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Elezioni in Turchia: poche certezze, molti punti interrogativi

Per la prima volta dal 2002, le elezioni in Turchia non hanno prodotto una maggioranza assoluta per l’AKP. Quattro partiti saranno rappresentati nel nuovo Parlamento. Costruire una coalizione sarà difficili, così come un governo di minoranza. Anche elezioni anticipate costituiscono uno scenario possibile.

In attesa dell’accordo sulla Grecia, la volontà politica è più che mai necessaria

Continua il braccio di ferro tra il governo Tsipras e i creditori della Grecia per giungere a un accordo che possa essere accettabile per il Parlamento ellenico, al fine di evitare nuove elezioni, e che allenti quella morsa di rigore in cui il paese e incastrato ormai da cinque anni.

Il quarto governo Netanyahu, il più a destra possibile

Al limite dei tempi prescritti per la formazione della coalizione di governo, Netanyahu ha presentato una compagine governativa con una maggioranza risicata, di tendenza sempre più estremista e che include più “nemici” da cui guardarsi che amici del premier. Sarà un governo esposto ai ricatti e poco o niente interessato a trovare una soluzione alla questione dei due Stati.

Elezioni parlamentari in Turchia: il quarto decisivo

Alle prossime elezioni in Turchia non sarà importante tanto chi vincerà ma se il quarto partito maggiore sarà in grado di superare la soglia di sbarramento del 10%. Da ciò dipenderà se, dopo tredici anni, verrà formato un governo di coalizione e se la Costituzione finirà assumere un carattere più presidenziale, come desidera il presidente Erdoğan.

Per una gestione condivisa dei flussi migratori

L’ennesima tragedia nel Canale di Sicilia ha messo in evidenza ancora una volta i limiti e gli egoismi dei paesi membri nella suddivisione degli oneri relativi alla gestione dei flussi di richiedenti asilo e migranti. Occorre una visione olistica del fenomeno che superi il concetto di emergenza. Le speranze sono ora riposte nell’Agenda sull’immigrazione che la Commissione europea presenterà il 13 maggio.

Bruxelles rilancia, ad una sola voce, il dialogo con L’Avana

Il 24 marzo scorso l’Alto rappresentate per la politica estera dell’UE si è recata in visita a Cuba. L’obiettivo è cercare di recuperare il tempo perduto e imprimere slancio ai rapporti fra l’isola caraibica e l’Unione europea, dopo il disgelo con gli Stati Uniti.

Boko Haram, genesi ed evoluzione di un movimento: le relazioni con lo Stato Islamico

Nonostante l’adesione di Boko Haram allo Stato Islamico, dettato anche da ragioni di opportunità mediatica, e il comune uso della violenza incondizionata quale strumento di lotta e di propaganda, esistono profonde differenze fra il regime terroristico africano e quello mediorientale.

Lotta per il potere e ingerenze esterne nell'inferno libico

Tra milizie islamiste e antislamiste, tribù e ingerenze esterne, la lotta per il controllo della Libia coinvolge oggi un intricato puzzle di forze. In questo contesto un intervento da parte occidentale con forze convenzionali non è fattibile nel breve periodo. Ciò tuttavia non esonera l’Occidente dal dovere di sostenere il popolo libico, purché sotto l’egida delle Nazioni Unite.

L’Eliseo può attendere. Il Front National verso il 2017

Nonostante le apparenze, il Front National di Marine Le Pen manca ancora di quel radicamento territoriale e delle risorse che gli saranno necessari per affrontare la lotta per l’Eliseo nel 2017.

Todos somos Americanos

Il riavvicinamento fra L'Avana e Washington, dopo oltre cinquant'anni dall'interruzione dei rapporti diplomatici, avrà certamente un impatto economico sul paese caraibico, anche se nel breve periodo di portata limitata. Importati tuttavia saranno anche gli effetti che esso avrà sugli equilibri politici del continente sudamericano, in cui negli ultimi anni sono emersi nuovi importanti player.

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di Ekrem Eddy Güzeldere Elezioni in Turchia: poche certezze, molti punti interrogativi
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