Mercoledì 2 Maggio, a Roma, si è tenuto l'incontro "Oltre l’austerità: politiche alternative per l’occupazione e la crescita" organizzato dalla Foundation for European Progressive Studies, la Initiative for Policy Dialogue e la Fondazione Italianieuropei. Sono intervenuti Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri, e Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia e e Co-presidente della Initiative for Policy Dialogue. Ha presieduto Massimo D’Alema, Presidente della Foundation for European Progressive Studies e della Fondazione Italianieuropei.
“Equità” è diventato uno dei termini di riferimento del discorso politico. Ciò è positivo poiché è bene che nella discussione pubblica si impieghino termini di valore alla luce dei quali giudicare le politiche. Ma proprio mentre l’“equità” si afferma come uno dei criteri di valutazione comunemente usati, se ne diffondono interpretazioni fuorvianti o semplicemente mistificatorie.
Sebbene il decreto Cresci Italia tocchi quasi tutti i settori bisognosi di intervento pro-concorrenziale, le misure previste non sempre si rivelano soddisfacenti. Occorre intervenire su assetti oligopolistici, privilegi e rendite di posizione accelerando sul terreno delle liberalizzazioni, intese nella loro accezione moderna e innovatrice, al fine di rendere più dinamica l’Italia e liberare risorse a sostegno della crescita economica e sociale.
Nonostante alcuni motivi di insoddisfazione, il giudizio complessivo sulle misure del decreto liberalizzazioni, in particolare quelle su gas, trasporti e servizi pubblici locali, appare positivo. Si tratta di un primo passo nella direzione giusta, che però ha già sollevato una levata di scudi: piuttosto che lamentarsi di quanto manca nel decreto bisogna augurarsi che quello che c’è venga effettivamente attuato e che si continui sulla strada delle liberalizzazioni.
Il disegno di legge A.S. 3110/2012 fornisce strumenti utili a rompere l’integrazione verticale dell’operatore unico delle industrie a rete. Tali mezzi non sono però da soli sufficienti. Si impone pertanto che lo Stato si riappropri del ruolo di architetto di sistema e di controllore dell’osservanza delle regole per un progresso a beneficio di tutti.
L’intento di questo volume, che raccoglie i contributi di alcuni dei più qualificati studiosi in materia di sviluppo delle infrastrutture e di riforma del welfare, è di analizzare la cruciale questione della crescita europea in una prospettiva transnazionale, proponendo politiche e soluzioni che – tenendo nella giusta considerazione le differenze tra culture, background ed esperienze – possano essere adottate dagli Stati membri per innescare quel salto di qualità che l’Europa sta aspettando. | Scarica il volume
Per quanto antico e universale, il fenomeno corruttivo ha assunto tratti particolarmente preoccupanti nell’Italia contemporanea; qui la corruzione si salda alla criminalità organizzata e diventa “sistema”. Per questo, controlli approssimativi e sanzioni poco dissuasive devono cedere il passo a un monitoraggio attento, a una strategia di prevenzione efficace e a un’attività di repressione credibile.
Per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Strategia Europa 2020, l’Italia deve mettere in atto politiche di sostegno all’innovazione regionale, soprattutto nel Meridione. La performance innovativa del Sud italiano, infatti, negli ultimi anni è stata modesta, penalizzando così lo sviluppo del territorio. Un maggiore investimento in Ricerca e sviluppo è precondizione essenziale per generare una crescita economica durevole.
La crisi rappresenta una minaccia esistenziale per il progetto europeo, perché ne intacca uno degli elementi portanti, la moneta unica, e perché sta erodendo il patrimonio di fiducia reciproca che gli Stati membri hanno faticosamente accumulato in sessant’anni di integrazione. È in corso uno scontro fra diverse visioni politiche, amplificato e reso particolarmente complesso dalle carenze di natura istituzionale che affliggono l’Unione. Un diverso approccio di politica economica e un quadro istituzionale meno lacunoso renderebbero infinitamente più semplice la loro ricomposizione.
Sicurezza, difesa, diplomazia, Ricerca e sviluppo sono solo alcune delle funzioni di governo che gli Stati membri dell’Unione europea farebbero bene a trasferire a livello federale. Beneficiare di un bilancio comunitario, più solido e consistente rispetto a quelli nazionali, significa favorire la stabilizzazione macroeconomica e i meccanismi di redistribuzione.