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Diseguaglianze sociali e politiche di welfare In tempo di crisi

Le politiche di austerity proposte dall’Unione europea in risposta alla crisi economica degli ultimi anni sono state applicate in Grecia con un piglio vendicativo tale da avere messo in ginocchio il paese e ridotto quasi al collasso la sua economia, con implicazioni sociali pesantissime. La disoccupazione, la povertà e la diseguaglianza tra i cittadini hanno infatti raggiunto livelli estremamente preoccupanti e lo Stato sociale non è più in grado di fronteggiare l’emergenza. Per fortuna si è attivata una rete di solidarietà, nazionale e internazionale, che aiuta a dissipare un po’ le tenebre che avvolgono il paese. Ma non basta. Serve che l’Europa cambi subito binario e guardi con più partecipazione alle sofferenze e alle privazioni del popolo greco.

Come ricostruire la Grecia

Dopo i licenziamenti, i tagli e la cessione di beni pubblici che hanno contraddistinto gli anni della crisi, la Grecia ha urgente bisogno di un piano ben congegnato di ricostruzione economica che segua un modello di giustizia sociale ed efficienza. Servono uno Stato moderno e dinamico, un sistema fiscale equo e semplice, un’amministrazione della giustizia efficace, un sistema pensionistico sostenibile e un maggior investimento in innovazione, ricerca e sviluppo. Tali riforme potranno servire a rafforzare la domanda interna e a favorire l’avvio di nuovi investimenti utili per espandere la base produttiva e le esportazioni.

I rischi della Grexit

Nonostante le aspettative dei creditori internazionali, il primo ministro ellenico Alexis Tsipras non ha abbandonato la retorica rivoluzionaria e nazionalista che lo ha fatto eleggere, e continua a perseguire una politica antisistemica e dai tratti fortemente ideologici. Questa condotta rischia seriamente di portare la Grecia al default e verso l’uscita dall’euro, non solo rimettendo così in discussione l’integrità dell’unione monetaria e la perennità della moneta unica, ma anche creando un pericoloso precedente per tutti quei paesi, compresa l’Italia, in cui sono presenti rilevanti forze politiche contrarie all’euro.

SYRIZA sfida l’Europa

Le scorse elezioni legislative in Grecia hanno prodotto un risultato eccezionale: la vittoria di SYRIZA – una formazione politica che non si riconosce né nel PSE né nel PPE – in un contesto di drammatica crisi economica. Il partito di Tsipras, aprendosi a un dialogo fruttuoso con i manifestanti di piazza Syntagma, ha cercato di elaborare proposte alternative alla ricetta neoliberista imposta dalla Troika, mettendo in discussione l’immodificabilità dello status quo esistente in Europa. L’ascesa di SYRIZA è avvenuta contestualmente ad altri decisivi mutamenti del panorama politico greco, fra i quali il declino dello storico partito socialista ellenico, il PASOK, colpevole di non aver saputo marcare le proprie differenze dal partito di centrodestra Nuova Democrazia, e il relativo successo elettorale ottenuto dal neonazista Alba Dorata.

Atene e la sua battaglia per l’anima dell’Europa

Nei negoziati in corso a Bruxelles tra i rappresentanti dell’Unione europea e quelli del governo greco è in gioco una posta molto più alta di quella che i freddi numeri lasciano trasparire: l’anima stessa dell’Europa. Alla Grecia va il merito di aver ingaggiato una battaglia per spingere l’UE ad abbandonare il cieco perseguimento della stabilità e dell’austerità incarnato dal Fiscal Compact per costruire un paradigma nuovo che si richiami ai principi ispiratori del progetto di integrazione del continente: libertà e solidarietà.

Elezioni in Grecia: una svolta per la crisi dell’eurozona

Domenica prossima il popolo greco andrà alle urne per rinnovare il Parlamento dopo la mancata elezione del presidente lo scorso dicembre. SYRIZA guida stabilmente i sondaggi promettendo un cambiamento di rotta e l’abbandono dell’austerità imposta dalla troika.

La Grecia spaventa i mercati finanziari

L’annuncio di elezioni anticipate in Grecia ha avuto immediate ripercussioni sui mercati finanziari a causa del timore che presto SYRIZA potrebbe essere chiamato a formare un nuovo governo, mettendo in discussione le brutali misure di austerità della troika e la stessa architettura dell’eurozona.

I futuri pensionati poveri

Dall’analisi degli interventi rivolti al sostegno degli attuali pensionati poveri emerge che le situazioni di sofferenza e deprivazione economica saranno, in futuro, concentrate tra i lavoratori che avranno accumulato, a settanta anni, una anzianità contributiva minore di trenta anni. Gli interventi assistenziali potrebbero essere utilmente riformati estendendo l’istituto della contribuzione figurativa a tutti i lavoratori nei periodi di disoccupazione. Inoltre, potrebbe essere recuperato il principio di valorizzazione dei contributi versati. Quel principio, infatti, è stato completamente annullato per i pensionati poveri in seguito al sovrapporsi, negli anni, di interventi di natura molto diversa.

L'euquilibrio imperfetto: le pensioni italiane tra sostenibilità, adeguatezza, equità

Vent’anni di riforme sembrano aver permesso al nostro sistema pensionistico di raggiungere un punto di equilibrio tra sostenibilità economica e adeguatezza delle prestazioni. Tuttavia, il progressivo impoverimento del ceto medio e l’aumento del numero di lavoratori con contratto atipico, che sono solo debolmente garantiti nell’attuale sistema (multi-pilastro) anche dopo le riforme più recenti, sollevano importanti questioni di equità. Su questo aspetto dovrà concentrarsi ora il dibattito tra le forze politiche, avvalendosi anche dell’esempio dei paesi che hanno già affrontato problemi analoghi.

Dall'indebitamento alle rinunce: evoluzione dei consumi nella crisi

La contrazione della capacità di acquisto delle famiglie italiane, specialmente di quelle a reddito fisso, ha avuto il suo inizio nella cattiva gestione del passaggio dalla lira all’euro, che ha prodotto speculazioni e aumenti dei prezzi sconsiderati. A una prima fase, protrattasi sino al 2009, di ricorso al credito al consumo è seguita una di contenimento drastico delle spese, anche sanitarie. In questo contesto hanno proliferato non solo offerte di credito rischiose, come il prestito vitalizio ipotecario, ma anche l’usura. Sostegno al reddito fisso, tagli agli sprechi e ai privilegi e lotta all’evasione fiscale sono solo alcuni degli interventi necessari per ristabilire equità e ridare fiducia nello Stato.

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