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Italianieuropei 2/2017
Italianieuropei 2/2017

Agenda

Stato imprenditore, stratega del rilancio

Focus

Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

In questo numero

Dopo anni in cui è stata esplicitamente e con convinzione esclusa la possibilità di un benefico apporto pubblico alla crescita economica, si torna ora a riflettere sul ruolo dello Stato e delle sue leve strategiche di intervento per lo sviluppo e il riposizionamento del sistema produttivo nazionale.

il Sommario

l' Editoriale

Reichlin, spirito inclusivo e intento ricostruttivo per una nuova sinistra

In ricordo di Alfredo Reichlin, tra i fondatori di Italianieuropei, da sempre membro dei suoi organi dirigenti e punto di riferimento politico e intellettuale per la Fondazione, pubblichiamo il breve intervento di Massimo D’Alema pronunciato, a poche ore dalla scomparsa, presso il Tempio di Adriano, in occasione della manifestazione promossa dal Gruppo alla Camera dei deputati di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista per il settantesimo anniversario dell’approvazione in Assemblea costituente del primo articolo della Costituzione italiana.

gli Articoli

Agenda. Stato imprenditore, stratega del rilancio

L’idea di impresa pubblica nel mutare del clima culturale

di Salvatore Biasco

L’affermarsi di una visione contrattualistica e privatistica del funzionamento e degli obiettivi delle imprese ha finito per abbracciare anche la visione dell’impresa pubblica, facendo sì, per quanto la riguarda, che il concetto di efficienza sociale lasciasse il passo a quello di efficienza privata. In questo modo, la funzione dell’impresa pubblica ha finito per essere spogliata di ogni ruolo sociale e i suoi obiettivi omologati a quelli diventati totalizzanti per l’impresa privata: la creazione di valore per gli azionisti. Ciò è avvenuto sull’assunto che la conduzione pubblica sia meno efficiente di quella privata; assunto che mantiene ampio credito nonostante l’evidenza empirica non lo comprovi. Invece, in una visione strategica di sviluppo del paese che le ricomprenda, le imprese pubbliche possono tornare a essere uno strumento importante di politica economica, come è evidente (in negativo) in alcuni recenti casi concreti.

Agenda. Stato imprenditore, stratega del rilancio

Un’agenda per lo Stato imprenditore di conoscenza

di Massimo Florio

Nel campo della produzione di conoscenza gli Stati possono fare qualcosa che le imprese, invece, non possono fare: investire a lunghissimo termine scegliendo di rendere la conoscenza gratuitamente accessibile senza confini geografici o barriere legali, inventare nuove tecnologie di punta, gestire una organizzazione complessa con un management internazionale selezionato esclusivamente su criteri di merito e incentivato da motivazioni intrinseche e non da premi finanziari. Il miglior investimento oggi per uno Stato guidato da una politica lungimirante è quello di dotarsi di imprese pubbliche di nuovo tipo per produrre conoscenza e renderla liberamente accessibile al fine di intervenire in maniera risolutiva in almeno cinque ambiti: transizione energetica, mobilità sostenibile, comunicazione digitale, salute e grandi rischi naturali.

Agenda. Stato imprenditore, stratega del rilancio

Per una nuova politica di investimenti

di Gianfranco Viesti

Durante gli anni della crisi l’Italia ha visto progressivamente ridursi il flusso degli investimenti, sia pubblici che privati, nel suo sistema economico, con il conseguente rischio di compromettere i livelli di produttività della sua economia e il benessere dei suoi cittadini. Diventa perciò opportuno interrogarsi sul ruolo che le politiche pubbliche possono svolgere in questo quadro, e in particolare in quattro specifici ambiti, nei quali sarebbe importante mettere in atto in tempi rapidi interventi per il rilancio degli investimenti per le imprese, dell’operatore pubblico, nell’istruzione superiore e nel Mezzogiorno.

Agenda. Stato imprenditore, stratega del rilancio

Cassa depositi e prestiti, il nuovo Centauro

di Massimo Mucchetti

Negli ultimi anni l’Italia industriale si è trovata a scontrarsi con alcuni dei suoi limiti più grandi: la debolezza del capitalismo nazionale, incapace di difendere e di far progredire i pochi grandi gruppi privati rimasti in mano ad azionisti italiani; la mancanza di un sistema di grandi imprese private e pubbliche capaci di intervenire nel segno dell’interesse nazionale e nel rispetto dei bilanci; un sistema finanziario concentrato ma debole, che non ha saputo promuovere la crescita e il consolidamento dei gruppi maggiori. L’unico in grado, almeno sulla carta, di mettere in campo una certa capacità di investimento azionario è lo Stato. Stato che però non potrà reimparare il mestiere dell’azionista se non individua un soggetto con la personalità giuridica adatta a esercitare quel mestiere. Un tale soggetto potrebbe essere individuato nella Cassa depositi e prestiti; una nuova Cassa che si potrebbe paragonare a un Centauro: pubblico nelle finalità, privato nel rigore gestionale, pubblico e privato nelle fonti di finanziamento, un po’ banca e un po’ holding.

Agenda. Stato imprenditore, stratega del rilancio

Le nuove frontiere dell’industria italiana

di Guglielmo Epifani

La digitalizzazione e l’automazione non interessano solamente la manifattura e i servizi, ma investono direttamente la sfera di tutte le professioni intellettuali. Anche per questo motivo la svolta digitale deve diventare un’opportunità. La questione di fondo non è ritardare l’avanzamento delle nuove tecnologie, ma redistribuirne i benefici. Sarà proprio una politica attenta al sociale, alla cooperazione, a modelli inclusivi a superare diseguaglianze e discriminazioni.

Agenda. Stato imprenditore, stratega del rilancio

Ritorna lo Stato, ma per fare cosa? Investire in welfare e salute per una crescita inclusiva

di Andrea Ciarini

Dopo anni in cui è stata esplicitamente e con convinzione esclusa la possibilità di un benefico apporto pubblico alla crescita economica, si torna ora a riflettere sul ruolo dello Stato e delle sue leve strategiche di intervento per lo sviluppo e il riposizionamento del sistema produttivo nazionale. In questo quadro generale, però, ci si concentra prevalentemente sul ruolo che lo Stato può avere nel rilancio dell’industria e nella creazione di infrastrutture materiali, dimenticando quanto strategica potrebbe essere – e con un impatto sull’occupazione decisamente rilevante – l’azione pubblica nel comparto dei servizi sanitari e di welfare, che non ha subito alcuna flessione durante la crisi e che anzi si prevede crescerà sempre più in futuro in ragione delle dinamiche demografiche del paese.

Agenda. Stato imprenditore, stratega del rilancio

Insieme e oltre al Piano Juncker: un programma europeo per le infrastrutture sociali

di Edoardo Reviglio

L’insieme delle politiche messe in campo recentemente dalla Commissione europea, e in particolare il Piano Juncker, presentano alcuni importanti elementi di novità, purtroppo spesso ampiamente sottovalutati. Questi nuovi principi e strumenti potrebbero fungere da catalizzatori per le trasformazioni dell’Europa del prossimo futuro, da un lato per promuovere un mercato unico più forte e ridurre il gap di competitività dell’economia europea a livello globale; dall’altro per accrescere la convergenza tra gli Stati membri e dare vita a una Infrastructure Union che operi sia sul fronte delle infrastrutture intese in senso tradizionale sia per la creazione di nuove “infrastrutture sociali”.

Focus. Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

Per il rilancio di una piena e buona occupazione

di Laura Pennacchi

L’ipotesi di reddito di cittadinanza pone rilevantissimi problemi culturali e morali e sollecita altrettanto forti precisazioni a proposito della pretesa di dar vita a un “lavoro di cittadinanza” e a un rinnovato New Deal. Piuttosto che ambire a costruire un welfare per la non piena occupazione, la priorità assoluta va data alla creazione di lavoro, demolendo l’ostracismo che è caduto sull’obiettivo della piena e buona occupazione, nella acuta consapevolezza che la sua intrusività rispetto al funzionamento spontaneo del capitalismo è massima proprio quando il sistema economico non crea naturalmente occupazione e si predispone alla jobless society.

Focus. Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

Misure di contrasto alla povertà: un glossario per orientarsi

di Elena Granaglia

Indispensabile e preliminare a qualsiasi scelta tra le misure di contrasto alla povertà è conoscere significato e giustificazioni delle diverse opzioni disponibili. Una volta comprese le differenze tra termini come reddito minimo garantito, reddito minimo d’inserimento/reddito d’inclusione, reddito di cittadinanza, reddito di partecipazione e salario minimo è possibile immaginare sistemi che prevedano anche contaminazioni fra le varie forme. In questa prospettiva, ad esempio, appaiono di particolare interesse sia la proposta di coniugare aspetti del reddito minimo e aspetti del reddito di cittadinanza sia la prospettiva di coniugare minimi salariali e altri redditi minimi.

Focus. Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

Reddito di inclusione: come e per chi

di Massimo Baldini

Anni di lavoro e sperimentazione per la messa a punto di una misura efficace di contrasto alla povertà hanno portato, all’inizio dello scorso marzo, alla nascita del reddito di inclusione, uno strumento certo ancora perfettibile, che offre una copertura non universale e che al momento può contare su risorse purtroppo insufficienti, ma grazie al quale, pur non avendo garanzia di uscire dalla povertà, molte famiglie potranno vedere ridursi significativamente la soglia delle loro deprivazioni. Quali sono le caratteristiche di questa misura, i suoi criteri di applicazione e di selezione dei beneficiari?

Focus. Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

Il tema della condizionalità: principi e ipotesi in campo

di Stefano Toso

Frutto, di volta in volta, di un diverso mix di universalismo, selettività e categorialità, il principio di condizionalità presenta pregi e difetti. I pregi principali consistono nel minor costo che esso comporta e nella maggiore efficienza nell’azione di contrasto della povertà. Non mancano però i difetti, dai problemi di corretta identificazione degli aventi diritto all’efficacia dei sistemi di controllo e di monitoraggio della platea dei beneficiari; dai possibili effetti di stigma sociale all’incentivo ad assumere comportamenti opportunistici in materia di offerta di lavoro. È per contenere i difetti che la condizionalità è stata rivisitata negli ultimi venti anni secondo il principio dell’universalismo selettivo, ossia una scelta equilibrata tra universalismo dei diritti quanto a individuazione della platea potenziale dei beneficiari e selettività in base alla condizione economica quanto a livelli di erogazione delle prestazioni e grado di compartecipazione alla spesa.

Focus. Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

Rendite e diseguaglianza nel capitalismo contemporaneo

di Maurizio Franzini

Vi sono alcuni redditi e ricchezze che crescono, anche in maniera considerevole, senza che venga fatto alcuno sforzo aggiuntivo perché questo aumento si verifichi. Si tratta perciò di rendite che, contrariamente a ciò che comunemente si crede, possono nascondersi anche nei redditi da lavoro o da capitale e scaturire da condizioni di contesto o infondate convinzioni più che da meriti individuali. Sebbene queste forme di rendita non siano la causa unica del crescere delle diseguaglianze, ne sono uno dei motori principali nella realtà contemporanea. Per questo motivo, pur con tutte le difficoltà del caso, la creazione di nuove rendite andrebbe prevenuta e contrastata.

Focus. Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

Lotta alla povertà: indicazioni dalla sperimentazione di uno schema di reddito minimo

di Alessandro Martelli

Tra le azioni messe in atto per contrastare la povertà, in Europa si sono diffusamente affermate quelle che prevedono schemi di reddito minimo, intorno alle quali si è di recente intensificato il dibattito anche in Italia. Negli anni scorsi non sono mancate in Italia sperimentazioni alla luce delle quali si può dire che una pratica più estesa e organizzata della via peculiare che esprime il welfare locale, cioè quella legata a servizi, dispositivi e professionalità non di natura monetaria, andrebbe ricercata e opportunamente supportata, entro la combinazione di forme di erogazione economica e progetti di inclusione sociale.

Focus. Emergenza povertà, azioni di sostegno al reddito

L’esperimento finlandese sul reddito di base: progresso o regresso di un modello nordico

di Paolo Borioni

La principale caratteristica dell’esperimento finlandese sul reddito di base sta nella possibilità di cumularlo con altri redditi da lavoro. Alla base vi è l’assunto che esso possa fungere da incentivo ad accettare lavori che altrimenti non verrebbero accettati o a intraprendere attività che altrimenti non verrebbero intraprese, come se vi fossero nel paese opportunità occupazionali non colte a causa di un welfare per la disoccupazione che disincentiva il lavoro. La realtà, invece, è che la Finlandia è alle prese con problematiche di competitività strutturale che questo tipo di interventi non è in grado di risolvere. Al contrario, quello che si configurerebbe come un sussidio pubblico a lavori scarsamente remunerativi porterebbe al consolidarsi di pratiche di competizione attraverso la riduzione dei costi salariali medi che mortificherebbero ancor di più la domanda interna e segnerebbero un ulteriore arretramento rispetto al modello nordico incentrato sulla parità tra capitale e lavoro.

Dizionario civile

Sovranismo

di Michele Prospero

Per sovranismo si intende una istanza affiorata con i nuovi movimenti euroscettici di protesta che puntano a recuperare margini di determinazione politica nazionale entro uno spazio economico sconfinato che ha fortemente ridimensionato gli attributi e le simbologie classiche del pubblico potere. Sul piano politico la richiesta di una riappropriazione dello scettro, secondo una riproposizione della legittimazione ascendente del potere che è considerato legittimo solo se promana dal basso, fa parte dell’agenda di soggetti politici, in senso lato populisti, che imputano all’alto, al tradimento dell’élite o a “un colpo di Stato sovranazionale” (Étienne Balibar), la perdita di autonomia decisionale dinanzi a processi finanziari, economici, migratori capaci di sgretolare i pilastri della convivenza civile. Non sono soltanto processi oggettivi dell’economia a restringere le prerogative delle autorità ma a espropriare le competenze del sovrano contribuiscono anche decisioni strategiche che impiantano i pilastri del liberismo come affrancato dalla copertura politica.