Una velata proposta

Di Carlo Mazza Mercoledì 14 Febbraio 2018 11:53 Stampa


Nella cittadina devota ai Santi Medici, gemelli taumaturghi di origine araba, i vicoli del borgo antico brillavano di pulizia: le associazioni culturali avevano ideato e promosso la Sagra del bocconotto per vivacizzare un marzo povero di eventi.

Bitonto era invasa da odori, luci e gitanti, e tra questi c’era l’accademico Marco Aurelio Pisanello, docente universitario di Storia dell’amministrazione pubblica.

«Professore!» lo chiamò qualcuno dal più civettuolo dei chioschi allestiti per l’evento.

Era l’onorevole Simone Corsaro, il rampante leader del PdA, il Partito delle Autonomie.

I due uomini si erano conosciuti tre mesi prima, nel corso di un convegno sul decentramento amministrativo, nel quale avevano sostenuto posizioni antitetiche.

«Come mai da queste parti?» chiese il politico dal suo tavolino defilato, su cui era poggiato un vassoio con i tipici dolcetti di pasta frolla e un calice di moscato di Trani.

Pisanello strinse la mano del giovane deputato. «Sono qui per salutare qualche vecchio amico» spiegò. «A Bitonto sono nato e ho passato la mia giovinezza. E lei?».

«Ho appena terminato di parlare in piazza».

«Ah, già… Ho visto i manifesti. Una bella mossa, far coincidere il comizio con la sagra».

«Infatti, c’era molto pubblico. E ora mi concedo qualche ora di libertà ».

«E i suoi collaboratori?».

«Ne ho solo due, autista e guardia del corpo. Sono in giro a svagarsi, ne hanno bisogno».

«Ho letto sui giornali che siete in tour già da una settimana».

«Infatti, per diffondere il programma del nostro partito».

«A proposito, congratulazioni per la sua nomina a segretario nazionale ».

Corsaro si compiacque. «Di fatto ricoprivo il ruolo già da molto tempo » precisò invitando il professore a fargli compagnia.

Quello accettò, rifornendosi di un bocconotto e di un bicchiere di vino dolce, per l’occasione venduti in abbinata al prezzo di due euro. «L’evento pare ben riuscito… Una boccata d’ossigeno per il commercio in crisi!» disse mordendo il dolcetto farcito di ricotta e godendosi gli aromi di vaniglia, limone e cannella.

«Qualcuno che ci rimette però c’è: guardi me!» replicò il politico accarezzandosi la pancia. «Qui da voi sono ingrassato di due chili in tre giorni. Mica male! Se continuo di questo passo, quando tornerò a Padova sarò diventato un orsacchiotto».

«Eh eh! Non pensavo che fosse sceso fin quaggiù per gozzovigliare». «Ci mancherebbe, ma dovunque arrivo mi imbatto in qualche sorpresa. Ieri sono incappato nel festival della pasta al torchio antico e tre giorni fa nella fiera del peperone verde. Come vede, non mi faccio mancare niente. Così, prima di andare a letto, chiedo sempre aiuto a san Bicarbonato».

L’attempato docente si ripulì delle briciole della leccornia, cadute sui suoi pantaloni chinos in gabardina. «Ora che ci penso, poco fa ho sentito dei fischi» disse con tono irridente, posizionando meglio il suo calice.

«Oh, solo un gruppetto di provocatori che voleva impedirmi di parlare. Li ho contati, erano appena in cinque. E comunque sono sciocchezze, ci vuole altro per smontarmi. Ho lo stesso obiettivo di Cesare: “Veni, vidi, vici”. Sono qui per conquistare il Sud».

Pisanello appoggiò il gomito sul tavolino e si sorresse la guancia con il pugno, mostrando un’aria perplessa ma indulgente. «Conquistare il Sud!» scandì colpito dalla velleitaria aspirazione. «E per farne che cosa?» proseguì curioso.

«Per colonizzarlo culturalmente». «Uh uh! Progetto ambizioso, a dir poco… Questa è la Magna Grecia, mica un villaggio di barbari».

«Il partito mira a inculcare quaggiù una cultura diversa» dichiarò il deputato aprendo le braccia. «Fondata sullo spirito imprenditoriale e sul confronto delle idee… Liberismo e liberalismo! E soprattutto sull’autonomia e sul senso di responsabilità».

I due uomini si alzarono e procedettero da piazza Marconi fino alla Cattedrale, che campeggiava austera con la sua mole di pietra scura. Il professore di arte ne capiva e illustrò a Corsaro la facciata e poi l’interno dell’edificio, costituito da tre navate e da un’ampia cripta a oratorio, stimolando l’interesse del politico veneto, che nei pressi dell’ambone ammirò i vetri colorati, i marmi e i dischi di madreperla, fissati dagli scultori con la tecnica a incrostazione.

Con un ampio gesto delle mani, Pisanello indicò una lastra triangolare marmorea, che racchiudeva quattro rozze figure. «Sono personaggi privi di espressione» sottolineò. «Alcuni vi hanno visto l’Adorazione dei Magi, ma l’interpretazione più accreditata è quella di una celebrazione della dinastia sveva: le figure sarebbero quelle di Federico I Barbarossa, Enrico IV, Federico II e suo figlio Corrado IV». Fece una pausa, per conferire maggiore importanza a ciò che stava per dire. «Un’opera che descrive una concezione del mondo, quella dell’unità del potere, che il bassorilievo presenta lineare, saldo e continuo».

Notò che l’altro rifletteva assorto su quelle parole e decise di rincarare la dose delle allusioni. «Una visione elaborata da Federico II Hoehnstaufen, monarca del Sacro Romano Impero, re di Gerusalemme e vicario di Cristo sulla Terra… Puer Apuliae, fanciullo di Puglia! Un’idea primordiale dello Stato, nel XIII secolo! Concesse una Costituzione e formò i primi funzionari».

Il parlamentare accettò la colta provocazione. «Io invece credo nel feudalesimo, un’architettura perfetta. L’imperatore in cima e poi i vassalli, i valvassori e i valvassini…».

«Perfetta non direi» obiettò bonario l’accademico, poggiando le mani dietro la schiena. «Se l’imperatore dichiarava guerra a un altro sovrano, i vassalli potevano restarsene neutrali».

Corsaro rise, ma con una punta di dispetto per il puntiglio dell’altro. «Touché… Ah, come sarebbe intrigante conquistare alla mia causa un uomo della sua levatura» dichiarò con leggerezza. «Lei sa che il PdA, a fronte del vertiginoso aumento di consensi, non dispone ancora di dirigenti all’altezza. E il reclutamento di nuovi quadri procede faticosamente. Purtroppo i leader non si improvvisano! Non parliamo poi delle difficoltà per individuare i nostri candidati per Camera e Senato… E ormai mancano solo sei mesi alle elezioni!».

Pisanello non se l’aspettava e la sorpresa fu piacevole. Si chiese se glissare o raccogliere quella velata proposta. Cimentarsi nell’agone politico! C’era il rischio di finire malamente e di compromettere così mezzo secolo di onorato distacco da quella masnada di arruffapopoli, ma d’altra parte se il mondo lo cercava sarebbe stato disdicevole negarsi. Per la verità, lui aveva sempre votato per i moderati, ma da qualche tempo aveva le idee confuse: centro cattolico, centro laico, populisti che galoppavano a sinistra della destra e a destra della sinistra, quarta gamba… Mah! Gli autonomisti non erano né a destra, né al centro e neppure a sinistra, quindi erano ovunque e potevano coalizzarsi con chiunque. «Effettivamente, io penso che l’arte, o se vuole la scienza, di governare, sia una pratica che richiede una rara conoscenza del mondo, presupposto dell’esperienza e della saggezza!» pontificò saccente.

«Già, requisiti che si riscontrano solo nelle persone non più giovani. Come lei, ad esempio».

Il professore si rallegrò: quella era una proposta bella e buona, altroché! Si sistemò gli occhiali di tartaruga fingendo indifferenza e respirò a pieni polmoni l’aria di pioggia. Chissà come sarebbe stata contenta Angela, la sua consorte che smaniava per trasferirsi a Roma. Però c’era da sbrigarsi: se non si metteva presto il cappello sul posto a sedere, si rischiava di perdere l’occasione. Il cuore iniziò a pompargli a mille, tanto che i battiti risuonavano nella sua carcassa come colpi di tamburo. Oh, forse quella sua precisazione sul feudalesimo era stata alquanto polemica, considerò pentito.

Si diressero verso il vicino luna park, fermandosi presso il tiro a segno: Corsaro dimostrò uno spirito giocoso e volle tirare al bersaglio, vincendo cinque pacchetti di wafer, che una volta scartati rivelarono un contenuto del tutto sbriciolato, e quattro impolverate bottigliette di un liquore sconosciuto, dal minaccioso colore verdastro e dall’odore stantio. Passeggiarono a lungo tra le giostre e i baracconi, chiacchierando di massimi sistemi e accennando talvolta a questioni più concrete.

«Lei in che cosa crede, professore?».

Pisanello animò lo sguardo, quella era una domanda cruciale: che avesse delle idee, si sapeva bene; si trattava ora di chiarire se accettava di farne un falò. «Mi piace il contraddittorio e auspico il confronto, da buon illuminista. Proprio per questo, non ho pregiudizi… In pratica, sono una tabula rasa» dichiarò siglando la sua offerta.

Corsaro sorrise. «È un ottimo punto di partenza» commentò senza aggiungere altro.

La laconica conclusione non soddisfò il docente. Ma come, lui si era calato le brache e quello non aveva altro da dire? Erano lì a giocare? Decise di mettere i piedi nel piatto. «Lo sa che da tempo più di una forza politica mi chiede di scendere in campo?» azzardò con sfacciata invenzione, sforzandosi di mostrarsi calmo ma balbettando ansioso le ultime parole.

L’autonomista se ne avvide. «Se lei non lo ha ancora fatto, immagino che le proposte siano state piuttosto timide».

Le nuvole iniziarono a scaricare una pioggia battente.

Pisanello si indispettì per gli indugi e la sparò ancora più grossa. «Affatto, mi hanno pressato in tutti i modi, perché sono un docente di una certa fama e la mia reputazione è cristallina. Se finora ho declinato le offerte, è stato a causa della mia indole modesta e riservata, tuttavia le confido che sono sul punto di cedere… Le insistenze sono così ferventi!».

«Allora le auguro un grande risultato». Il volto dell’accademico trasfigurò per la delusione e un brivido di freddo gli percorse la schiena. Corsaro lo scrutò con aria vagamente irridente. «Quanto mi sarebbe piaciuto averla dalla mia parte» riprese abbracciandolo per congedarsi. «Ma pazienza! Naturalmente non mi sognerei mai di chiedere a un intellettuale della sua levatura di rinnegare le proprie idee e di sostenere i principi delle autonomie».

«Naturalmente» mormorò Pisanello ricambiando l’abbraccio con fare incerto. «Però se ne potrebbe parlare» bisbigliò senza convinzione, quando l’altro era già troppo lontano. Si alzò il bavero della giacca, mentre le sue lenti si coprivano di pioggia. Cercò riparo sotto un portico e passò quel che restava della sera aspettando la fine del maltempo.