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Italianieuropei 4/2006

il Sommario

l' Editoriale

Il Partito Democratico fra problematiche nazionali e sfide globali

È finito un lungo ciclo politico, quasi vent’anni di una transizione che dopotutto non si è compiuta. La sostanza del problema nazionale, che consiste nella necessità di riposizionare l’Italia rispetto alle sfide inedite dell’internazionalizzazione dell’economia e del nuovo salto tecnologico (e ciò mentre veniva meno l’ombrello del protezionismo statale), è rimasta sostanzialmente irrisolta. Io credo che bisogna partire da qui se si vuole far emergere la necessità di un nuovo soggetto politico capace di mettere in campo una cultura politica che non sia solo il residuo della grande analisi gramsciana sull’Italia del risorgimento incompiuto. La modernizzazione è avvenuta. Ma una nuova lettura del paese come parte di un nuovo attore globale, quale è chiamato ad essere l’Europa, non è stata data.

gli Articoli

Presentazione

Presentazione 4/2006

of Redazione

Questo numero della rivista è largamente dedicato al Partito Democratico. Come nota Alfredo Reichlin nel suo editoriale, è finito un lungo ciclo politico, quasi vent’anni di una transizione che non si è ancora compiuta. Il problema nazionale, che consiste nella necessità di riposizionare l’Italia rispetto alle sfide della globalizzazione e del nuovo salto tecnologico, è rimasto sostanzialmente irrisolto. È da qui che bisogna partire se si vuole creare un nuovo soggetto politico da mettere in campo, ma anche una cultura politica che non sia solo il residuo della grande analisi gramsciana sull’Italia del risorgimento incompiuto. La modernizzazione è avvenuta, continua Reichlin, ma una nuova lettura del paese come parte di un nuovo attore globale, quale è chiamata ad essere l’Europa, non è stata data.

Radici Storiche

Religione e politica: l'esperienza storica del PCI

of Giuseppe Vacca

La creazione del Partito Democratico è un’impresa densa di sfide che non è retorico definire di portata storica. La prima è quella di unire in un’unica formazione politica le correnti del riformismo, un fatto inedito nella storia d’Italia. La seconda origina dal modo in cui si concluse il lungo dopoguerra, dissolvendo, in Italia, fatto unico in Europa, l’intero sistema dei partiti. La terza discende dalla incongruenza del sistema politico che ne è seguito, il quale costituisce forse il principale ostacolo alle riforme che sarebbero necessarie per fare del paese un attore più incisivo (e più rispettabile) dell’integrazione europea. Tant’è che la costruzione del Partito Democratico si configura come un momento decisivo della ricostruzione del sistema politico; e questo, per l’asimmetria e l’ineludibile interdipendenza dei due processi, rende ancora più arduo il compito dei suoi promotori. La quarta sfida consiste nella necessità di inserire la creazione del nuovo partito in un processo di rassodamento dell’intelligenza italiana, indebolita da una trentennale deriva del sistema informativo, dell’industria culturale, dell’organizzazione dell’università e della ricerca.

 

Radici Storiche

Partito Democratico e nuova laicità

of Agostino Giovagnoli

Il dibattito sul nuovo Partito Democratico si è intrecciato negli ultimi mesi con il problema del rapporto di questa nuova formazione politica con la tradizione e i valori cristiani. Ma, in Italia, dire cristianesimo significa dire Chiesa cattolica, scriveva De Gasperi, ed è inevitabile che anche oggi i due aspetti si intreccino strettamente. Ne è scaturita una notevole varietà di prese di posizione, da Francesco Rutelli, che ha ricordato l’atteggiamento di Togliatti verso le istituzioni ecclesiastiche, a Livia Turco, che ha indicato la via di un rapporto con le realtà più vive e significative del mondo cattolico, e a Franco Monaco, che ha posto l’accento sulla dimensione personale e coscienziale del riferimento ai valori cristiani. Oppure da Pietro Scoppola e Giorgio Tonini, che hanno insistito sulla questione di un’ispirazione cristiana del nascente Partito Democratico, a Massimo Salvadori ed Emanuele Macaluso che hanno sottolineato gli effetti della secolarizzazione in Europa e affermato l’esigenza di fondare il nuovo partito su basi rigorosamente laiche. Ma si potrebbero ricordare anche tanti altri interventi, come quelli di Ranieri, Acquaviva e molti altri.

Radici Storiche

L'impervio cammino verso il Partito Democratico

of Luciano Cafagna

Parlerei sempre, e piuttosto, di «grande Partito Democratico» e non, semplicemente, di «Partito Democratico», perché l’idea centrale della proposta prodiana mi pare quella delle sue dimensioni: un raggruppamento politico di dimensioni tali da porlo in grado di risolvere il problema della grave imperfezione da cui è afflitto il sistema politico italiano. Questo è rimasto, infatti, un sistema «imperfetto», nonostante il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, di cui tanto si è discusso come ai tempi, ormai molto remoti, in cui Giorgio Galli lanciò quel maledetto aggettivo con la sua formula del «bipartitismo imperfetto». Imperfetti eravamo e imperfetti siamo rimasti. Dopo circa quaranta anni. Solo che ora siamo a parlare di «bipolarismo imperfetto». Un bipolarismo caratterizzato da due coalizioni-coacervo, l’una come l’altra, ma forse l’una – quella che ora è maggioritaria – più coacervo dell’altra. Nel centrodestra c’è infatti un partito dominante, ancorché in fase di ridimensionamento.

Cultura

Appunti per una discussione sulla cultura politica del partito dell'Ulivo

of Roberto Gualtieri

Il processo di costruzione dell’Ulivo-partito non nasce oggi, ma attraversa da molti anni la politica italiana. Fin dalla sua costituzione nel 1995, l’Ulivo si è configurato come qualcosa di più di una semplice alleanza elettorale tra partiti distinti, mentre la decisione presa alle elezioni europee del 2004 di presentare la lista unitaria in una competizione di tipo proporzionale ha definitivamente connotato l’Ulivo come l’embrione di un nuovo soggetto politico. La riproposizione di quella scelta ha infine sancito il carattere irreversibile di un processo che, con la formazione dei gruppi unitari nei due rami del parlamento, si presenta già in una fase assai avanzata. D’altronde, il crescente appeal elettorale della lista unitaria dimostra in modo inequivocabile due cose.

Cultura

Quale formazione politica per il Partito Democratico

of Vittorio Campione

Se si vuole che il Partito Democratico non sia una creatura macilenta, figlia mal vista di Stati maggiori dediti in realtà ad altre strategie, occorre porre mano, fra l’altro ma già prima di altre scelte, alla costruzione di una grande e nuova scuola di formazione politica, un luogo che accolga quanti, giovani e meno giovani, «alimentano il proprio equilibrio interiore e il sentimento della propria dignità con la coscienza di dare un senso alla propria vita per il fatto di servire una causa». Detta così, sembra una di quelle ricette popolari di un tempo per curare i malanni o per prevenirli, ma in questo proposito c’è molta più innovazione e modernità di quanto non sembri: vi è l’intuizione della diffusa disponibilità, confermata da tanti segnali, alla partecipazione a un’impresa che rimette in campo i registri forti della democrazia e della libertà, vi è la consapevolezza che l’altro registro (quello dell’eguaglianza e della giustizia sociale) non si raggiunge con la spallata, l’azione esemplare, la «rivoluzione», ma con lo studio paziente delle condizioni date e con l’applicazione per cambiarle.

 

Versus

La sinistra postcomunista e gli intellettuali

of Salvatore Biasco

Il tema del ruolo degli intellettuali nell’organizzazione politica è stato un tema topico nella sinistra; tema non solo dibattuto, ma che ha avuto anche una sua sperimentazione organica. Basti pensare al PCI. Oggi tale dibattito è di fatto scomparso e il riferimento stesso a quel tema suona leggermente demodé. Che così suoni, lo si capisce alla luce delle considerazioni che svolgerò qui di seguito. Che così debba essere non è invece scontato, visto che la questione del rinnovamento della politica, con cui è strettamente intrecciato, avrebbe semmai dovuto rinvigorirlo. Ovviamente esistono rapporti tra gli intellettuali e la politica in generale, e in particolare con la maggiore formazione politica della sinistra (che qui prendo come riferimento per una analisi della metamorfosi che ha subito il tema), ma ciò avviene come connessione spontanea e episodica, che manca di finalizzazione, di domande esplicite, di organizzazione, di canali effettivamente aperti nelle due direzioni e di interconnessioni di ruoli. Non vi è più riflessione sull’argomento in sede politica.

 

Versus

Politica, cultura e industria culturale nella seconda Repubblica

of Giancarlo Schirru

Il rapporto tra politica e cultura, tra partiti e intellettuali, ha subito mutamenti profondissimi negli ultimi quindici anni. Tutte le avvisaglie dei fenomeni esplosi dai primi anni Novanta erano presenti da almeno un decennio. Ma, come spesso avviene in queste cose, i fatti nuovi si sono sedimentati senza attirare l’attenzione degli osservatori, e poi, quando hanno raggiunto la massa critica, d’improvviso hanno «fatto epoca». In tutti i drammi che si rispettino i personaggi, anche quelli principali, sono sempre più di uno o di due. In quello che qui raccontiamo se ne possono individuare almeno tre: la cultura nazionale, la sfera del dibattito pubblico (giornali, televisione e industria culturale nel suo complesso) e il sistema dei partiti politici. È bene spendere qualche frase su ognuno di loro.

Società e Partito

La necessità del Partito Democratico

of Sergio Chiamparino

È possibile la nascita di un nuovo partito politico mentre le componenti sociali e politiche che dovranno comporlo e che si suppone saranno i motori della nuova aggregazione politica, sono già al governo? La domanda non è retorica, perché in genere un nuovo partito nasce più facilmente nell’ambito di una opposizione che vuole riconquistare il consenso e che sente di poter esprimere nuove esigenze e nuove pulsioni emotive rispetto l governo in carica. Un nuovo partito, affinché sia percepito come na novità, ha sempre qualche connotato di rottura, esprime una stanchezza er i rituali esistenti, vuole nuovi volti e pretende anche qualche vittima che si dichiari e risulti essere sconfitta. In altre parole, un partito nasce più facilmente dopo una sconfitta politica dalle ceneri del partito o dei partiti esistenti, con volti e idee nuove e dopo un processo dialettico acceso e spesso traumatico.

 

Società e Partito

Gulliver e i lillipuziani. Ovvero il PD e le possibili riforme della legge elettorale

of Antonio Floridia

«The politics of electoral systems» è il titolo di un recente, utilissimo volume che si propone soprattutto di individuare «la logica politica» intrinseca ai vari sistemi elettorali oggi in vigore in giro per il mondo, e la «politicità» che ne ha ispirato di volta in volta la genesi e i mutamenti. Ebbene, il tema che vorremmo affrontare in queste note è proprio questo: qual’è oggi, la «politica dei sistemi elettorali» che ispira tutti coloro vogliono perseguire con successo la costruzione del Partito Democratico? E, prima ancora, è possibile dare forza vera a questo progetto politico se non si delineano con chiarezza anche il contesto istituzionale e le regole elettorali che con questo progetto risultano coerenti?

Società e Partito

Il partito che ancora non c'è, ma che è già al governo

of Innocenzo Cipolletta

È possibile la nascita di un nuovo partito politico mentre le componenti sociali e politiche che dovranno comporlo e che si suppone saranno i motori della nuova aggregazione politica, sono già al governo? La domanda non è retorica, perché in genere un nuovo partito nasce più facilmente nell’ambito di una opposizione che vuole riconquistare il consenso e che sente di poter esprimere nuove esigenze e nuove pulsioni emotive rispetto al governo in carica. Un nuovo partito, affinché sia percepito come una novità, ha sempre qualche connotato di rottura, esprime una stanchezza per i rituali esistenti, vuole nuovi volti e pretende anche qualche vittima che si dichiari e risulti essere sconfitta. In altre parole, un partito nasce più facilmente dopo una sconfitta politica dalle ceneri del partito o dei partiti esistenti, con volti e idee nuove e dopo un processo dialettico acceso e spesso traumatico.

Modello di Partito

Il Partito Democratico e la sua forma partito

of Filippo Andreatta

Non vi è dubbio che il progetto che porterà al Partito Democratico preveda la costituzione di un nuovo partito capace di ridurre la frammentazione del nostro sistema partitico, di riaggregare i riformatori provenienti da diverse famiglie politiche novecentesche, di fornire un baricentro alla coalizione di centrosinistra. Ma è altrettanto indubbio che il Partito Democratico debba anche essere un partito nuovo, un soggetto politico diverso da quelli che sostituisce per forma e per funzionamento, e più adatto alle sfide del XXI secolo. La necessità del Partito Democratico è infatti solo in parte ideologica, con il fine di trovare nuove linee di pensiero per affrontare i problemi contemporanei, ma è anche dovuta all’esigenza, non soltanto italiana, di trovare nuovi meccanismi di comunicazione tra società e istituzioni, in un’era nella quale, in tutte le grandi democrazie occidentali, i modelli tradizionali di partito sono in crisi.

Modello di Partito

Un nuovo soggetto politico per la sinistra riformista

of Andrea Orlando

L’estate ha sviluppato un diffuso esercizio critico sul progetto del Partito Democratico. Non solo chi vi si oppone, ma anche molti che sostengono di condividerne la prospettiva hanno posto in evidenza i suoi rischi e i suoi nodi critici. Sembra che in questo esercizio sia rimasta in ombra una domanda invece non trascurabile: a cosa si va incontro se non accade nulla nell’attuale assetto del centrosinistra? Possiamo declinare questa domanda in due ulteriori domande. La prima la pone la cronaca di questi giorni ed è la seguente: a fronte della dialettica che si è aperta nel centrodestra a seguito della sconfitta di aprile, è irrilevante il grado di successo del processo unitario nel centrosinistra? Difficilmente si può rispondere con un’alzata di spalle, poiché oggettivamente non costituisce una variabile trascurabile il modo in cui le forze riformiste si relazioneranno con quanto avviene nel campo avverso. Una variabile che incide sulla possibile evoluzione (o involuzione) del bipolarismo italiano.

Modello di Partito

Il contributo «repubblicano» alla nascita del Partito Democratico

of Luciana Sbarbati e Fabio Basagni

Che bisogno c’è, oggi in Italia, di un Partito Democratico, di un «Partito della Democrazia» come lo chiamò già venti anni fa Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano dalla nascita della Repubblica? La risposta è chiara. Il nostro quadro politico, cosi frammentato, cosi «tattico», è inadeguato a reggere, e tanto meno a governare, le grandi sfide che abbiamo davanti. E l’affermarsi dell’ Ulivo e dell’Unione, che hanno tracciato una risposta concreta, di governo – ma con un esito elettorale non ottimale – è solo il primo passo verso una migliore gove rnabilità. Senza ulteriori progressi verso la creazione di un motore politico più compatto, le indubbie capacità tattico-strategiche di Romano Prodi e Massimo D’Alema nel tenere assieme la coalizione di governo rischierebbero di logorarsi in mediazioni quotidiane tra soggetti politici diversi.

Etica e Politica

Il Partito Democratico come occasione per ripensare la laicità

of Claudia Mancina

Le divergenze sui temi dell’etica e della bioetica sono da tutti considerate l’ostacolo più grande alla costituzione del Partito Democratico. Si tratta certamente di questioni importanti, ma le divergenze, che pure ci sono, non sono tali da non poter essere affrontate, e regolate, dentro uno stesso partito. Oggi le diverse posizioni appaiono più lontane e quasi irriducubili proprio perché ci sono due partiti. Il conflitto identitario ed elettorale tra due soggetti che appartengono allo stesso schieramento, e quindi competono per il consenso nella stessa area, drammatizza le differenze, che sarebbero probabilmente ridimensionate in un partito unico. E c’è un gioco politico sul voto dei cattolici che potrà solo giovarsi della nascita del Partito Democratico: perché questo dovrebbe rapportarsi in modo più maturo e meno diretto con il mondo cattolico. Certo, dei problemi ci saranno sempre, ma con questo tipo di problemi dobbiamo rassegnarci a convivere, a prescindere dal Partito Democratico; non ci si può illudere di liberarsene con un semplice o semplicistico richiamo alla laicità.

 

Etica e Politica

La politica e la bioetica

of Ignazio R. Marino

Da molti anni illustri studiosi si occupano di studiare le questioni legate alla bioetica, ovvero alla scienza che si occupa dell’approfondimento e della definizione dell’etica della vita umana. In tempi molto recenti si riscontra tuttavia un significativo aumento dell’attenzione rivolta a questi temi, non solo nell’ambito intellettuale, ma anche da parte dell’opinione pubblica più in generale e, come diretta conseguenza, dei mass media. La bioetica resta un campo di studi molto complesso, difficile da definire entro precisi limiti e tanto più vasto quanto più la conoscenza scientifica si avvicina allo studio della vita stessa, delle sue origini, della sua essenza.

 

Etica e Politica

La responsabilità verso il mondo comune

of Vittoria Franco

Quell’entità politica ormai evocata da molto tempo e da molti, che tutti chiamano Partito Democratico, io preferisco chiamarla Partito Democratico dell’Ulivo. Mi sembra un nome più corretto e più rispettoso della storia recente. Sì, perché esiste già una biografia di qualcosa che deve ancora nascere. Non sembri un paradosso. È normale per i processi della storia, che sono quasi sempre la conseguenza di cesure e continuità. Quel nome che propongo vuole indicare proprio una continuità con quanto è accaduto finora: liste unitarie, gruppi unici dell’Ulivo nelle due camere, lavoro comune che suggella l’incontro fra diverse culture del riformismo italiano. Il filo comune non significa che non si debbano produrre discontinuità necessarie per far nascere il nuovo. Anzi, queste sono necessarie, pena il fallimento del progetto. Forse però esse sono anche fra le ragioni delle forti resistenze che rallentano il processo. E il rallentamento porta con sé dei rischi. Il rischio più grave che vedo è quel restare nell’incompiutezza che logora l’intero progetto, che comporta la perdita del vantaggio della novità e infonde sfiducia invece che entusiasmo.

Etica e Politica

Dimensione etica e nuovi diritti nella cultura riformista

of Barbara Pollastrini e Gianni Cuperlo

Di etica e politica si è tornati a parlare con passione. È l’agenda del tempo a spingere verso una considerazione diversa delle due dimensioni. Le ragioni sono profonde e riguardano micro e macro conflitti culturali, etnici, religiosi a partire dalla tensione per l’espansione della democrazia e l’universalità dei diritti umani. Ma che si allargano ad ambiti diversi: dall’uso della forza nel diritto internazionale al criterio di reversibilità nelle strategie energetiche e ambientali. O delle regole nell’economia e nell’impresa, fino ai capitoli centrali della modernità, l’autonomia dell’individuo e l’attualità fondante della libertà delle donne, la relazione complessa tra scienza e coscienza, e quella non meno problematica tra utilizzo delle tecnologie e tutela della privacy. La graduatoria è forse arbitraria, ma utile a sottolineare la frequenza con cui partiti, parlamenti e governi vengono investiti da questioni «eticamente sensibili».

Etica e Politica

Un partito «post-secolare»

of Giorgio Tonini

Non hanno torto quanti individuano nella persistenza degli «storici steccati» tra laici e cattolici uno dei principali ostacoli alla costruzione di quel Partito Democratico dell’Ulivo, che non solo le dinamiche interne al centrosinistra, ma soprattutto la drammatica necessità di governo politico del paese, reclamano in modo pressante. E tuttavia, proprio perché è il paese a chiedere alle famiglie del riformismo italiano un salto di qualità culturale, prima ancora che politico-organizzativo, è a questa sfida storica che dovremmo riorientare, con pazienza ma anche con determinazione, le nostre tradizionali diversità, e non viceversa.

Etica e Politica

Per il pluralismo etico del Partito Democratico

of Giancarlo Schirru

Le pagine che seguono sono dedicate al seguente problema: i tanti che hanno finora riflettuto sulla possibilità di fondare un nuovo partito politico in Italia – il Partito Democratico – hanno sviluppato diversi argomenti. Sono stati richiamati ad esempio i successi elettorali ottenuti dal simbolo dell’Ulivo ovunque sia comparso sulle schede delle ultime competizioni elettorali, la possibilità di riunificare le maggiori culture politiche dell’Italia repubblicana, l’opportunità di fornire la coalizione di centrosinistra di un baricentro politico che consenta di governare al meglio il paese, la necessità per la democrazia moderna di fondarsi su un sistema di partiti oggi molto fragile in Italia. Tutti, però, hanno aggiunto che un partito non nasce per ragioni di tipo elettorale, culturale, politologico o simili. Un partito politico è una forma di partecipazione associata alla politica e alla vita civile: non si può eliminare dalle sue ragioni fondative quella sfera gratuita e volontaria in cui vive la partecipazione politica. Un partito politico non è un’impresa. E la partecipazione è mossa innanzi tutto da ideali, speranze per il futuro, desiderio di una vita migliore, grandi opzioni sul mondo di domani.

Visti da Fuori

La questione democratica, una questione per la sinistra

of Tarso Genro

Il frondoso albero della democrazia ha fatto crescere poderosi tronchi, rami e germogli. Ha promosso la vita, attraverso i diritti sociali moderni, e la guerra, attraverso le azioni imperialistiche che l’hanno accompagnata. L’Italia, la Svezia, gli Stati Uniti, il Costa Rica, sono esempi di democrazie stabili del dopoguerra, dai quali possiamo trarre conclusioni e insegnamenti. L’insegnamento più importante è comunque che tutte le esperienze che hanno soffocato le libertà politiche e lo Stato di diritto, con governi non legittimati dal voto popolare, sono regredite verso l’arbitrio, la socializzazione del bisogno, o verso regimi burocratici autoritari.

Visti da Fuori

Il Partito Democratico e le famiglie politiche europee

of Denis McShane

La creazione del Partito Democratico in Italia rappresenta una svolta decisiva – oltre che stimolante – nella storia della politica progressista europea. Per la prima volta si assiste a un serio tentativo di superare le divisioni, spesso settarie, dei partiti europei durante il XX secolo. In alcuni momenti chiave della storia dell’Europa di quegli anni sono state proprio le divisioni della sinistra, così come la sua indifferenza al retaggio del liberalismo europeo, a consentire a una destra democratica più flessibile di riorganizzarsi, formando coalizioni in grado di attirarsi il favore degli elettori e di conquistare così il potere per lunghi periodi.

Visti da Fuori

Il nuovo ruolo dell'Italia in Europa

of Martin Schulz

Le elezioni politiche italiane dello scorso aprile hanno una straordinaria importanza per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Tutti gli appuntamenti elettorali nell’Unione europea hanno cessato da tempo di essere un fatto esclusivamente nazionale. Le politiche europee influenzano la vita di milioni di cittadini, ed è evidente che esse possono cambiare secondo la composizione del Consiglio europeo e dei consigli dei ministri. Questa constatazione diventa macroscopica nel caso italiano. L’esperienza del governo Berlusconi è stata negativa per l’Italia ed è stata altrettanto nefasta per l’Europa, in tutti i campi: in politica estera, frenando l’azione comune europea a vantaggio di un appoggio incondizionato all’unilateralismo americano e alla “guerra preventiva” in Iraq; nei temi legati allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ponendo il veto alla decisione quadro sulla lotta al razzismo e alla xenofobia, al mandato d’arresto europeo, o ancora adottando leggi in materia di immigrazione repressive e inefficaci; in economia, con la “finanza creativa” e il mancato rispetto delle regole comuni.

Visti da Fuori

Costruire un futuro progressista per il XXI secolo

of George A. Papandreou

Il futuro della socialdemocrazia nel XXI secolo è al centro di uno spietato dibattito, e tuttavia essa giocherà indubbiamente un ruolo storico cruciale. In passato, l’Unione Sovietica, a causa del suo autoritarismo e della sua tendenza a concentrare il potere statale, ha svalutato l’idea di socialismo. Recentemente gli Stati Uniti hanno perseguito politiche in Iraq e nel resto del Medio Oriente, o su questioni quali la «guerra al terrorismo», il riscaldamento del pianeta, Guantanamo, le torture, i diritti umani che potrebbero svalutare anche l’idea di democrazia.

Medio Oriente

Du Déjà-vu in Libano

of Carlo Pinzani

È incredibile quanto le esigenze della comunicazione di massa deformino la percezione della realtà attraverso l’eliminazione della prospettiva temporale: tutto è appiattito sul presente, ogni evento è valutato in sé, senza tener conto del processo in cui si inserisce. Questo si è puntualmente verificato anche per il raid compiuto dai miliziani sciiti libanesi contro l’esercito israeliano nel luglio scorso e per la conseguente, durissima reazione israeliana: a quel punto interessava soltanto stabilire le responsabilità (peraltro chiarissime) e valutare le reazioni.

Medio Oriente

La guerra in Libano e il fattore tempo

of Renzo Guolo

L’esito del conflitto tra Israele e Hezbollah, apparentemente concluso senza la vittoria di uno dei due contendenti, muta decisamente il panorama strategico mediorientale. Attorno alla crisi libanese si sono mossi, infatti, attori politici, statali ed extrastatali, che hanno compiuto scelte che sembravano impensabili prima dell’intensa estate di guerra. Non solo Hezbollah e Israele; ma anche l’Iran, l’Europa e gli Stati Uniti. Esaminare strategie e opzioni di alcuni di questi attori ci permette di comprendere i possibili sviluppi futuri del quadro politico e militare in Medio Oriente.

Medio Oriente

Il Medio Oriente dopo la guerra libanese

of Fabio Nicolucci

Il Medio Oriente vive un cambiamento epocale: esattamente cinquanta anni dopo la fallita guerra di Suez del 1956 – che segnò la fine dell’egemonia imperiale francese e britannica e la nascita della potenza militare israeliana – un altro fallimento bellico (quello in Iraq) segna la diminuzione della potenza regolatrice di oggi (gli USA) e l’ascesa di una nuova potenza regionale, l’Iran. Ma al contrario che nel 1956, quando nel Medio Oriente a Francia e Gran Bretagna si sostituirono gli USA, oggi nessuno sembra poter prendere ancora il loro posto. E un’altra guerra, quella libanese tra Israele e Hezbollah, è l’effetto del conseguente verificarsi di un pericoloso e destabilizzante vuoto politico.

 


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