Paolo Guerrieri

Paolo Guerrieri

economista, è senatore del Partito Democratico.

La governance dell’area euro: un passaggio cruciale per l’Europa a diverse velocità

Dopo la grande paura dell’affermazione dei movimenti populisti e antieuropei, viviamo una fase di attesa per quella che potrebbe essere una controffensiva europeista. Sembrano esserci, adesso, le condizioni per aprire un ciclo di rilancio del processo di integrazione. Ma cosa significa oggi rafforzare l’Unione europea e, soprattutto, come farlo? Una prima intesa sembra essere stata raggiunta almeno tra Francia, Germania e Italia circa il modo di procedere, ossia attraverso l’ipotesi di un’Europa a velocità differenziate. Una formula che, però, se può risultare valida nel campo della difesa o per le politiche di immigrazione, è impraticabile per quanto riguarda il fronte della governance dell’euro. Qualunque rilancio dell’area dell’euro potrà avvenire solo garantendone la coesione interna e intervenendo con decisione per aumentare la resilienza dell’eurozona e sostenere la crescita, superando le divergenti performance tra i paesi dell’area dell’euro e realizzando una crescita inclusiva che vada a vantaggio di molti e non, come avvenuto finora, di pochi privilegiati.

Il salvataggio della Grecia e le incerte prospettive del progetto europeo

Dopo estenuanti trattative, il terzo piano di salvataggio della Grecia è stato approvato, evitando in extremis l’ipotesi Grexit. Eppure, così com’è, il piano non è sufficiente per risolvere il problema della solvibilità del debito greco, che inevitabilmente tornerà a presentarsi, mettendo ancora a nudo le fragilità della costruzione europea.

Servono risposte nuove, in primo luogo sull'economia

L’avanzata dei movimenti e dei partiti dell’euroscetticismo dovrebbe suonare come un campanello dall’allarme per l’Unione europea, come uno sprone a cercare risposte nuove alla crisi economica e dell’euro che marchino una profonda discontinuità con le politiche di austerità adottate finora e puntino invece al rilancio della crescita e della occupazione.

Diseguaglianze e impoverimento del ceto medio

È ben noto come la diseguaglianza, in termini di redditi e ricchezza pos­seduta, sia regolarmente aumentata negli ultimi decenni in pressoché tutti i paesi più sviluppati e con essa il declino del ceto medio. In Italia il processo è stato altrettanto profondo, con una crescita delle distanze e una brusca frenata, in pochi anni, dell’ascensore sociale.

Non c'è occupazione senza crescita

Le decisioni e gli impegni di spesa assunti nell’ambito del Consiglio europeo dello scorso giugno per il rilancio dell’occupazione giovanile, per quanto siano da accogliere positivamente, rischiano di rivelarsi inefficaci se non accompagnati da adeguate politiche volte a rilanciare la crescita economica del continente. La crisi europea, infatti, non solo non sembra avviarsi a conclusione, ma, alimentata dalle politiche di austerità perseguite dai governi dei paesi membri, rischia di aggravarsi sempre più. Non c’è dubbio, pertanto, che se l’Europa vuole davvero combattere quell’emergenza assoluta che è divenuta la disoccupazione giovanile è necessario un cambiamento profondo della politica economica fin qui seguita.

Due scenari per l'area euro

Nella seconda metà del 2012 si sono verificati alcuni eventi estremamente positivi per le sorti dell’euro e sono state prese, a livello comunitario, decisioni molto importanti per la tenuta della moneta europea. Tuttavia, rimane il rischio che il perdurare della politica di rigore, non controbilanciata da adeguate politiche per il rilancio della crescita in Europa, vanifichi quanto fatto. Il giusto mix di rigore, liquidità e crescita, accompagnato da un processo di reale integrazione economica e politica, costituisce la più efficace via d’uscita dalla crisi.

 

Due scenari per l'area euro

Il verifi carsi nel mese di settembre di alcune condizioni tendenzialmente favorevoli, in particolare il varo dell’OMT da parte della BCE, ha fatto recuperare fi ducia nella tenuta dell’euro. Tuttavia, rimane il rischio che il perdurare della politica di rigore, non controbilanciata da adeguate politiche per il rilancio della crescita a livello europeo, vanifi chi quanto fatto. Il giusto mix di austerità, liquidità e crescita, accompagnato da un processo di reale integrazione economica e politica, costituisce la via d’uscita dalla crisi.

Un nuovo mix di politiche per la crescita globale

Gli scenari aperti dalla crisi economica non lasciano spazio all’ottimismo; il mercato da solo non è in grado di generare una domanda adeguata, in assenza della quale la ristrutturazione dell’offerta non può concretizzarsi. Tuttavia, ridurre le disuguaglianze e rilanciare la crescita è possibile: l’individuazione di “nuovi motori della crescita” e il rilancio della cooperazione internazionale diventano prioritari.

Una via di uscita dal ristagno globale

Per sfuggire all’ipotesi di ristagno globale prefigurata nelle proiezioni delle principali organizzazioni internazionali occorrono nuove strategie di politica economica che sappiano, allo stesso tempo, rilanciare la domanda aggregata e fronteggiare il deficit di offerta. La soluzione potrebbe essere un equilibrato mix di ricette keynesiane e schumpeteriane.

Lo stallo della crisi dell’euro: cercasi strategia

Le crescenti difficoltà che sta incontrando il nuovo piano di aiuti alla Grecia è l’ennesimo preoccupante segnale del clima di montante sfiducia che sta accompagnando l’evoluzione della crisi dell’euro. All’attuale debolezza e frammentazione dell’Europa le forze e i governi di centrodestra hanno dato una grande mano, facendo dell’UE solo un capro espiatorio delle loro difficoltà.

le Pubblicazioni


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Del numero 4/2017 sono
disponibili integralmente
gli articoli di:

Peppino Caldarola
Rosa Fioravante,
Marco Omizzolo,
Maurizio de Giovanni,
Alessandro De Angelis,
Domenico Cerabona,
Mario Del Pero.

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