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Italianieuropei 3/2002

il Sommario

gli Articoli

Le cose da fare / 1

Una sinistra che parla a tutti

of Giuliano Amato, Sergio Cofferati e Massimo D'

La sensazione che si ha guardando a quanto sta accadendo in Europa, alle serie di sconfitte elettorali della sinistra, è che non si tratti solo della somma di singoli casi nazionali. Siamo di fronte alla fine di un ciclo avviatosi alla metà degli anni Novanta, quando le forze riformiste conquistarono il governo della maggior parte dei paesi europei. Un ciclo che ebbe proprio nella vittoria dell’Ulivo nel 1996 il suo punto di partenza. Credo dunque che dobbiamo seriamente interrogarci su quanto sta avvenendo, rispondendo a domande stringenti ma del tutto legittime.

Le cose da fare / 2

Governare l'immigrazione, sconfiggere la paura

of Livia Turco

Siamo sicuri che la paura degli europei nei confronti degli immigrati non lasci alternative ad una politica dell’immigrazione restrittiva e di chiusura delle frontiere, pena la sconfitta elettorale? I dati relativi alla storia dell’immigrazione in Europa e quelli che riguardano il futuro del vecchio continente, soprattutto quelli connessi alla sua composizione demografica e alle necessità dei suoi mercati del lavoro, suggeriscono al contrario che è possibile liberare i cittadini europei dalle paure dello straniero.

 

Le cose da fare / 2

Europa allargata, immigrazione e Stato sociale

of Tito Boeri

L’Europa è malata, titolava l’ «Economist» di qualche settimana fa. Soprattutto nelle pendici orientali dell’Unione sono molti coloro che temono che l’allargamento a Est comporterà invasioni di orde di immigrati, paventano problemi di ordine pubblico e il drenaggio da parte dei nuovi arrivati delle prestazioni garantite dal loro Stato sociale. Questi cittadini europei credono che gli immigrati porteranno loro via il lavoro (è la solita vecchia fallace idea, così difficile da sradicare, che vi sia un numero fisso di posti di lavoro disponibile) o, comunque, eserciteranno pressioni al ribasso sui loro salari. Sono ansie diffuse. Secondo i sondaggi d’opinione, se oggi chiamassimo i cittadini dell’Unione a votare pro o contro l’allargamento, avremmo maggioranze contrarie in Francia, Germania e Austria, poco meno di metà dell’Unione.

 

Le cose da fare / 2

La sinistra, l'Islam e «il complesso di Kurtz»

of Renzo Guolo

Le recenti elezioni in alcuni paesi europei hanno fatto emergere con forza il tema della «società multiculturale» e, in particolare, il nodo delle comunità immigrate musulmane, assunte a nuovo nemico. Certo, l’11 settembre ha inciso profondamente nella percezione negativa, già latente da tempo, sull’islam. Dopo l’attacco alle Twin Towers, l’invito delle leadership politiche continentali più responsabili a distinguere tra religione e fondamentalismo islamico non ha avuto grande successo. Mentre la maggior parte delle élite politiche cercava di evitare la trappola dello «scontro di civiltà», la teoria di Huntington in versione semplificata dilagava nella società, dove covava da tempo sotto forma di diffuso rancore sociale.

 

Pensare la Politica

La forza delle idee è la chiave del successo laburista

of David Miliband

È davvero un’ironia della politica moderna il fatto che il Labour Party, per tutto il XX secolo uno dei partiti socialdemocratici di minor successo dell’Europa occidentale, appaia all’inizio del XXI secolo come uno fra i partiti che vincono di più. Mentre i governi di centrosinistra d’Italia, Danimarca, Olanda e Francia sono stati sconfitti, e per quello tedesco la battaglia per la rielezione si presenta molto dura, il Labour sembra aver sconfitto le leggi della gravità in politica. Tuttavia, le cose non sono mai buone (o cattive) come sembrano, e questo non è certo tempo di trionfalismi. Ci sono miriadi di ragioni per affermare che la Gran Bretagna rimane un paese meno produttivo e meno giusto di quanto dovrebbe essere. Il nostro compito è affrontare questi problemi.

 

Pensare la Politica

Modernizzarsi o morire: il destino del Partito socialista francese

of Frederic Michel

La sinistra francese ha cominciato ad interrogarsi sulle cause che hanno portato al duplice e gravissimo shock dell’eliminazione di Lionel Jospin dalle elezioni presidenziali e della successiva sconfitta alle elezioni legislative. Le spiegazioni sono state diverse. Alcuni sono convinti che la colpa principale debba essere fatta ricadere su Jacques Chirac, in particolare per aver screditato il ruolo istituzionale della presidenza e per aver puntato su una campagna così pesantemente incentrata sui temi della sicurezza da favorire di fatto l’estrema destra. Anche i mass media sono stati sottoposti ad un fuoco di critiche: per avere sminuito l’importanza della campagna elettorale sottovalutando le differenze tra Chirac e Jospin; per essersi concentrati sui temi della sicurezza a scapito di altre fondamentali questioni; per avere disorientato gli elettori con sondaggi poco accurati e capaci di far credere a molti che i voti di protesta non avrebbero comunque impedito al secondo turno lo scontro Chirac-Jospin.

 

Pensare la Politica

I sentieri del socialismo spagnolo

of Joaquìn Almunia

Dopo più di dodici anni alla guida del governo, il PSOE è stato sconfitto dal Partito popolare di Aznar nel marzo 1996. Fino a quella data, noi socialisti spagnoli avevamo condotto la Spagna democratica verso un pieno inserimento nel contesto europeo e occidentale, senza che la nostra opinione pubblica fosse contagiata dal paradigma neoliberale imperante. Quel periodo coincise con la forte offensiva ideologica incoraggiata dai dogmi di Reagan e Thatcher, ma gli elettori spagnoli sembravano immunizzati di fronte a questi rischi. Paradossalmente, proprio noi che avevamo resistito alla valanga conservatrice non abbiamo fatto in tempo ad adeguarci ai cambiamenti che si sono prodotti nella seconda metà degli anni Novanta.

 

Pensare la Politica

L'Olanda e la fragilità della società aperta

of Paul Scheffer

Fino a poco tempo fa l’ascesa di Pim Fortuyn era un fenomeno spiegato con la noia. I suoi seguaci erano cittadini viziati che non avevano meglio da fare che lasciarsi affascinare da un’avventura politica. In sostanza la causa del disagio andava cercata nell’eccessivo benessere. Questo tono sprezzante ora è scomparso. Basta una visita a uno dei tanti luoghi commemorativi del leader populista per capire quale profonda insicurezza sia venuta alla luce. Pim Fortuyn ha spezzato legami che adesso tocca a tutti riannodare. Fortuyn era più un agitatore che un uomo capace di aggregare. La sensazione di malessere su cui ha fatto leva attendeva di venire alla luce da anni. Dopo l’attentato questa sensazione si è acuita e si sente invocare vendetta.

 

Versus

Europa e Stati Uniti: l'alleanza inevitabile

of Timothy Garton Ash

In Europa si sta diffondendo una pericolosa tentazione: definire il vecchio continente in contrapposizione agli Stati Uniti. È una tentazione alimentata da intellettuali, politici e leader europei. È indispensabile porvi un argine. Il recente libro dello scrittore e giornalista britannico Will Hutton ne dà un ottimo esempio. In The world we’re in sostiene che l’Europa e gli Stati Uniti siano due civiltà caratterizzate da valori distinti e diversi. Secondo Hutton «si tratta di due enormi blocchi di potere con visioni diverse di come l’economia di mercato e la società dovrebbero essere gestite» e fra i due «la versione europea del capitalismo democratico è semplicemente quella migliore».

 

Versus

Europa e Stati Uniti: la contrapposizione necessaria

of Daniel Cohn-Bendit

L’indirizzo di politica estera che si è delineato negli Stati Uniti dopo l’11 settembre sembra riflettere una precisa declinazione dell’interesse nazionale. Ed è guardando alla percezione del ruolo che l’America ha di se stessa nel nuovo contesto mondiale, così come al definirsi di interessi economici e sociali ben definiti, che si spiega la direzione unilaterale intrapresa dagli USA nella gestione delle relazioni internazionali. Un orientamento che non può coincidere con quello degli europei per le ragioni stesse che lo determinano. Poiché l’interesse sociale ed economico, e dunque la visione del mondo, di quindici entità statuali europee diverse tra loro e determinate a proiettarsi con un’unica politica verso l’esterno dell’Unione non può essere indentico a quello degli americani.

 

Due mesi di Politica

Le molte facce di un'elezione amministrativa di successo

of Giacomo Sani e Paolo Segatti

Le tornate di elezioni amministrative si prestano ad una varietà di interpretazioni che fanno riferimento a criteri diversi di confronto. C’è chi guarda al numero di amministrazioni che passano da uno schieramento all’altro, c’è chi fa i conti sulle percentuali di voto dei singoli partiti, c’è chi guarda ai risultati delle consultazioni amministrative per il significato che essi possono assumere sul piano nazionale e c’è chi non si limita a considerare solo il verdetto politico di una consultazione (chi ha vinto e chi ha perso) ma cerca anche di interpretare l’evoluzione dei comportamenti di massa. Naturalmente ciascuno di questi punti di vista coglie solo alcuni aspetti e ne trascura altri. Per avere quindi un quadro più completo è utile considerare prima dei risultati la configurazione dell’offerta e il dato sulla partecipazione.

 

Policy Network

L'America latina tra speranze e delusioni

of Vicente Donato e Gianpaolo Rossini

Negli ultimi tre anni l’America latina ha visto mutare clima politico, prospettive di sviluppo e d’integrazione economica. In Argentina c’è un governo costituzionale non eletto, nato dalla svalutazione del peso tra il 2001 e 2002. In Brasile è attesa una affermazione alle presidenziali nell’autunno 2002 di Lula, la cui provenienza dalla sinistra sindacale allarma gli operatori internazionali. In Venezuela è di nuovo al potere Chavez, antagonista degli USA e con simpatie castriste. Sul piano economico, la crescita rallenta, le esportazioni stagnano, disoccupazione e deficit pubblico crescono. Sembrano lontani gli ottimismi della prima metà anni Novanta. Il clima di diffusa liberalizzazione politica e di consolidamento democratico rimane, ma si incrinano certezze ed emergono nuove tensioni.

 

Policy Network

L'Internazionale socialista e la pace in Medio Oriente

of Redazione

La risoluzione sul Medio Oriente pubblicata qui è stata adottata dal Consiglio dell’Internazionale socialista riunito a Casablanca lo scorso 31 maggio e rappresenta il significativo risultato di un lavoro intenso e coraggioso, avviato dall’Internazionale negli scorsi mesi. Il Comitato esecutivo dell’Internazionale aveva deciso lo scorso 23 aprile a Madrid – in una riunione a cui parteciparono, tra gli altri, il presidente dei DS Massimo D’Alema, il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres e il responsabile internazionale di Al-Fatah Hanni al Hassan – di incaricare l’ex primo Ministro e leader del Partito laburista norvegese Thorbjørn Jagland di negoziare con i tre partiti israeliani e palestinese che fanno parte dell’Internazionale una proposta di risoluzione che avesse, per le sue caratteristiche, la portata di un vero e proprio «piano di pace» per il Medio Oriente. Il risultato è lusinghiero.

 

Il caso italiano

L'Italia vista dalla Francia: anomalia o laboratorio?

of Massimo Nava

Tutto si può discutere, fuorché negare la lungimiranza di un leader comunista che, quattordici anni prima della caduta del Muro di Berlino, dichiarò che l’ombrello dell’Alleanza atlantica era preferibile al Patto di Varsavia. Enrico Berlinguer lo affermò in una storica intervista al «Corriere della Sera», alla vigilia delle elezioni politiche del 1975, accentuando lo «strappo» da Mosca e la revisione ideologica del PCI che, qualche anno dopo, avrebbe cambiato nome, inserendosi a pieno titolo nelle grandi correnti della socialdemocrazia europea. La lungimiranza si può riconoscere anche a un leader neofascista che dichiara di riconoscersi nei valori della Resistenza.

 

Il caso italiano

La pregiudiziale antropologica e l'opposizione parlamentare

of Cesare Pinelli

Nelle manifestazioni dei primi mesi dell’anno, il numero dei partecipanti è stato di gran lunga sottostimato dagli organizzatori, e il clima era ovunque sereno e fiducioso. Alcuni riscoprivano, altri sperimentavano per la prima volta un modo di espressione politica che può essere soltanto collettivo, e capace di comunicare passione civile. Tutte le manifestazioni, fossero indette da movimenti, da sindacati, da singoli partiti di opposizione o dall’Ulivo, hanno presentato quelle caratteristiche. Nulla a che vedere con stanchi raduni di reduci, né con una rincorsa demagogica che «una minoranza chiassosa e plateale» avrebbe imposto all’opposizione parlamentare.

Le storie

Quella tipografia di Via Merulana

of Roberto Cotroneo

Con un mal di testa che pulsava sulla tempia e con una precisione al quarzo imboccò via Merulana che dovevano essere le 10.15, forse le 10.18. Il 15 era un portone qualunque. Dentro si vedeva un cortile quadrato con delle piante al centro. Ai lati niente, tranne su quello destro che c’era un muretto a proteggere una scala che scendeva sotto. E Umberto da lì poteva vedere la parte più alta di un portoncino illuminato.

 

Europa Europe - La scuola e le scuole

Gli errori della Moratti, le sviste dell'opposizione

of Claudia Mancina

La riforma della scuola è stata spesso nel nostro paese motivo di divisioni ideologiche più che di confronto di idee, di sterili polemiche più che di produttiva discussione pubblica. Non a caso in tutto il dopoguerra si conta una sola vera riforma, quella che dava vita alla scuola media unica, nel 1962. Poi non si è fatto che inseguire con affanno l’esigenza di modernizzare il sistema d’istruzione con interventi parziali e spesso sgangherati. Fino ai governi dell’Ulivo, che per la prima volta dopo decenni hanno messo in cantiere un piano d’intervento vasto e coerente (anche se non privo di limiti e lacune), culminato nella riforma dei cicli del 2001.

 

Europa Europe - La scuola e le scuole

Imparare ad apprendere

of Vittorio Campione

Nel corso degli ultimi due decenni sviluppo tecnologico e riorganizzazione dei processi produttivi hanno cambiato il mondo in una misura e con conseguenze tanto complesse che l’analisi sociale (e i comportamenti politici che ne devono derivare) stenta a tracciarne una mappa adeguata. C’è un aspetto però che fin da ora è un punto fermo di ogni analisi: gli individui, le loro qualità professionali (a ogni livello) e le informazioni che possiedono sono il motore del cambiamento così come lo fu l’energia per la rivoluzione del passato. Ed è quindi decisivo come e quante risorse umane si attivano in ogni paese.

 

Europa Europe - La scuola e le scuole

Un'altra occasione perduta: Letizia Moratti e la commissione Bertagna

of Norberto Bottani

Quando il 18 luglio dello scorso anno il ministro Letizia Moratti annunciò in Parlamento le ipotesi per un nuovo piano d’attuazione della riforma degli ordinamenti scolastici, nonché la costituzione di un gruppo ristretto di lavoro incaricato di svolgere una riflessione complessiva sull’intero sistema d’istruzione, si capì che il nuovo governo diretto da Silvio Berlusconi, forte della maggioranza conquistata in Parlamento, aveva l’ambizione di realizzare la propria riforma globale della scuola italiana, abrogando quella avviata dai ministri Berlinguer e De Mauro con la legge 30/2000.

 

Europa Europe - La scuola e le scuole

Il riformismo alla prova delle élites

of Roberto Cerreto

Nella sinistra italiana è giustamente diffusa la consapevolezza che solo una disamina impietosa dei limiti e delle contraddizioni del riformismo espresso dai governi dell’Ulivo consentirà alle forze riformiste di superare la sconfitta e di tornare a proporre un progetto forte e credibile al paese. Tale disamina, tuttavia, spesso non si spinge oltre la critica, corretta ma alquanto generica, di un riformismo «dall’alto», incapace di mettere radici nella società, di incontrarne i bisogni e interpretarne i movimenti. Eppure è ragionevole pensare che l’azione riformatrice dei governi di centrosinistra abbia scontato anche limiti «di contenuto», relativi cioè a problemi che si è preferito non affrontare e a soluzioni che non si è avuto la forza di proporre.

 

Le Idee

Guerra giusta o guerra utile? Le norme, l'esperienza, gli interessi

of Massimo Brutti

L’idea di guerra giusta non è soltanto il relitto di vecchie dispute teologiche. È anche un prodotto attuale del pensiero politico: figura in una serie di riflessioni sull’etica e sul diritto internazionale e viene riferita all’uso legittimo della forza militare, così com’è previsto nella Carta delle Nazioni Unite. Rinasce dalle sfide della storia contemporanea ed influenza il senso comune. Possiamo coglierne i significati soltanto analizzando alcuni contesti storici nei quali ricorre e svelando, a partire da questi, le ragioni e i limiti della sua reviviscenza in anni recenti. L’aggettivo «giusto» implica un giudizio di valore. Più precisamente, i comportamenti umani vengono così qualificati, poiché si considerano rispondenti ad un dover essere: ad una norma. Nel nostro caso, abbiamo un insieme di fatti – la guerra – messi in relazione con un modello prescrittivo, che può definirli e può divenire il loro movente.

Le Idee

Sanità ad ogni costo

of Ignazio R. Marino

L’opportunità per avviare una riflessione sull’attuale stato di salute della sanità italiana (mi sia perdonato il gioco di parole) è stata stimolata dalla recente decisione dell’American Medical Association – la principale società medica statunitense – di avviare una ricerca su campioni di cittadini americani con lo scopo di testare in quale misura l’introduzione di incentivi economici potrebbe influire sulla decisione di diventare donatore di organi. La comunità scientifica si chiede dunque se sia eticamente ammissibile il pagamento degli organi destinati al trapianto. Il quesito è rapidamente rimbalzato dai comitati etici alle prime pagine di quotidiani come «The Wall Street Journal» innescando un dibattito che può suscitare un’analisi anche italiana.

 

Le Idee

Giovani cittadini europei: attori o spettatori?

of Federica Caciagli

A luglio il parlamento europeo ospiterà la «Convenzione dei giovani dell’Europa» per una discussione sul futuro dell’Unione europea secondo le nuove generazioni. Proposta dal Presidium, la Convenzione dei giovani sarà composta da 210 rappresentanti, fra i 15 e i 25 anni, scelti sulla base di autocandidature selezionate dai membri della Convenzione e dalle organizzazioni giovanili europee. La Convenzione dei giovani è un’iniziativa che risponde alle priorità del processo d’ascolto attraverso cui la Convenzione deve riscoprire le origini del progetto europeo, e definire le aspettative degli europei all’inizio del XXI secolo.

 

Gli Archivi del Riformismo

Nuovi diritti e nuova subordinazione. A proposito di Massimo D'Antona

of Andrea Ranieri

In un incontro dello scorso mese di maggio con degli alunni di un Istituto tecnico industriale informatico della periferia romana – un incontro sull’art. 18, sulla proposta di legge Moratti, sui giovani e il lavoro – un ragazzo dell’ultimo anno, sveglio d’aspetto e di pensiero, ribatteva ai sindacalisti presenti, tutti giustamente impegnati a denunciare l’attacco ai diritti dei lavoratori e alle opportunità dei giovani del duo Berlusconi-D’Amato: «Ma, guardate, che se troverò o non troverò lavoro, se il lavoro sarà dipendente o autonomo, bello o brutto, gratificante per la mia intelligenza o solo per fare un po’ di soldi, dipende anche da me, dalle mie scelte. Sono io prima di tutti il responsabile del mio futuro». Era un giovane di destra, ed era chiaramente il leader della situazione, l’unico che riusciva a fare silenzio intorno a sé mentre parlava.

 

Gli Archivi del Riformismo

La passione per la libertà. A proposito di socialismo, totalitarismo e Giuseppe Saragat

of Federico Fornaro

Socialismo e Totalitarismo appare, il 6 gennaio 1940, sulle colonne del «Nuovo Avanti», quindicinale del Partito socialista italiano, stampato a Parigi. La seconda guerra mondiale era iniziata da pochi mesi con l’invasione tedesca della Polonia ed era stata preceduta dalla firma, nell’agosto 1939, di un patto di non aggressione tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica staliniana. Quando Saragat apprende del sorprendente accordo tra Hitler e Stalin ne rimane letteralmente scioccato e scrive a Nenni che «il tradimento russo è consumato. Non abbiamo più il diritto di bendarci gli occhi. Penso che questa è anche la tua opinione.

 


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