Iniziative di formazione

Una potenziale Svizzera in Nord Africa

Grazie alle sue riserve di greggio e gas, la Libia potrebbe essere uno dei paesi economicamente più avanzati del Nord Africa. Fino al 2012 i cittadini libici godevano del reddito pro capite più alto della regione e la loro economia assomigliava più a quella di un paese del Golfo Persico che a quella degli Stati vicini. L’insicurezza, il radicamento delle organizzazioni criminali e la conseguente diffusione dei traffici illeciti hanno però fortemente rallentato il suo sviluppo, impedendo la ripresa di attività economiche regolari. Al momento nessuno dei due governi che si contendono il controllo del paese è in grado di assicurare un ritorno alla normalità e una riduzione dell’enorme spesa pubblica. Un’economia forte costituirebbe però un partner importante per le molte imprese italiane che operano in Libia.

Le Nazioni Unite in Libia, evoluzione e complessità di un dialogo

Lo scorso 11 luglio è stato sottoscritto a Skhirat, in Marocco, un accordo che dovrebbe porre fine alle ostilità nel paese nordafricano e mettere le basi per la creazione di un governo di unità nazionale e per la transizione verso un sistema democratico. Gli esiti dell’accordo, mediato fra difficoltà – dovute anche alla natura e al ruolo degli attori che hanno preso parte ai negoziati – e diffidenze dall’UNSMIL, la missione dell’ONU in Libia, sono ancora incerti. Rimangono infatti da sciogliere alcuni nodi importanti, quali la legittimità del governo insediato a Tripoli (non riconosciuto dalla comunità internazionale), che si è rifiutato di firmare il documento, e le forniture di armi in un paese in cui la sicurezza costituisce una priorità assoluta.

Un mese in Libia, come cento anni all’inferno

Il drammatico viaggio di quanti lasciano Nigeria, Niger, Ghana, Somalia, Eritrea per raggiungere la Libia e da lì l’Europa ha uno snodo importante nella città di Kufra, dove avviene il passaggio di consegne della “merce umana” fra organizzazioni criminali. Queste sono al centro di un’ampia indagine condotta dalla DDA di Palermo a partire dal primo e più tragico dei naufragi che sono balzati all’onore della cronaca nell’ottobre del 2013. L’antimafia palermitana ha adottato nei confronti dei gruppi criminali che lucrano sul traffico di esseri umani attraverso il Mediterraneo lo stesso approccio che ha nella lotta alla mafia e ha avuto l’intuizione di equiparare questi gruppi a delle società di servizi che, paradossalmente, offrono speranze a chi fugge dalla disperazione.

La penetrazione dello Stato Islamico in Sirte e Cirenaica

Lo Stato Islamico ha trovato nel paese nordafricano un terreno fertile per la propria espansione, anche se, a differenza dell’Iraq e della Siria, in questo caso non è possibile parlare di effettive conquiste territoriali. In Libia, infatti, l’IS ha approfittato della presenza di gruppi jihadisti radicali, che sono stati reclutati dal califfato. La diffusione di movimenti e rivendicazioni jihadiste, tuttavia, non va ricondotta a un reale estremismo religioso, quanto alla ricerca di un canale per l’espressione delle insoddisfazioni causate dalla drammatica situazione politica e socioeconomica del paese. Qualunque sia l’esito dei negoziati condotti dall’ONU è improbabile che nel breve periodo la Libia venga stabilizzata e persiste il pericolo di un’alleanza funzionale fra i diversi gruppi islamisti radicali presenti nel paese.

La Libia ostaggio del grande duello turco-egiziano

Alla frammentazione del potere che caratterizza il panorama politico libico attuale – diviso in due realtà statuali, quella di Tobruk e quella di Tripoli, e sconvolto dalla violenza di vari gruppi terroristici, Stato Islamico in primis – corrispondono le fratture proprie della comunità internazionale, e in particolare il posizionamento degli attori regionali nei confronti dell’Islam politico. Nella lotta civile libica si percepiscono insomma gli echi di uno scontro in seno al mondo islamico che contrappone, fra gli altri, Turchia ed Egitto. Anche i paesi occidentali sono divisi fra quanti appoggiano risolutamente il governo riconosciuto di Tobruk e quanti preferiscono avere posizioni meno nette, auspicando una ricomposizione politica che includa anche il governo tripolino.

La crisi libica nel contesto regionale: dinamiche, attori e prospettive

Le ripercussioni della crisi libica si propagano ben oltre i confini del paese nordafricano e investono gli Stati vicini, in primo luogo Egitto e Tunisia – dove si estendono le attività terroristiche dello Stato Islamico e degli altri gruppi jihadisti che si addestrano in Libia –, per arrivare in Europa, dove è in corso una gravissima crisi migratoria, che ha proprio sulle coste libiche uno dei suoi epicentri. Il rischio, qualora l’esito del debole processo negoziale condotto dalle Nazioni Unite non sia positivo, è che la Libia diventi uno Stato fallito, mettendo a repentaglio la sicurezza dell’intera regione.

La costellazione politica del dopo Gheddafi

Lo spettro politico libico attuale è dominato dalla presenza di due governi contrapposti, ma non si esaurisce in questa dicotomia. È infatti caratterizzato da continui e significativi cambiamenti e da profonde fratture che corrono sia lungo linee ideologiche – fra gruppi islamisti più o meno radicali e i loro oppositori – sia etnico-tribali. Queste divisioni determinano l’esplodere di scontri che non possono essere semplicemente ricondotti alla competizione fra l’Est e l’Ovest del paese e che spesso sono il risultato di contenziosi da attribuire all’assenza di efficaci istituzioni statuali e all’eredità politica del colonnello Gheddafi, il quale alimentava i conflitti interni al paese proprio per scoraggiare la resistenza della popolazione.

Impegno internazionale, diplomazia e politica per uscire dalla crisi libica

L’esito dell’accordo raggiunto lo scorso luglio in Marocco sotto l’egida delle Nazioni Unite non è ancora definito: diversi sono i nodi da sciogliere e non è chiaro se tutte le fazioni che costituiscono il complesso spettro politico libico riusciranno a trovare un terreno comune sul quale costruire un governo di unità nazionale. Eppure è evidente che l’unico modo di affrontare la drammatica crisi libica è quello della diplomazia e della politica. La comunità internazionale e, in particolare, l’UE giocano un ruolo fondamentale e hanno il dovere e l’interesse a trovare una soluzione affinché il paese sia pacificato e non si verifichi invece un effetto di spill-over sugli Stati confinanti e sull’intera regione. Ma il futuro della Libia è soprattutto nelle mani dei libici. Senza di loro non sarà possibile raggiungere alcun accordo e non sarà possibile gestire i movimenti migratori che dal paese nordafricano defluiscono verso l’Europa.

Elezioni in Turchia: poche certezze, molti punti interrogativi

Per la prima volta dal 2002, le elezioni in Turchia non hanno prodotto una maggioranza assoluta per l’AKP. Quattro partiti saranno rappresentati nel nuovo Parlamento. Costruire una coalizione sarà difficili, così come un governo di minoranza. Anche elezioni anticipate costituiscono uno scenario possibile.

Elezioni parlamentari in Turchia: il quarto decisivo

Alle prossime elezioni in Turchia non sarà importante tanto chi vincerà ma se il quarto partito maggiore sarà in grado di superare la soglia di sbarramento del 10%. Da ciò dipenderà se, dopo tredici anni, verrà formato un governo di coalizione e se la Costituzione finirà assumere un carattere più presidenziale, come desidera il presidente Erdoğan.

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le Pubblicazioni


copertina_4_2017_small

Del numero 4/2017 sono
disponibili integralmente
gli articoli di:

Peppino Caldarola
Rosa Fioravante,
Marco Omizzolo,
Maurizio de Giovanni,
Alessandro De Angelis,
Domenico Cerabona,
Mario Del Pero.

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