insegna Storia moderna all’Università di Cassino.
Farà forse sorridere qualcuno il risultato di un test elementare. Si prenda un catalogo bibliotecario italiano online e si digiti nel campo della ricerca per soggetti il termine “nepotismo”. Compariranno molti risultati, nella quasi totalità attinenti alla dimensione storica del fenomeno, in primo luogo legata alla vicenda del papato. Compiere la medesima operazione su un catalogo anglosassone rivela invece il contrario e un predominio dell’interesse per gli sviluppi della pratica nella contemporaneità. Perché questo avviene? Una diversa coscienza del passato… oppure del presente?
Al desiderio di partecipazione condiviso attraverso il passaparola digitale che ha caratterizzato in questi ultimi mesi le piazze d’Italia e del mondo, non ha saputo ancora dare risposta una politica che appare di colpo invecchiata, spaventata, arroccata nella difesa di se stessa. È tempo che la politica riprenda in mano le sue sorti e quelle del paese, con i fatti e non con parole vuole.
Il naufragio della Concordia mostra che non esisteva sulla nave alcun antidoto all’imprevisto assoluto, rappresentato nel caso specifico dal comportamento irresponsabile del suo comandante. Alle colpe del singolo vanno però aggiunte molte altre negligenze e distrazioni, queste sì rappresentative dello scenario quotidiano italiano.
Così come nel subcontinente indiano per definire un gruppo sociale chiuso i cui membri sono uniti da comunanza etnica, di nascita, di religione e di mestiere s’affermò la parola portoghese casta (“stirpe”, “razza”), più modestamente in Italia non avrebbe senso utilizzare tale termine al singolare. Il concetto di casta vive e s’afferma lì dove i gruppi chiusi sono molteplici e pure collocati in un contesto gerarchico.
Tutto il mondo piange Steve Jobs. L’uomo valeva, è fuor di dubbio, e tutto l’aiutava a diventare l’icona che era e che in misura ancora maggiore oggi è: una sorta di Gandhi o di Mandela, addirittura una specie di alternativa maschile alla Monroe. Ma tutti lo sanno, ed è inutile dirlo: è più conveniente vivere che morire, anche per impedire i fanatismi, le esagerazioni, i lumini o i disegnini con la mela fuori dai centri commerciali, il dolore a comando o ostentato.
Partiamo dall’antipolitica. L’attacco ai privilegi della “casta” è feroce, così come, di fatto, la difesa che la “casta” mostra di volerne fare. Centinaia di migliaia di italiani vivono di politica e pretendono uno status consono all’ufficio che ricoprono...
Nel giro di poco tempo i social network sono diventati una realtà concreta e irrinunciabile per molti, anche in Italia. Nel mondo, poi, hanno dato prova di essere uno strumento di aggregazione estremamente efficace. La politica italiana non sembra averne compreso appieno il potenziale, e continua a usarli come strumento di mera propaganda. Nonostante l’impossibilità di prevederne le direzioni di sviluppo, quello dei social network è senz’altro un fenomeno rivoluzionario per la vita dei singoli individui e, forse, per quella dell’intera società.
L’identità dell’India è composita e arricchita da differenze che riguardano la lingua, la religione, l’organizzazione sociale e i valori. Tuttavia, tali differenze non costituiscono un motivo di conflitto, bensì contribuiscono allo sviluppo e all’aumento delle potenzialità di questo grande Stato democratico.
Con buona pace di John Locke, per il quale la società naturale, governata dalla legge di natura che egli identificava con la stessa ragione, si fondava sull’uguaglianza e sul rispetto reciproco, se c’è una cosa che la storia insegna è la difficoltà degli uomini di vivere assieme. Filosofie, religioni, ideologie elaborate per rimediare a ciò, delineando non solo i tratti di nuovi modelli sociali e politici, ma pure azzardando l’ipotesi di poter creare un uomo nuovo, hanno finito con l’alimentare quella difficoltà e non ad annullarla, dando agli storici, ai politici, agli intellettuali una ragione d’essere.