Breve commento alla SiTP

Di Ignazio R. Marino Domenica 02 Marzo 2008 21:01 Stampa
Fino a qualche anno fa i dati sull’allungamento della vita media nei paesi occidentali venivano annunciati con grande entusiasmo. I progressi tecnologici, la medicina, gli stili di vita, i profondi cambiamenti nei meccanismi sociali e professionali sono stati alla base di una vera e propria rivoluzione demografica, tuttora in atto, che ha mutato l’organizzazione delle nostre società, modificando significativamente la proporzione tra il numero dei giovani e gli anziani. Oggi non è più solo l’ottimismo a prevalere

Fino a qualche anno fa i dati sull’allungamento della vita media nei paesi occidentali venivano annunciati con grande entusiasmo. I progressi tecnologici, la medicina, gli stili di vita, i profondi cambiamenti nei meccanismi sociali e professionali sono stati alla base di una vera e propria rivoluzione demografica, tuttora in atto, che ha mutato l’organizzazione delle nostre società, modificando significativamente la proporzione tra il numero dei giovani e gli anziani. Oggi non è più solo l’ottimismo a prevalere, ma si affacciano ombre e perplessità su come dovranno essere individuati nuovi equilibri sociali all’interno di molte nazioni e su come assicurare la loro sostenibilità, non solo nel mondo occidentale, ma anche nei paesi emergenti che si avviano rapidamente a seguire il nostro esempio, i nostri percorsi e, in alcuni casi, anche i nostri errori. Così sempre più spesso ci troviamo a considerare la questione anziani come un “problema” dal punto di vista sanitario, previdenziale, sociale ed economico. Ma è chiaro che si tratta di un approccio limitato e che va superato, di una difficoltà dovuta al passaggio da un’analisi puramente sociologica ad un’applicazione concreta di politiche mirate nei differenti paesi, di una questione culturale prima ancora che strategica o di pianificazione degli interventi. Nasce da considerazioni di questo tipo la riflessione attentamente elaborata nelle pagine che seguono da Roberto Bertollini, che propone un concetto e una strategia per fare sì che i cambiamenti demografici in corso nelle nostre società occidentali non vengano percepiti e vissuti come dei problemi, ma piuttosto come delle opportunità.

La SiTP (Salute in tutte le politiche) rappresenta un interessante approccio per iniziare a pensare e ad agire diversamente, nello specifico a considerare come aree da adattare al nuovo e diverso sistema demografico, collegato al numero sempre crescente di anziani, non solo nei settori della sanità e dei servizi sociali, ma anche negli altri settori produttivi.

L’obiettivo a cui mirare è una popolazione anziana numerosa ma in salute, ovvero più attiva, più integrata a livello sociale, meno sola, meno affetta da patologie croniche e con meno disabilità, in altre parole meno bisognosa dei servizi e dell’assistenza che oggi ricadono in gran parte sui bilanci dei nostri sistemi sanitari pubblici.

Dunque puntare sulla tutela dell’ambiente, sulla produzione e sul consumo di cibi sani, sulla diminuzione dei fattori tossici legati alla produzione industriale, su stili di vita che ridurranno le patologie croniche e via di seguito, misure indicate anche dagli studi dell’Organizzazione mondiale della sanità e che dovrebbero essere adottate in un’ottica di prevenzione delle malattie e di promozione della salute, applicata ai differenti settori della nostra organizzazione sociale, in maniera complementare e omogenea.

Del resto, da anni i principali responsabili delle politiche sociali dei paesi europei lamentano la non sostenibilità a lungo termine del sistema di welfare che ha retto in Europa dal dopoguerra ad oggi. Cambiare rotta è dunque una necessità urgente. O riusciremo ad adattarci in tempi relativamente rapidi a considerare prevenzione e tutela della salute come priorità da parte di tutte le politiche e ad alleggerire così il peso delle cure agli anziani, che oggi grava in maniera insostenibile sui sistemi sanitari nazionali, oppure saremo costretti a ridimensionare, o addirittura a rinunciare, alla garanzia dell’assistenza come la conosciamo e con essa al diritto alla salute, sancito in Italia dalla Costituzione, che tutti noi consideriamo come uno dei principali valori da difendere, non solo sulla carta.