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Per una politica industriale ecologica

Nell’ambito di una nuova politica industriale per il paese, necessaria per riprendere un percorso di crescita robusta, la traiettoria “ambiente e sostenibilità” è forse il driver più potente per l’innovazione e lo sviluppo. In quest’ottica, efficientamento energetico, bonifica dei siti inquinati, riconversione delle aree produttive, rigenerazione urbana su vasta scala e bioeconomia sono gli ambiti d’intervento potenzialmente più produttivi. Affinché siano realizzabili occorrono però un intervento regolatorio semplice e coordinato e una domanda pubblica coerente, nonché la disponibilità di una nuova classe di strumenti finanziari pensati per investimenti remunerativi sul lungo periodo. Solo così la politica industriale ecologica può farsi volano di una crescita che coinvolga territori, imprese e finanza.

Gli incentivi al settore energetico utili alla crescita

Tra gli obiettivi perseguiti dal sistema energetico italiano, quello della crescita rappresenta oggi una priorità assoluta e costituisce la chiave di lettura strategica di qualsiasi incentivo: se non produce crescita l’incentivo non va riconosciuto. Nel caso specifico del sistema industriale italiano, caratterizzato da un’alta presenza di piccole e medie imprese con un’elevata capacità di successo sui mercati internazionali, i meccanismi di incentivazione vanno disegnati in maniera tale da rendere fattibile per queste imprese investimenti con esternalità ambientali a elevato contenuto tecnologico che permettano l’accesso a soglie o nicchie di vantaggio competitivo il più possibile stabile e duraturo.

 

Uscire dalla crisi puntando sulla green economy

Nel dibattito pubblico italiano continua a prevalere l’idea che la green economy sia una suggestione, o una opzione secondaria, da sottoporre a discussione, piuttosto che una concreta possibilità per uscire dalla crisi. Per l’Italia potrebbe essere invece il percorso migliore da intraprendere per dare al paese una reale possibilità di collocazione nel mondo globalizzato, valorizzando le risorse, le vocazioni e i talenti che possiede e utilizzando la chiave del clima come opportunità per permettere a famiglie e imprese di ridurre consumi energetici e importazioni di fonti fossili.

Quali prospettive per un nuovo accordo sul cambiamento climatico?

Nonostante il tema della sostenibilità ambientale sia ormai da alcuni anni una delle priorità dell’agenda politica mondiale, siamo lontani dal raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti che ci si era prefissati. La dinamica degli assetti geoeconomici ha inoltre prodotto un mutamento nel peso relativo dei singoli paesi in merito alla quantità di CO2 emessa che vede oggi la Cina porsi come primo paese al mondo per emissioni inquinanti, senza il quale, qualsiasi accordo in materia rischia di tradursi in fallimento. Alla luce della recente intesa tra Washington e Pechino, quali sono le prospettive di giungere a un nuovo ed efficace accordo sul cambiamento climatico?

Pragmatismo e flessibilità nella strategia dell'UE sul clima ed energia

I prossimi dodici mesi possono rappresentare un passaggio cruciale per quanto riguarda la sostenibilità del futuro sviluppo europeo, con la Conferenza di Parigi di fine 2015 e con la definizione, in sede UE, della nuova strategia “clima ed energia” per il 2030. Su entrambi questi fronti, consapevole tanto dell’importanza della sfida quanto della difficile congiuntura economica, l’Europa può farsi promotrice di impegni ambiziosi, applicando alle politiche in materia lo stesso approccio pragmatico e flessibile auspicato per il più ampio tema della governance dell’Unione.

La frammentazione delle competenze che nuove al territorio

Nonostante il tentativo di riunificare la disciplina in materia di gestione delle acque al fine di ricordurne il governo al sistema dei poteri regionali e locali, la frammentarietà delle competenze amministrative, distribuite tra una miriade di enti pubblici che operano senza un coordinamento delle azioni e delle funzioni esecutive, produce l’inefficacia dell’azione di prevenzione e di tutela rispetto al dissesto idrogeologico. A quando un intervento legislativo che disciplini un effettivo sistema di governance della prevenzione del rischio idraulico fuori dalle emergenze?

Un esempio di legislazione discutibile: il decreto sblocca Italia

Il paesaggio è sempre più minacciato da un’attività edificatoria intensa, di cui una parte non indifferente è costituita dall’abusivismo. Il cosiddetto decreto sblocca Italia, che è stato proposto con l’intento di far ripartire il paese, puntando anche sul rilancio dei settori edilizio e immobiliare, risulta però un tipico esempio di cattiva legislazione, nato sotto il segno dell’urgenza e approvato con un procedimento largamente derogatorio alle norme di better regulation. Cosa sarebbe invece necessario fare per ridare competitività all’Italia?

Climate change: USA e Cina sorpassano l’Europa

Stati Uniti e Cina hanno sottoscritto, nel corso del summit dell’APEC tenutosi la scorsa settimana a Pechino, un accordo che impegna le due potenze a ridurre le emissioni di gas serra entro il 2025 (il 2030 per la Repubblica Popolare). Se l’intesa costituisce, pur con i suoi limiti, un’opportunità per la lotta al cambiamento climatico, essa sottolinea la perdita di egemonia dell’UE in questo campo cruciale.

La politica energetica nel dibattito elettorale tedesco

Sebbene la politica energetica non sia stata, a differenza dei temi sociali, fiscali ed europei, centrale nel dibattito elettorale tedesco, e sebbene tutti i partiti condividano in linea di principio l’impegno nella lotta al cambiamento climatico e nel sostegno allo sviluppo delle energie rinnovabili, significative sono le differenze nei programmi di CDU, SPD, Verdi e Linke in merito al sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili, al percorso per l’uscita dal nucleare e alle strategie per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Una politica energetica per l'Italia

Con il netto rifiuto del nucleare da parte degli italiani, al governo resta l’obbligo di fissare obiettivi a lungo termine di politica energetica, guardando alle energie rinnovabili e alla competitività economica. Non sarà un compito facile, ma rimandare il problema significa mantenere l’Italia in uno stato di totale dipendenza energetica dall’estero.


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