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Italianieuropei 5-6/2016
Italianieuropei 5-6/2016

Agenda

Sbandamento a sinistra

Focus

Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

In questo numero

Nel momento in cui la globalizzazio­ne selvaggia provocata dal capitalismo finanziario e la sua successiva crisi hanno innanzitutto colpito protezioni e diritti sociali, aggravan­do diseguaglianze e povertà, la sinistra, ben più dei partiti conservatori, è finita sul banco degli imputati. In parte a ragione, perché cedendo a una visio­ne neoliberista e accettando l’idea che anche il welfare so­cialdemocratico fosse un peso da alleggerire nell’epoca della compe­tizione globale è venuta meno alle sue ragioni costitutive e alla sua missione storica.

il Sommario

gli Articoli

Agenda. Sbandamento a sinistra

Fondamenti per un programma della sinistra in Europa

di Massimo D'Alema

La sinistra sembra essere il bersaglio principale di quell’ondata di sentimento avverso alla politica, di quella diffusa protesta contro l’establishment che percorre gran parte dell’Europa. Non è difficile capire perché. In realtà, è persino naturale che sia proprio la sinistra a essere sul banco degli imputati, nel momento in cui la globalizzazione selvaggia provocata dal capitalismo finanziario e la sua successiva crisi hanno innanzitutto colpito protezioni e diritti sociali, aggravando diseguaglianze e povertà. In questo contesto, la sinistra appare una forza che, ben più dei partiti conservatori, è venuta meno alle sue ragioni costitutive e alla sua missione storica.

Agenda. Sbandamento a sinistra

Essere o non essere (insieme)? Antropologia di una sinistra divisa e a rischio di estinzione

di Marco Almagisti e Paolo Graziano

In gran parte dei paesi europei, sia dal punto di vista delle linee programmatiche seguite che sotto il profilo della leadership, si possono identificare due sinistre: per quanto riguarda i programmi, è evidente come si sia sviluppata una frattura crescente tra una sinistra sostenitrice dello sviluppo a prescindere dalle modalità con cui esso si articola, e una più attenta a conciliare sviluppo ed equità sociale, anche a costo di produrre un maggior attendismo decisionale. Sotto il profilo della leadership, a causa della crescente personalizzazione della politica, nei partiti socialisti europei si stanno scontrando, o si sono in vario modo scontrate, personalità antiche e nuove. Come superare l’impasse che ne deriva? Come trovare una “sintesi” tra diverse posizioni senza prendere il tempo che tale sintesi può richiedere? Servono luoghi di confronto pacato, costruttivo, trasparente. Servono laboratori di politica in cui esprimere idee e non personalismi. Laboratori di politica in cui costruire politiche adatte a gestire la straordinaria, e per taluni spaventevole, realtà attuale.

Agenda. Sbandamento a sinistra

La SPD, un “junior partner” di tutto rispetto. Per ora

di Giorgia Bulli

Spesso si dimentica che, in Germania, il partito socialdemocratico è al governo dal 2013, come parte di quella Grande coalizione che sostiene il governo di Angela Merkel. Allo stesso modo si dimentica che, proprio in ragione della presenza della SPD al governo, negli ultimi anni sono state realizzate importanti riforme nei settori dello Stato sociale, del mercato del lavoro e dell’istruzione. Sembrerebbe una condizione ideale per il partito socialdemocratico tedesco; ma la realtà è più complessa. La sua annosa partecipazione come partner minore a governi a guida cristiano-democratica non solo non fa risaltare l’azione politica che la SPD sta conducendo, ma contribuisce a liberare spazio alla sinistra del partito socialdemocratico. Di tale spazio sembra temporaneamente trarre profitto la Linke che, insieme al partito populista della AfD a destra della CDU-CSU, rappresenta l’insoddisfazione di una parte rilevante dell’elettorato nei confronti della Grande coalizione.

Agenda. Sbandamento a sinistra

Il grand malaise della sinistra francese

di Aldo Cazzullo

La Gauche francese vive un momento di grande difficoltà, di cui la rinuncia di Hollande a ricandidarsi per la presidenza è solo il più eclatante e recente segnale. Il rischio concreto è che non riesca ad arrivare al ballottaggio e che i suoi elettori siano costretti a scegliere, per l’elezione del prossimo presidente, tra la destra popolare di François Fillon, la destra populista di Marine Le Pen e l’astensione. Quella del Partito Socialista Francese è una crisi grave, che va inquadrata nel contesto più ampio della crisi della sinistra mondiale, considerata a torto o a ragione da una parte crescente dell’elettorato corresponsabile dell’impoverimento provocato in Occidente dalla globalizzazione. E in quello del “grand malaise” di un paese che non riconosce più se stesso e la propria identità. Che sente di non contare più nulla e di non essere più nulla.

Agenda. Sbandamento a sinistra

Le sfide di Syriza e le grandi difficoltà dei socialisti greci

di Teodoro Andreadis Synghellakis

La situazione politica in cui la Grecia è venuta a trovarsi a seguito della crisi economica profonda che ha colpito tutto il paese a cominciare dal 2009 appare quanto mai confusa. La lotta politica, se si escludono talune vivaci iniziative di rilancio a opera di leader come Fofi Jennimatà, che guida il raggruppamento socialista del PASOK, sembra sempre più incerta. Non solo formazioni storiche quali appunto il PASOK – e altre ancora anche nell’area opposta – appaiono in affanno, ma anche gli altri schieramenti, soprattutto quelli di nuovo conio come SYRIZA, costituitosi nell’interregno tra la crisi e l’irruzione della Troika sullo scenario, non se la passano meglio.

Agenda. Sbandamento a sinistra

Crisi del PSOE, crisi della Spagna

di Ettore Siniscalchi

La situazione politica spagnola è sicuramente emblematica dello stato di crisi strutturale e identitaria in cui la politica, assieme alle forze che se ne sono fatte tradizionalmente interpreti, si è inviluppata inesorabilmente. Soprattutto il PSOE rischia di pagare un prezzo elevato incalzato com’è dalla pressione di formazioni di ispirazione populista come Podemos. La crisi economica, che la ripresa del PIL degli ultimi due anni non sembra aver fatto superare, continua a rendere sempre più incerta la condizione dei ceti medi; lo stesso si può dire dei giovani, le cui prospettive non appaiono affatto promettenti. E delle loro esigenze, delle loro speranze, delle loro aspettative né il PSOE né altre formazioni tradizionali sono in grado di farsi interpreti.

Agenda. Sbandamento a sinistra

La rinuncia a riformare il capitalismo: alla radice della crisi della sinistra scandinava

di Paolo Borioni

Anche nei paesi nordici le socialdemocrazie sono in difficoltà, pressate non tanto dalle forze liberal-conservatrici, anch’esse in crisi, quanto dalla crescita del consenso per i partiti della nuova destra. Ciò può essere imputato alla loro rinuncia a perseguire parte del proprio compito storico: riformare il capitalismo riducendone le irrazionalità, costringere le imprese alla competitività affermando diritti e salari forti, perseguire la mobilità del lavoro ma verso l’alto e ottenere così, alla fine, maggiori livelli di eguaglianza. Restituire centralità alla questione sociale e al tema della riforma dell’economia consentirebbe, perciò, di recuperare alle forze socialdemocratiche una parte considerevole del loro tradizionale consenso.

Agenda. Sbandamento a sinistra

La crisi del Labour

di David S. Bell

Il Partito Laburista inglese condivide con gli altri partiti socialisti del continente europeo una crisi che ha in realtà origini comuni: l’abbandono del pensiero tradizionale della sinistra a favore della promozione del libero mercato, dell’individualismo, delle privatizzazioni e della deregolamentazione in ambito economico. Questo allontanamento dalle origini ha fatto perdere al Labour una parte importante del sostegno delle classi lavoratrici, soprattutto dopo che la crisi finanziaria internazionale del 2008 ha reso manifesta la fragilità del modello di sviluppo economico proposto. La difficoltà a individuare e proporre una ricetta alternativa credibile e una leadership affidabile fa sì che oggi, pur di fronte a un governo conservatore estremamente debole, il Partito Laburista abbia poche possibilità di tornare presto al governo del paese.

Focus. Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

Il pregiudizio della diversità

di Franco Cardini

Dall’attacco alle Twin Towers in poi viviamo immersi in un clima di allarmismo, artificialmente coltivato e che si alimenta di un “pregiudizio della diversità” in virtù del quale ogni musulmano incarna un nemico potenziale e ogni “sala di preghiera” inaugurata in un qualche garage dismesso diventa un attentato alla cultura e alla identità occidentali. Se un pericolo terroristico esiste, esso si collega al tema dei migranti non nella realtà, ma in insistenti e diffuse dicerie suffragate da prove impalpabili. Ma la diffidenza per il “diverso”, specie quando lo si avverte come potenzialmente minaccioso per il proprio risicato e traballante benessere, è difficile da combattere, anche perché non è razionale. Per contrastarla esiste solo un antidoto: la conoscenza reciproca.

Focus. Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

Jihadismo: cosa dice il Corano?

di Paolo Branca

Sostenere che l’Islam e i musulmani siano “per loro stessa natura” fanatici e aggressivi è un giudizio sbrigativo, molto discutibile e dagli effetti devastanti. Non vi è alcuna evidenza della esistenza di un nesso necessario di causalità tra il contenuto di talune sure del Corano, che esorterebbero i militanti a impegnarsi a difesa della fede, e il presunto incitamento al jihad. Se fosse istituibile un legame così automatico e vincolante tra fede monoteista e violenza, allora questo schema andrebbe ricondotto anche alla tradizione giudaico-cristiana che nell’Antico Testamento propone una molteplicità di versetti evocanti violenza e urgenza di purificazione degli infedeli. Non è così, soprattutto se si è capaci di ricostruire che cosa vogliono esattamente dire le sure invocate da lettori troppo affrettati del Corano, anche in relazione al vero ruolo che l’Islam ha avuto e ancora ha nella storia e nel nostro tempo.

Focus. Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

Sull’uso del Corano da parte dei pensatori radicali

di Massimo Campanini

La questione del jihad, così come essa si pone nell’epoca attuale, può essere ricondotta a tre distinte ermeneutiche che nel Novecento hanno impegnato alcuni pensatori radicali, Qutb, ‘Azzam e Mutahhari, i quali si sono misurati con diverse e in qualche caso intensamente dialettiche interpretazioni di uno dei versetti – particolarmente significativo – del Corano. Queste interpretazioni fanno emergere la valenza rivoluzionaria dell’Islam oscurata dai messaggi distorti del jihadismo terrorista.

Focus. Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

L’identità dell’Islam europeo oltre gli stereotipi

di Yahya Pallavicini

Da anni l’Islam è oggetto di opposte visioni stereotipate: da un lato coloro che lo ritengono incompatibile con l’Occidente e i suoi valori; dall’altro quanti lo considerano come parte integrante di un demagogico multiculturalismo. Si rinuncia così a cogliere in esso la presenza di relazioni complesse tra credenti, popoli e sistemi politici, a valutare e apprezzare i musulmani come studenti, professionisti, padri e madri, cittadini di cultura europea che credono in Dio, persone semplici, proprio come i fratelli e le sorelle della comunità cristiana ed ebraica.

Focus. Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

Fenomenologie dello spazio pubblico. Genere e Islam

di Anna Loretoni

Il “popolo” è un’entità dinamica, frutto di una continua interazione di demos ed ethnoi. Innalzare un muro verso i nuovi ethnoi significa impedire agli individui di mettere in pratica un esercizio riflessivo capace di stabilire ponti tra la propria originaria appartenenza e i principi, i valori e le regole della nuova. La presenza dell’Islam in Europa, l’apparire sulla scena pubblica dei musulmani, l’emergere di pratiche e simboli religiosi nelle diverse sfere della vita sociale costringono la dimensione pubblica europea a rivedere il piano condiviso della secolarizzazione e a cercare un nuovo punto d’incontro con l’altro. Stigmatizzare i comportamenti delle giovani donne musulmane che rivendicano il diritto a mostrare i loro simboli di appartenenza religiosa mostra le aporie di una cultura occidentale che da una parte enfatizza la dimensione universale dei diritti e dei valori, e dall’altra erige muri per definire dall’interno la stessa comunità politica.

Focus. Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

Islamisti o nichilisti? Il dibattito francese sullo Jihadismo

di Renzo Guolo

Una discussione, molto accesa, sulle cause che hanno prodotto lo jihadismo europeo coinvolge in Francia i più noti studiosi dell’Islam contemporaneo. Le principali tesi in campo sono quella dell’“islamizzazione della radicalità”, sostenuta da Olivier Roy, della “radicalizzazione dell’Islam”, proposta da Gilles Kepel, della “reazione terzomondista”, di cui è portavoce François Burgat.

Focus. Islam radicale, il limite a un dialogo possibile

Per un efficace contrasto alla radicalizzazione jihadista

di Andrea Manciulli

La sfida a Daesh e al minaccioso terrorismo di matrice jihadista va condotta senza indugio e senza risparmiarsi, non solo rafforzando le tradizionali misure di contrasto e repressione ma anche dotando l’Italia di una normativa all’avanguardia, capace di intervenire preventivamente sul fenomeno. Daesh è qualcosa di inedito nel quadro delle organizzazioni terroristiche del passato. Esso punta a fare proseliti attraverso forme di radicalizzazione che potranno essere arginate con decise risposte culturali, in assenza delle quali, la rabbia sociale e la crisi economica rischiano di sostenere e alimentare la diffusione del fondamentalismo jihadista e accrescere il numero dei suoi promotori.

Dizionario Civile

Trumpismo

di Fortunato Musella

Il conio del termine è troppo recente per consacrare il concetto agli onori dei dizionari di scienza politica. Non riferendosi a un corpo dottrinario preciso e a un set di definite politiche pubbliche, l’espressione non ha nulla a che fare con quegli -ismi che hanno fornito alla politica gambe su cui muoversi.
Rispetto al tempo delle grandi narrazioni novecentesche, registriamo una distanza abissale. Eppure la parola “trumpismo” è stata sempre più spesso utilizzata da analisti e osservatori a partire dall’affermazione elettorale di Donald Trump, la cui salita alla Casa Bianca è sembrata imprimere un considerevole salto di scala a molti processi della politica contemporanea. Si è, infatti, passati dal notare una normale patologia delle democrazie al constatare una normalità patologica: i partiti che si collocano ideologicamente al di fuori dei canoni classici della democrazia liberale, e che la osteggiano apertamente, ne diventano attori cruciali.