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Boko Haram, genesi ed evoluzione di un movimento: le relazioni con lo Stato Islamico

Nonostante l’adesione di Boko Haram allo Stato Islamico, dettato anche da ragioni di opportunità mediatica, e il comune uso della violenza incondizionata quale strumento di lotta e di propaganda, esistono profonde differenze fra il regime terroristico africano e quello mediorientale.

Lotta per il potere e ingerenze esterne nell'inferno libico

Tra milizie islamiste e antislamiste, tribù e ingerenze esterne, la lotta per il controllo della Libia coinvolge oggi un intricato puzzle di forze. In questo contesto un intervento da parte occidentale con forze convenzionali non è fattibile nel breve periodo. Ciò tuttavia non esonera l’Occidente dal dovere di sostenere il popolo libico, purché sotto l’egida delle Nazioni Unite.

L’Eliseo può attendere. Il Front National verso il 2017

Nonostante le apparenze, il Front National di Marine Le Pen manca ancora di quel radicamento territoriale e delle risorse che gli saranno necessari per affrontare la lotta per l’Eliseo nel 2017.

Todos somos Americanos

Il riavvicinamento fra L'Avana e Washington, dopo oltre cinquant'anni dall'interruzione dei rapporti diplomatici, avrà certamente un impatto economico sul paese caraibico, anche se nel breve periodo di portata limitata. Importati tuttavia saranno anche gli effetti che esso avrà sugli equilibri politici del continente sudamericano, in cui negli ultimi anni sono emersi nuovi importanti player.

La dittatura dell’assenza di alternative

– Riceviamo e volentieri pubblichiamo –

La rivoluzione in Egitto è definitivamente fallita? Gli uomini di Mubarak sono stati scagionati, le prigioni si riempiono degli attivisti che affollarono piazza Tahrir e al governo c’è un regime che trae la sua legittimazione internazionale anche dalla lotta al terrorismo.

Lo Stato Islamico: fattore rivoluzionario o di riequilibrio regionale?

La guerra allo Stato Islamico si inserisce in un contesto regionale estremamente complesso, in cui l’intrecciarsi di conflittualità – sciiti e sunniti, turchi e curdi, regime di Assad e ribelli siriani – e di reciproche diffidenze rende difficile l’individuazione e definizione di fronti chiari.

Si allungano i tempi per un accordo sul dossier nucleare iraniano

Alla fine di novembre i P5+1 e l’Iran, bloccati in una impasse, hanno deciso di prorogare fino al prossimo marzo i tempi per giungere a un accordo, del quale tanto Washington quanto l’Iran hanno bisogno, gli uni per intervenire sugli equilibri regionali, gli altri per accelerare la revoca delle sanzioni.

Climate change: USA e Cina sorpassano l’Europa

Stati Uniti e Cina hanno sottoscritto, nel corso del summit dell’APEC tenutosi la scorsa settimana a Pechino, un accordo che impegna le due potenze a ridurre le emissioni di gas serra entro il 2025 (il 2030 per la Repubblica Popolare). Se l’intesa costituisce, pur con i suoi limiti, un’opportunità per la lotta al cambiamento climatico, essa sottolinea la perdita di egemonia dell’UE in questo campo cruciale.

Riunificazione tedesca e ideologia italiana

In nessun altro paese dell’Europa occidentale la caduta del muro di Berlino ha avuto ripercussioni radicali sul sistema politico come in
Italia. Ciò non ha causato però, come sostenuto da alcuni, la morte delle ideologie, quanto, piuttosto, l’avvio di un processo di permanente metamorfosi ideologica, in cui a determinati elementi di continuità si è affiancato il venir meno di alcuni grandi riferimenti
che sono stati una costante della storia unitaria italiana e che, nonostante quest’azione di rimozione, seguitano a rappresentare i nodi
critici del futuro del paese.

La Germania, leader suo malgrado

Venticinque anni dopo la caduta del muro di Berlino, evento che aveva creato in molti l’illusione che si fosse all’inizio di un’epoca di
pace perpetua, la crisi di Crimea ha svelato bruscamente l’inganno in cui l’Europa si era cullata, ovvero che nel Vecchio continente dialogo e compromesso avessero preso il posto, una volta per tutte, della politica di potenza. La minaccia della Russia di Putin all’ordine geopolitico post sovietico ha fatto invece riemergere lo spettro di una nuova guerra fredda e ha messo la Germania, indiscusso leader economico dell’Europa, di fronte alla necessità di prendere atto della sua posizione egemone, assumendosi la responsabilità di esercitare con lungimiranza il ruolo di potenza guida. Ma esiste il fondato dubbio che la Germania si riveli un “egemone riluttante”.

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