Quanta complessità si cela dietro il semplice gesto di aprire un rubinetto per vederne sgorgare dell’acqua potabile, di buon sapore, inodore, incolore e disponibile in ragionevoli quantità e a tariffe accessibili?
L'11 marzo, a Pisa, Italianieuropei, Farefuturo e l'associazione Giovane Europa organizzano il convegno "La democrazia in Italia e la riforma delle istituzioni", discussione a partire dal volume "La democrazia italiana: forme, limiti, garanzie".
La Costituzione e Montesquieu dimezzato di Cesare Pinelli
Governo versus Parlamento di Michela Manetti
Divisione dei poteri e ruolo delle istituzioni di garanzia di Luciano Violante
Centralità del Parlamento o centralità del governo? di Emanuele Rossi
Governabilità, rappresentanza, democrazia di Oreste Massari
L’ascesa dell’esecutivo monocratico di Mauro Calise
La rappresentanza degli interessi e l’ipertrofia degli esecutivi di Gianmario Demuro
L’evoluzione del ruolo dei presidenti di Assemblea: ancora “uomini della Costituzione”? di Nicola Lupo
Quale Stato di diritto? di Antonio Ingroia
I rapporti tra i poteri dello Stato e l’espansione del giudiziario di Giovanni Di Cagno
La “presa” del governo sul sistema televisivo di Filippo Donati
Media e potere: l’anomalia italiana di Massimo Giannini
L’India: strategie di politica estera e prospettive di crescita di Antonio Armellini
Unione europea e India: un ritardo da colmare di Gareth Price
India e Cina: lo sviluppo nella diversità di Romeo Orlandi
Le aziende italiane in India di Sauro Mezzetti
I nuovi equilibri della politica indiana di Sandro Gozi
La complessità del percorso democratico in India di Francesca Marino
Le comunità religiose dell’India di Mario Prayer
L’India e le sue minoranze di Antonio Menniti Ippolito
La crisi e la sinistra europea di Salvatore Biasco
Dopo la crisi: riflessioni e prospettive di Vincenzo Visco
Società civile di Giuseppe Vacca
Napoleone Colajanni: un contributo misconosciuto di Matteo Lo Presti
Dopo dieci anni Italianieuropei diventa mensile e dedica il primo numero della nuova serie ai rapporti tra i poteri dello Stato nel nostro paese. Per questo numero sono disponibili online gli articoli di: Cesare Pinelli, Luciano Violante, Antonio Ingroia, Massimo Giannini e Sandro Gozi.
L’ingerenza della politica nei confronti dei media è un problema condiviso, in forme diverse, da numerosi paesi nel mondo. In questo contesto, tuttavia, la situazione italiana costituisce un’evidente anomalia dovuta a un persistente conflitto di interessi e alla conseguente trasformazione del sistema radiotelevisivo e della stampa in docili apparati.
Benché Berlusconi e la destra abbiano esacerbato il dibattito sul potere giudiziario in Italia, è innegabile che negli ultimi tempi il potere della magistratura si sia accresciuto, rendendo imprescindibile un’assunzione di responsabilità da parte dei magistrati che ne preservi l’indipendenza dagli altri poteri.
In quale Stato di diritto viviamo e qual è il complessivo progetto di riforma istituzionale che si è delineato negli ultimi anni? È in atto un lucido disegno di riassetto dei poteri, accentrato nelle mani dell’esecutivo, che mira a essere un potere autonomo, affrancato dal controllo di legalità esercitato dalla magistratura e dall’opinione pubblica.
Le cronache degli ultimi mesi sono dominate dai risvolti politici e spesso anche personali del contrasto tra Berlusconi e Fini. Si tenta qui di identificare le radici istituzionali del contrasto – nient’affatto inedito – tra presidente del Consiglio e presidente della Camera e altresì di comprendere quali siano gli effetti, sempre sul piano istituzionale, della significativa evoluzione del ruolo dei presidenti di Assemblea registratasi nelle ultime legislature.
Sebbene il Parlamento sia considerato l’organo centrale della forma di governo disegnata dal costituente, oggi sono sempre più evidenti le ragioni che inducono a dubitare di tale centralità e a ritenere che a essa si sia sostituita quella del governo. È possibile individuare due potenziali motivi di tale tendenza: il primo legato all’attuale sistema elettorale, il secondo connesso allo stato della legislazione, ove il Parlamento risulta sempre più limitato nei propri poteri dall’uso e dall’abuso dei poteri normativi del governo.
Il sistema politico italiano sembra orientarsi verso una “presidenzializzazione” in via di fatto fondata sul principio maggioritario, sull’indebolimento del Parlamento, sull’assenza di limiti alla volontà della maggioranza “eletta dal popolo”. Questo processo ha carattere prevalentemente oggettivo. Va perciò contrastato con misure di riforma che si inseriscano all’interno di una concezione della democrazia politica fondata sulla separazione dei poteri, sui limiti al principio di maggioranza, sulla effettiva responsabilità del governo di fronte al Parlamento, sul rispetto reciproco tra le istituzioni.