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La rivista - Italianieuropei

Paura

Le due più importanti decisioni democratiche del 2017 – la Brexit e l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca – sono state dominate dalla retorica della paura: dell’immigrazione nel primo caso, e del declino del benessere senza apparente via d’uscita nel secondo. Una retorica alimentata ad arte dai politici e dagli esperti di comunicazione per conquistare l’audience e rastrellare voti. La paura del terrorismo islamico, e quella più indistinta di essere invasi dai disperati che giungono alle nostre porte, domina l’opinione pubblica e le politiche dei governi nei paesi occidentali. Complici gli effetti di quella che è la più distastrosa e lunga crisi economica dopo la Grande depressione, la paura può essere cattiva consigliera. Come dimenticare le descrizioni manzoniane della folla affamata e inferocita che assaltava i forni o di quella debilitata dalla peste che favoriva il contagio reagendo irrazionalmente alla paura del contagio?

Ius soli

Da settimane il dibattito politico appare polarizzato intorno al tema della cittadinanza, e più precisamente dell’acquisto della cittadinan­za da parte dei minori. L’arrivo al Senato della discussione sul testo licenziato dalla Camera dei deputati nel lontano ottobre del 2015 è stato occasione di polemiche fuori misura dentro e fuori l’Aula par­lamentare. Ma perché tanta violenza e paura, vera o strumentale che sia? Può davvero creare tanto allarme una normativa che ha come destinatari ragazzi e ragazze nati e/o cresciuti in Italia, che vivono, studiano e crescono insieme ai nostri figli?

Sovranismo

Per sovranismo si intende una istanza affiorata con i nuovi movimenti euroscettici di protesta che puntano a recuperare margini di determinazione politica nazionale entro uno spazio economico sconfinato che ha fortemente ridimensionato gli attributi e le simbologie classiche del pubblico potere. Sul piano politico la richiesta di una riappropriazione dello scettro, secondo una riproposizione della legittimazione ascendente del potere che è considerato legittimo solo se promana dal basso, fa parte dell’agenda di soggetti politici, in senso lato populisti, che imputano all’alto, al tradimento dell’élite o a “un colpo di Stato sovranazionale” (Étienne Balibar), la perdita di autonomia decisionale dinanzi a processi finanziari, economici, migratori capaci di sgretolare i pilastri della convivenza civile. Non sono soltanto processi oggettivi dell’economia a restringere le prerogative delle autorità ma a espropriare le competenze del sovrano contribuiscono anche decisioni strategiche che impiantano i pilastri del liberismo come affrancato dalla copertura politica.

Fiducia

Forse la parola in assoluto più importante per garantire una civile convivenza è “fiducia”. Senza un minimo di fiducia reciproca è impossibile sperare che il cittadino voti ancora i propri rappresentanti in Parlamento, il risparmiatore affidi i propri soldi a una banca, il lavoratore stipuli con serenità un contratto d’impiego.
Come ha scritto in un recente, prezioso libretto edito da il Mulino il filosofo Salvatore Natoli1 noi tutti veniamo al mondo dotati di un sentimento primario di fiducia, che esterniamo da subito verso chi ci nutre, ci protegge, ci cura. Grazie a questo tesoro iniziale, inoltrandoci nell’esistenza, ci fidiamo dell’altro, degli altri, delle istituzioni. Proprio quando l’affidabilità delle istituzioni vacilla, cominciano i guai. Si instilla allora il sospetto, l’insicurezza, la convinzione di essere stati traditi. E la crisi può giungere a incrinare il patto costitutivo di cittadinanza che ci tiene insieme.

Trumpismo

Il conio del termine è troppo recente per consacrare il concetto agli onori dei dizionari di scienza politica. Non riferendosi a un corpo dottrinario preciso e a un set di definite politiche pubbliche, l’espressione non ha nulla a che fare con quegli -ismi che hanno fornito alla politica gambe su cui muoversi.
Rispetto al tempo delle grandi narrazioni novecentesche, registriamo una distanza abissale. Eppure la parola “trumpismo” è stata sempre più spesso utilizzata da analisti e osservatori a partire dall’affermazione elettorale di Donald Trump, la cui salita alla Casa Bianca è sembrata imprimere un considerevole salto di scala a molti processi della politica contemporanea. Si è, infatti, passati dal notare una normale patologia delle democrazie al constatare una normalità patologica: i partiti che si collocano ideologicamente al di fuori dei canoni classici della democrazia liberale, e che la osteggiano apertamente, ne diventano attori cruciali.

Accoglienza

Il termine “accoglienza” rimanda al latino “colligere”, che vuol dire raccogliere, prendere, ricevere e mettere insieme. A questa parola e anteposta una “ad”, che puo intendersi come un rafforzativo, quasi a voler dire un piu ampio, profondo e articolato atto dell’assumere e tenere unito, o – come altri intendono – nel senso della preposizione che conferirebbe al termine una piu evidente dinamicita, indicando un movimento di raccolta finalizzato al centro, rappresentato dal soggetto stesso dell’atto di accogliere. Nel latino “colligere”, inoltre, l’azione del mettere insieme (“legere” come “cogliere, leggere, stabilire il nesso fra piu cose o parole”, in modo da produrre ordine, organicita o significato) e evocata specialmente nel suo tendere all’unificazione (com’e espresso dal “cum” iniziale del composto).

Climate change

Dopo il Protocollo di Kyoto, il trattato internazionale che è entrato in vigore nel 2005 e che impegna i paesi firmatari a ridurre le emissioni di gas serra, si sono tenuti alcuni meeting, definiti “Conferenze delle parti” o COPs (Conferences of the Parties), per aggiornare e consolidare le misure tese alla riduzione di queste pericolose emissioni. Come mai il mondo si trova in una situazione che mette a rischio la sopravvivenza stessa della civiltà umana, ma anche della flora e della fauna del pianeta? Perché questo impegno internazionale è tanto importante?

Profugo

Nei diversi dizionari il termine “profugo” ha un significato abbastanza convergente che deriva dalla sua etimologia latina (pro fugere – fuggire via o cercare scampo) e che non è troppo distante dal significato che si ritrova nel linguaggio corrente e atecnico. Si definisce profugo, comunemente, colui che è costretto ad abbandonare la propria terra, il proprio paese, la propria patria, in seguito a eventi bellici o militari, a persecuzioni politiche, religiose, razziali oppure per effetto di calamità naturali. Il profugo per antonomasia dell’antichità è stato Enea e questo riferimento già definisce il perimetro essenziale della parola.

Terrorismo

Il concetto di “terrorismo” è uno dei più problematici e controversi nelle scienze sociali. Le definizioni sono molteplici e nessuna si è davvero imposta sulle altre, a dimostrazione della difficoltà di produrre una teoria unificante e condivisa sul fenomeno. Il concetto fa riferimento a una miriade di oggetti, e soggetti, assai diversi tra loro. Tanto che, comunemente, viene confuso con altri fenomeni che comportano l’uso della violenza, come la guerriglia o l’insurrezione rivoluzionaria, indipendentemente dal numero degli aderenti ai gruppi che danno vita a queste ultime forme e dal consenso che hanno.

Integrazione

L’idea che chi arriva come immigrato in un certo paese debba in qualche modo integrarsi nella società e nella cultura del paese di arrivo sembra rispecchiare il semplice buon senso e non richiedere pertanto grandi teorieo sforzi di spiegazione. Eppure, il concetto di integrazione presenta non poche ambiguità. In primo luogo, dal punto di vista teorico, è un concetto carico di implicazioni normative. Il riferimento classico è alla sociologia struttural-funzionalista di Émile Durkheim, secondo cui l’integrazioneè la funzione che consente al sistema sociale di mantenere ordine e armonia, in un contesto, quello a cavallo tra XIX e XX secolo, in cui le sfide che minacciavano la stabilità dei paesi europei erano rappresentate dal movimento operaio e dalle spinte alla democratizzazione e non certo dall’immigrazione.

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