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I nove di Little Rock e la questione razziale negli Stati Uniti

Volgendo lo sguardo indietro si può vedere quanto il percorso di integrazione razziale negli Stati Uniti sia stato lungo, contorto e faticoso. Di questo percorso – che a giudicare dalle reazioni all’elezione di Obama e da alcune delle spinte che hanno portato Trump alla presidenza è lontano dal compiersi – è una tappa importante l’episodio che nel 1957 ha riguardato la battaglia di nove studenti afroamericani di Little Rock per vedere riconosciuto il loro diritto all’istruzione su un piano di parità con i coetanei bianchi. Cosa ha rappresentato questa vicenda per la storia delle forze progressiste americane e non solo?

Una politica europea a sostegno della cultura romaní

La popolazione romaní, costituita da diversi gruppi che si autodeterminano come rom, sinti, kalé, manouches e romanichals, rappresenta, con oltre undici milioni di persone, la più grande minoranza etnica europea. Presenti in ogni Stato dell’Unione europea, sono conosciuti con l’eteronimo peggiorativo di zingari e parlano la lingua romaní. In Italia il 60% dei 170.000 rom e sinti è di antico insediamento (XV secolo), sedentarizzato e ha cittadinanza italiana. Lo sguardo strabico imposto sulla loro esistenza deforma la realtà, mistifica la loro cultura e deprezza la loro dignità. Il contributo che queste comunità potrebbero recare alla società europea è trascurato anche a causa di pregiudizi: i rom rubano i bambini! Salvo scoprire che la magistratura non ha mai condannato nessuno.

Come nel film “Tutta la vita davanti”

Capita ogni tanto di sentirsi come se si vivesse in un film. Il mio sarebbe la pellicola di Virzì del 2008 “Tutta la vita davanti”. Il film comincia con la discussione della tesi in Filosofia, conclusasi con bacio accademico, della protagonista. Il mio, o almeno le scene che vi propongo qui, con l’iscrizione allo stesso corso di laurea. Ho sempre creduto che, specialmente in un momento di crisi dei valori che investe tutta la civiltà occidentale, fosse necessario più che mai il ripensamento dell’orizzonte di senso entro il quale riflette e agisce la nostra società e delle nuove ideologie, sorte con il crollo di quelle del Ventesimo secolo e con la globalizzazione.

Per una gestione condivisa dei flussi migratori

L’ennesima tragedia nel Canale di Sicilia ha messo in evidenza ancora una volta i limiti e gli egoismi dei paesi membri nella suddivisione degli oneri relativi alla gestione dei flussi di richiedenti asilo e migranti. Occorre una visione olistica del fenomeno che superi il concetto di emergenza. Le speranze sono ora riposte nell’Agenda sull’immigrazione che la Commissione europea presenterà il 13 maggio.

Controllo delle frontiere esterne e salvataggi in mare: come favorire la cooperazione europea

Alla fine di agosto il commissario europeo agli affari interni Malmström ha annunciato il maggiore coinvolgimento dell’UE nella lotta alla tratta degli esseri umani e all’immigrazione irregolare. Si tratta da parte dell’Europa di un passo ancora insufficiente di fronte alla sfida umanitaria che ci troviamo ad affrontare nel Mar Mediterraneo e alla gestione dei rifugiati.

Idee per la crescita, cancellare la Bossi-Fini e Afghanistan nel n. 1/2014

Nonostante gli auspici e le previsioni ottimistiche, la ripresa tarda ad arrivare. Nel frattempo, oltre tutto, non ci si attrezza per far sì che quando arriverà essa possa trasformarsi in crescita robusta. Per questo, proponiamo qui alcune “Idee progressiste per la crescita”.

La politica di immigrazione e asilo dell'Unione europea: i ritardi, le esitazioni e le svolte necessarie

Il drammatico naufragio al largo di Lampedusa del 3 ottobre scorso ha riportato all’attenzione pubblica il problema dell’immigrazione. Nonostante i notevoli passi in avanti compiuti al riguardo dall’Unione europea, manca ancora una reale politica comune, soprattutto a causa delle reticenze dei governi nazionali. Le pur utili iniziative sul fronte operativo – ad esempio l’agenzia Frontex o la task force per il Mediterraneo – non sono però da sole sufficienti. Bisogna infatti che l’Europa diventi attore collettivo nelle politiche di ingresso e mobilità, che avvii al contempo una più efficace lotta alla povertà ed estenda l’accesso alla cittadinanza, almeno per i cosiddetti nuovi europei.

La lotta della UE alla tratta dei migranti

Sebbene la problematica del traffico di esseri umani e della sua organizzazione e gestione da parte di gruppi di criminalità organizzata sia già stata cristallizzata sul piano della cooperazione internazionale multilaterale da più di un decennio, solo negli ultimi anni l’Europa si è dotata degli strumenti normativi necessari ad affrontare un fenomeno che ha assunto, via via, dimensioni enormi e un carattere pressoché strutturale. Sul piano concreto, però, in cosa si è tradotto l’enorme potenziale normativo sovranazionale messo in campo?

All'origine delle migrazioni: fattori di espulsione e rotte migratorie

I flussi migratori sono un fenomeno di portata planetaria e costituiscono l’altra faccia della globalizzazione, della quale svelano contraddizioni e ingiustizie. Il massiccio flusso di persone, in costante crescita negli ultimi anni, non risparmia nessun continente e anzi sarebbe sbagliato pensare che il ricco Occidente ne rappresenti l’unica meta, dal momento che l’Africa è attraversata da travolgenti ondate migratorie interne. L’aspetto che però viene generalmente trascurato dalla politica e dall’opinione pubblica, anche italiane, è il contesto nel quale avviene il fenomeno, di cui vanno considerati, per una sua valutazione complessiva, non solo il punto di arrivo, ma anche i fattori di espulsione – povertà, guerra e instabilità politica, cambiamenti climatici e dissesti idrogeologici – e le rotte seguite, che costituiscono le tappe di un intenso e vergognoso traffico umano.

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