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Italianieuropei 5/2004

il Sommario

gli Articoli

Le cose da fare

L'impasse delle regioni e del federalismo

of Marco Cammelli

Più di trent’anni fa, l’attuazione delle regioni a statuto ordinario fu un’autentica scommessa: in una realtà che mostrava i segni evidenti di un profondo cambiamento sociale ed economico, si prese a prestito l’invecchiato modello dualistico della Costituzione del 1948 per reagire al fallimento della programmazione economica degli anni Sessanta e all’insopportabile sovraccarico (politico e amministrativo) del centro, nonché per sperimentare, nelle nuove sedi istituzionali, nuove alleanze politiche che superassero la conventio ad excludendum e aprissero la strada alla piena legittimazione del Partito comunista come forza di governo (le «regioni per unire» di Ingrao). Oggi, l’opzione per un regionalismo forte (il federalismo resta solo una parola, priva di basi concettuali e di fondamento pratico) può contare su molte e consolidate ragioni in più.

 

Le cose da fare

La questione pugliese. Cinque punti per un dibattito

of Franco Botta

Una particolare posizione geografica e una via costruita con sapienza hanno consentito agli emiliani di divenire cosmopoliti senza doversi muovere, di rendere la loro regione una delle più dinamiche da un punto di vista economico, e di avere livelli di qualità della vita talmente buoni che da sempre le città e le province emiliane sono ai vertici delle classifiche stilate nel nostro paese. A rendere l’Emilia «facile» – ricorda infatti Edmondo Berselli – sono state in primo luogo la geografia e poi una via consolare. A rendere la Puglia una regione difficile hanno invece contribuito in tanti. L’Italia è una penisola lunga, con una spina dorsale costituita da monti e colline non semplici da attraversare. E la Puglia è in fondo.

 

Le cose da fare

Il caso toscano. Oltre il modello dei distretti

of Riccardo Conti

Un tratto caratteristico e ricorrente del dibattito politico e culturale della sinistra (e non solo) toscana è rappresentato dal suo interrogarsi e riflettere sul modello toscano di sviluppo. Questo fatto ha portato con sé conseguenze non sempre positive. Vi si può talvolta leggere un elemento di autoreferenzialità che può sfociare in un certo provincialismo. È la storia di una sinistra forte e ben radicata (ancora oggi!) nel suo territorio, ma non sempre altrettanto influente nel dibattito e sulle scelte politiche più generali. Ma è anche la storia di una sinistra che conosce bene, indaga, si interroga sulla propria terra, sulle sue città e sulle forme di sviluppo. Un impasto, insomma, curioso e peculiare di alti livelli analitici e culturali e ristrettezze politiche, riflettere sul quale può essere operazione non banale. Prendiamo due temi che sono ingredienti fondamentali dell’esperienza toscana (del modello, appunto): lo sviluppo dei distretti e le politiche del governo del territorio.

 

Americana

Un mandato per la continuità... con ostacoli crescenti

of Federico Romero

I risultati elettorali del 2 novembre proiettano la Casa Bianca verso una sostanziale continuità della politica estera nel secondo mandato. Vi potranno essere taluni mutamenti di stile, ma non c’è motivo di attendersi un ripensamento di fondo o un cambio di direzione. L’assertività unilaterale degli Stati Uniti rimarrà la bussola principale, e la sostituzione di Colin Powell con Condoleeza Rice alla guida del Dipartimento di Stato rende l’Amministrazione ancor più omogenea su tale impostazione. Il vero interrogativo riguarda gli spazi di manovra e le risorse disponibili per una simile strategia, visto che sembrano entrambi progressivamente più rastremati.

 

Americana

Dove va l'America? Interpretazioni e conseguenze delle elezioni del novembre 2004

of Sergio Fabbrini

Le elezioni del novembre 2004 hanno registrato un successo «generalizzato» del Partito repubblicano e l’affermazione di una filosofia politica neo-conservatrice in vaste aree del paese. Generalizzato perché, come si sa, le elezioni del novembre 2004 riguardavano il rinnovo della presidenza, dell’intera Camera dei deputati (435 seggi) e di 1/3 dei seggi del Senato (33 su un totale di 100). Inoltre, le elezioni riguardavano anche il rinnovo di molte istituzioni statali, cioè governatorati e legislativi statali. Peraltro, tale successo del Partito repubblicano è avvenuto in presenza di una crescita sensibile della partecipazione elettorale. Nelle elezioni presidenziali ha votato il 60% degli aventi diritto, cosa che non avveniva dalle elezioni del 1968.

 

Americana

God bless America, comunque

of Carlo Pinzani

Seguendo in diretta i discorsi pronunciati da Kerry e da Bush per sanzionare il voto, l’invocazione usata nel titolo veniva spontanea a chiunque avesse seguito l’accanita competizione, e non certo perché i contendenti la utilizzassero a chiusura dei loro interventi. I due messaggi erano infatti convergenti, nonostante le inevitabili differenze: Kerry doveva ammettere una sconfitta dolorosa, in misura direttamente proporzionale all’enorme impegno profuso nella campagna, e Bush doveva evitare di eccedere nella soddisfazione per una vittoria evidente e, al tempo stesso, risicata. Entrambi riuscivano nel loro intento, con una marcata accentuazione del tasto dell’unità nazionale da parte di Kerry, utilizzato peraltro anche dal presidente confermato.

 

Americana

Una rivoluzione conservatrice e religiosa

of Pierangelo Giovanetti

In un paese invischiato in una guerra di cui non si vede via d’uscita, con un’economia bloccata, la disoccupazione crescente, una continua perdita di potere d’acquisto da parte della classe media, un quarto degli abitanti privi di assistenza sanitaria e in allarme costante contro il terrorismo, la questione che ha avuto più interesse per gli elettori americani delle presidenziali 2004 è stata la difesa dei valori morali. Interrogati all’uscita dei seggi, il 22% degli elettori ha posto in testa alla propria decisione di voto i cosiddetti «Moral values». L’80% di quanti ritengono la difesa dei valori morali la questione più rilevante da fronteggiare ha votato per George W. Bush.

 

Americana

La fragile egemonia dei repubblicani, il futuro dei democratici

of Stefano Fassina

Il 2 novembre del 2004 si consolida negli Stati Uniti un ciclo repubblicano: il ciclo iniziato a metà degli anni Sessanta in reazione ai mutamenti culturali e sociali e alle connesse scelte della leadership democratica (tra cui: la legislazione per l’interruzione di gravidanza; l’universalizzazione dei diritti civili; l’introduzione dell’assistenza sanitaria pubblica; il potenziamento della scuola pubblica). La lettura dei risultati elettorali (e dei mutamenti di identificazione politica) non solo ultimi, ma dell’ultimo quarto di secolo, supporta l’interpretazione ciclica. Nel 1980 si apre la fase Reagan-Bush. Nel 1992, con la leadership innovativa di Clinton, il Partito democratico rientra in gioco, ma subisce una netta sconfitta nel 1994, quando il Partito repubblicano dell’ultra-conservatore Newt Gingrich conquista la maggioranza al Senato (52 a 48) e alla Camera (dove i democratici perdono 54 rappresentanti e diventano minoranza per la prima volta dopo 40 anni).

 

L'Economia

Solo la crescita può salvare il modello sociale europeo

of Salvatore Biasco

Le rappresentazioni Se la varietà di soluzioni che incontriamo in Europa non consente di affermare che esista un «welfare europeo» definibile come tale, certamente esiste un «modello sociale europeo». Con questo intendiamo quel modello che associa alla proprietà un concetto di responsabilità, che punta sulla cittadinanza e valorizza l’idea di comunità, che affida a un intervento esteso dello Stato compiti pervasivi di mediazione sociale e di correzione degli esiti del mercato, che è informato dall’idea di patto che lega i cittadini alle istituzioni. Quindi, qualcosa che va al di là del welfare e che ricomprende quest’ultimo nelle singole articolazioni interne all’Unione.

 

L'Economia

Riformare la Banca Mondiale?

of Alessandro Magnoli
 
Che cos’è e cosa fa la Banca Mondiale? La Banca Mondiale non è una banca. È un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, creata alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1944 a Bretton Woods, con il mandato di prevenire crisi economiche e di favorire lo sviluppo. Bretton Woods, cittadina del New Hampshire (USA), fu la sede dal 1 al 23 luglio 1944 della Conferenza monetaria internazionale delle Nazioni Unite. Durante la conferenza, delegati di 44 nazioni si interrogarono su cosa potesse essere fatto per evitare altre guerre.

 

 

L'Economia

Risparmio, conflitto di interessi, capitalismo: abbiamo delle prospettive?

of Philip G. P. Moschetti

Chi abbia nell’ultima stagione cinematografica avuto la ventura di vedere al cinema «L’ultimo Samurai» ha compreso sin dalle prime battute chi erano il personaggio buono e quello cattivo (oltre Tom Cruise che, naturalmente, era bello e buono). Il cattivo era il perfido finanziere, che per sete di guadagno introduceva il Giappone alla meccanica moderna e all’accumulazione capitalistica (l’imperatore alla fine gli confischerà tutti i beni). Il buono era il Samurai, che ispirato da una visione etica del mondo combatteva con le armi della propria tradizione per preservare la purezza del Giappone.

 

L'Economia

Conoscenza, mercato, solidarietà

of Enzo Di Nuoscio

La relazione tra competitività e giustizia sociale è certamente il tema su cui, in questi anni, le sinistre di governo si sono maggiormente interrogate, non di rado lacerate – e proprio l’Ulivo ne sa qualcosa con la caduta del governo Prodi – di fronte a quella che è stata spesso percepita come una alternativa tra le ragioni dell’economia (particolarmente severe in tempi di crisi economica) e quelle della solidarietà. Un dilemma che ha opposto il cuore alla mente della sinistra, provocando continui e fastidiosi mal di pancia. Mal di pancia, non è difficile prevedere, che sono destinati ad acutizzarsi in vista della Grande Alleanza Democratica (GAD), la quale dovrà fare i conti con l’aspro confronto tra la sinistra riformista e quella sinistra radicale che, uscita irrobustita dalle elezioni europee, non ha perso tempo a chiedere un centrosinistra «più di sinistra», cioè più attento alle ragioni della solidarietà.

 

L'Economia

Lifelong learning in Italia: il miraggio dell'educazione continua

of Francesco Florenzano

È difficile scrivere di «politiche della formazione» senza rischiare di ripetersi, di annoiare, di cadere in un contorto ragionamento o in proposte che si aggiungono a quelle già fatte negli anni passati; se non si inserisce nel dibattito quel quid capace di coagulare dell’interesse che abbia la reale possibilità di diventare politica attiva e programma di governo. La natura stessa del soggetto nuovo che si è affacciato sullo scenario europeo, noto come lifelong learning, non concede deroghe alle azioni da intraprendere. Ma il tempo che scorre incessantemente senza produrre leggi e riforme degne di questo nome ci induce a riflettere sulla effettiva volontà di promuovere non solo la formazione, ma anche la cittadinanza attiva.

 

L'Economia

L'Europa e il lavoro

of Carmelo Scaramuzzino

Il prolungato rallentamento della crescita economica ha determinato in Europa, negli ultimi tempi, risultati complessivamente non favorevoli all’occupazione, in un contesto abbastanza diversificato tra gli Stati. Le nuove situazioni e le nuove prospettive dell’economia mondiale hanno indotto la Comunità europea, soprattutto nel 2003, nella prospettiva dell’allargamento e in sintonia con i risultati del lavoro della Convenzione per la stesura della nuova Costituzione, ad apportare importanti modifiche alla propria strategia per il lavoro e l’occupazione. L’UE, in sostanza, ha dovuto effettuare una sensibile correzione di rotta rispetto a un cammino faticoso, caratterizzato dalla difficoltà a mantenere quel ritmo espansivo necessario per il conseguimento degli obiettivi che erano stati prefissati nei vertici di fine secolo.

Policy Network

Laurent Fabius tra l'Europa e le carote grattugiate

of J. P. de Lisle

Dopo le elezioni presidenziali del 2002 e il fiasco di Lionel Jospin, suo rivale storico, e soprattutto dopo il congresso del Partito socialista di Rennes del 1989, tutto lasciava pensare che Laurent Fabius fosse alla ricerca di un’occasione per ricollocarsi al centro del dibattito politico, almeno nell’ambito della sinistra. La fine delle beghe giudiziarie legate al processo sul sangue contaminato lo ha reso nuovamente disponibile sulla scena politica, ma starà a lui saper suscitare la «voglia di Fabius» nel cuore dei militanti e degli elettori. Fabius aveva tentato in principio la via della «volgarizzazione», che è però fallita. In un’opera di confessione semipolitica, diretta alla «Francia dei quartieri bassi», come direbbe Raffarin,1 l’ex primo ministro di François Mitterand aveva ammesso che gli piacevano le carote grattugiate e la Star’Ac, l’equivalente francese de «L’Isola dei Famosi».

 

Il PSI e gli anni Ottanta

L'esperienza del governo

of Giovanni Sabbatucci

La storia della partecipazione socialista al governo dell’Italia repubblicana si suddivide in tre capitoli. Il primo è quello dell’unità antifascista, 1946-47; il secondo coincide con la stagione del centrosinistra propriamente detto, 1963-1975 (con la breve interruzione del 1972-73 e quelle, ancor più brevi, dei due governi «balneari» di Leone); il terzo, quello di cui si occuperà questo saggio, comincia nell’aprile 1980, con la formazione del secondo governo Cossiga, e si prolunga per quattordici anni, fino alle dimissioni del governo Ciampi e alle elezioni del marzo 1994. Dura dunque più a lungo dei due precedenti, più di quanto non fosse durato il centrosinistra «storico», che in realtà aveva avuto un prologo con l’appoggio del PSI al IV governo Fanfani nel 1962-63.

 

Il PSI e gli anni Ottanta

I socialisti e la società italiana

of Simona Colarizi

Le difficoltà in cui si dibatte il Partito socialista alla metà degli anni Settanta vanno iscritte nel generale declino del sistema politico italiano che, a quella data, mostra già i primi sintomi di una crisi, destinata ad approfondirsi durante il corso del decennio successivo fino a determinare il crollo della prima Repubblica nel 1992-1994. Di fronte al progressivo allargarsi della forbice società politica-società civile, tutti i partiti sono costretti a interrogarsi sulla propria identità e a tentare nuove strade per rinnovarsi al loro interno, con maggiore o minore successo. Nel PSI, tuttavia, l’opera di rifondazione appare assai più radicale e tempestiva, anche perché la perdita di fiducia del paese nella partitocrazia che lo guida fin dalle origini della Repubblica ha effetti immediatamente visibili sul piano elettorale.

 

Il PSI e gli anni Ottanta

PSI-PCI: l'ultimo duello

of Umberto Ranieri

Bettino Craxi diventa segretario nel luglio del 1976 di un Partito socialista in crisi profonda. È un socialista di ferme convinzioni autonomiste. Fra i pochi, osserva Cafagna, che si erano sottratti alle molteplici peregrinazioni opportunistiche tra le correnti che caratterizzarono la decadenza socialista dopo l’insuccesso del tentativo nenniano. Giunge alla testa del partito «perché la nuova maggioranza di quei giovani che avevano imposto il ricambio generazionale lo riteneva scarsamente pericoloso, visti i pochi voti di cui disponeva».

 

Il PSI e gli anni Ottanta

Dagli euromissili alla fine della guerra fredda. La politica estera italiana negli anni Ottanta

of Leopoldo Nuti

Nell’analizzare le scelte internazionali compiute negli anni Ottanta, la storiografia ha prevalentemente cercato di sottolineare il carattere di transizione di quel decennio, che costituisce il momento di passaggio tra due sistemi internazionali molto diversi, ovvero tra l’ultima fase della guerra fredda e il periodo successivo alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Oppure ha preferito concentrarsi sull’«eccezionale attivismo» che, secondo Mammarella, caratterizzò la politica estera italiana nella fase centrale del decennio, collegando questo aspetto soprattutto all’esperienza del primo governo italiano a guida socialista nella storia della Repubblica.

 

Il PSI e gli anni Ottanta

Metamorfosi della cultura socialista? Il PSI e gli intellettuali

of Marco Gervasoni

Negli anni tra il 1976 e il 1979 gli articoli di «MondOperaio» operano una trasformazione dei valori della cultura socialista. Il liberalismo, come filosofia politica che pone l’individuo e i suoi diritti al centro della riflessione, viene riscoperto come valore fondamentale senza il quale il socialismo non può nulla. Peggio, esso rischia di trasformarsi in una pratica autoritaria e burocratica se non tiene conto che la lotta per l’incremento della giustizia sociale deve andare di pari passo con quella per l’estensione e la difesa delle libertà individuali. Qui il nume tutelare è Bobbio che, non a caso, in quegli anni scrive intensamente sulla rivista. Per gli intellettuali di «area socialista», Bobbio rappresenta il modello da seguire, con il suo «sapere impegnato», «più preoccupato di seminare dubbi che di raccogliere consensi».

Archivi del Riformismo

Giuseppe Emanuele Modigliani. A proposito del pacifismo riformista

of Federico Fornaro

Negli album di fotografie dei congressi del Partito socialista e dei fuoriusciti antifascisti a Parigi la sua figura è inconfondibile, non fosse altro per la folta e lunga barba bianca che lo caratterizzava. Giuseppe Emanuele Modigliani (1872-1947), «Menè», come era familiarmente chiamato dagli amici e dai compagni di partito, è stato uno degli esponenti più rappresentativi sia della corrente riformista che della tradizione pacifista del socialismo italiano ed europeo della prima metà del Novecento. Nato a Livorno da una famiglia della borghesia ebraica, primogenito di quattro figli – l’ultimo dei quali era il pittore Amedeo Modigliani – dopo la laurea in legge si dedicò alla politica e, in occasione del congresso del PSI del 1900, si schierò con la maggioranza d’ispirazione turatiana.

Archivi del Riformismo

La solitudine del riformista. A proposito di Federico Caffè

of Giuseppe Abbracciavento

Partecipando nel giugno 1930 a una conferenza madrilena, John Maynard Keynes tenne una relazione opportunamente titolata «Conseguenze economiche per i nostri nipoti». In essa l’economista di Cambridge metteva in guardia dalle forme di pessimismo economico che attanagliavano le società capitalistiche post-1929, e in un passo divenuto famoso aggiungeva: «Voglio affermare che entrambi i contrapposti errori di pessimismo, che sollevano oggi tanto rumore nel mondo, si dimostreranno errati nel corso della nostra stessa generazione: il pessimismo dei rivoluzionari, i quali pensano che le cose vadano tanto male che nulla possa salvarci se non il rovesciamento violento; e il pessimismo dei reazionari, i quali ritengono che l’equilibrio della nostra vita economica e sociale sia troppo precario per permetterci di rischiare nuovi esperimenti».

 

Le Idee

Il dolore non necessario

of Domenico Gioffrè e Mario Luzi

Possiamo pensare a una vita senza dolore? Non è possibile e non dovremmo neppure augurarcelo. La nostra stessa sopravvivenza sarebbe messa in serio pericolo, come lo è quella di alcune persone (per fortuna rari casi) «affette», è il caso di dire, da analgesia congenita. Malati, in altre parole, di non sentire dolore. È questa una condizione davvero pericolosa. Non saremmo avvertiti di nessuna malattia in atto o in procinto di manifestarsi tale. Non andremmo dal medico a farci visitare e curare. Incomberebbe su ciascuno di noi il rischio di perire. Ma per fortuna sentiamo dolore. E se la nostra specie si è perpetuata sino ai nostri giorni è proprio perché sentiamo dolore.

 

Le Idee

Fecondazione assistita: un'occasione per ripensare ai valori

of Eugenio Mazzarella

Nel recente dibattito sull’ultimo numero di «Italianieuropei» tra Giuliano Amato, Natale D’Amico e Livia Turco sulla legge sulla fecondazione medicalmente assistita e sulle prospettive politiche aperte dalla sua controversa approvazione – tra cui quella referendaria – un punto appare innanzitutto condivisibile: la notazione di Giuliano Amato che «una legge ci vuole e una legge giusta è possibile», e che non si può cedere «all’intolleranza praticata in nome ora di verità, ora di libertà intolleranti».

 


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