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L’autunno del patriarca di Singapore. Una riflessione per la sinistra

Lo scorso 23 marzo si è spento Lee Kuan Yew, il quale, grazie a un mix di rigore e lungimiranza, di libertà concesse con il contagocce e di efficienti interventi pubblici, trasformò la piccola enclave cinese in una ricca, dinamica e moderna città-Stato.

La riforma mancante

È tempo di mettere all’ordine del giorno l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. La sua assenza tra le riforme all’esame del Parlamento rappresenta un vuoto che rischia di mettere a repentaglio gli equilibri dell’assetto democratico. Senza una rigenerazione dei partiti le riforme costituzionali ed elettorali non basteranno a chiudere la lunga transizione italiana.

Verso una democrazia cesaristica

La riforma della Costituzione avviata dal Partito Democratico, unita alla nuova legge elettorale, che la completa, rischia di portare l’Italia verso una democrazia di stampo cesaristico. Quale sicurezza può darci un assetto istituzionale privo del contrappeso al potere costituito rappresentato dal bicameralismo, con una diminuita prerogativa del diritto di suffragio e ostaggio del potere del leader, dell’esecutivo e della sua maggioranza?

 

Le modifiche del Senato alla legge elettorale

Gli interventi del Senato sul disegno di legge di riforma del sistema elettorale hanno apportato importanti modifiche al testo varato dalla Camera, intervenendo su aspetti cruciali come il profilo dei protagonisti del confronto elettorale – liste di partito e non più di coalizione –, le soglie di sbarramento, i meccanismi di garanzia dell’equilibrio di genere e la questione della sottrazione dei capilista al voto di preferenza. Su quest’ultimo aspetto, in particolare, rimangono ancora delle perplessità che, insieme alla carenza di disposizioni relative al ballottaggio a livello nazionale e alla disposizione di rinvio dell’efficacia della legge consiglierebbero, in sede di dibattito, un’ulteriore fase di discussione e perfezionamento.

Critica a un Parlamento di “nominati”

Per capire le ragioni che hanno spinto ventiquattro senatori del PD a non partecipare alla votazione finale a favore della legge elettorale occorre tenere presente un quadro più ampio, che include anche la riforma costituzionale e l’esperienza delle Province. Il principale motivo didissenso nei confronti della legge uscita dal Senato riguarda il modello di elezione dei deputati, i quali risulterebbero in gran parte nominati anziché eletti. Si tratta di un grave deficit democratico che lacera ulteriormente il rapporto tra cittadini ed eletti, accrescendo l’autoreferenzialità della politica. Piuttosto che perseguire l’innovazione a tutti i costi bisognerebbe rafforzare la coerenza con i principi fondativi della Costituzione.

L’iperdemocrazia dei gazebo

Affidate come sono a una gestione “fai da te”, le primarie sono un espediente inefficace per rinvigorire i partiti e migliorare le procedure di selezione dei candidati. Rischiano anzi, al contrario, di svuotare ulteriormente, in nome di una malintesa idea di partecipazione, la funzione e il senso della politica organizzata.

 

I partiti possono davvero fare a meno del finanziamento pubblico?

I partiti politici sono sempre meno i principali vettori della partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. Eppure essi hanno dato un contributo essenziale allo sviluppo democratico dell’Italia repubblicana. L’eliminazione del finanziamento pubblico, nonostante il consenso con cui è stato accolto, rischia però di indebolire ulteriormente tale partecipazione.

Transizione democratica in Tunisia: una partita ancora aperta

Il risultato delle elezioni dello scorso 26 ottobre in Tunisia ha clamorosamente smentito gran parte delle previsioni: da un lato si è registrato il netto successo del partito Nidaa Tounes, principale alternativa politica alla compagine islamista, dall’altro tra gli elettori tunisini vi è stata una inattesa affluenza alle urne. Una lettura di questo esito elettorale esclusivamente legata alla contrapposizione tra Islam politico e laicità finirebbe per oscurare le altre importanti questioni che hanno dominato la politica tunisina nel corso del suo processo di transizione democratica.

Pechino e il rischio del contagio democratico di Hong Kong

Le proteste pacifiche di migliaia di cittadini di Hong Kong contro il tentativo del governo di Pechino di porre ulteriori vincoli alle già limitate libertà dell’isola – che gode però di privilegi impensabili nel resto della Repubblica Popolare – sono il segno dell’emergere di nuovi insopprimibili bisogni che non si limitano al mero consumismo. La prospettiva di un contagio da Hong Kong al resto della Cina è però un rischio che Pechino non può correre.

Si fa presto a dire presidenzialismo

Negli ultimi due anni, il capo dello Stato ha indubbiamente fatto un uso estensivo delle prerogative che gli sono attribuite. Eppure interpretare questi sviluppi come l’imporsi di una forma di presidenzialismo sarebbe fuorviante, perché il presidente non si è arrogato poteri che non gli spettano ma, in un quadro di crisi di sistema, ha agito da impulso per rimettere in moto il sistema politico.

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