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Italianieuropei 4/2005

il Sommario

gli Articoli

Il caso

Dialogo sul capitalismo italiano

of Massimo Giannini

«Sono pronto a votare per il centrosinistra, ma vorrei sapere quali ricette intende proporre per risolvere i problemi del paese». Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, era stato molto chiaro, in estate. «Se vogliono i consensi, i leader dell’Unione tirino fuori il programma». Da allora, non molto è cambiato. Il programma non c’è ancora. Così, da quella richiesta ancora inevasa di Profumo, nasce l’idea di questo «faccia a faccia» tra uno dei più importanti banchieri illuminati italiani e Massimo D’Alema, presidente dei DS.

 

Pensare l'Economia

Sviluppo del Mezzogiorno: qualche riflessione e scenario di intervento

of Ciro Romano

Il Mezzogiorno, assolutamente scomparso dalla programmazione del governo in questi ultimi quattro anni, non può non riprendere il suo posto centrale nella politica di sviluppo del prossimo futuro, non so o per se stesso ma per il bene di tutto il paese. Sembra evidente, infatti, che il nostro paese, se davvero vuole essere pienamente competitivo in Europa e nel mondo, aperto ai traffici ed alla concorrenza economica, non può più trovarsi con un terzo del proprio territorio, della propria popolazione e del proprio sistema in un stato di sviluppo inadeguato, con una disoccupazione che è tre volte maggiore rispetto al resto d’Italia e il lavoro irregolare che coinvolge oltre un quinto degli occupati: questa rappresenta una condizione di estrema debolezza non solo del Mezzogiorno ma dell’intero sistema paese.

 

Pensare l'Economia

Per non reinventare la ruota

of Fabrizio Ghisellini

Ciclo politico: il momento dell’efficienza paretiana Se possibile, il dibattito sulle grandi riforme di politica economica è attualmente ancora più povero di spunti e idee-guida di quanto non sia stato negli ultimi anni. Per quanto riguarda il governo, fioccano le critiche. Già prima della pausa estiva, il contenuto del DPEF è stato infatti valutato da molti commentatori come poco più di una serie di tabelle che riassumono/ribadiscono i numeri del piano di rientro concordato con la Commissione europea; sorte sostanzialmente analoga è toccata alla (bozza di) finanziaria, giudicata dalle parti sociali insufficiente ai fini di un significativo rilancio dello sviluppo.

 

Pensare l'Economia

Liberalizzazioni, regolazione e politica industriale. Appunti per l'agenda di un governo riformista

of Claudio De Vincenti

La scorsa legislatura aveva visto il nostro paese avviarsi sulla strada della riforma della regolazione e delle liberalizzazioni nelle utilities con maggior decisione di altri paesi europei (tranne Gran Breatagna e paesi scandinavi, che su questo terreno sono più avanti di noi). Ma il disegno non era stato completato nella scorsa legislatura, lasciando aperta la possibilità che, in assenza del completamento, il sistema prendesse strade discutibili. È quanto è cominciato ad accadere nella legislatura in corso, che ha visto un sostanziale stallo della situazione, con rischi notevoli di assetti inefficienti dei mercati e risultati insoddisfacenti dal punto di vista della politica industriale. Il fatto è che «esiste una soglia minima di riforma al di sotto della quale i mercati non funzionano bene e non si ha una concorrenza efficace». Mi limito a qualche esempio riguardo alla situazione in alcuni settori, senza alcuna pretesa di esaustività.

Le idee / Idee su scuola e università

Per un nuovo sistema educativo

of Vittorio Campione

Il carattere potenzialmente esplosivo del tema istruzione corre il rischio di diventare la causa della sua marginalità. Pesa la diagnosi errata (non aver saputo coordinare riforme e consenso) che portò all’anticipata conclusione dell’esperienza di Berlinguer ministro e pesa soprattutto il permanere di un approccio politico-culturale che tiene distinti da tutti gli altri i problemi dell’istruzione, visti in termini di promozione sociale da garantire o di componente professionale da rassicurare per conservarne il consenso. Nel centrosinistra sono frequenti affermazioni molto radicali (simili a quel «punto e a capo» che fu il manifesto elettorale della destra nel 2001), o una gestione parcellizzata dei problemi. Oppure si profilano ipotesi di tempi medio-lunghi da riempire con dichiarazioni di principio e un po’ di buona ordinaria amministrazione. Insomma, si attende con il motore al minimo un (auspicato) momento opportuno.

Le idee / Idee su scuola e università

Innovazione, ricerca, università

of Luciano Modica

Non vi è analisi della situazione economica e sociale dell’Italia che non individui nella carenza di innovatività il principale punto di debolezza del sistema nazionale. Nell’Europa di oggi l’unico modo per un’economia nazionale di mantenere le proprie posizioni in un mercato globale in perenne e veloce trasformazione è quello di produrre continuamente innovazione in ogni prodotto e in ogni aspetto della vita dei cittadini. Beni industriali, servizi pubblici e privati, persino comportamenti e atteggiamenti culturali dei singoli cittadini, se non incorporano un alto tasso di coraggiosa innovatività, non riescono a risultare competitivi o a far competere con successo la nostra società. La preoccupante perdita di quote significative del mercato mondiale da parte delle nostre esportazioni e il diffuso senso di una società ripiegata culturalmente su se stessa sono due aspetti dello stesso fenomeno: noi italiani siamo diventati, mediamente, poco propensi e poco avvezzi all’innovazione, ne produciamo e ne consumiamo poca, sia nel privato che nella pubblica amministrazione, talora mostriamo addirittura di averne paura.

 

Le idee / Idee sulla sanità

I cittadini al centro della sanità

of Redazione

A fronte di un lento declino della qualità delle prestazioni dell’attuale Servizio sanitario nazionale (SSN) è compito di chi si riconosce in un progetto politico alternativo all’attuale maggioranza al governo avanzare delle proposte programmatiche per una trasformazione sostenibile della sanità negli anni futuri. Rappresentanti del mondo politico, dell’informazione, amministratori e medici hanno avviato un proficuo confronto sui temi che rappresentano oggi le priorità non più procrastinabili da affrontare per la modernizzazione e la salvaguardia del nostro sistema sanitario, in vista dell’appuntamento elettorale dell’anno prossimo. Il progetto si incentra sulla necessità di soddisfare le reali esigenze dei cittadini fornendo loro riferimenti sanitari certi, cure adeguate, sicurezza di assistenza indipendentemente dal reddito o dalla collocazione geografica. È, in altre parole, un progetto basato sull’equità e sulla parità di accesso per ogni tipo di intervento preventivo o terapeutico, ma anche sulla semplificazione dell’organizzazione e sull’umanizzazione del rapporto tra il cittadino e il sistema sanitario.

 

Medio Oriente

Dopo Gaza

of Renzo Guolo

Lo smantellamento delle colonie di Gaza rappresenta un passo rilevante nella lunga storia del conflitto israelo-palestinese. Non solo perché vengono restituite all’ANP aree che rendono più omogeneo il territorio del futuro Stato palestinese, ma perché, ancor più che in occasione di quel trattato di Oslo che restituì superfici più estese ma preservò gli insediamenti, viene per la prima volta davvero messa in discussione la visione di quella che viene chiamata «Grande Israele», se declinata secondo i paradigmi del sionismo revisionista, o della «Terra di Israele», se il riferimento è ai canoni del sionismo religioso.

 

Medio Oriente

Iran: ritorno al passato?

of Diego Gilardoni

Vali Asr street, una delle arterie principali di Teheran, è completamente paralizzata. Migliaia di automobili ferme nelle due direzioni. L’atmosfera, per l’osservatore straniero, è quasi surreale. Non c’è nervosismo, né aggressività. Al contrario. Quella che si sta consumando è una grande festa popolare, fatta di clacson assordanti, grida, danze e canzoni. È la sera di mercoledì 15 giugno 2005. La campagna elettorale per le elezioni presidenziali del venerdì successivo è ufficialmente conclusa. Per i sostenitori dei vari candidati è l’ultima occasione di far sentire la propria voce. Su Vali Asr street, però, i clacson suonano per un uomo solo. È Mostafa Moin, l’unico candidato riformista che lotta per succedere a Mohamad Khatami.

 

G8: Debito e Crescita

Come garantire l'efficacia degli aiuti. Problematiche ed effetti dell'aumento degli aiuti

of Peter S. Heller

Il tema degli aiuti ritorna improvvisamente in cima alla lista di voci dell’agenda internazionale. Un’improbabile alleanza composta da rockstar relativamente attempate, uomini politici di lungo corso ed attivisti di base ha catapultato la lotta alla povertà, soprattutto in Africa ed in talune regioni dell’Asia e dell’America Latina alla ribalta della scena politica globale. Dopo anni di molte parole e pochi fatti, i paesi ricchi sono ora sempre di più stimolati ad agire per combattere la persistente povertà che attanaglia un po’ ovunque il pianeta, con piani volti ad incrementare gli aiuti, cancellare il debito dei paesi poveri e migliorare l’accesso al commercio per i beni provenienti dalle nazioni in via di sviluppo.

 

G8: Debito e Crescita

Aiuti e crescita. Nuove speranze per l'efficacia degli aiuti

of Steve Radelet, Michael Clemens e Rikhil Bhavnani

Il dibattito sull’efficacia degli aiuti va avanti da decenni. Analisti come Milton Friedman, Peter Bauer e William Easterly hanno lanciato critiche violente, sostenendo che gli aiuti sono stati responsabili dell’aumento delle burocrazie statali, del perpetuarsi di governi mediocri, dell’arricchimento delle classi dirigenti nei paesi poveri o che sono stati semplicemente uno spreco. Citano, inoltre, la povertà ampiamente diffusa in Africa e nell’Asia meridionale nonostante trent’anni di aiuti e mettono in rilievo quei paesi (tra cui Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Papua Nuova Guinea e Somalia) che hanno ricevuto aiuti sostanziosi, registrando comunque indici di crescita disastrosi. A loro parere, i programmi di aiuto dovrebbe essere drasticamente riformati, ridotti in maniera significativa o del tutto eliminati.

 

G8: Debito e Crescita

Per rendere efficiente l'autogestione a livello nazionale. Un punto di vista britannico

of Sam Sharpe, Adrian Wood e Ellen Wratten

Nel 1999 in Tanzania solo il 50% dei bambini frequentava le elementari. Oggi questa percentuale è balzata al 90%. E una trasformazione analoga è in atto in Uganda, in Etiopia e in Mozambico. Cos’è accaduto? Nel caso della Tanzania, un governo eletto ha potuto scegliere di impegnarsi nell’espansione delle strutture per l’istruzione pubblica e di abolire le rette scolastiche, grazie agli aiuti economici erogati a sostegno del bilancio dello Stato anziché di singoli progetti dei donatori. Nel 2000, il Summit del Millennio dell’ONU ha espresso un nuovo consenso sull’urgenza di combattere la povertà e di migliorare gli aiuti in senso sia qualitativo che quantitativo. Per la Gran Bretagna, il cambiamento era già in atto: fin dal 1997 la sua politica internazionale di aiuti allo sviluppo si era posta come unico obiettivo la lotta alla povertà. Negli ultimi otto anni gli aiuti britannici, oggi dell’ordine di 4 miliardi di sterline l’anno, sono più che raddoppiati, e il Regno Unito si è impegnato ad accrescerli ulteriormente per raggiungere entro il 2013 l’obiettivo dello 0,7% del prodotto interno lordo.

Il Terrorismo

Sul terrorismo

of Alfredo Reichlin

La questione che vorrei porre riguarda come la sinistra si pone di fronte a quel fenomeno terribile e indecifrabile che è il terrorismo. Siamo sicuri di averne preso le esatte misure? Parto da qui non solo perché la vita quotidiana della gente comune è già cambiata e il suo immaginario è sempre più dominato dalla insicurezza e dalla paura del futuro, ma perché c’è una nuova destra che si sta formando anche in Italia. Una destra che sta facendo leva sulle nuove domande che la gente si pone e sul fatto che la sinistra sembra non rendersi conto del bisogno di valori che finalmente ritorna dopo anni di esaltazione del darwinismo sociale e dell’onnipotenza solitaria dell’individuo.

 

Il Terrorismo

Perché Washington ha bisogno dell'integrazione europea

of Ronald D. Asmus

È tempo per l’America di riconsiderare la sua politica nei confronti dell’UE e dell’integrazione europea in una prospettiva più ampia. A fronte delle sfide del XXI secolo e del mutare delle priorità ed esigenze, gli Stati Uniti dipendono oggi più di ieri dall’UE e dal suo successo. Già oggi, per conseguire i suoi obiettivi primari di politica estera – difendere il proprio territorio, vincere la «guerra al terrore» e promuovere la diffusione della libertà e della democrazia nel mondo – l’America ha sempre più bisogno di un’Europa forte, politicamente coesa e aperta verso l’esterno. Oggi per gli USA l’efficacia dell’UE non è meno importante di quella della NATO.

 

Il Terrorismo

Le frontiere simboliche dell'islam in Italia e in Europa

of Khaled Fouad Allam

Pochi hanno colto il fatto che la questione dell’islam in Italia e in Europa non rappresenta una sorta di ritorno storico – dopo la sua presenza per sette secoli in Spagna e tre secoli e mezzo in Sicilia – bensì riveste le caratteristiche di qualcosa di inedito. Oggi l’islam, attraverso i flussi migratori mondiali, si situa nello spazio globale e non più dunque nel tradizionale Dar al-islam (territorio dell’islam) secondo la geografia classica arabo-islamica; l’islam si pone oggi in uno spazio territoriale che è multiplo, multiforme, caratterizzato da una forte eterogeneità delle culture e del tessuto sociale.

 

Il Terrorismo

Il coordinamento delle indagini giudiziarie sui delitti di terrorismo

of Piero Luigi Vigna

Una riflessione sulle iniziative da assumere per una più efficace azione di contrasto al terrorismo – e non solo a quello di carattere transnazionale, ma anche a quello, forse silenziosamente in agguato, di matrice interna – non può prescindere dalla seguente, preliminare e deludente, constatazione: la legislazione italiana, nell’affrontare le questioni relative alla criminalità strutturata – e mi riferisco non solo a quella terroristico-eversiva, ma anche a quella di tipo mafioso, fenomeni fra i quali non mancano, del resto, connessioni – si è mossa in modo non lungimirante e asistematico.

 

Europa/Europe

Union bonds e rilancio della crescita europea

of Alberto Majocchi

In «L’Europe après (le) coup?» Giorgio Ruffolo esprime con grande chiarezza l’idea che, dopo il no francese e olandese nel referendum sulla Costituzione, l’Europa si trovi di fronte a una svolta. In particolare, Ruffolo fa propria l’ipotesi che alcuni paesi dell’area dell’euro intendano rilanciare il processo di integrazione non solo sul terreno istituzionale, ma anche sul piano economico attraverso una politica che non si limiti ad invocare riforme strutturali, ma si proponga come obiettivo una forte ripresa della crescita attraverso una politica economica attiva in modo tale da rafforzare negli europei la fiducia negli effetti positivi del processo di integrazione. Il punto di partenza di un ragionamento siffatto è naturalmente rappresentato da una valutazione critica del progetto di Costituzione e delle condizioni per passare dall’Unione monetaria a una vera Unione economica, capace di realizzare gli obiettivi ambiziosi dell’Agenda di Lisbona, il che presuppone che venga utilizzato come criterio di riferimento l’adeguatezza delle riforme previste nel testo del Trattato per risolvere i problemi di fondo dell’Unione a seguito dell’allargamento, nel quadro della grave situazione in cui si trova oggi la politica mondiale.

Le storie

Diario americano 5

of Giulio Sapelli

Eccomi ancora dinanzi a uno scoiattolo che corre veloce e mi guarda sornione, di sottecchi, e pare nel contempo essere altrove, con quello squisito e disperante spirito di contraddizione che non solo lo scoiattolo, ma anche molti altri animali hanno rispetto all’umano: essere per l’umano e nel contempo a esso rifiutarsi con ogni istintivo comportamento. Ma lo scoiattolo non è più quello del mio giardino nella via parallela a Washington Square, tra La Guardia Street e il mondo incantato del Village. Lo scoiattolo ora corre a Londra, in St. James Garden, e attorno a me c’è il mondo variopinto del Bank Holiday: è il 2 di un maggio profumato e odoroso di muschio e sono le 19 della sera ora locale. Ho rifiutato di seguire i miei compagni di viaggio in una cena che sarà da preludio a quelle che avremo domani e dopodomani con esponenti della comunità finanziaria, in un estenuante road show che proseguirà poi a Boston, Chicago, Montreal e che infine si concluderà a New York: ecco che lunga ed estenuante corsa... Una lunga attesa, quindi, prima di raggiungere e ritornare in tutt’altra veste nella mia amata, amatissima e disperata città, che mi appartiene come lo scoiattolo appartiene agli umani: tra il magone della vita quotidiana che consente di sognare e il desiderio, che si avvoltola su quel sogno, di essere altrove, altrove ora e sempre e per sempre.

 

Archivi del Riformismo

Chivambo filho de chefe. Il sogno riformista di Eduardo Mondlane

of Luca Bussotti

Eduardo Chivambo Mondlane nacque nel 1920 in un piccolo villaggio nel distretto di Manjacaze, provincia di Gaza, nel Sud del Mozambico, da famiglia dal nobile lignaggio. Il padre, che morì quando Eduardo non aveva ancora compiuto due anni, era un régulo (capo, in portoghese chefe) di una parte del popolo Tsonga chiamata Khambane. La madre, rimasta vedova, decise di restare nella propria casa, senza andare a vivere (come da tradizione) presso uno dei cognati, in una condizione di grande povertà. Lo stesso villaggio entrò in decadenza: i pochi giovani che riuscivano a superare i primi anni di esistenza emigravano verso le miniere del Transvaal, in Sudafrica, dove un lavoro massacrante e mal retiribuito era comunque preferibile allo stato servile previsto dallo chibalo (lavoro forzato), secondo le leggi della potenza coloniale, il Portogallo, che, fino al 1975, dominò il Mozambico. Eduardo visse, fino a 11 anni, come pastore di capre e di buoi, aiutando la madre, la nonna ed altre donne del villaggio in tale genere di attività. Il primo stimolo verso l’istruzione venne dalla famiglia: in primo luogo dalla madre, la quale diceva continuamente al giovane figlio, a proposito dei bianchi, che «sono loro che hanno i segreti del potere…

 


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