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Italianieuropei 2/2002

il Sommario

gli Articoli

Le cose da fare / 1

Televisione: chi ha paura del cittadino-consumatore?

of Gad Lerner

È almeno dal 1994, cioè dalla prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, che in Italia si discute accanitamente sul peso reale che l’invadenza del mezzo televisivo esercita nella competizione politica, di cui viene spesso denunciato non più solo il condizionamento (com’è ovvio) ma addirittura lo stravolgimento via etere. In particolare a sinistra è diffuso il rimpianto per l’epoca in cui i cittadini-elettori non si lasciavano troppo influenzare dalle suggestioni del piccolo schermo domestico e – per così dire – «ragionavano con la loro testa». Una sorta di bel tempo che fu in cui la politica organizzava le appartenenze culturali e gli interessi sociali, e dunque la sinistra poteva interpellare con messaggi razionali di volta in volta la coscienza del cittadino-democratico e la sensibilità del cittadino-lavoratore.

 

Le cose da fare / 1

Come riformare la RAI

of Claudio Petruccioli

La «questione televisiva» è in Italia acutissima. Non c’è altro paese al mondo – fra quelli ai quali l’Italia possa essere assimilata per ordinamenti democratici e livello di sviluppo – che presenti qualcosa di anche lontanamente paragonabile. La tensione e l’animosità che circondano la televisione in Italia hanno fin qui impedito – almeno presso un’opinione pubblica non specializzata – la descrizione e la percezione dello stato effettivo di un settore molto importante da ogni punto di vista. Il criterio cui si ricorre con maggiore facilità e frequenza per indicarne le caratteristiche è riassunto nella coppia concettuale «pubblico/privato» riferita più alla proprietà che alla tipologia dell’offerta televisiva; per la quale è più esatto parlare di «servizio pubblico» e di «TV commerciale». Il secondo concetto al quale si ricorre è «duopolio», per indicare una situazione di bassissima o nulla concorrenza, con due soli soggetti che occupano pressoché tutto il mercato. E, anche, per segnalare il salto rispetto al periodo del «monopolio»; quando, cioè, la TV coincideva con la RAI, di esclusiva proprietà statale e controllata dal potere politico, prima strettamente governativo, poi più ampiamente «parlamentare».

Le cose da fare / 1

Sinistra e media

of Stefano Balassone

Nel buio totale della cantina de Il silenzio degli innocenti il killer con gli occhiali all’infrarosso ha un solo vantaggio rispetto a Jodie Foster: lui vede lei, lei non vede lui. Un vantaggio, uno solo, ma decisivo, nonostante i due si equivalgano per tutto il resto (revolver, prestanza, determinazione). I media sono la cantina buia della sinistra. In quell’antro riformisti di ogni ascendenza e rivoluzionari di ogni risma si aggirano saggiando tentoni l’oscuro spazio circostante. La destra, invece, in quel buio riesce in qualche modo ad orientarsi. Riflettere sulle ragioni, sulle conseguenze e sulle prospettive di superamento della attuale disparità è l’obiettivo delle note che seguono.

 

Pensare la Politica

La sinistra e il futuro dell'Italia: Lavoro, economia, Europa, democrazia

of Redazione

Lo scorso 19 marzo, al Teatro Eliseo a Roma, sei diverse riviste e centri di ricerca – Italianieuropei, Nuova economia nuova società, Mondoperaio, Ambiente e diritti, Le ragioni del socialismo e Futura – hanno promosso una giornata di riflessione sui modi nei quali le risorse politiche e culturali della sinistra possono concorrere a definire una proposta per il futuro dell’Italia alternativa a quella del centrodestra. Dai materiali di quella giornata pubblichiamo l’introduzione di Giuliano Amato e gli interventi svolti da Andrea Manzella, Andrea Ranieri, Umberto Ranieri e Nicola Rossi sui temi delle istituzioni, del lavoro, dell’Europa e dell’economia.

 

Pensare la politica

Un programma riformista per la società delle libertà e dei diritti

of Giuliano Amato

Ci attanaglia il timore di una società sempre più povera di valori sociali e non solo ritualmente religiosi, una società che rimanga per questo senza tessuto connettivo e risulti incapace di missioni che vadano oltre il perseguimento da parte di ciascuno dell’egoismo individuale o di gruppo – si tratti di gruppo economico, etnico, professionale o locale. Ci attanaglia per ciò stesso il timore di una società che possa definirsi liberale e che sia invece acquisitiva, appropriativa, segnata solo dall’accaparramento privato. Non è un incubo solo nostro, né un incubo di oggi.

Pensare la politica

I rischi dell'assolutismo maggioritario

of Andrea Manzella

Cominciamo ad interrogarci su che cosa opponiamo a quella che Giuliano Amato ha definito una «visione parossistica e totalizzante del principio maggioritario», a una «società di individui che ha il maggioritario al posto del trascendente». La risposta è che la sinistra non può rinunciare a sistemi di scelta del governo che premiano la stabilità, la nettezza di opzioni programmatiche alternative, la partecipazione delle autonomie territoriali alle decisioni statuali, ma anche un certo grado di semplificazione della complessità della politica, come discorso adeguato per un corpo elettorale diventato decisore. Questo naturalmente non significa che l’attuale sistema elettorale nato per risulta e per ritaglio referendario da una originaria impostazione proporzionalista, sia la irreversibile condizione di governabilità.

 

Pensare la politica

I diritti alla frontiera dell'innovazione

of Andrea Ranieri

In una riflessione dedicata al futuro, al cambiamento epocale che l’economia, la società e il lavoro stanno attraversando, vorrei soffermarmi sul concetto di resistenza. Sapendo che in tempi di grande cambiamento è pressoché inevitabile che emerga la tendenza non solo delle grandi istituzioni politiche e di rappresentanza, ma anche delle persone in carne ed ossa, a ricercare delle sicurezze – il senso da dare alla propria vita e al proprio lavoro – nella memoria del passato, in quegli istituti e in quelle modalità di confronto che hanno permesso non solo alla nostra economia di crescere e svilupparsi, ma anche alle persone di fare figli e di allevarli, di comprarsi una casa, di avere una pensione dignitosa.

 

Pensare la politica

Per un nuovo europeismo italiano

of Umberto Ranieri

I dieci mesi del governo Berlusconi ci mostrano, ormai con una certa precisione, un’idea di Europa e un’idea di politica estera. Idee nient’affatto rassicuranti, verrebbe da dire subito. E tuttavia su di esse è necessario riflettere con attenzione. Per comprenderne il senso, le motivazioni, per mettere in chiaro la direzione verso la quale tali idee rischiano di condurre il nostro paese. Nel 1994, durante la prima esperienza del governo di centrodestra, in politica estera prevalsero improvvisate rivendicazioni del passato (come la polemica revanscista contro la Slovenia) insieme a manifestazioni di insofferenza per l’agenda dell’integrazione europea. Oggi siamo di fronte a qualcosa di diverso.

 

Pensare la politica

Un'agenda riformista per l'economia

of Nicola Rossi

Solo sette mesi sono passati dall’11 settembre ma tanti editoriali di quei giorni sembrano già distanti anni. L’immagine di un’economia di guerra. Il richiamo ad un rinnovato ruolo dell’intervento pubblico nell’economia. La concitata rincorsa a non meglio definiti «pacchetti» di sostegno di questa o quella economia. L’affrettata riabilitazione del fine tuning e del deficit spending. Il malcelato sollievo per l’insperata conclusione della stagione del rigore e della responsabilità fiscale. Per qualche settimana è parso che nelle macerie delle Twin Towers potesse finire per essere seppellita anche quella disciplina fiscale che in questi anni la sinistra riformista aveva con fatica saputo fare propria riconoscendone il significato più profondo in termini, in primo luogo, di equità fra generazioni.

 

Il caso italiano

Ripensando a Montesquieu

of Ralf Dahrendorf

Nello Spirito delle leggi Montesquieu elaborò alcune idee la cui validità doveva dimostrarsi senza tempo: «Niente avrebbe più senso se la stessa persona o lo stesso corpo, dei nobili o del popolo, esercitasse questi tre poteri: legiferare, eseguire risoluzioni pubbliche e giudicare cause private» (Libro VI, 6). In altri termini, se si vuole preservare la libertà non si può prescindere dalla separazione dei poteri. Per Montesquieu la ragione era semplice: «Perché si abbia questa libertà, bisogna che il governo sia tale che un cittadino non debba temere un altro cittadino». La libertà presuppone un sistema di controlli ed equilibri affinché gli individui siano protetti dal potere dispotico.

 

Il caso italiano

Berlusconi partigiano di se stesso

of Jean-Marie Colombani

Le dimostrazioni antiberlusconiane in Francia hanno irritato molti italiani, e non solamente i sostenitori di Berlusconi. Quelle francesi sono manifestazioni tipiche di un atteggiamento a due facce, che Oltralpe è ben noto: da una parte c’è uno slancio sincero e profondo verso l’Italia, vista come repubblica sorella – una percezione che risale probabilmente alla Repubblica Cispadana – di cui pensiamo di non ignorare nulla; dall’altra c’è l’ignoranza a proposito di una società più complessa di quanto riteniamo, per comprendere la quale spesso ci basiamo soltanto sull’apparenza turistica o su qualche luogo comune. I francesi devono invece comprendere finalmente che in Italia, un paese con circa un millennio di vita politica in più dei suoi vicini, le cose sono spesso più complicate che altrove.

 

Versus

L'indignazione come mestiere

of Pierluigi Battista

Quando venivano bersagliati dalle contumelie di Palmiro Togliatti alias Roderigo di Castiglia, gli intellettuali organici incassavano con dolore, ma in silenzio. Nel PCI avevano trovato un fronte, un terreno propizio alla «battaglia delle idee», un rifugio, un dispensatore di certezze, un padre-padrone. E per chi aveva avuto prolungate e remunerative frequentazioni con il fascismo, un fonte battesimale, un salvacondotto. L’«intellettuale collettivo», il «Partito con la P maiuscola», in fondo non chiedeva loro vincoli dottrinari troppo rigidi e, a parte l’omaggio formale chiesto e interpretato come doveroso atto di sottomissione, a nessuno veniva intimato di seguire alla lettera gli imperativi di Ždanov. Certo, non si potevano oltrepassare le colonne d’Ercole dell’eresia e della disinvoltura ideologica e il «caso Vittorini» dimostra a sufficienza quanto la morsa fosse destinata a stringersi per manifesta incompatibilità con l’intellettuale troppo insofferente ai dettami dell’ortodossia.

 

Versus

Ma su informazione e giustizia si rischia il regime

of Nicola Tranfaglia

Da molte settimane, ormai, si discute su una questione abbastanza singolare: nei dieci mesi di governo Silvio Berlusconi ha lavorato per costruire una sorta di regime ed è già a buon punto nell’impresa o, al contrario, ha svolto soltanto una politica di centrodestra già annunciata dalla Casa delle Libertà, durante la lunga campagna elettorale che ha preceduto il 13 maggio 2001? A questo interrogativo le risposte sono state molte e molto diverse tra loro. La mia risposta, condivisa peraltro da alcuni osservatori stranieri e italiani, è che il regime non ci sia ancora ma che, se il governo non modifica la linea perseguita negli ultimi otto mesi, è molto probabile che a esso si arrivi. Naturalmente, pur nei limiti di spazio previsti dalla rivista, vorrei argomentare con la maggior chiarezza possibile le ragioni che mi spingono a una simile conclusione.

 

Policy Network

Il malessere francese

of Pascal Lamy e Jean Pisani-Ferry

Dopo avere creduto per troppo a lungo che l’Europa sarebbe stata costruita sulla loro immagine, i francesi stanno adesso compiendo ogni sforzo per riconoscerla così com’è. Con sorpresa, e spesso con preoccupazione, i francesi si stanno rendendo conto che – con la dispersione dell’autorità politica, la promozione della concorrenza, e i dubbi che circondano il monopolio dei servizi pubblici – il processo di integrazione europea ha progressivamente minato molti dei pilastri di quel modello di governo che credevano di avere esportato. Allo stesso tempo la riunificazione dell’Europa, benché senza dubbio necessaria e legittima, con molta probabilità ridurrà «meccanicamente» la loro forza all’interno dell’Unione, dal momento che le sorti del futuro comune dell’Europa si giocheranno in quella che ancora in molti chiamano «Europa orientale», ben lontano dunque dai confini francesi.

 

Policy Network

Stoiber: un bavarese alla conquista della Germania

of Martin E. Süskind

Nella coscienza collettiva del popolo tedesco è profondamente radicata la convinzione che un esponente politico bavarese della CSU – l’Unione cristiano-sociale – possa rivestire qualsiasi carica tranne quella di cancelliere della Repubblica federale di Germania. Un giudizio così forte ha sicuramente a che fare con il ruolo – tanto eccezionale quanto discusso – ricoperto per alcuni decenni nella politica tedesca del dopoguerra da Franz Josef Strauss, co-fondatore in Baviera della CSU alla fine della seconda guerra mondiale. Strauss impose prima la sua influenza in seno alla CSU come presidente del partito e la estese poi alla Baviera quando fu nominato Primo ministro della regione, diventando per molti anni l’artefice della «via speciale» intrapresa dalla Baviera nella politica del paese.

 

Le storie

Di nessuna importanza

of Diego De Silva

La scena è un’opera pubblica salernitana iniziata da poco. Una delle prime che hanno avviato il rinnovamento urbano. Il tabellone con il costo dell’opera e le referenze di chi risponde della sua esecuzione, fa da quinta. Protagonisti, due ragazzi. Una coppia. Sedici-diciotto anni è un’approssimazione valida. Stanno discutendo animatamente, ma sottovoce. Dal modo in cui si rannicchiano l’uno contro l’altro quando le recriminazioni s’infittiscono, si coglie immediatamente il loro senso della dignità. Non capita facilmente di vedere gente che litiga con stile, specie per strada.

 

Europa Europe

La riconciliazione oggi. Per un dialogo tra culture laiche

of Redazione

Lo scorso 28 febbraio si è tenuto ad Assisi – su invito della Fondazione Italianieuropei, della Giulio Einaudi editore e del Sacro Convento di San Francesco – un seminario tra esponenti delle principali confessioni religiose e personalità della politica e della cultura laica. L’intenzione dei promotori, proficuamente raccolta dai partecipanti alla discussione, è stata quella di alimentare una riflessione sugli interrogativi etici e morali che accomunano le culture laiche e le grandi religioni monoteiste. Una riflessione che guardi in particolare al tema della riconciliazione, come binario per coinvolgere credenti e non credenti nella ricerca di soluzioni praticabili e condivise alle molte linee di frattura da cui è attraversata la società contemporanea.

 

Europa Europe

Riconciliazione come convivenza

of Massimo D'Alema

La riconciliazione è tema centrale del dialogo tra le religioni ma è anche questione fondamentale per qualsiasi politica laica. Per una politica che si misura ogni giorno con la rappresentanza di soggetti diversi e con la ricerca di soluzioni praticabili per domande non sempre conciliabili. Una politica dunque che è ricomposizione di conflitti e di tensioni e che vive la sfida della convivenza tra i diversi e tra le diversità. Per un laico riconciliazione significa essenzialmente convivenza.

 

Europa Europe

Riconciliazione come umiltà

of Padre Vincenzo Coli

Come ci ricorda il saluto di Francesco e Chiara («Il Signore Vi dia pace e faccia che Voi siate sempre con Lui», Fonti francescane 121; 28), il mistero di Dio, accolto e vissuto come presenza d’amore, alla maniera dei due santi assisani, costituisce per tutti gli uomini una solida base per incontrarsi, dialogare e accogliere le diversità e le ricchezze altrui, per riconciliarsi e guardare al futuro in modo più positivo. L’accoglimento del concetto di presenza, in una visione biblicofilosofica, esige atteggiamenti nuovi nell’uomo, rivolti alla sicurezza, alla serenità, alla speranza, alla voglia di incontrarsi, di dialogare; un’immagine positiva dell’altro come ricchezza offerta alla stessa realtà personale dell’individuo, fino a riconoscere l’altro come indispensabile alla propria autentica realizzazione.

 

Europa Europe

Riconciliarsi con Dio per riconciliarsi con gli uomini

of Cardinale Francis Arinze

Parlare di riconciliazione oggi, in un periodo in cui è esplosa la violenza nelle forme più sorprendenti, impensate e crudeli che tutti abbiamo di fronte agli occhi, può suonare ingenuo, utopistico e velleitario. Il Mysteriurn iniquitatis, la volontà di morte e la cultura della vendetta, sembrano avere il sopravvento. L’umanità è stordita e impaurita. All’inizio di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, dopo il Grande Giubileo dell’anno 2000 in cui sono stati celebrati segni di pacificazione e di speranza per l’umanità, sotto l’energica e profetica spinta di Giovanni Paolo II, ci si attendeva una svolta nella storia cristiana e umana. Ed invece abbiamo vissuto giorni di angoscia e di terrore che hanno coinvolto, attraverso l’amplificazione dei mass media, l’intera umanità da un capo all’altro della terra.

 

Europa Europe

Un'agenda comune per laici e credenti

of Amos Luzzato

Quando si invitano i rappresentanti di diverse fedi religiose ad incontrarsi con i portatori di un pensiero laico, si intende evidentemente trovare obiettivi di lavoro comuni e strumenti per realizzarli. Nel mondo presente, l’obiettivo sembrerebbe sostanzialmente identificarsi con il recupero – piuttosto che con la salvaguardia – della pace, perché temo che mai, neppure nei peggiori momenti della guerra fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti, ci siamo trovati a questi livelli di negazione della pace, a questa diffusione degli armamenti, al rischio di una conflittualità generalizzata e irrefrenabile.

 

Europa Europe

Religioni e fondamentalismi

of Agostino Giovagnoli

Dopo l’11 settembre 2001, l’opinione pubblica internazionale ha guardato con maggiore attenzione al mondo delle religioni. Le religioni, sebbene talvolta attraverso semplificazioni non rispondenti alla realtà, sono state messe sul banco degli accusati o almeno chiamate a pronunciarsi in modo chiaro sui problemi posti dal fondamentalismo e dal terrorismo. Ne è seguito un significativo dibattito sulla funzione che le religioni possono svolgere nella società contemporanea. Nell’immediato, un riferimento forte ai principi di laicità e di democrazia ha accompagnato la denuncia del pericolo rappresentato dalle religioni e in particolare dall’Islam per la sopravvivenza degli Stati Uniti.

 

Europa Europe

L'immigrazione, l'Islam e noi

of Khaled Fouad Allam

Alcuni anni fa svolsi all’università Marc Bloch di Strasburgo un seminario sul tema «Immigrazione e cittadinanza». Erano presenti molti studenti, fra i quali alcuni immigrati della seconda generazione. Mi colpì lo sguardo di alcuni di loro, in particolare quello di due studentesse, gli occhi scuri e grandi come il mondo ma attraversati da un’immensa tristezza. Mi spiegarono come vivessero la condizione del silenzio e l’esperienza della derisione, come il fatto di essere di origine immigrata significasse già quasi portare un handicap. Confermarono che ogni immigrazione rimane comunque un’esperienza della rottura e della solitudine, che comporta un lento lavoro di ricomposizione della vita: ciò che nel linguaggio sociopolitico si chiama integrazione.

 

Europa Europe

Una laicità incompiuta

of Paolo Naso

La religione è tornata prepotente sulla scena pubblica. Questo il dato che pone una serie di interrogativi sia ai credenti delle diverse tradizioni di fede, sia ai laici. La «cifra» di questo nuovo protagonismo della religione è infatti ambigua. Da una parte,  infatti, si configura come recupero di valori profondi che innervano grandi fenomeni sociali come il volontariato, i movimenti pacifisti e per la giustizia globale, i gruppi di rinnovamento spirituale. Dall’altra, però, la cosiddetta «rivincita di Dio» mostra anche il volto del fondamentalismo, del radicalismo politico e dell’intolleranza di chi si sente portatore di verità esclusive inconciliabili con altri modi di pensare e di comportarsi. Sia che le si considerino due facce della stessa medaglia o che siano recepiti come fenomeni contraddittori ed antagonisti, l’uno e l’altro smentiscono ogni ipotesi di morte della religione e di eclissi del sacro. «Marx è morto, noi non ci sentiamo molto bene, ma Dio non è morto», potremmo dire parafrasando Woody Allen.

 

Europa Europe

Fede, religione, laicità

of Laura Ronchi De Michelis

Dialogare sembra diventato assai difficile ai nostri giorni; e tanto più difficile appare quando si sceglie di partire da una appartenenza forte – quella religiosa – posta in diretta relazione con altre non religiose. Devo dichiarare subito che è un modo di porre il problema che non mi piace ma soprattutto ritengo poco utile. Non è solo che io, personalmente, non mi ci riconosco: conterebbe assai poco; è che mi appare frutto di una confusione di piani diversi (tra l’altro molto legata alla situazione italiana e alla pretesa di una confessione di essere superiore alle altre) che ritengo possa ostacolare più che facilitare il dialogo. Proverò a spiegarmi meglio attraverso alcune riflessioni sul tema suscitate da un brano suggerito dall’episcopato italiano sui temi della riconciliazione.

 

Europa Europe

L'hilaritas di Francesco

of Padre Orlando Todisco

È possibile amare senza possedere ciò che si ama? È la sfida del messaggio. Il povero – egli diceva – è colui che non ha nulla e tuttavia possiede tutto. Egli non abbandona ma ritrova le creature; non le spiritualizza per amarle né le ama perché già redente; non ama alcune disprezzando o trascurando altre. Le ama tutte, perfino le creature inanimate, e vuole che tutte siano motivo di lode all’artefice. Il francescano non si sente «smarrito negli spazi infiniti» di Pascal né in esilio. Egli vive tra fratelli e sorelle. È a casa, per questo ha tutto senza possedere nulla, e cioè ama senza possedere, perché nulla gli è sottratto e a nulla si sottrae. Tutto ritorna, finanche la sofferenza, l’angoscia.

 

Europa Europe

Comunanza di terra e sacralità

of Mario Pirani

I tentativi per realizzare almeno una tregua nel conflitto arabo-israeliano si succedono e decadono ormai nello spazio di pochi giorni. Speranze di breve momento lasciano, talvolta, intravedere progetti di pace a più lungo termine i quali, anche se andassero in porto, non sarebbero tuttavia in grado di realizzare una pacificazione duratura. Non si dovrebbe ignorare che al di là degli aspetti politici e territoriali vi è, peraltro, anche un altro tema di fondo che sottende da sempre alla vicenda arabo-israeliana e che in genere gli osservatori (e sovente anche numerosi attori in prima persona) tendono a rimuovere o a negare: la questione religiosa.

 

Novecento

Di fronte all'orrore, una moralità umanizzata

of Remo Bodei

Nei paesi anglosassoni le discussioni di etica vengono distinte in thick e thin, spesse e sottili. Le prime si richiamano alla densità di esperienze specifiche, alla differenza delle situazioni in cui ci si trova ad agire, alla varietà delle tradizioni e dei costumi, al mutare dei valori nel corso della storia. Le seconde pretendono di risalire a pochi principi universali validi per l’intera umanità in ogni tempo e in ogni luogo. Il vantaggio di quelle è la concretezza delle analisi, mentre il rischio è il relativismo; il vantaggio di queste è la presenza di saldi punti di riferimento, mentre il rischio è costituito dall’astrattezza, dallo svanire della specificità delle situazioni e dei condizionamenti.

 

Le idee

Sulla crisi della rappresentanza socialista del lavoro

of Giulio Sapelli

Circa cento anni or sono Sombart scrisse un libro un tempo famoso in cui si interrogava sul perché negli USA non vi era il socialismo, ossia non vi erano, per dirla in buona sostanza, delle organizzazioni politiche socialiste. Un tema cruciale, su cui scrissero anche pagine illuminanti Veblen e Geiger, quando spiegarono al mondo degli intellettuali perché non potevano esistere interessi «oggettivi», come la coscienza di classe tout court, che si pensava fosse «oggettivamente» propria della classe operaia. L’interrogativo di Sombart è stato sino a ora confinato agli USA e lì lo abbiamo lasciato nella tronfia convinzione che l’Europa fosse una questione ben diversa.

 

Le idee

Il mito della globalizzazione linguistica

of Giancarlo Schirru

In molte delle discussioni sul fenomeno della globalizzazione accanto a considerazioni di tipo economico-finanziario si evoca spesso una presunta omologazione di dimensione mondiale, a riprova della quale si cita generalmente il processo di concentrazione dell’industria culturale e dell’informazione. Fin dal conio della celebre espressione global village non è chiaro il carattere normativo o realistico di simili scenari: difficilmente infatti si riesce a comprendere se tali discussioni descrivano uno stato di cose, previsioni future o la formulazione di un modello ottimale di comunicazione planetaria.

 

Archivi del Riformismo

Socialismo e società aperta. A proposito di Helmut Schmidt e Karl Popper

of Paolo Borioni

Razionalismo critico e socialdemocrazia è un caso particolarmente fertile di convergenza fra intellettuali definibili della «sinistra popperiana» (come un tempo vi fu quella hegeliana) e un grande leader della socialdemocrazia. Il testo benedicente scritto da Helmut Schmidt come introduzione al volume è a sua volta un caso piuttosto straordinario di chiaroveggenza esercitata in quella regione della cultura in cui storia, prassi politica e teoria si congiungono con fruttuosità estrema. A questa regione accedono personalità rarefatte e selezionate, e vi accede con il presente testo anche Schmidt, sebbene, appunto, non tanto con elaborazioni proprie, quanto invece sancendo quasi «pontificalmente» l’entrata di una grande filosofia del Novecento – il razionalismo critico popperiano – tra gli strumenti principi del riformismo socialista.

 

Le cose da fare / 2

I diritti del lavoro. Principi e indirizzi sui nuovi diritti e le nuove tutele

of Redazione

La diversificazione in atto fra i lavori ha da tempo messo in crisi l’impostazione tradizionale, incentrata sul rapporto di lavoro subordinato come modello egemone. I tentativi di far rientrare in questo unico modello la miriade di forme di attività espresse dall’attuale organizzazione economica – estendendo a loro, in tutto o in parte, le regole proprie del lavoro subordinato – sono risultati sempre meno convincenti e, allo stesso tempo, hanno contribuito ad alimentare i fenomeni di illegalità diffusa nel mercato del lavoro. Questa tendenza è stata via via corretta con adattamenti parziali, in particolare prevedendo rapporti di lavoro detti atipici, cioè regolati diversamente, di solito con minori tutele rispetto a quelle tradizionali, con maggiore flessibilità e con minori costi, specie previdenziali (tipico il cosiddetto lavoro parasubordinato).

 


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