Romeo Orlandi

Romeo Orlandi

vicepresidente di Osservatorio Asia, insegna Processi di globalizzazione ed Estremo Oriente all’Università di Bologna.

 

Cina e Taiwan a Singapore. L’unità nella diaspora

La stretta di mano tra il presidente cinese Xi Jin Ping e quello di Taiwan Ma Ying-jeou segna una svolta radicale nelle relazioni tra i due paesi e chiude, dal punto di vista formale, sessantasei anni di tensioni e contrasti. Si pone così un ulteriore e importante tassello nel processo di ridefinizione degli assetti strategici e di sicurezza nel Mar Cinese meridionale. Nuovi assetti incentrati su una Cina sempre più forte e temuta.

Dopo il timore, la grande paura della Cina

L’estate cinese è stata offuscata dal crollo delle Borse e dall’ombra del rallentamento dell’economia del gigante asiatico. La grande paura è presto rientrata, ma il paese non è uscito dalle sue difficoltà e contraddizioni politiche.

L’autunno del patriarca di Singapore. Una riflessione per la sinistra

Lo scorso 23 marzo si è spento Lee Kuan Yew, il quale, grazie a un mix di rigore e lungimiranza, di libertà concesse con il contagocce e di efficienti interventi pubblici, trasformò la piccola enclave cinese in una ricca, dinamica e moderna città-Stato.

La Cina di Xi Jinping

Xi Jinping è stato scelto per guidare la Cina perché ritenuto il più adatto a trovare una sintesi fra i tradizionali obiettivi strategici del paese e gli interessi della nomenklatura che lo ha nominato. Ma l’eredità che Xi ha raccolto dal suo predecessore è tutt’altro che semplice. Nonostante l’uscita dalla crisi, infatti, sono emersi con forza i limiti e le contraddizioni del modello cinese, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità del suo prodigioso sviluppo economico e il contemporaneo acuirsi delle diseguaglianze. Inoltre le tensioni internazionali, specie con i paesi vicini, dimostrano come la Cina pur essendo una potenza economica – peraltro ormai dipendente dai cicli internazionali– non possa ancora considerarsi pienamente inserita nella dimensione politica globale.

L'altra sponda del Pacifico: gli USA e l'ascesa asiatica

Come per l’Europa, le relazioni fra gli Stati Uniti e i paesi asiatici sono state dettate dagli equilibri scaturiti dal secondo conflitto mondiale e dall’ordine della guerra fredda. La revisione della strategia americana verso la regione comincia però già negli anni Settanta con la celebre diplomazia del ping pong che ha dato origine a quel rapporto, pragmatico e conflittuale, che ancora oggi lega Stati Uniti e Cina, e aperto le porte al travolgente inserimento di quest’ultima nella globalizzazione. Lo sviluppo economico e la crescente prosperità che ne sono seguiti non hanno messo un punto alle tensioni e alle rivendicazioni fra i diversi paesi dell’area. E Washington, che ha ben compreso le implicazioni dell’ascesa asiatica, deve trovare il modo di dialogare con questa parte di mondo che il successo economico ha reso meno arrendevole.

Il sorpasso cinese: size matters

Nel corso del 2014 il PIL della Cina supererà quello statunitense, capofila di una serie di paesi, dall’India alla Nigeria, che non possono più essere definiti emergenti. Ma se il PIL cinese sarà il più alto del mondo, questo non significherà né che la Repubblica popolare sarà anche il paese con la ricchezza pro capite maggiore né che il benessere economico porterà necessariamente più democrazia.

Le prove di forza del giovane leader

I lievi, seppure percepibili, cambiamenti che hanno caratterizzato la vita di Pyongyang negli ultimi anni non sono un riflesso di quanto accade nelle relazioni internazionali del regime di Kim Jong-un, che infatti persegue ancora quella strategia di chiusura e di esaltazione dell’orgoglio nazionale che da decenni contraddistingue la politica della Corea del Nord.

Dopo il Congresso del PCC

Le conclusioni del XVIII Congresso del PCC hanno deluso quanti si illudevano che esso costituisse un’occasione per avviare la Cina sulla via di riforme democratiche. Tuttavia, proprio quelle caratteristiche di coesione, disciplina e rispetto delle gerarchie che all’osservatore occidentale potrebbero apparire come il sintomo della rigidità del regime, potrebbero rappresentare la condizione essenziale per avviare il cambiamento. Purché la nuova leadership cinese riconosca che esso sia funzionale al benessere del paese. E del partito.

Cina: nuova leadership, nuove strategie?

Salvo sorprese, il cambio al vertice del Partito comunista cinese, previsto per il 2012, dovrebbe vedere l’ascesa di Xi Jinping: il nuovo segretario e presidente della Repubblica popolare dovrà guidare un paese uscito dalla crisi prima e meglio di altri, ma con notevoli tensioni interne e un’inedita consapevolezza del peso del contesto internazionale sulla propria economia.

India e Cina: lo sviluppo nella diversità

Negli ultimi decenni India e Cina hanno registrato una crescita senza precedenti grazie a politiche economiche che, benché diverse tra loro, si sono rivelate efficaci e in grado di migliorare le condizioni di vita di milioni di persone. Per quanto eccentrici rispetto a quelli occidentali, i modelli economico-sociali asiatici si impongono come protagonisti nello scenario mondiale.