Cronache latinoamericane

Se sei mesi vi sembran pochi

Sarebbe tecnicamente possibile, anche se un po’ demodé, ricorrere alle parole di Gramsci: «Il vecchio che non muore e il nuovo che non nasce. In questo interregno si verificano i fenomeni più morbosi». Il fenomeno, “morboso” appunto, è l’intreccio, detta sempre in modo un po’ demodé, tra crisi del PD e crisi del sistema politico, in questo nuovo capitolo dell’infinita transizione italiana iniziato il 4 dicembre.

Lungo la terra di nessuno

Venerdì 30 giugno, ore 16 circa. Lungomare di Mergellina. Il mio viaggio in bicicletta da Roma può dirsi concluso. Cerco qualcuno che possa scattarmi una foto autocelebrativa con lo sfondo più bello del mondo: il mare della mia adorata città, Castel dell’Ovo, il Vesuvio. Trovo una volenterosa fotografa. Il risultato non è granché ma può bastare. Sono troppo stanco per perdere altro tempo prima di tornare a casa. E poi il cielo è nuvoloso. E la cosa mi infastidisce non poco. Ma non è solo quello. Percorro a memoria gli ultimi chilometri che mi separano dalla meritata doccia e mi prendo il lusso di distrarmi
– non è mai una buona idea distrarsi in bicicletta ma sorvoliamo – e mi metto a pensare a che cosa mi abbia potuto turbare al punto di farmi godere solo in parte della piccola impresa finalmente realizzata – chi li aveva mai fatti 250 km in bicicletta?

Don Matteo, il vescovo della porta accanto

Zuppi agli islamici: “isoliamo insieme il virus della violenza”. Famiglia, l’autocritica di Zuppi: “troppi corsi prematrimoniali e poca sostanza”. Il vescovo chiede una nuova alleanza tra laici e cattolici per aiutare i nuclei in difficoltà. Bologna, Guccini e il vescovo Zuppi insieme al Mast per ripensare ad Auschwitz: viene presentato il documentario “Son morto che ero bambino”, girato a marzo nei luoghi della memoria. Bologna, una casa-comunità per i ragazzi con problemi psichiatrici. Inaugurata una nuova ala nell’ex collegio voluto dal cardinale Lercaro. Sarà un centro per giovani in difficoltà. Zuppi: “così si sconfiggono le paure”. Bologna, il monito di Zuppi: “La Chiesa supplisce alla politica nel contrasto alla povertà”. E ancora: “Politici attenti solo ai sondaggi, ma anche la Chiesa deve avere maggiore audacia”. Bologna, il vescovo alla marcia per la pace con la bomba antistress di gommapiuma. Al 1° maggio, “Don Matteo” conquista anche la FIOM. Monsignor Zuppi alla manifestazione dedicata ai disabili.

Scienza e salute in un ospedale pubblico del Sud

Oltre trent’anni di pratica della medicina, in particolare della neurologia, esclusivamente in un ospedale pubblico di una città capoluogo di provincia pugliese sono forse sufficienti per esprimere alcune considerazioni che travalicano la storia personale e investono una intera generazione che si appresta, nell’arco di qualche anno, a passare il testimone a una nuova classe medica della sanità pubblica.

Chiamateci emigranti

Il fenomeno è quello che viene comunemente definito “fuga di cervelli”. La realtà è quella dei tanti giovani colleghi scienziati e ricercatori che dopo un lungo e valido percorso formativo in Italia hanno lasciato il paese per la drammatica assenza di opportunità professionali di lungo termine. Negli ultimi anni, migliaia di giovani scienziati sono stati costretti a trasferirsi in altri paesi europei o ad abbandonare del tutto il proprio lavoro di ricercatori a causa delle scarse possibilità di accedere a una posizione permanente in ambito accademico.

Ricomporre un dialogo tra lavoratori e sindacato

Tra i molti pregi che l’attività sindacale nella FIOM-CGIL ha per chi la svolge uno appare particolarmente significativo: il contatto con il mondo del lavoro permette di sottrarsi alle mistificazioni del senso comune liberista che, presentato come “buon senso”, da anni orienta gran parte delle scelte di politica economica e sociale ed è dominante nel dibattito pubblico. La condizione materiale dei lavoratori, l’interazione con le controparti imprenditoriali, i rapporti tra capitale e lavoro, le conseguenze delle cosiddette “riforme” (per i più il termine è ormai sinonimo di sventura) sulla vita delle persone con cui si hanno rapporti quotidiani mettono a nudo la realtà che la costruzione ideologica neoliberista ha prodotto, camuffandola da “modernizzazione”, in decenni di egemonia culturale e politica.

Una politica europea a sostegno della cultura romaní

La popolazione romaní, costituita da diversi gruppi che si autodeterminano come rom, sinti, kalé, manouches e romanichals, rappresenta, con oltre undici milioni di persone, la più grande minoranza etnica europea. Presenti in ogni Stato dell’Unione europea, sono conosciuti con l’eteronimo peggiorativo di zingari e parlano la lingua romaní. In Italia il 60% dei 170.000 rom e sinti è di antico insediamento (XV secolo), sedentarizzato e ha cittadinanza italiana. Lo sguardo strabico imposto sulla loro esistenza deforma la realtà, mistifica la loro cultura e deprezza la loro dignità. Il contributo che queste comunità potrebbero recare alla società europea è trascurato anche a causa di pregiudizi: i rom rubano i bambini! Salvo scoprire che la magistratura non ha mai condannato nessuno.

Storie afone di sfruttamento lavorativo

Lavorare in provincia di Latina, a stretto contatto con lavoratori e lavoratrici considerati residuali nell’organizzazione sociale ed economica nazionale dal dibattito politico e culturale, significa fare esperienza diretta delle condizioni di vita e di lavoro di migliaia di persone, migranti e italiani, e di un sistema sovrastrutturale che pare tenere insieme settori dell’imprenditoria, rappresentanti politici e interessi economici diffusi, a volte di natura mafiosa.

Come nel film “Tutta la vita davanti”

Capita ogni tanto di sentirsi come se si vivesse in un film. Il mio sarebbe la pellicola di Virzì del 2008 “Tutta la vita davanti”. Il film comincia con la discussione della tesi in Filosofia, conclusasi con bacio accademico, della protagonista. Il mio, o almeno le scene che vi propongo qui, con l’iscrizione allo stesso corso di laurea. Ho sempre creduto che, specialmente in un momento di crisi dei valori che investe tutta la civiltà occidentale, fosse necessario più che mai il ripensamento dell’orizzonte di senso entro il quale riflette e agisce la nostra società e delle nuove ideologie, sorte con il crollo di quelle del Ventesimo secolo e con la globalizzazione.

Idee per una organica riforma fiscale

Il sistema fiscale italiano è vicino al collasso, è invecchiato, non è in grado di intercettare la ricchezza “moderna” e si fonda troppo su tributi tradizionali, come quelli sul reddito, e cioè su prelievi che, così come sono oggi congegnati, colpiscono in modo eccessivo e squilibrato le famiglie e le imprese. Gli interventi, solo estemporanei, che abbiamo avuto finora sono diretti più che altro ad aggiustare alcuni pezzi del sistema e, perciò, non sono riconducibili a un disegno generale di riforma. Occorrono invece misure coraggiose se si vuole ridurre la pressione tributaria sulla famiglia e sulle imprese e se si vuole raggiungere l’obiettivo dell’equità.

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