La recente visita del presidente Obama in America Centrale ha messo in luce il crescente interesse strategico che i paesi della regione rappresentano per l’Amministrazione americana. Più volte nel corso del suo viaggio, il presidente statunitense ha posto l’accento sul desiderio di consolidare le relazioni con gli Stati latinoamericani, fondando tali rapporti non più sulla dipendenza ma su uno status paritario.
Mercoledì 17 aprile si è tenuto presso la Fondazione Italianieuropei un incontro con una delegazione del China Institute of Contemporary International Relations (Institute of European Studies) organizzata nell’ambito del Second T.wai – CICIR Annual Bilateral Dialogue e in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali.
Le elezioni della scorsa domenica in Venezuela hanno apparentemente sancito la vittoria del delfino di Chávez, Nicolás Maduro. Tuttavia, il lieve scarto di voti con lo sfidante Henrique Capriles e le accuse di brogli e irregolarità hanno imposto il riconteggio dei voti. Qualunque sia il risultato finale, le elezioni hanno fotografato un paese profondamente spaccato.
Da sessant’anni i principali attori coinvolti nella penisola coreana partecipano a un preciso gioco delle parti che mira non alla soluzione della lunga crisi ma al suo indefinito prolungamento. Le ultime minacce del giovane leader nordcoreano fanno parte del medesimo copione e potrebbero rappresentare un estremo tentativo per sganciare Pyongyang dal suo fratello maggiore, Pechino.
I lievi, seppure percepibili, cambiamenti che hanno caratterizzato la vita di Pyongyang negli ultimi anni non sono un riflesso di quanto accade nelle relazioni internazionali del regime di Kim Jong-un, che infatti persegue ancora quella strategia di chiusura e di esaltazione dell’orgoglio nazionale che da decenni contraddistingue la politica della Corea del Nord.
Una successione di errori, la carente coordinazione e la conseguente mancanza di una linea condivisa fra i diversi attori di governo coinvolti, tanto in Italia quanto in India, ha prodotto un teatrale susseguirsi di eventi nel caso dei due marò italiani, accusati di avere ucciso due marinai indiani. Il loro ritorno in India, per quanto il risultato di una serie di decisioni discutibili, potrebbe offrire a entrambi i paesi l’opportunità per trovare un soluzione onorevole.
La morte di Chávez apre un periodo di transizione nel corso del quale dovrà essere confermata la successione alla presidenza da parte di Nicolás Maduro, delfino del presidente che per anni è stato al suo fianco. Per gli Stati Uniti si tratta anche di un’occasione per riallacciare i rapporti su importanti temi di interesse comune.
Il recente accordo sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea non solo prevede tagli importanti a capitoli erroneamente ritenuti inutili, quali gli investimenti in ricerca e infrastrutture tecnologiche, dunque nella crescita, ma investe cifre ancora irrisorie proprio a beneficio di quanti sono più colpiti dalla crisi economica: i giovani.
Sebbene il recente voto politico in Israele abbia avuto per risultato un quasi perfetto equilibrio fra le forze che appoggiano il governo Netanyahu e quelle che vi si oppongono, ciò non cancella la sostanziale sconfitta politica di Netanyahu e del suo programma, prevalentemente incentrato sui temi della sicurezza. Il successo di Yair Lapid e del suo partito e l’arresto del declino del partito laburista testimoniano invece del desiderio di Israele di divenire un paese normale, come tutti gli altri alle prese con le dolorose conseguenze della crisi economica e finanziaria.
I decreti recentemente promulgati dal presidente Morsi, per essere poi ritirati sotto la spinta delle rivendicazioni popolari, hanno rivelato la natura fondamentalmente conservatrice del regime dei Fratelli Musulmani e la sua mancata osservanza dei principi della rivoluzione.