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La Grecia spaventa i mercati finanziari

L’annuncio di elezioni anticipate in Grecia ha avuto immediate ripercussioni sui mercati finanziari a causa del timore che presto SYRIZA potrebbe essere chiamato a formare un nuovo governo, mettendo in discussione le brutali misure di austerità della troika e la stessa architettura dell’eurozona.

I futuri pensionati poveri

Dall’analisi degli interventi rivolti al sostegno degli attuali pensionati poveri emerge che le situazioni di sofferenza e deprivazione economica saranno, in futuro, concentrate tra i lavoratori che avranno accumulato, a settanta anni, una anzianità contributiva minore di trenta anni. Gli interventi assistenziali potrebbero essere utilmente riformati estendendo l’istituto della contribuzione figurativa a tutti i lavoratori nei periodi di disoccupazione. Inoltre, potrebbe essere recuperato il principio di valorizzazione dei contributi versati. Quel principio, infatti, è stato completamente annullato per i pensionati poveri in seguito al sovrapporsi, negli anni, di interventi di natura molto diversa.

L'euquilibrio imperfetto: le pensioni italiane tra sostenibilità, adeguatezza, equità

Vent’anni di riforme sembrano aver permesso al nostro sistema pensionistico di raggiungere un punto di equilibrio tra sostenibilità economica e adeguatezza delle prestazioni. Tuttavia, il progressivo impoverimento del ceto medio e l’aumento del numero di lavoratori con contratto atipico, che sono solo debolmente garantiti nell’attuale sistema (multi-pilastro) anche dopo le riforme più recenti, sollevano importanti questioni di equità. Su questo aspetto dovrà concentrarsi ora il dibattito tra le forze politiche, avvalendosi anche dell’esempio dei paesi che hanno già affrontato problemi analoghi.

Dall'indebitamento alle rinunce: evoluzione dei consumi nella crisi

La contrazione della capacità di acquisto delle famiglie italiane, specialmente di quelle a reddito fisso, ha avuto il suo inizio nella cattiva gestione del passaggio dalla lira all’euro, che ha prodotto speculazioni e aumenti dei prezzi sconsiderati. A una prima fase, protrattasi sino al 2009, di ricorso al credito al consumo è seguita una di contenimento drastico delle spese, anche sanitarie. In questo contesto hanno proliferato non solo offerte di credito rischiose, come il prestito vitalizio ipotecario, ma anche l’usura. Sostegno al reddito fisso, tagli agli sprechi e ai privilegi e lotta all’evasione fiscale sono solo alcuni degli interventi necessari per ristabilire equità e ridare fiducia nello Stato.

Salario minimo, pro e contro

L’Italia, che non ha mai manifestato grande interesse verso il problema dei lavoratori a bassa retribuzione, fa parte di quei pochi paesi dell’Unione europea che non prevedono per legge un salario minimo legale. La deregolamentazione del mercato del lavoro degli ultimi decenni ha, inoltre, accresciuto il numero dei lavoratori che non usufruiscono neanche della tutela offerta dalla contrattazione collettiva nazionale. L’introduzione del salario minimo rappresenterebbe pertanto, anche a fronte di un eventuale rischio di perdite occupazionali, un indubbio strumento per ridurre le differenze sociali.

Quando il lavoro non basta

Uno degli effetti della crisi è che il lavoro non basta più, sia perché non ce n’è per tutti sia perché non è più sufficiente a garantire il tenore di vita a cui le famiglie erano ormai abituate. Questo problema interessa in particolare il ceto medio, che ha subito non solo un netto peggioramento delle proprie condizioni economiche, ma, soprattutto, un ridimensionamento delle aspettative di avanzamento sociale normalmente riposte nei figli.

Crisi, politiche di austerità e distribuzione del reddito

La crisi economica ha ridotto in media i redditi di tutte le famiglie italiane, soprattutto quelle con i redditi più bassi. Se è possibile affermare che, in termini assoluti, c’è stato un impoverimento della classe media, la stessa cosa non può però essere detta in termini relativi, visto che la distanza fra poveri e classe media non sembra essere diminuita. Nella crisi un ruolo determinante è stato giocato, ancora una volta, dalla famiglia, che ha funzionato da ammortizzatore sociale.

L'Europa che vogliamo

L’Europa che va al voto nel prossimo mese di maggio è, come non mai, un’Europa attraversata da un profondo e drammatico malessere sociale e da un’incertezza sul suo futuro, da una preoccupante diffidenza nelle sue classi dirigenti politiche e nelle sue istituzioni, sia nazionali che comunitarie. Mentre il mondo si è rimesso in movimento, nel tentativo di uscire dalla più grave crisi economica, finanziaria e sociale del dopoguerra, l’Europa stenta a ripartire.

Crisi finanziaria internazionale e politica italiana

Se è ormai chiaro che la gestione politica della persistente crisi finanziaria è divenuta compito primario delle banche centrali e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali e, soprattutto, dipende dai complessi rapporti di queste con l’ipertrofico e instabile sistema della finanza globale, quale può essere il concreto rapporto tra questa situazione globale e la politica dell’Italia?

Settembre 2013: un mese cruciale per la crisi finanziaria

Nello scorso mese di settembre si sono verificati due eventi molto importanti per valutare gli sviluppi futuri della crisi. Da un lato il summit del G20 di San Pietroburgo, che ha segnato non solo l’abbandono della sua originaria impostazione di organismo preposto ad affrontare i problemi della crisi finanziaria, ma anche un cedimento rispetto a ogni proposito di riforma del sistema finanziario internazionale. Dall’altro, la decisione della Federal Reserve di non ridurre più, diversamente da quanto dichiarato nel maggio scorso, il volume mensile di acquisti di buoni del tesoro americani e altri titoli legati ai mutui ipotecari ancora presenti nei bilanci delle banche. Sono entrambi segnali che rivelano quanto si sia ancora lontani dal superamento delle cause profonde della crisi che, sebbene in forme diverse, rimandano all’ipertrofi a della finanza e all’incomprimibile tendenza ad assumersi rischi eccessivi nella ricerca di una migliore remunerazione del capitale.

 

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