âIl nuovo sogno arabo â Dopo le rivoluzioniâ di Lapo Pistelli fornisce un affresco sulle cause delle primavere, sulle analogie e le differenze fra i singoli paesi, e una vasta analisi sulle reazioni degli attori internazionali e sui mutamenti degli equilibri geopolitici. Lâebook, pubblicato da Feltrinelli, è disponibile da giovedĂŹ 25 ottobre sulle principali piattaforme digitali.
I recenti fatti di Bengasi e le proteste internazionali provocate dal film su Maometto hanno appena scalfito la campagna presidenziale statunitense. Ma il Medio Oriente continua a rappresentare per gli Stati Uniti la regione chiave per la politica estera americana, dove non sono permessi atteggiamenti di rassegnazione o di rinuncia.
Lâelezione di Mohammed Morsi ha effettivamente messo la parola fine alla rivoluzione egiziana? La crisi economica attanaglia il paese e la popolazione sembra al momento piĂš interessata a questa che al cambiamento politico. Eppure la transizione verso la democrazia è ancora lontana dal suo completamento. Ă possibile che ci si debba aspettare qualche altra mossa da Piazza Tahrir?
Il 23 e 24 maggio si è tenuto in Egitto il primo turno delle elezioni presidenziali dellâera post Mubarak. Sebbene le elezioni siano state dichiarate regolari, la situazione del paese â ancora scosso dagli scontri di piazza e da attacchi contro i copti â rimane critica, sia per la mancanza di una nuova Carta costituzionale, sia per le incertezze sul ruolo che i partiti islamisti e lâesercito giocheranno in futuro.
Un ruolo importante nelle rivoluzioni della Primavera araba è stato svolto dalle donne, che ora stanno lottando, nei Parlamenti nazionali, affi nchÊ vengano riconosciuti, oltre al principio di parità di genere, i piÚ ampi e fondamentali diritti civili degli individui. à quanto, ad esempio, sta avvenendo in Marocco.
Lâideale di uno Stato islamico, ritornato al centro del dibattito in seguito alle rivoluzioni della Primavera araba, si richiama a un concetto controverso, che non ha un fondamento reale nel pensiero politico classico e, soprattutto, non essendo storicamente esistito alcuno Stato islamico, nessun modello del passato a cui richiamarsi. Questa ambiguitĂ lascia spazio a una certa flessibilitĂ nella sua pratica realizzazione. Si tratta allora di vedere se e a quali condizioni sia sperimentabile una versione islamica della democrazia.
Le prime elezioni politiche dopo la caduta dei regimi autoritari di Tunisia ed Egitto hanno portato alla ribalta esponenti dellâIslam politico, quali Ennahda e il partito LibertĂ e giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani. Queste formazioni sono state premiate per la loro costante opposizione alle dittature, per il loro impegno sociale e per la loro capacitĂ di parlare trasversalmente a classi sociali diverse. La transizione democratica in corso sarĂ il banco di prova della loro volontĂ e capacitĂ di coniugare Islam e democrazia.
La Primavera araba ha portato le forze politiche dei paesi interessati dalle rivolte a confrontarsi con la fondamentale questione del significato che può avere la democrazia in un contesto islamico e di come agire per favorire lo sviluppo delle dinamiche democratiche in quellâarea. Ă uno scenario inedito per il mondo arabo, in cui, per la prima volta, sono i protagonisti dellâIslam politico a dover cercare lâequazione tra Islam e democrazia.
Ă unâingenuitĂ pensare che, per la prima volta nella storia, nelle sommosse della Primavera araba ci sia stata una prevalenza degli strumenti della comunicazione, social network soprattutto, sulla politica. Al contrario siamo di fronte a una lunga estate salafita che ha trasformato il collasso violento di quei regimi in un paradossale pericolo per i cristiani.
MartedĂŹ 21 febbraio, a Roma, Italianieuropei e Meseuro hanno organizzato il convegno "Dopo la Primavera Araba. Quale futuro per la cooperazione nel Mediterraneo?". Sono intervenuti Rafik Abdessalem, Massimo DâAlema, Anna Finocchiaro, Mario Mauro, Giacomo Filibeck.