La vittoria di François Hollande in Francia, accompagnata dai buoni risultati delle forze della sinistra progressista in altri paesi del continente, apre una nuova fase per l’Unione europea, in particolare per la sua politica economica.
Durante la campagna per le elezioni presidenziali che sta per concludersi i francesi più volte sono stati messi a confronto con gli interrogativi relativi al posto della Francia nel mondo nell’immediato e nel più lontano futuro. È forse giunto il tempo, per i francesi ma non solo per loro, di darsi un nuovo progetto strategico nazionale.
All’indomani del voto al primo turno delle presidenziali francesi, appare chiaro a tutti che per la vittoria finale la somma dei voti ottenuti dai vari candidati non è un dato particolarmente decisivo. La vera sfida comincia adesso.
La campagna per il primo turno delle elezioni presidenziali francesi è stata una battaglia di idee, numeri, bilanci, ma anche un confronto fra personalità diverse e retoriche differenti. Uno scontro combattuto sul filo delle parole che influenzerà i prossimi cinque anni.
Pubblichiamo l'editoriale di Massimo D'Alema del numero 4/2012 di Italianieuropei, in edicola e in libreria dal 18 aprile.
Nei suoi cinque anni all’Eliseo, Sarkozy è riuscito a imprimere grande visibilità, attivismo e pragmatismo alla politica estera francese. Spesso, tuttavia, il risultato delle sue azioni è stato penalizzato dal suo personalismo, dal suo opportunismo e dalla scarsa attenzione per gli interessi dei partner europei.
Lunedì 28 maggio, alle 15, presso la Scuola Sant'Anna di Pisa, si terrà l'incontro "L’Unione europea e il Mediterraneo dopo la Primavera araba". Intervengono David Sassoli e Pier Virgilio Dastoli.
L’intento di questo volume, che raccoglie i contributi di alcuni dei più qualificati studiosi in materia di sviluppo delle infrastrutture e di riforma del welfare, è di analizzare la cruciale questione della crescita europea in una prospettiva transnazionale, proponendo politiche e soluzioni che – tenendo nella giusta considerazione le differenze tra culture, background ed esperienze – possano essere adottate dagli Stati membri per innescare quel salto di qualità che l’Europa sta aspettando. | Scarica il volume
La Grecia è stretta in una morsa tra le pressioni della troika e le proteste di un’opinione pubblica provata dai profondi tagli imposti dal governo. Il tempo stringe per salvare il paese dalla bancarotta e Atene e Berlino sembrano impegnate in un gioco di resistenza il cui esito e le cui conseguenze sono difficili da prevedere.
Da tempo i rapporti diplomatici italo-tedeschi attraversano una delicata fase di raffreddamento. Qualche anno fa il politologo Gian Enrico Rusconi coniò il termine “estraniazione strisciante” (Schleichende Entfremdung) per fotografare lo stato della cooperazione politica comune, la cui spinta propulsiva all’interno dell’Unione europea, almeno sin dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica, pare essersi del tutto esaurita.