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Italianieuropei 3/2017
Italianieuropei 3/2017

Agenda

Il caos delle post-verità, gli anticorpi del sapere

Focus

Europa, uscire dallo stallo a più velocità

In questo numero

Prodotte allo scopo tanto di colpire gli avversari politici quanto di trarne guadagno, le fake news creano dibattito su “fatti” falsi, avvelenando le opinioni che ne derivano e distorcendo così i meccanismi di formazione del consenso. Non riuscirebbero però ad avere la presa che hanno senza due ulteriori elementi che contribuiscono ad alterare le dinamiche della vita collettiva: fragilità culturale e rabbia sociale. È su questi due fronti, perciò, che occorre intervenire.

il Sommario

gli Articoli

Agenda. Il caos delle post-verità, gli anticorpi del sapere

Come gocce di veleno

di Laura Boldrini

Sembrano storielle innocue, battute ben riuscite ma prive di conseguenze. Che male c’è a ridere un po’ del potere? Invece sono piccole, continue gocce di veleno, e il sedimento che lasciano in giro arriva a intaccare il terreno stesso della democrazia. Ad animare la produzione delle bufale in rete non è il talento burlone di qualche individuo, ma un potente motore economico – perché i click, si noti bene, generano ricchezza – e una forte motivazione politica: sfigurare l’avversario, distruggerne la credibilità, alimentare nei suoi confronti tutto l’odio possibile. Perché le fake news possano attecchire sono però necessari altri due ingredienti: la fragilità culturale e la rabbia sociale. Cosa fare, allora? Se questo è il quadro, misure di contrasto immediate e dirette non ce ne sono. Bisogna disporsi a un lavoro paziente, capace di essere profondo quanto lo sono il ritardo culturale e l’esasperazione.

Agenda. Il caos delle post-verità, gli anticorpi del sapere

Realtà parallele

di Remo Bodei

Contro la manipolazione o la falsificazione della realtà, che è esistita e continua a esistere, sono stati elaborati da tempo degli anticorpi, degli strumenti intellettuali – la filosofia, la filologia e la storiografia – in grado di affinare le capacità critiche degli individui e di affiancare l’esperienza e il senso comune. Essi restano, tuttavia, privi di efficacia sul medio periodo, se coinvolgono esclusivamente le élite culturali e non si estendono, attraverso l’educazione dei più, fino a promuovere lo spirito critico. Uno dei motivi per cui le fake news trovano terreno fertile in politica dipende, in quest’ottica, da una delle “promesse non mantenute” della democrazia, ossia dalla scarsa preparazione alla cittadinanza: una missione ardua e infinita, un processo educativo che conosce ricadute, come insegnano non solo la storia del Novecento, con la nascita dei totalitarismi, ma anche eventi contemporanei.

Agenda. Il caos delle post-verità, gli anticorpi del sapere

Menzogna e verità: le fake news nel mondo virtuale

di Carlo Galli

Le fake news sono una menzogna di tipo nuovo, si insediano nel mondo virtuale e alimentano un’esistenza collettiva tutta trasformata in un flusso indistinto, in una disorientante e cacofonica narrazione a molte voci. La loro efficacia consiste nel lasciare un breve segno, nel produrre un fugace orientamento, uno spin; non certo nel cambiare il mondo, né nel criticarlo, senza alcuna responsabilità tanto da parte di chi le produce quanto da parte di chi ne è destinatario. Il virtuale produce un effetto di inclusione in cui tutto è accolto e tutto è depotenziato: un dominio in cui vero e falso trascorrono l’uno nell’altro inafferrabili e nel quale la lotta politica si fa con le fake news e con le contro fake news. Ma un’alternativa c’è ed è percorribile: la politica reale deve affermarsi contro la politica spettrale del virtuale, opponendo all’anonimato e all’impersonalità passiva del virtuale una mediazione mediata, storicizzata, sottoposta a critica e costituita dal franco confronto fra tesi esplicitamente parziali.

Agenda. Il caos delle post-verità, gli anticorpi del sapere

Le verità che contano nel frastuono della post-verità

di Ida Dominijanni

Pur con tutte le novità che la rete introduce nel sistema di produzione del vero e del falso, la manipolazione dei fatti, le notizie alterate, l’uso strumentale della menzogna continuano a essere prevalentemente tecniche consolidate del potere. Nell’epoca della post-verità il conflitto per e sulla verità rimane una posta in gioco di prima grandezza. Proprio quando sembra essersi ridotta allo stato di pura ipotesi, la verità si conferma per quello che in età moderna è sempre stata: un campo non di esercizio di fede ma di lotta politica.

Agenda. Il caos delle post-verità, gli anticorpi del sapere

La politica tra post-verità e social media

di Michele Sorice

Anche se all’espressione “post-truth” si accompagnano concetti molto diversi, nella maggior parte dei casi, si tratta della tendenza sociale a ignorare la realtà in favore di convinzioni giudicate quasi indiscutibili anche di fronte a evidenze contrarie. Certamente i social hanno contribuito a velocizzare la diffusione della post-verità, ma resta comunque aperto il tema delle relazioni fra post-verità e politica, un rapporto che non si gioca solo sul terreno dei social media. Allora qual è, nello specifico, il ruolo dei diversi attori – la politica, i giornali e i nuovi media – che contribuiscono alla diffusione di informazioni che tendono a rendere marginale e insignificante la verità? E quali strategie possono favorire lo sviluppo di potenziali anticorpi alle dinamiche della post-verità?

Focus. Europa, uscire dallo stallo a più velocità

Un salto di qualità per l’Europa

di Massimo D'Alema

Stretta tra l’ostilità di Trump e il rinnovato attivismo russo, l’Europa si trova ad affrontare uno scenario allarmante in cui nazionalismo, protezionismo e politica di potenza tendono confusamente a soppiantare il tentativo di realizzare una governance multilaterale e condivisa della globalizzazione. Purtroppo, non pare esservi sin qui una visione strategica comune su come il Vecchio continente debba reagire alla nuova situazione internazionale. Si prefigura come via di uscita l’ipotesi di un’Europa a più velocità, di una pluralità di cooperazioni rafforzate che potranno svilupparsi sulla base di diversi raggruppamenti di paesi. È però essenziale che tale processo abbia una guida forte, che passa innanzitutto attraverso una rinnovata collaborazione tra Germania e Francia.

Focus. Europa, uscire dallo stallo a più velocità

Le integrazioni differenziate: una formula già sperimentata

di Ferdinando Nelli Feroci

Le integrazioni differenziate e tutto quello che a esse è connesso non costituiscono certamente un inedito nella cornice del cammino dell’Unione europea. Al rinnovato interesse per questo tema hanno contribuito sia il riferimento agli effetti devastanti della crisi economica e finanziaria che da anni ha investito l’Europa, deprimendo tutti gli indicatori essenziali, sia la constatazione che a fronte di tale crisi le divergenze tra gli Stati membri sul futuro del progetto comune europeo restano evidenti e profonde. Il rilancio del metodo delle integrazioni differenziate costituirebbe un valido espediente pragmatico non certo per dividere o escludere ma per scongiurare ulteriori processi di dissoluzione dell’Unione europea.

Focus. Europa, uscire dallo stallo a più velocità

Integrare la differenza. Incognite e possibilità dell’Europa plurale

di Pasquale Ferrara

La parola d’ordine, in questa nuova e difficilissima fase della vita dell’Unione europea, è “integrazione differenziata”. Un ossimoro che segna un cambiamento radicale nel discorso relativo al processo di integrazione del continente, che non punterebbe più, come avvenuto finora, verso obiettivi comuni e il traguardo della condivisione della sovranità, ma si adagerebbe sugli effimeri vantaggi di una diversificazione strutturale della dinamica europea. Di questo disallineamento, e della conseguente, oggettiva difficoltà di “recuperi” futuri, è difficile rallegrarsi. Soprattutto perché in tal modo non si offrirebbe una soluzione definitiva ed efficace ai dilemmi e alle crisi che attanagliano l’Unione.

Focus. Europa, uscire dallo stallo a più velocità

Europa differenziata: istruzioni per l’uso

di Pier Domenico Tortola

Discussa ormai da tempo nel dibattito accademico e intellettuale, l’ipotesi di un’integrazione europea “a più velocità” pare ormai ampiamente accettata anche nei circoli della politica e della diplomazia del Vecchio continente e risulta essere, oggi, la strada potenzialmente più battuta per il rilancio del processo di integrazione europea. Pur non trattandosi di un fenomeno nuovo, l’integrazione differenziata si presenta con caratteristiche diverse dal passato: non più come il frutto di una differenziazione in negativo, esito del rifiuto di alcuni Stati membri di aderire a determinate iniziative, ma come il nuovo paradigma dell’integrazione europea, una strategia pragmatica per sanare alcune inefficienze istituzionali della UE e generare nuovi beni pubblici sovranazionali. Sono però molte le questioni che l’attuazione di questo processo di integrazione solleva: chi includere tra i “pionieri” e per fare cosa? Attraverso quali strumenti realizzare l’integrazione differenziata? Quale tipo di coordinamento mettere in atto tra i nuclei di integrazione avanzata e i rimanenti Stati membri dell’Unione europea?

Focus. Europa, uscire dallo stallo a più velocità

La governance dell’area euro: un passaggio cruciale per l’Europa a diverse velocità

di Paolo Guerrieri

Dopo la grande paura dell’affermazione dei movimenti populisti e antieuropei, viviamo una fase di attesa per quella che potrebbe essere una controffensiva europeista. Sembrano esserci, adesso, le condizioni per aprire un ciclo di rilancio del processo di integrazione. Ma cosa significa oggi rafforzare l’Unione europea e, soprattutto, come farlo? Una prima intesa sembra essere stata raggiunta almeno tra Francia, Germania e Italia circa il modo di procedere, ossia attraverso l’ipotesi di un’Europa a velocità differenziate. Una formula che, però, se può risultare valida nel campo della difesa o per le politiche di immigrazione, è impraticabile per quanto riguarda il fronte della governance dell’euro. Qualunque rilancio dell’area dell’euro potrà avvenire solo garantendone la coesione interna e intervenendo con decisione per aumentare la resilienza dell’eurozona e sostenere la crescita, superando le divergenti performance tra i paesi dell’area dell’euro e realizzando una crescita inclusiva che vada a vantaggio di molti e non, come avvenuto finora, di pochi privilegiati.

Focus. Europa, uscire dallo stallo a più velocità

Il perimetro della cooperazione per la sicurezza

di Filippo Bubbico

Nel mondo sempre più interconnesso in cui viviamo diventa cruciale rafforzare i collegamenti tra sicurezza interna ed esterna. Lungo questo binario si sta muovendo l’Italia nell’ambito del più generale approccio europeo concretizzatosi nella Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell’UE. Strategia che si pone obiettivi ambiziosi in materia di difesa e sicurezza, per perseguire i quali è stato approvato, nel dicembre 2016, un piano di attuazione che propone una revisione annuale coordinata della spesa per la difesa, una migliore risposta rapida dell’UE mediante il ricorso a gruppi tattici, nonché una nuova cooperazione strutturata permanente (PESCO) unica per gli Stati membri che intendono assumere maggiori impegni per la sicurezza e la difesa. A ciò si affianca la cooperazione internazionale di polizia, che rappresenta, nelle attuali contingenze, uno degli strumenti di maggior rilievo nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale e al terrorismo di matrice politica e religiosa.

Focus. Europa, uscire dallo stallo a più velocità

La PESCO, verso una svolta nell’integrazione militare europea?

di Paola Sartori e Andrea Frontini

Esiste già un meccanismo di integrazione differenziata in materia di difesa: la PESCO, Cooperazione strutturata permanente, che consente ai paesi membri dell’Unione europea che intendono farlo di progredire in maniera più intensa e spedita verso una maggiore e più profonda cooperazione in ambito militare. Uno strumento che prevede precisi requisiti di accesso, l’assunzione di impegni vincolanti in termini di capacità militari e nelle operazioni ritenute più impegnative e la possibilità, aperta a tutti gli Stati membri, di aderire anche in un secondo momento. Non mancano quindi gli elementi istituzionali per avanzare nel percorso di integrazione europea in materia di difesa e sicurezza. L’esito concreto di questo processo si lega piuttosto all’effettiva capacità e alla reale volontà degli Stati membri di sfruttare appieno l’attuale finestra di opportunità e dare concretezza a queste disposizioni.

Il caso italiano

Idee per una organica riforma fiscale

di Franco Gallo

Il sistema fiscale italiano è vicino al collasso, è invecchiato, non è in grado di intercettare la ricchezza “moderna” e si fonda troppo su tributi tradizionali, come quelli sul reddito, e cioè su prelievi che, così come sono oggi congegnati, colpiscono in modo eccessivo e squilibrato le famiglie e le imprese. Gli interventi, solo estemporanei, che abbiamo avuto finora sono diretti più che altro ad aggiustare alcuni pezzi del sistema e, perciò, non sono riconducibili a un disegno generale di riforma. Occorrono invece misure coraggiose se si vuole ridurre la pressione tributaria sulla famiglia e sulle imprese e se si vuole raggiungere l’obiettivo dell’equità.

Il caso italiano

Ius soli

di Doris Lo Moro

Da settimane il dibattito politico appare polarizzato intorno al tema della cittadinanza, e più precisamente dell’acquisto della cittadinan­za da parte dei minori. L’arrivo al Senato della discussione sul testo licenziato dalla Camera dei deputati nel lontano ottobre del 2015 è stato occasione di polemiche fuori misura dentro e fuori l’Aula par­lamentare. Ma perché tanta violenza e paura, vera o strumentale che sia? Può davvero creare tanto allarme una normativa che ha come destinatari ragazzi e ragazze nati e/o cresciuti in Italia, che vivono, studiano e crescono insieme ai nostri figli?