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Italianieuropei 5/2003

il Sommario

gli Articoli

Le cose da fare

Il post-Berlusconi

of Edmondo Berselli

Se esiste davvero, ed è plausibile, un paradigma indiziario nella storiografia, sarebbe il caso di sistemare in archivio, a futura memoria, la registrazione del momento in cui Silvio Berlusconi guarda i suoi ospiti, depreca le divisioni nel governo e nella maggioranza, e con il piglio dell’amministratore delegato giunto sulla soglia della scocciatura avvisa tutti che non glielo fa fare nessuno di passare per incapace: ha case, ville, barche e aerei, un mestiere, i soldi, un impero imprenditoriale, e al momento buono potrebbe tranquillamente filare nel Mar dei Caraibi a fare la bella vita, alla faccia dei politicanti che la vita gliela avvelenano tutti i giorni con le loro insopportabili litigate.

 

Pensare la Politica

Come cambiare il PSE?

of Redazione

Il mio giudizio su questo progetto è positivo. Noi socialisti seguiamo attentamente il contributo che le altre forze riformiste danno al processo di costruzione dell’Europa, e sono frequenti le occasioni in cui ci troviamo a collaborare con altri gruppi politici del Parlamento europeo o con componenti di questi gruppi. Non va dimenticato però che proprio nel Parlamento europeo è molto chiara la discriminante sinistra-destra e che il PSE è saldamente ancorato a sinistra.

 

Pensare la Politica

Ad est del PSE. Il socialismo europeo dopo l'allargamento

of Marco Piantini

Il dibattito sulla futura collocazione in Europa della cosiddetta lista unitaria del centrosinistra si svolge mentre il Parlamento europeo si appresta a mutare la propria configurazione con l’allargamento a dieci nuovi paesi membri. Le famiglie politiche al Parlamento europeo dopo le elezioni del 2004 vivranno infatti nuovi scenari e nuove dinamiche con dieci delegazioni nazionali in più, senza parlare della preparazione all’arrivo di Romania e Bulgaria e probabilmente anche della Croazia in un futuro assai prossimo.

 

Americana

Il futuro del Partito democratico

of Robert B. Reich

Cos’è il Partito democratico? In America milioni di cittadini si qualificano come democratici, e centinaia di migliaia partecipano alle convention del partito, a livello nazionale o dei singoli Stati. Alla raccolta di fondi provvede un Comitato democratico nazionale. Non esiste però un vero Partito democratico nazionale. O quanto meno, nulla di comparabile al Partito repubblicano, il quale dispone di enormi masse di denaro, di una rete di think-tank conservatori e di propagandisti addetti al marketing delle idee che ne emergono.

 

Americana

Sidney Blumenthal e il fantasma di Bill Clinton

of Amy Rosenthal
 
Eminente giornalista, Sidney Blumenthal ha ricoperto l’incarico di assistente e primo consulente del presidente Clinton dall’agosto 1997 al gennaio 2001. Nel suo recente libro, a metà tra autobiografia e storia, intitolato «The Clinton Wars» ha descritto gli anni dei suoi incontri con Bill Clinton e il lavoro al suo fianco. Oltre a esserne il cronista, è anche il più importante avvocato di un’era che fa ormai parte del passato: quella di un Partito democratico giovane e progressista, che nel 1992 vinse le elezioni all’insegna dello slogan «Happy days are here again» (i giorni felici stanno tornando).

 

 

Americana

Lo show del Far West

of Lewis H. Lapham

Quando il presidente George W. Bush fece il suo ingresso alla Casa Bianca nell’inverno 2001, dichiarò che intendeva condurre il governo come se fosse un business. Due anni dopo, chi potrebbe stupirsi se le previsioni decennali di bilancio sono passate da un surplus di 5.600 miliardi a un disavanzo di 4.000 miliardi di dollari o se la nostra piccola splendida guerra in Iraq è stata venduta al pubblico americano come un’offerta di mercato ben pubblicizzata ma fraudolenta. Il presidente ha mantenuto la parola.

 

Due mesi di Politica

La sinistra a Trento: solo un caso locale?

of Pierangelo Giovanetti

Il Corriere della Sera gli ha dedicato un editoriale in prima pagina di Paolo Franchi dal titolo emblematico: «Trentino, vince l’Ulivo che guarda al centro». In effetti la schiacciante vittoria di Lorenzo Dellai e del centrosinistra (60,82% contro il 30,67% della Casa delle Libertà) nelle elezioni amministrative dello scorso 26 ottobre per la provincia autonoma di Trento, nonostante sia riferita a una realtà del tutto particolare ad autonomia speciale, unico territorio italiano insieme a Bolzano dove la devoluzione e il federalismo sono già realtà consolidate da lungo tempo, rappresenta un interessante indicatore a livello nazionale di un modello vincente di centrosinistra.

 

Due mesi di Politica

Procreazione assistita e mediazione bioetica

of Giorgio Tonini

C’erano una volta le «questioni di coscienza»: di tanto in tanto, arrivavano sul tavolo della politica e davano luogo a maggioranze trasversali, che poco o nulla interferivano con le alleanze di governo. Erano le questioni che avevano a che fare con la vita e la morte, la sessualità e la famiglia. Ed erano questioni che si addensavano lungo la linea di confine tra cultura «laica» e cultura «cattolica». Talvolta davano origine a esperienze di dialogo (si pensi al nuovo diritto di famiglia), talvolta a momenti, anche assai aspri, di conflitto (il divorzio e l’aborto).

 

Due mesi di Politica

Il puzzle delle autonomie territoriali

of Cesare Pinelli

La questione delle autonomie territoriali sta somigliando sempre più a un gigantesco puzzle. Al centro c’è una complessa riforma del Titolo V, parte seconda, della Costituzione («Le regioni, le province, i comuni») approvata con legge costituzionale n. 3 del 2001. Nonostante abbia avuto un principio di attuazione con la legge La Loggia (legge n. 131 del 2003), il governo ha proposto di modificarla prima con il progetto Bossi (approvato in prima lettura dalle camere), poi con un più ampio progetto di riforma, frutto della bozza di Lorenzago (all’esame del Senato in prima lettura).

 

Due mesi di Politica

L'Ulivo dia all'Italia una tregua normativa. Il caso della tassazione delle imprese

of Salvatore Biasco

Un mediocre risultato La delega fiscale di Tremonti, già dal suo varo, era nel concreto concentrata su una serie di interventi rivolti a mutare la sistemazione strutturale data nella precedente legislatura alla tassazione del settore produttivo. Era l’unica parte, se si può dire, elaborata nella stesura, che, pur dividendo con le altre una base di delegittimazione di quanto impostato in precedenza, lasciasse almeno capire quali provvedimenti presupponesse. Di contorno a essa, la delega si riempiva solo di una sequela di norme manifesto, accompagnate da una verbosità, pari solo alla fumosità e all’irrealismo.

 

Dopo l'11 Settembre

I volti del terrorismo islamico

of Aldo Torchiaro

La strage di Nassiriya ha cambiato, per noi italiani, un po’ tutto. Non siamo più gli spettatori di un grande tramestìo internazionale: ne siamo parte in causa. Forse proprio per questo dobbiamo affilare, prima tra le armi, quella della ragione. E prendere la lente di ingrandimento, con maggiore attenzione rispetto a ieri, quando guardiamo a un terrorismo che pretende di muoversi come soggetto della politica.

 

Dopo l'11 Settembre

Il dilemma transatlantico. Perché l'Unione europea e gli Stati Uniti faticano a intendersi?

of Sergio Fabbrini

Con l’intervento militare in Iraq nella primavera del 2003, un conflitto aperto si è manifestato tra gli Stati Uniti e alcuni dei principali paesi dell’Unione europea (come la Francia e la Germania, che di quest’ultima sono stati tradizionalmente i paesiguida). Sul piano geostrategico, gli Stati Uniti e i paesi guida dell’Unione europea hanno manifestato una differente visione del futuro dell’ordine internazionale, centrata sul potere indiscusso degli Stati Uniti (la prima) ovvero finalizzata a promuovere una condivisione del potere internazionale tra più potenze (la seconda).

 

Dopo l'11 Settembre

Noi e la Francomània

of Massimo Nava

Può essere che Jacques Schröder e Gerhard Chirac siano soltanto un gioco di parole, o meglio di cognomi, caro a un giornalismo franco-tedesco che enfatizza e regala alla storia ciò che è ancora cronaca, appunto l’episodio in cui il cancelliere tedesco si è fatto rappresentare al Consiglio europeo dal presidente francese. Ma qualunque misura e significato si vogliano dare al consolidamento dell’«asse» franco-tedesco e al processo d’integrazione sociopolitica dei due paesi (si gioca anche con le immagini di Francomània o Germofrancia), sono decisivi, anche se non sempre evidenti, i termini della partita che si sta aprendo in Europa e le modalità di molti paesi, Italia compresa, di rapportarsi a una situazione nuova, con contorni incerti, non necessariamente irreversibile, ma con la quale è vitale fare i conti.

 

Il caso italiano

Le sfide di una sperimentazione

of Giuseppe Bertagna

La sperimentazione scaturita dall’accordo quadro tra MIUR, ministero del lavoro e delle politiche sociali, regioni e province autonome di Trento e Bolzano per la realizzazione, dall’anno scolastico 2003-2004, di un’offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale nelle more dell’emanazione dei decreti legislativi di cui alla legge 28 marzo 2003, n. 53 e dai successivi protocolli d’intesa a esso collegati può risultare allo stesso tempo una fortuna e una disgrazia. Una fortuna se permetterà di provare e di disegnare il nuovo sistema di istruzione e di formazione del paese.

 

Il caso italiano

L'obbligo scolastico, nonostante la legge Moratti

of Jacopo Greco

Il ministro Moratti ha ribadito in diverse occasioni che la legge che porta il suo nome è la più importante riforma della scuola dopo la riforma Gentile e che, avendo ambizioni profonde, non nasce con l’intento di fare un dispetto alla legge sui cicli (legge n. 30 del 2000), che ha provveduto ad abrogare. Giuseppe Bertagna, inoltre, ha più volte sottolineato come molti commentatori avrebbero criticato in maniera pregiudiziale e ideologica la legge Moratti per il solo fatto di aver abrogato, nell’ambito della riforma Berlinguer, la legge con cui si provvedeva a elevare l’obbligo scolastico (legge n. 9 del 1999).

 

Policy Network

Alle fonti dell'euroscetticismo scandinavo

of Paolo Borioni

Nel recente congresso dei socialisti popolari danesi – formazione rosso-verde alla sinistra dei socialdemocratici fondata nei tardi anni Cinquanta da alcuni scissionisti in fuga dal filosovietismo del partito comunista – si è verificato un evento di significativa importanza. Le assise di quel partito erano state convocate per rivederne la posizione negativa in vista di un prossimo referendum che elimini o ammorbidisca le eccezioni danesi nei confronti dell’Unione europea (sulla moneta e la cooperazione di polizia e giudiziaria, fra le altre cose). Ormai si tratta di una revisione matura, cui molti socialisti popolari si preparano sentendo la necessità, di fronte all’unilateralismo USA, di rafforzare l’Europa.

 

Le idee

Crescita americana, declino europeo?

of Pietro Reichlin e Aldo Rustichini

Da più di un decennio l’economia europea cresce poco e il divario rispetto agli Stati Uniti, che non accenna a diminuire da almeno vent’anni, si è ulteriormente ampliato. Questo problema è al centro delle preoccupazioni dei governanti europei ed è stato recentemente esaminato in un documento redatto da un gruppo di studiosi su incarico del presidente della Commissione europea Romano Prodi.

 

Le idee

Il mito della scarsità

of Nino Galloni

Il 14 agosto 2003 cinquanta milioni di statunitensi hanno dovuto sopportare un lungo e improvviso black out dell’elettricità. Frigoriferi, ascensori, condizionatori, impianti di illuminazione sono rimasti privi di energia. Negli anni della deregulation le reti ferroviarie degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e di molti altri paesi hanno visto ridursi, drasticamente, i livelli di sicurezza, col conseguente aumento degli incidenti, dei morti e dei feriti. Tuttavia, il prezzo dei biglietti ferroviari è aumentato enormemente nello stesso periodo.

 

Le idee

La debole resurrezione del sindacato

of Lucio Baccaro, Mimmo Carrieri e Cesare Damiano

Complessivamente gli anni Novanta hanno rappresentato un buon decennio per i sindacati italiani, anche se, come la maggior parte dei sindacati nei paesi avanzati, hanno perso un certo numero di iscritti. In Italia questa perdita è stata inferiore che altrove e, in questo periodo, sembra aver subito un rallentamento rispetto agli anni Ottanta. Comunque, il successo maggiore dei sindacati è avvenuto più sul piano politico che su quello organizzativo.

 

Novecento

De Gaulle, il suo e il nostro tempo

of Marco Gervasoni

Un recente sondaggio indica che, per la maggior parte dei francesi, De Gaulle è il personaggio più importante del XX secolo. Qualche anno fa, un libro dello scrittore Régis Debray spiegava come De Gaulle fosse un personaggio la cui attualità è ancora tutta da scoprire, un protagonista del XXI secolo. In questi anni, tuttavia, si sono intensificate, e non solo da sinistra, le critiche alla creatura di De Gaulle, la Costituzione della V Repubblica e, per un certo periodo, nel dibattito pubblico il tema, inimmaginabile fino a cinque anni fa, è stato: «è necessaria una VI Repubblica?».

 

Arcihvi del Riformismo

Le origini del New Labour e il futuro del socialismo. A proposito di Anthony Crosland

of Patrick Diamond

«The Future of Socialism», testo classico del laburista britannico Anthony Crosland, fu immediatamente riconosciuto come un’opera fondamentale per il suo tempo. Si può sostenere che si tratti del trattato socialista più importante mai realizzato da un socialdemocratico britannico. Esso riuscì a ridefinire lo scopo essenziale del socialismo democratico con grandi implicazioni per la politica socioeconomica della sinistra, e servì a ravvivare un dibattito intelligente all’interno del Partito laburista della fine degli anni Cinquanta, dopo lunghe fasi di lacerazioni e di deriva intellettuale.

 

Arcihvi del Riformismo

Partito cattolico e democrazia prudente. A proposito di Alcide De Gasperi

of Enzo Roggi

Non è davvero una concessione al rito tornare a riflettere su Alcide De Gasperi nel cinquantesimo della sua scomparsa. Attorno a questa figura – come, specularmente, attorno alla figura di Togliatti – si condensa la drammatica questione della rinascita dell’Italia come nazione democratica, a un secolo dal Risorgimento e dopo il fallimento liberale sfociato nel fascismo e nelle sue guerre. Dunque, non è solo per la relativa vicinanza cronologica che, ragionando sulla fase degasperiana, ragioniamo in buona misura su noi stessi, sull’Italia di oggi. Naturalmente, vari possono essere (e sono stati) gli approcci all’analisi di questa figura eminente.

 


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