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L'Europa che vogliamo

L’Europa che va al voto nel prossimo mese di maggio è, come non mai, un’Europa attraversata da un profondo e drammatico malessere sociale e da un’incertezza sul suo futuro, da una preoccupante diffidenza nelle sue classi dirigenti politiche e nelle sue istituzioni, sia nazionali che comunitarie. Mentre il mondo si è rimesso in movimento, nel tentativo di uscire dalla più grave crisi economica, finanziaria e sociale del dopoguerra, l’Europa stenta a ripartire.

Crisi finanziaria internazionale e politica italiana

Se è ormai chiaro che la gestione politica della persistente crisi finanziaria è divenuta compito primario delle banche centrali e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali e, soprattutto, dipende dai complessi rapporti di queste con l’ipertrofico e instabile sistema della finanza globale, quale può essere il concreto rapporto tra questa situazione globale e la politica dell’Italia?

Settembre 2013: un mese cruciale per la crisi finanziaria

Nello scorso mese di settembre si sono verificati due eventi molto importanti per valutare gli sviluppi futuri della crisi. Da un lato il summit del G20 di San Pietroburgo, che ha segnato non solo l’abbandono della sua originaria impostazione di organismo preposto ad affrontare i problemi della crisi finanziaria, ma anche un cedimento rispetto a ogni proposito di riforma del sistema finanziario internazionale. Dall’altro, la decisione della Federal Reserve di non ridurre più, diversamente da quanto dichiarato nel maggio scorso, il volume mensile di acquisti di buoni del tesoro americani e altri titoli legati ai mutui ipotecari ancora presenti nei bilanci delle banche. Sono entrambi segnali che rivelano quanto si sia ancora lontani dal superamento delle cause profonde della crisi che, sebbene in forme diverse, rimandano all’ipertrofi a della finanza e all’incomprimibile tendenza ad assumersi rischi eccessivi nella ricerca di una migliore remunerazione del capitale.

 

Crescita trainata dalle esportazioni vs. crescita trainata dai salari. L’alternativa progressista

L’aumento delle diseguaglianze è fra le principali cause della crisi economica, eppure l’idea che continua a prevalere in Europa, ispirando le attuali politiche di austerità, è che la contrazione dei salari costituisca una condizione necessaria della crescita. I risultati di questa strategia sono noti: recessione e disoccupazione alle stelle. La sfida per i progressisti europei è promuovere politiche di pre-distribution e di crescita trainata dai salari in un quadro di cooperazione a livello dell’Unione.

Che Eva colga di nuovo la mela

La crisi economica in cui siamo immersi ha già influito negativamente sulle abitudini alimentari e sugli stili di vita degli italiani, con possibili serie ripercussioni – purtroppo non ancora del tutto misurabili – sul loro stato di salute. A pagarne di più le spese potrebbero essere le donne delle fasce di popolazione più deboli, che mal alimentate e con abitudini poco salutari metterebbero a maggior rischio le loro future gravidanze e la salute dei loro figli. Mettere le donne in età fertile al centro dei programmi di educazione nutrizionale e delle politiche sanitarie potrà creare un argine agli effetti negativi della crisi: una garanzia per la salute delle generazioni future e un volano per la maggiore consapevolezza dell’importanza della buona alimentazione e di sani stili di vita. Le donne sono o possono diventare vere portatrici di salute.

 

La spending review dei consumatori italiani

La portata distruttiva della crisi economica in cui versano le famiglie e il paese è testimoniata, tra l’altro, dalla contrazione dei consumi alimentari e dal cambiamento delle abitudini degli italiani a tavola, che non si limita alla quantità e alla tipologia dei prodotti acquistati, ma coinvolge anche la loro qualità. Iniziative come la vendita diretta e i farmer’s market aiutano sicuramente i consumatori, ma da sole non bastano. Bisogna in primo luogo detassare le famiglie a reddito fisso per rilanciare la domanda. E serve un maggiore equilibrio tra le esigenze di bilancio e la crescita. Questo è il compito imprescindibile del nuovo governo se vuole lasciarsi alle spalle la crisi.

La crisi nel carrello

L’impoverimento progressivo che in Italia ha colpito soprattutto la classe media ha determinato un considerevole calo dei consumi e persino una forte riduzione della spesa per gli acquisti alimentari. Sono sempre più numerose le famiglie che, per far quadrare i conti, modificano radicalmente la loro dieta quotidiana, riducono gli sprechi, si orientano verso le private label, approfittano delle offerte commerciali, accompagnate nel cambiamento delle loro abitudini dagli orientamenti della grande distribuzione. Questi atteggiamenti virtuosi dettati dalla necessità non servono però a far ripartire i consumi, e quindi la crescita. Un alleggerimento
del carico fiscale sulle famiglie potrebbe invece essere utile a questo scopo.

Tra bread e spread. La nuova etica del consumo

La crisi economica, che ha profondamente modificato le abitudini, anche alimentari, degli italiani, sta determinando la nascita di una nuova etica del consumo all’insegna di sobrietà, frugalità, sostenibilità e leggerezza. Il low cost si è trasformato da necessità in virtù e si sono riscoperti i vantaggi di una dieta povera, come quella mediterranea, ma ricca di rimandi dalla forte valenza simbolica. E il rilancio di usi e costumi tipici dei nostri nonni passa per la rete, chiudendo un circuito, solo all’apparenza paradossale, che unisce passato e futuro.

Consumi e produzione alimentare in tempo di crisi

Al calo della produzione industriale e dei consumi, compresi quelli alimentari, corrisponde per converso una buona performance del settore agroalimentare italiano, che nonostante il nanismo strutturale del comparto e i pesanti ritardi logistici e organizzativi continua a conseguire risultati importantissimi, soprattutto in termini di esportazioni. Maggiore dovrebbe essere quindi l’attenzione di politici, media e commentatori economici per un settore che costituisce il primo comparto manifatturiero nazionale e presenta ancora considerevoli prospettive di crescita.

Procedura di infrazione. Non facciamoci illusioni

Il 29 maggio scorso la Commissione europea ha formalizzato l’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Un traguardo importante per il nostro paese. Eppure non è il caso di farsi troppe illusioni, perché a Bruxelles la dottrina dell’austerità non è ancora stata messa in discussione.

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