La difesa comune europea dopo il Trattato di Lisbona

Scritto da Redazione Martedì 20 Dicembre 2011 17:31
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La Fondazione Italianieuropei, la Fondazione Istituto Gramsci e il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI) hanno pubblicato il Rapporto 2011 sull’integrazione europea sul tema La difesa comune europea dopo il Trattato di Lisbona. Hanno contribuito al volume Albino Amodio, Emilio De Capitani, Pasquale Ferrara, Francesca Ferraro, Giovanni Grevi, Roberto Gualtieri, Sandro Guerrieri,Fabio Mini, Massimo Marotti, Raffaello Matarazzo, Ronny Mazzocchi, Michele Nones, Fabrizia Panzetti.

 

La Politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea (PSDC) conosce oggi un evidente paradosso. Dopo aver costituito uno degli elementi più dinamici e originali del processo di integrazione europea dell’ultimo decennio, la PSDC attraversa una fase di palese difficoltà proprio nel momento in cui il nuovo assetto istituzionale dell’UE, la crisi economica e l’evoluzione del quadro internazionale consentirebbero, e la tempo stesso renderebbero necessario, un suo significativo approfondimento. Le innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona offrono infatti un quadro istituzionale e degli strumenti non privi di limiti e contraddizioni, ma certo assai più adeguati del passato per affrontare una scommessa così impegnativa. Le crescenti ristrettezze di bilancio, d’altro canto, dovrebbero spingere i paesi europei a integrare e razionalizzare sempre più le rispettive capacità militari, anche per rispondere con maggiore efficacia alle nuove sfide e incognite del sistema internazionale. Le incertezze e divisioni che hanno caratterizzato la recente risposta dell’UE alla  crisi in Libia, del resto, confermano che non esistono alternative concrete al faticoso consolidamento dell’integrazione europea nel campo della sicurezza e difesa. Di tale esigenza il Rapporto di quest’anno prende in esame le principali variabili, offrendo un bilancio critico dei primi anni della PSDC, un’analisi del nuovo quadro politico e istituzionale e indicando, infine, alcune delle priorità strategiche dei prossimi anni. Il Rapporto è integrato da una puntuale analisti degli sviluppi del processo di integrazione.

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