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Voucher e lavoro accessorio in Italia. Perché è necessario uno schema di reddito minimo

Di Andrea Ciarini Giovedì 23 Marzo 2017 10:53 Stampa

Introdotto per la prima volta nel 2003 allo scopo di favorire l’emersione di sacche di lavoro nero, il lavoro accessorio ha conosciuto un vero e proprio boom in questi ultimi anni, venendo applicato non solo agli impieghi saltuari in agricoltura, come in origine, o ai servizi alla persona, come avviene in Francia, ma anche al commercio, al settore del turismo e dei servizi. La particolare declinazione che esso ha avuto in Italia fa sì che il lavoro accessorio (e lo strumento attraverso cui esso concretamente si realizza, il voucher) presenti alcuni importanti elementi di criticità in merito alla qualità del lavoro creato, più esposto rispetto ad altri settori al problema dei bassi salari. È questa la ragione per cui il dibattito sulla riorganizzazione del sistema dei voucher nel nostro paese non può essere separato da una riflessione più ampia e, per molti versi ormai imprescindibile, sul reddito minimo garantito.


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