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Controllo delle frontiere esterne e salvataggi in mare: come favorire la cooperazione europea

Alla fine di agosto il commissario europeo agli affari interni Malmström ha annunciato il maggiore coinvolgimento dell’UE nella lotta alla tratta degli esseri umani e all’immigrazione irregolare. Si tratta da parte dell’Europa di un passo ancora insufficiente di fronte alla sfida umanitaria che ci troviamo ad affrontare nel Mar Mediterraneo e alla gestione dei rifugiati.

Idee per la crescita, cancellare la Bossi-Fini e Afghanistan nel n. 1/2014

Nonostante gli auspici e le previsioni ottimistiche, la ripresa tarda ad arrivare. Nel frattempo, oltre tutto, non ci si attrezza per far sì che quando arriverà essa possa trasformarsi in crescita robusta. Per questo, proponiamo qui alcune “Idee progressiste per la crescita”.

La politica di immigrazione e asilo dell'Unione europea: i ritardi, le esitazioni e le svolte necessarie

Il drammatico naufragio al largo di Lampedusa del 3 ottobre scorso ha riportato all’attenzione pubblica il problema dell’immigrazione. Nonostante i notevoli passi in avanti compiuti al riguardo dall’Unione europea, manca ancora una reale politica comune, soprattutto a causa delle reticenze dei governi nazionali. Le pur utili iniziative sul fronte operativo – ad esempio l’agenzia Frontex o la task force per il Mediterraneo – non sono però da sole sufficienti. Bisogna infatti che l’Europa diventi attore collettivo nelle politiche di ingresso e mobilità, che avvii al contempo una più efficace lotta alla povertà ed estenda l’accesso alla cittadinanza, almeno per i cosiddetti nuovi europei.

La lotta della UE alla tratta dei migranti

Sebbene la problematica del traffico di esseri umani e della sua organizzazione e gestione da parte di gruppi di criminalità organizzata sia già stata cristallizzata sul piano della cooperazione internazionale multilaterale da più di un decennio, solo negli ultimi anni l’Europa si è dotata degli strumenti normativi necessari ad affrontare un fenomeno che ha assunto, via via, dimensioni enormi e un carattere pressoché strutturale. Sul piano concreto, però, in cosa si è tradotto l’enorme potenziale normativo sovranazionale messo in campo?

All'origine delle migrazioni: fattori di espulsione e rotte migratorie

I flussi migratori sono un fenomeno di portata planetaria e costituiscono l’altra faccia della globalizzazione, della quale svelano contraddizioni e ingiustizie. Il massiccio flusso di persone, in costante crescita negli ultimi anni, non risparmia nessun continente e anzi sarebbe sbagliato pensare che il ricco Occidente ne rappresenti l’unica meta, dal momento che l’Africa è attraversata da travolgenti ondate migratorie interne. L’aspetto che però viene generalmente trascurato dalla politica e dall’opinione pubblica, anche italiane, è il contesto nel quale avviene il fenomeno, di cui vanno considerati, per una sua valutazione complessiva, non solo il punto di arrivo, ma anche i fattori di espulsione – povertà, guerra e instabilità politica, cambiamenti climatici e dissesti idrogeologici – e le rotte seguite, che costituiscono le tappe di un intenso e vergognoso traffico umano.

L'integrazione degli immigrati in tempo di crisi:quali prospettive?

Il numero degli stranieri regolarmente presenti nel nostro paese si è più che triplicato negli ultimi dieci anni e questo perché, nonostante i governi di centrodestra, l’immigrazione continua a svolgere un’importante funzione economica. Il processo di integrazione degli immigrati non è però andato avanti di pari passo e ha subito il contemporaneo e negativo influsso della crisi economica e dei tagli al finanziamento delle politiche sociali. I forti investimenti nei centri di identificazione ed espulsione stanno d’altro canto a dimostrare che si è voluto più contrastare l’immigrazione irregolare che favorire l’integrazione. L’istituzione di un ministero specifico all’interno del governo Letta rappresenta però un forte segnale di cambiamento nell’approccio alla complessità del fenomeno migratorio.

La colpa di nascere altrove

Gran parte dei migranti presenti nel nostro paese si trova in una condizione di irregolarità. È questo l’effetto di una tendenza della legislazione a stringere progressivamente le maglie dell’ingresso regolare e a sopprimere ogni elemento di flessibilità, fino a giungere all’emblematica introduzione del reato di immigrazione illegale. Forse è finalmente maturo il tempo per un adeguamento della normativa alla diffusa consapevolezza dell’insostenibilità delle politiche migratorie sinora adottate in Italia.

A quando una nuova legge sulla cittadinanza?

La legge 91 del 1992, successiva alle ondate migratorie provenienti dall’Albania e dall’Europa orientale, ha posto forti limitazioni all’acquisizione della cittadinanza italiana da parte degli stranieri residenti. Ora, però, i tempi sembrano maturi perché si stabiliscano requisiti di acquisizione della cittadinanza maggiormente aderenti alla realtà. Andando anche oltre il principio dello ius soli, criterio ormai obsoleto in una società caratterizzata da una inedita mobilità umana, per seguire invece quello dello ius culturae, più rispondente alle dinamiche di un mondo globalizzato nel quale la persona e le sue connessioni vitali contano più del luogo di nascita e dei legami di sangue.

Strumenti nuovi per affrontare la complessità dei processi migratori

Il fenomeno migratorio ha assunto in Italia, negli ultimi venti anni, i tratti di un processo epocale. A esso, pur essendo il nostro paese al centro dei consistenti flussi che attraversano il bacino del Mediterraneo, si è reagito prendendone le distanze, pretendendo di controllarlo e contrastarlo. A dimostrare quanto fosse inefficace e miope questo approccio sta la realtà della consistente presenza straniera sul territorio nazionale e della volontà di integrazione degli immigrati nel tessuto sociale. È giunto il momento, per il sistema politico, di divenire consapevole della complessità dei flussi migratori e di farsi carico, con strumenti normativi e conoscitivi adeguati, del compito di dare forma alla realtà interculturale che abbiamo di fronte.

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