme di politica sociale come Bolsa Família. Restano però ancora importanti traguardi da raggiungere. Occorre infatti migliorare la qualità del sistema dell’istruzione e dei servizi sanitari e risolvere in maniera definitiva la questione razziale, che, nonostante sia trascorso oltre un secolo dall’abolizione della schiavitù, rimane un problema tuttora moltoavvertito nell’economia e nella società brasiliane.

 

Brasile: luci e ombre sulle prospettive di sviluppo

Nonostante gli enormi progressi compiuti, soprattutto per quanto riguarda crescita economica, lotta alla povertà e inclusione sociale, il Brasile rischia di non colmare, neppure entro il 2050, il divario che lo separa dai paesi avanzati in termini di benessere, reddito pro capite e sviluppo. Anzi, il paese corre il pericolo di rimanere incastrato nella cosiddetta middle-income trap. Il rallentamento della crescita registrato negli ultimi anni è dovuto a diversi fattori strutturali, dalle difficoltà connesse all’avvio di un’attività alle carenze infrastrutturali, e alla congiuntura internazionale meno favorevole. Al prossimo presidente toccherà dunque l’arduo compito di avviare la ripresa economica anche al fine di preservare la stabilità sociale.

Le forze in campo nelle elezioni in Brasile

Le elezioni presidenziali del prossimo ottobre – che, secondo una consuetudine ormai inveterata per la quale in Brasile politica e futebol si incrociano sempre, si terranno pochi mesi dopo i recenti mondiali di calcio – vedono la contrapposizione dei candidati dei due principali schieramenti, la presidente uscente Dilma Rousseff, erede di Lula e sostenuta da otto partiti, fra i quali il PT, e Aécio Neves per il PSDB. Sembra invece restare ai margini dei rilevamenti elettorali quella che è l’unica vera novità di questa tornata, la candidatura del leader del PSB Eduardo Campos, già ministro nei governi Lula, che potrebbe però assumere un peso rilevante in caso di ballottaggio. Sebbene Dilma continui a essere in testa nei sondaggi, la situazione rimane incerta, perché il rallentamento dell’economia degli ultimi anni e l’insoddisfazione di una nuova classe media che chiede qualità della vita e servizi pubblici adeguati potrebbero influenzare l’esito del voto.

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