Un futuro migliore per l'Italia: da dove ripartire. Il Mezzogiorno

Scritto da Italianieuropei Lunedì 18 Ottobre 2010 15:21
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Il Mezzogiorno sta vivendo una crisi economica e sociale profonda. Investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, lotta alla criminalità organizzata, rilancio della politica industriale per l’area, promozione della cultura, dell'agricoltura e del turismo come motori di sviluppo sono solo alcuni degli interventi necessari per la valorizzazione delle potenzialità dell’area, oggi ampiamente sottoutilizzate.

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Alla vigilia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia bisogna, purtroppo, prendere atto che il gap di sviluppo fra Nord e Sud Italia non solo non è stato colmato, ma al contrario, anche a causa della crisi economica, si sta nuovamente allargando. Nel 2009, infatti, secondo le valutazioni Svimez, il PIL del Mezzogiorno si è ridotto del 4,5%, registrando per l’ottavo anno di seguito – cosa che non era mai successa dal dopoguerra ad oggi – una crescita inferiore a quella del Centro-Nord. Se l’Italia nel suo complesso è in una fase di difficoltà, il Sud del paese è in crisi profonda, e i problemi del sistema economico non aiutano certo a migliorare le già difficili condizioni in cui versa gran parte della popolazione dell’area: il 47% delle famiglie meridionali vive con un solo reddito; il 14% di queste sopravvive con meno di 1.000 euro al mese e il 3% con meno di 500 euro. Sono dati impressionanti! Il risultato è che quasi un meridionale su 3 (in valori assoluti parliamo di circa 7 milioni di persone) è a rischio povertà; il 25% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare a fine mese ed è costretto a rinunciare anche a servizi essenziali e beni di prima necessità (alimentari, riscaldamento, spese mediche).

L’urgenza di attuare una politica di sviluppo per il Mezzogiorno non è dettata, però, solo dal dovere di non abbandonare a se stessi quanti sono più in difficoltà, ma anche dal ruolo strategico che la valorizzazione delle potenzialità dell’area, oggi ampiamente sottoutilizzate, può avere per il futuro dell’intero paese.

Per far questo è necessario:

  • invertire la tendenza al ridimensionamento dalla politica industriale per il Sud verificatasi negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda la politica di incentivazione regionale, ormai praticamente ridotta a zero; riqualificare il modello di specializzazione produttiva dell’industria meridionale attraverso il sostegno all’innovazione e alla ricerca e puntando, nel rispetto dell’integrità dei territori, sui settori più all’avanguardia della green economy; potenziare l’accesso al credito delle aziende; favorire la formazione di reti di imprese per aumentarne le dimensioni medie; promuovere l’integrazione delle imprese del Sud Italia nel sistema economico globale;
  • rilanciare e rendere più efficace la politica regionale di sviluppo, sia nazionale che comunitaria, attraverso un programma di investimenti, infrastrutturali e non solo, da attuare unitamente a misure che impediscano la dispersione delle risorse e contrastino gli elementi di inefficienza nelle fasi di ideazione, progettazione e realizzazione degli interventi;
  • realizzare un grande piano di investimenti in infrastrutture dei trasporti che svolga non solo un ruolo strategico di collegamento del Sud Italia con l’Europa e i paesi del Mediterraneo, valorizzandone così il ruolo di cerniera per gli scambi commerciali fra le due aree, ma anche  di mobilitazione delle risorse economiche ed umane del territorio;
  • colmare le carenze istituzionali che ostacolano il processo di sviluppo nel Mezzogiorno, attraverso il miglioramento della qualità dei beni e servizi pubblici essenziali (giustizia, sanità, istruzione, trasporti, servizi locali);
  • promuovere politiche attive per il lavoro che favoriscano l’occupazione, in particolare quella giovanile e femminile, ampiamente penalizzate nelle regioni meridionali. Ciò permetterebbe non solo di ridurre il rischio povertà per molte famiglie meridionali, ma anche di mettere a frutto le risorse, in particolare il capitale umano delle nuove generazioni, presenti sul territorio del Mezzogiorno e che sono oggi costrette ad emigrare in cerca di possibilità di crescita e valorizzazione;
  • potenziare la lotta alla criminalità organizzata. Ogni concreta politica di sviluppo è infatti destinata al fallimento se non accompagnata da un’azione incisiva di contrasto alla sempre più pervasiva e tentacolare infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico, sociale e civile del Mezzogiorno;
  • investire nella cultura e nel turismo come motori di sviluppo del Mezzogiorno. Molte esperienze dimostrano che questa scelta può creare posti di lavoro e consentire al Mezzogiorno di valorizzare le sue risorse principali: le persone e il territorio. Per fare questo è necessario “fare sistema”: la nascita di tavoli di programmazione in cui coinvolgere la politica, l’università, la scuola, l’impresa, le tante iniziative nate quasi spontaneamente da parte di giovani, potrà creare ricchezza e occupazione e, soprattutto, ridare fiducia e speranza alle donne e agli uomini meridionali che vogliono credere in un progetto di rilancio della propria terra;
  • recuperare e valorizzare la vocazione agricola del Mezzogiorno attraverso interventi a tutela delle colture e dei metodi di coltivazione e allevamento tradizionali e dei prodotti di qualità dell’agroindustria locale.

 

 

Documenti:

Intervento del Ministro Per gli Affari Regionali Raffaele Fitto all’inaugurazione della Fiera del Levante - 11 settembre 10

Quadro Strategico Nazionale 2007-2013

Ci stiamo impegnando per il Sud

Il contributo del Pd alla lotta alla 'ndrangheta. 7 proposte concrete per colpire le mafie e promuovere la legalità

Il Mezzogiorno e la crisi economico-finanziaria | Intervento di Anna Maria Tarantola, vicedirettore generale della Banca d’Italia

Interventi:

Il Mezzogiorno tra Europa e Mediterraneo di Gianni Pittella | Dal n. 1/2009 di Italianieuropei

Una questione dei meridionali?
di Gianfranco Viesti | Dal n. 1/2009 di Italianieuropei

Rendere conveniente la legalità nel Mezzogiorno
di Anna Finocchiaro | Dal n. 1/2009 di Italianieuropei

3 Commenti

  • Link del commento francesca V. Lunedì 18 Ottobre 2010 21:35 inviato da francesca V.

    interessante. ottima analisi.

  • Link del commento Cuppone Roberto Domenica 24 Ottobre 2010 12:12 inviato da Cuppone Roberto

    Si commemora il 150° dell'Unità. Di un'Italia che il gap fra Nord e Sud cresce sempre di più. Non come hanno saputo fare i tedeschi, portando la Germania dell'Est con quella dell'Ovest al livello di una economia nazione unica. In Italia invece, il Sud è ancora succube di uno sfruttamento, che dura da 150° anni, da quando quel Generale consegno al Piemontese un Sud economicamente buono, ma che i piemontesi seppero bene colonizzare!
    Cosa fare? Intanto lasciamo almeno i fondi FAC stanziati per il Sud, che siano i Meridionali a spenderli. Non come ha fatto la Lega, con il ministro Zaia, dirotandoli al Nord pagando le multe "quote latte" dei furbi vaccari del Nord. Occore invece una politica di sviluppo seria per il Sud, valorizzando le potenzialità, che pure ci sono, cercando come è avvenuto in Germania, di ridurre le differenze di infrastrutture dei trosporti, debellare la criminalità, investire sul turismo. Insomma fare in modo che l'unificazione avvenga con i fatti, affinchè un giorno si possa commemorare sul serio l'Unità della Nazione.

  • Link del commento Cuppone Roberto Domenica 24 Ottobre 2010 12:13 inviato da Cuppone Roberto

    Si commemora il 150° dell'Unità. Di un'Italia che il gap fra Nord e Sud cresce sempre di più. Non come hanno saputo fare i tedeschi, portando la Germania dell'Est con quella dell'Ovest al livello di una economia nazione unica. In Italia invece, il Sud è ancora succube di uno sfruttamento, che dura da 150° anni, da quando quel Generale consegno al Piemontese un Sud economicamente buono, ma che i piemontesi seppero bene colonizzare!
    Cosa fare? Intanto lasciamo almeno i fondi FAC stanziati per il Sud, che siano i Meridionali a spenderli. Non come ha fatto la Lega, con il ministro Zaia, dirotandoli al Nord pagando le multe "quote latte" dei furbi vaccari del Nord. Occore invece una politica di sviluppo seria per il Sud, valorizzando le potenzialità, che pure ci sono, cercando come è avvenuto in Germania, di ridurre le differenze di infrastrutture dei trosporti, debellare la criminalità, investire sul turismo. Insomma fare in modo che l'unificazione avvenga con i fatti, affinchè un giorno si possa commemorare sul serio l'Unità della Nazione.

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