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Editoriale 1/2010 - L'Innovazione

Written by Francesco Profumo Tuesday, 16 March 2010 17:47 Print

 

Questo numero dei Quaderni di Italianieuropei si propone di raccogliere un ampio spettro di riflessioni, ispirate dalla necessità di costruire una nuova generazione di politiche per l’innovazione, più coerente con la situazione reale dell’industria italiana, con le opportunità che il paese potrà ragionevolmente cogliere nel prossimo decennio e, soprattutto, con un quadro realistico delle risorse disponibili. Quando la politica è chiamata a descrivere e a rappresentare le capacità innovative dell’industria nazionale, ovvero a giustificare le sistematiche insoddisfacenti prestazioni della stessa nelle valutazioni internazionali, tende regolarmente ad invocare la peculiarità della sua struttura industriale, in termini dimensionali e di specializzazione, e del suo modello innovativo, basato sulla creatività, sul miglioramento incrementale e sull’innovazione non tecnologica realizzata attraverso fonti e forme di conoscenza spesso molto diverse da quelle derivanti dalle attività di ricerca. Quando tuttavia i decisori politici si volgono a progettare e porre in atto le politiche a sostegno dell’innovazione in quelle stesse imprese da loro così descritte, trasfigurano questa immagine e concepiscono un portafoglio di strumenti che sembrano prefigurare un paese ricco di settori science-based, di grandi imprese ad elevata intensità di conoscenza e investimenti in ricerca, di nuova imprenditorialità ad alta tecnologia e di imprese che, pur piccole e medio-piccole, vorrebbero solo e soprattutto investire in ricerca, se ne avessero le risorse. Ciò si traduce in un insieme di strumenti ispirati ad un unico modello di innovazione, top-down, lineare e research-based, spesso coerente con una visione di matrice associazionista volta a distribuire poche risorse a molti, e comunque assai lontano dalla reale pluralità di modelli con cui le imprese italiane raggiungono i risultati innovativi più significativi. Tale semplificazione e omogeneizzazione delle modalità di intervento produce un doppio effetto negativo, poiché da un lato costringe una cospicua parte dell’industria nazionale a simulare il ricorso ad un modello research-based per poter accedere a risorse pubbliche, dall’altro sottrae invece preziose risorse a quella parte di industria e di comunità scientifica su cui realmente dovrebbero essere concentrati, su grande scala, gli aiuti all’investimento in ricerca. La proposta contenuta in questo Quaderno si basa quindi, in primo luogo, sull’intuizione che sia ormai indifferibile la necessità di ampliare e qualificare il portafoglio di politiche a sostegno dell’innovazione, dotandolo di strumenti più eterogenei e adatti a cogliere le differenti modalità di innovazione con cui le imprese italiane cercheranno di rispondere alle sfide che verranno l oro poste dal rapido cambiamento dei paradigmi tecnologici e dai mutati contesti competitivi. Per altro verso, l’ideazione di una nuova generazione di politiche per l’innovazione non può prescindere dalla considerazione che le risorse disponibili per queste politiche, pur nell’auspicio di un considerevole aumento nei prossimi anni, saranno largamente insufficienti a sostenere un impianto politico simile a quello che ha caratterizzato gli anni recenti. Sarà quindi necessario, nel rinnovare il portafoglio delle politiche, esplorare modalità di sostegno all’innovazione low-budget, che possano essere poste in atto in tempi estremamente brevi. Da un lato, le risorse finanziarie e gli assets che la pubblica amministrazione già impiega per l’erogazione dei suoi servizi fondamentali e per il miglioramento della loro efficienza possono essere utilizzati, senza costi aggiuntivi, al fine di stimolare e sostenere la prestazione innovativa delle imprese italiane. Dall’altro, vi è un ampio portafoglio di azioni legislative, normative e di semplificazione amministrativa che, senza aumento di costi, potrebbe liberare un’enorme quantità di energia innovativa nel paese. Tra queste azioni, in particolare, vi è la necessità di arricchire e qualificare la dotazione delle amministrazioni regionali di strumenti operativi di pianificazione, valutazione e gestione dei progetti e delle politiche. Inoltre, dal punto di vista della governance generale delle politiche, un’azione di coordinamento centrale forte tra le politiche in capo ai diversi ministeri competenti contribuirebbe in modo rilevante, senza costi aggiuntivi, a migliorare e qualificare l’impatto delle politiche per l’innovazione che da sempre caratterizzano l’azione di governo nel nostro paese. La seconda intuizione su cui si fonda la proposta contenuta in questo Quaderno è quindi fortemente legata alla necessità di immaginare nuove politiche che non richiedano grandi quantità di risorse aggiuntive ma che, piuttosto, facciano leva su mezzi che già oggi sono disponibili e impiegati dalla pubblica amministrazione per rendere efficiente il proprio funzionamento, ovvero che liberino risorse attraverso la semplificazione e l’ammodernamento delle infrastrutture amministrative e di governance del paese. Il combinato disposto delle due istanze qui delineate definisce un perimetro di politiche peraltro già ampiamente presenti nel dibattito internazionale e negli sforzi di innovazione delle principali istituzioni internazionali. Il “Rapporto Aho” del 2006, con cui la Commissione europea ha rivisitato la Strategia di Lisbona, e l’“Innovation Strategy” dell’OCSE di prossima pubblicazione, rappresentano due precisi punti di riferimento per la costruzione di una nuova generazione di politiche per l’innovazione nei paesi più industrializzati, ponendo l’accento sulla necessità di affiancare alle politiche tradizionali nuove politiche demand-side (ad esempio, lead market initiatives e public procurement of technology), user-driven e creativity-driven, con un coinvolgimento più corale dei diversi attori economici e sociali e con un più centrale ruolo della tutela della concorrenza, della competizione e del mercato quale fattore di stimolo dell’innovazione. Evidentemente, il rinnovamento delle politiche di sostegno all’innovazione non può e non deve avvenire per sostituzione ma per completamento e complementarità, riconoscendo che una gamma più ampia di strumenti disponibili, non necessariamente orientati al sostegno alla ricerca, potrà sviluppare appieno la propria azione solo in presenza di un adeguato sostegno alle infrastrutture della conoscenza del paese e alle attività di ricerca di base e applicata pubblica e privata. L’articolazione del volume che deriva da queste considerazioni consta di una prima sezione di interventi finalizzati a delineare gli elementi che caratterizzano il contesto internazionale e a sottolineare la correlazione tra prestazione innovativa e sviluppo. Uno specifico contributo è dedicato alla ricostruzione di un quadro di evidenze empiriche robuste e affidabili sulla situazione nazionale, che troppo spesso è descritta attraverso analisi incomplete o poco rigorose. In questo primo blocco trova spazio, a sostegno delle tesi politiche che seguiranno, un’ampia analisi teorica ed empirica volta ad illustrare la vasta eterogeneità di modelli e processi che caratterizzano l’attività innovativa delle imprese italiane. La seconda sezione costituisce il cuore della proposta politica racchiusa nel volume e delinea i contenuti essenziali di una nuova generazione di politiche e di assetti di governance che investono sia il livello nazionale sia quello comunitario. In questo blocco trova altresì spazio una riflessione sul sistema universitario di ricerca e formazione quale grande infrastruttura a servizio dell’innovazione nel paese. Il terzo gruppo di interventi declina la proposta politica nella rivisitazione critica e prescrittiva di alcuni strumenti attuativi tipici, i regimi di proprietà intellettuale nei sistemi di ricerca pubblica, le strutture di intermediazione per il trasferimento tecnologico, gli strumenti finanziari a sostegno dell’imprenditorialità tecnologica. Il quarto blocco riflette invece su come il processo di innovazione abbia contribuito allo sviluppo di alcune economie emergenti, mentre la quinta sezione descrive, attraverso alcuni interventi dedicati a settori specifici, le grandi traiettorie di cambiamento tecnologico ed economico con cui il sistema innovativo nazionale dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Infine, il volume si chiude con una discussione critica delle analisi, delle proposte e degli scenari delineati nelle sezioni precedenti. Selezionati imprenditori e politici vengono posti di fronte ad una serie di questioni specifiche, talvolta sotto forma di proposta esplicita e già formulata nelle pagine precedenti, talvolta sotto forma di richiesta di elaborazione di una proposta originale.

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