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Italianieuropei 2/2006

il Sommario

gli Articoli

Presentazione

Presentazione 2/2006

of Redazione

Questo numero di Italianieuropei, che abbiamo chiuso il 18 aprile, esce un mese dopo le elezioni politiche che hanno sancito la fine di cinque anni di governo di Berlusconi e del centrodestra. A questo evento e soprattutto alle sue conseguenze è stata dedicata la rubrica di apertura della rivista che abbiamo intitolato «uno spartiacque». Le elezioni di aprile, di cui Paolo Segatti fornisce una prima analisi, lo sono per più di una ragione. La prima e più ovvia è il passaggio a un governo nuovo, che si troverà di fronte la notevole sfida di risollevare il paese dopo cinque anni di governo di centrodestra, i cui guasti sul piano dell’economia sono innumerevoli e profondi come mostra l’articolo di Ferdinando Targetti. E il governo inoltre dovrà vincere questa sfida con una maggioranza esigua al senato.

 

Uno spartiacque

Un partito per il riformismo in Italia e in Europa

of Alfredo Reichlin

Con il voto del 9 aprile si chiude una intera fase politica. Quindici anni. Una transizione troppo lunga che sarebbe bene chiamare con il proprio nome, e cioè come il tentativo non riuscito di dare un assetto istituzionale e il necessario fondamento eticopolitico a una «seconda» Repubblica. Anche per questo il paese è andato allo sbando ed è rimasto esposto fino all’ultimo a rischi gravissimi. Se lo ricordo è perché bisogna apprezzare in tutto il suo valore la tenacia con cui i DS hanno tenuto ferma l’iniziativa unitaria.

 

Uno spartiacque

Unire e governare Un'interpretazione del voto del 9 e 10 aprile 2006

of Roberto Gualtieri

Se si vuole comprendere il significato delle elezioni del 9 e 10 aprile occorre innanzitutto sgombrare il campo da alcune percezioni ingannevoli che si sono diffuse tra gli analisti e i commentatori all’indomani del voto. Pur senza poter disporre, per esigenze redazionali, del tempo necessario ad un esame approfondito dei dati, è possibile formulare «a caldo» alcune considerazioni. In primo luogo è sbagliato parlare di un’affluenza straordinaria: come ha spiegato l’Istituto Cattaneo, infatti, la maggiore percentuale di votanti registrata dipende dal fatto che quest’anno il numero degli aventi diritto è stato depurato dalla quota di elettori dell’«anagrafe italiana residenti all’estero», aggiungendo i quali si arriverebbe all’81,8% di votanti (invece che all’83,6) e l’aumento sul 2001 si ridurrebbe allo 0,4%. D’altronde alla camera nel 2006 sono stati espressi 38.151.407 voti validi, mentre nel 2001, nella parte maggioritaria, 37.224.608, ma secondo Pisanu quest’anno vi sarebbero stati oltre un milione di voti annullati in meno, probabilmente anche per effetto della maggiore semplicità della scheda e del sistema elettorale. Occorre ricordare infine che nel 1996, alla camera, la percentuale dei votanti è stata dell’83,3%. 

Uno spartiacque

Un'Italia spaccata in due?

of Paolo Segatti

I risultati elettorali delle elezioni del 9 e 10 aprile consegnano un’immagine netta dell’Italia. Due blocchi di elettori di pari dimensioni, che si sono raccolti dietro ai loro generali dopo una lunga e accesa battaglia elettorale. È difficile sottrarsi alle suggestioni di questa cartolina. Del resto la Tabella 1 sembra mostrare esattamente questo. Tanto alla camera che al senato le differenze tra l’Unione e la Casa delle Libertà si misurano in pochi punti percentuali e il bacino di voti delle «terze forze» è completamente prosciugato. Insomma, un testa a testa che non si era visto neanche nelle mitiche elezioni del 1948. Il che fa immediatamente pensare ad un paese spaccato in due o addirittura a due Italie, l’una contrapposta all’altra, come molti giornali hanno sottolineato nei titoli degli articoli sulle elezioni. È facile prevedere che nei prossimi mesi se ne discuterà a lungo. In queste pagine si vuole attirare l’attenzione su alcuni aspetti che non smentiscono l’immagine di un paese diviso in due, ma che forse ne rendono più articolata l’interpretazione, affrontando in particolare tre questioni. La prima, relativa agli elementi di continuità esistenti fra i risultati elettorali delle ultime elezioni politiche e quelli delle elezioni precedenti. Le altre due concernenti invece i segni di discontinuità con il passato.

 

Uno spartiacque

I due quinquenni di centrosinistra e di centrodestra. Un confronto con l'economia europea

of Ferdinando Targetti

Con questo articolo si vogliono raggiungere due obiettivi. Il primo è quello di dimostrare che la politica economica del centrodestra nel quinquennio 2001-2005 è stata peggiore di quella del quinquennio 1996-2000, quando al governo c’era il centrosinistra. Per far questo si effettuerà un confronto tra i due periodi, entrambi quinquennali ed entrambi con al loro interno una prima frazione di anno non afferente alla legislatura del governo di cui si valuta il risultato economico. Il secondo obiettivo è quello di confutare le tesi del centrodestra che vedono la causa del peggioramento dell’economia italiana in fenomeni extra-italiani (come si evince dal primo punto del programma elettorale della Casa delle Libertà) e che sostengono che l’Italia ha una performance in linea con quella dei paesi europei e in alcuni casi migliore. Il giudizio quindi si baserà sul confronto dei dati dell’economia italiana con i dati dell’Europa a 15 (l’Europa degli Stati al nostro livello di reddito pro capite) sulla base dei dati Eurostat apparsi negli ultimi mesi.

G8

Il G8 del 2006 in Russia. Continuità e innovazione per il successo del vertice

of John Kirton e Laura Sunderland

Il primo gennaio 2006 la Russia ha assunto per la prima volta la presidenza del Gruppo degli otto (G8), e ha dato inizio alla preparazione del vertice di San Pietroburgo, che si terrà dal 15 al 17 luglio, e il cui tema principale sarà la sicurezza energetica internazionale. Quello stesso giorno la Russia ha improvvisamente interrotto le proprie forniture di gas all’Ucraina e ne ha ridotto i flussi diretti verso l’estero, verso l’Italia così come verso la maggior parte dei paesi europei. Questa concomitanza di avvenimenti ha reso ancora più attuale una riflessione che già molti membri del G8 avevano avviato: la Russia è davvero pronta ad ospitare un vertice, quello di San Pietroburgo, capace di dare continuità al successo che il G8 ha saputo produrre negli ultimi anni?

 

G8

La Russia e il G8

of Joseph S. Nye Jr

Nei precedenti vertici del G8, la Russia ha giocato un ruolo secondario. Non ha dato un contributo significativo alla redazione dei comunicati finali e si è semplicemente accontentata di fare parte del gruppo. Quest’anno sarà diverso. Non soltanto la Russia, che ospita il vertice, è fortemente impegnata nella preparazione dell’agenda e nella scelta degli osservatori da invitare, ma ha posto al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nel settore dell’energia.

 

G8

Verso il vertice G8 di San Pietroburgo

of Cesare M. Ragaglini

Che cos’è il G8 e come funziona È un peccato che quando in Italia si parla di G8, la prima immagine che viene in mente sono le manifestazioni di protesta che, a Genova nel 2001, caratterizzarono il vertice dei capi di Stato e di governo del G8. Eppure il G8 è tra i più importanti e prestigiosi consessi internazionali cui l’Italia partecipa di diritto, è il «club» – come molti lo chiamano – dove siedono gli otto principali paesi industrializzati del mondo che, in termini di purchasing power parity, rappresentano da soli il 43,7% del PIL mondiale e costituisce una concentrazione di influenza politica ed economica senza pari.

 

G8

L'Unione europea e la Russia: principi o pragmatismo?

of Katinka Barysch

L’Unione europea e la Russia stanno ancora cercando di lavorare insieme in maniera costruttiva. Il lungo confronto che si è svolto fra di loro circa i «valori condivisi» ha contribuito ben poco alla costruzione della annunciata «partnership strategica». Tuttavia la cooperazione ha progredito in aree di interesse comune, come l’economia, la sicurezza o la tecnologia. La decisione di costruire quattro «spazi comuni» riflette uno spostamento nelle relazioni fra l’UE e la Russia dai principi al pragmatismo. Concentrando gli sforzi sulla cooperazione quotidiana, l’UE e la Russia potrebbero essere in grado di costruire una fiducia e una comprensione reciproche. L’Unione europea e la Russia dovrebbero però concedere a questo nuovo approccio un po’ di tempo per permettergli di funzionare. Per il momento, dovrebbero evitare di negoziare un nuovo trattato globale che rimpiazzi l’«accordo di partnership e cooperazione», la cui scandenza è prevista nel 2007. 

Medio Oriente

L'Iran e il rischio di una nuova trappola ideologica

of Lilli Gruber

Non c’è alcuna fatalità nella gestione dei destini del mondo e il corso della storia non è ineluttabile. Determinanti sono le decisioni dei responsabili di governi e istituzioni. E, se nel nostro mondo globale essi commettono errori di analisi e di strategia, alla fine ne siamo coinvolti tutti. La questione irachena è un buon esempio: la guerra sbagliata e illegale dell’Amministrazione di George W. Bush ha prodotto una tragedia, le cui conseguenze si faranno sentire ancora a lungo. E non solo per le migliaia di famiglie irachene e americane colpite, ma anche per l’andamento dell’economia mondiale: basti pensare all’impatto dell’impennata del prezzo del petrolio. Per non parlare della perdita di credibilità del modello democratico che gli americani e noi europei tanto vorremmo «esportare». 

 

Medio Oriente

Israele e Palestina: nuovi governi verso una coabitazione pacifica?

of Rula Jebreal

«L’Unione europea non ci deve abbandonare, solo col suo aiuto possiamo combattere il fondamentalismo». Quando ho raccolto questo appello dal presidente del parlamento palestinese, Duwaik, durante una delle prime interviste rilasciate dopo la recente vittoria elettorale, mi è stato chiaro che sarebbe stato un grave errore confinare il giudizio politico sul movimento di Hamas all’interno delle semplificazioni che in Occidente si danno riguardo al carattere terroristico delle organizzazioni. L’analisi è in realtà assai più complessa ed è fondamentale capire la storia e il ruolo delle persone, così come i delicati equilibri e le diverse articolazioni che separano l’ala integralista e radicale dall’ala pragmatica, che si muove invece con un approccio per nulla ideologico.

 

Medio Oriente

Vecchi e nuovi islamisti nel Medio Oriente di Bush

of Fabio Nicolucci

Tre anni fa, nella notte tra il 19 e il 20 marzo, la coalizione guidata dagli USA invadeva l’Iraq di Saddam Hussein. Ciò avveniva spaccando irresponsabilmente, a metà tra favorevoli e contrari, la amplissima coalizione internazionale che aveva invece guidato subito dopo l’11 settembre 2001 l’intervento in Afghanistan contro i Talebani. Suscitando in tutto il mondo proteste popolari di una tale ampiezza da far scrivere al «New York Times» che era scesa in campo, per opporsi al proponimento americano, l’altra vera superpotenza superstite: quella dell’opinione pubblica mondiale. L’intervento in Iraq è stato insomma talmente controverso e talmente significativo da porsi accanto, e forse sopravanzare, l’11 settembre 2001 come evento periodizzante dell’inizio di un mondo globale postmoderno e postwestfaliano. Pare giusto, dunque, abbozzare dopo tre anni un suo primo bilancio. Quello militare è contenuto in poche crude e durissime cifre: dal 19 marzo 2003 al 23 marzo 2006 sono morti in Iraq 4.355 soldati e poliziotti iracheni, 2.322 soldati statunitensi, 206 soldati non anglosassoni della coalizione (tra cui i nostri morti di Nassirya) e 103 soldati britannici; i civili iracheni morti come effetto di atti di guerra sono stati tra i 33.600 e i 37.800 per Iraq Body Count e 21.217 secondo l’Iraq Index; per quanto riguarda i soldati feriti non esistono stime per quelli di nazionalità irachena, ma sono stati 17.269 quelli dell’esercito USA; gli atti di guerriglia sono passati dai 24.496 del 2004 ai 34.131 del 2005.

 

Medio Oriente

L'Iraq oggi: tentativi di ricostruzione e crescente incertezza

of Samy Femia

Nel giorno in cui questo articolo viene scritto da Bagdad, o per essere più precisi dall’interno delle mura di fortificazione della «zone verde», il nuovo parlamento iracheno sta per essere convocato. Si tratta della prima assemblea eletta costituzionalmente e per un intero mandato di quattro anni. Ma la sessione sarà priva di lavori sostanziali. Non vi sarà l’elezione del presidente della camera, non verrà annunciata la nomina del presidente della Repubblica, non vi sarà accordo sul primo ministro incaricato, né sulla esatta composizione del consiglio dei ministri. Mentre il teatrino della «politica della zona verde» cerca di identificare le regole del gioco, la situazione della sicurezza del paese continua a precipitare vistosamente con un impatto drammatico sulle condizioni di vita dei cittadini.

Medio Oriente

Il vespaio iracheno

of Carlo Pinzani

La guerra al terrorismo Negli anni Cinquanta del secolo scorso, in un libro meritatamente famoso, «Democrazia e definizioni», Giovanni Sartori compiva un’importante operazione di igiene linguistica, affrontando sul piano semantico il problema di definire la democrazia. Nell’infuocato clima della contrapposizione globale, il lavoro si proponeva anche di denunciare la propaganda sovietica che, muovendo dalla critica marxiana alla democrazia borghese come esclusivamente formale, asseriva la superiorità della democrazia socialista imposta dall’Unione Sovietica con metodi tutt’altro che democratici nei paesi dell’Europa orientale.

 

La sanità

Introduzione (La Sanità)

of Redazione

Si è parlato poco di sanità durante la campagna elettorale appena conclusa, ma non per questo il tema della salute potrà essere considerato come secondario dalla nuova maggioranza che dovrà governare l’Italia nei prossimi cinque anni. La sanità è infatti riconosciuta come una delle principali preoccupazioni dei cittadini italiani, oltre ad essere un settore che assorbe ingenti risorse nel bilancio complessivo dello Stato e delle regioni. Gli articoli che sono stati elaborati in questa sezione monografica dedicata alla sanità hanno l’ambizione di fare riflettere non solo sulle scelte tecniche e di organizzazione che potranno contribuire a modernizzare l’attuale sistema sanitario italiano, ma si propongono di ampliare il ragionamento alle valutazioni politiche e strategiche che attendono la coalizione di centrosinistra. Il punto centrale delle considerazioni, elaborate da Mario Pirani, Claudio De Vincenti e Ignazio Marino, riflette la comune idea che nel settore della sanità non si possa intervenire con una politica di tagli e di controllo della spesa, ma vadano immaginati investimenti che rendano il sistema moderno, efficiente e più equo.

 

La sanità

La sanità tra aziendalizzazione e diritto alla salute

of Mario Pirani

Nel pur sterminato programma dell’Unione i temi della sanità sono trattati in modo secondario e confuso. Né vi hanno trovato un riflesso incisivo le dettagliate analisi e conclusioni cui erano pervenute le precedenti conferenze programmatiche in materia sia di «Italianieuropei» che dei DS. Non risulta, peraltro, che la dirigenza diessina si sia impegnata per assicurare un approccio prioritario al tema, in sede di programma comune. Non credo che questa sottovalutazione sia il frutto di una svista o di un momento di disattenzione. Si tratta, purtroppo, di un fenomeno di assai più profonda portata e di lunga gestazione. Esso va fatto risalire agli anni dell’inflazione a due cifre e del debito pubblico crescente, quando, per fronteggiare i dissesti del bilancio e affrontare il risanamento in vista dell’euro, si è finito per assimilare come una imprescindibile necessità oggettiva una razionalizzazione in chiave aziendalistica del servizio pubblico, snaturandone la vocazione di partenza: assicurare a tutti i cittadini, senza esclusioni e in assoluta eguaglianza, il diritto alla salute, attraverso il suo finanziamento in primo luogo da parte della fiscalità generale progressiva, senza escludere tasse di scopo, ticket, collaborazione con i privati e altre misure di sovvenzione.

 

La sanità

Il valore innovativo dell'investimento in sanità

of Ignazio R. Marino

Innovare in sanità, oggi, significa rafforzare l’impianto sociale e ciò avviene anche senza ricorrere a scoperte tecnologiche sofisticate. Il vero impatto sulla salute della popolazione del terzo millennio e, di conseguenza, sull’economia e sulla forza di un paese, passa attraverso misure più semplici di quanto possiamo pensare. Per salvare vite umane e migliorare la qualità di vita dei cittadini serve innanzitutto promuovere la prevenzione, assicurare servizi di base capillari, regolamentare durata e modalità dei ricoveri, informare e comunicare con i cittadini. Operazioni semplici dal punto di vista tecnico, perfino scontate, ma non per questo di facile o immediata adozione, anzi sempre più spesso accantonate in favore di scelte apparentemente più fruttuose. Di fronte a una scienza medica che propone soluzioni altamente specializzate, talvolta anticipando la richiesta della comunità dei pazienti, almeno di quelli più abbienti, pare banale insistere sull’opportunità di investire per esempio in campagne di salute pubblica che non promettono risultati immediati ma assicurano un impatto più ampio e duraturo.

La sanità

Sostenibilità, efficacia ed efficienza del sistema sanitario

of Claudio De Vincenti

In Italia, come in altri paesi avanzati, gli anni Novanta sono stati caratterizzati da un intenso dibattito sull’organizzazione e le modalità di gestione del servizio sanitario e da importanti provvedimenti di riforma. Certamente, l’esigenza di contenimento dei disavanzi pubblici e, nel nostro paese, di un vero e proprio risanamento finanziario ha sollecitato e al tempo stesso condizionato il dibattito. Ma, a parte il fatto che il tema della sostenibilità finanziaria è comunque un tema reale che va affrontato se si vuole assicurare lo sviluppo dei sistemi di welfare e non rassegnarsi al loro logoramento, una valutazione complessiva dei processi di riforma avviati non può che rilevare come essi non abbiano puntato a piegare unilateralmente l’obiettivo della tutela della salute a quello della «quadratura dei conti», ma a introdurre nel sistema sanitario regole e meccanismi che spingano a utilizzare al meglio le risorse disponibili in termini di efficacia nella soddisfazione dei bisogni e di efficienza delle prestazioni.

La Sicilia

La Sicilia: potenzialità e difficoltà di una regione che può cambiare

of Rita Borsellino

La Sicilia in questa campagna elettorale è diventata un palco privilegiato da cui osservare e raccontare il paese. Il luogo scelto da giornali e media di tutto il mondo per comprendere e far capire cosa è successo in questi anni in Italia e per percepire il vento di cambiamento che si respira in Italia. Non è stata una scelta casuale. E questa scelta, ne sono convinta, è stata determinata anche dalla peculiarità dell’imminente campagna elettorale per le elezioni regionali. Non si trattava, dunque, solo di stare a vedere cosa sarebbe accaduto nella regione in cui cinque anni fa la Casa delle Libertà «fece cappotto» alle elezioni politiche (quel sessantuno a zero che schiacciò il centrosinistra, gli tolse la voce e ne evidenziò anche l’apatia), ma anche di considerare la duplicità di una Sicilia che è «terra di Berlusconi» e nello stesso tempo luogo di coltura della vecchia-nuova DC (quella di Salvatore Cuffaro), che agisce come «complicanza» della malattia nazionale.

 

La Sicilia

Il futuro siciliano

of Roberto Tagliavia

È possibile immaginare una Sicilia in cui le tre grandi città metropolitane (Palermo, Catania e Messina) integrino i servizi, quasi fossero un sistema unico, puntando per il proprio sviluppo sulle tre università esistenti? È possibile immaginare una politica regionale che aiuti queste stesse università a integrarsi e, piuttosto che a moltiplicare i corsi, ad elevarne la qualità, guardando al Mediterraneo più che alla sola Sicilia, incoraggiando e coordinando alcune tendenze già in atto? È immaginabile per la sanità siciliana una politica regionale di investimenti che guardi, appunto, al bacino mediterraneo e africano, sui modelli del centro trapianti (ISMETT) e del centro ustioni dell’Ospedale civico di Palermo?

La Sicilia

Aeroporto di Comiso: una bella storia

of Giuseppe Digiacomo

Un mio caro e importante amico che recentemente mi ha sentito raccontare le vicende che hanno portato nel giro di sei anni a progettare, finanziare e costruire l’aeroporto di Comiso – uno dei più grandi e tecnologicamente avanzati aeroporti del Mediterraneo, laddove erano allocati fino alla fine degli anni Ottanta oltre cento missili «Cruise» capaci di distruggere non so quante volte il pianeta – mi ha invitato a scrivere tutto questo perché, a parer suo, si tratta di una bella storia.

 

Politiche per la Cultura

Idee per un New Deal della bellezza italiana

of Giovanna Melandri

L’Unione del centrosinistra che si propone di tornare a governare il paese deve risanare le ferite prodotte negli ultimi cinque anni eliminando gli effetti dei nefasti provvedimenti del governo Berlusconi in materia di beni e attività culturali e riportare poi questo settore al centro dell’attività di governo. Una volta sgomberato il campo dalle macerie prodotte, infatti, occorrerà ripartire dall’esperienza maturata negli anni di governo dell’Ulivo, estendendola e considerandola meno «marginale», meno una «fissazione » del ministro competente e sempre più un obiettivo condiviso dell’intero governo e del «Sistema Italia», ai fini di un più complessivo progetto di individuazione della nostra missione nell’economia globale.

 

Politiche per la Cultura

Politiche pubbliche e governance per il settore culturale

of Vittoria Franco

Secondo il recente rapporto di Federculture il turismo culturale è cresciuto in Italia del 3%, mentre nello stesso periodo si è registrato un arretramento dell’Italia dal quarto al quinto posto nella classifica dei flussi turistici in generale. Crescono anche i consumi culturali. Dall’altra parte, però, la spesa dello Stato è passata dallo 0,61% del 2001 allo 0,31% del 2005. Sono i comuni a investire di più, nonostante i tagli ai trasferimenti subiti nel corso degli ultimi cinque anni: in media il 3,5% dei bilanci. Si tratta di elementi importanti che occorre cogliere perché parlano di un dinamismo delle amministrazioni locali e di una miopia gigantesca del governo nazionale di centrodestra, ma anche della necessità di una correzione di rotta nell’agenda dell’Unione. La necessità è dettata da una semplice analisi dei processi sociali ed economici in corso, che richiedono aggiornamenti, riconversione e innovazione. 

Politiche per la Cultura

Promemoria per un'analisi dei beni culturali in Italia oggi

of Pietro Giovanni Guzzo

È forse opportuno riaffermare che il «bene culturale», in sé, non ha valore economico: almeno nel senso volgare nel quale lo si intende quando lo si sente definire come «tesoro» o simili. Certamente ogni manufatto ha un suo proprio valore venale, e quindi anche i beni culturali, ma non è quest’ultimo che rende un qualsiasi manufatto bene culturale. E sarà quindi opportuno insistere sulla definizione. Da un punto di vista storico, l’attribuzione ai beni culturali di un valore economico (che occorre tenere distinto da una sempre possibile valutazione commerciale) deriva da un pernicioso fraintendimento circa il loro inserimento nel Patrimoine National, a seguito delle confische operate dalla Repubblica francese, appena nata sulla spinta della Rivoluzione. In quel periodo si procedette a incamerare nel generale Patrimoine National anche le opere d’arte che fino ad allora costituivano decorazione delle dimore nobiliari e ornamento delle chiese e dei conventi e, quindi, pertinevano a patrimoni privati.

Politiche per la Cultura

Beni culturali e occupazione in Italia: binomio (im)possibile?

of Emilio Cabasino

Il tema dell’occupazione nei beni culturali in Italia esprime uno dei paradossi tipici del nostro paese, in quanto, pur essendo detentore di una messe di beni fondamentali per la definizione della civiltà occidentale, diffusi su tutto il territorio nazionale, evocati con sempre maggiore insistenza come uno dei possibili volani di sviluppo (eco-sostenibile) e di occupazione, non si è riusciti, ad oggi, a realizzare un rapporto dialogico virtuoso per quanto attiene alla piena e soddisfacente occupazione delle professioni intellettuali e delle attività operative per i servizi della gestione e della valorizzazione dei beni stessi.

Archivi del Riformismo

«Un viaggio nel Mezzogiorno». Paolo Sylos Labini tra economia e storia

of Giuseppe Abbracciavento

Il viaggio nelle province meridionali che Paolo Sylos Labini intraprese nel 1953 era stato direttamente sollecitato da Gaetano Salvemini. I lunghi rapporti intrattenuti con lo storico molfettese durante il soggiorno americano ad Harvard, e le discussioni maturate intorno ai temi più ricorrenti della questione meridionale avevano appassionato il giovane Sylos Labini a tal punto da convincerlo, al suo ritorno in Italia, dell’opportunità di conoscere più da vicino e in profondità le problematiche del meridionalismo e di verificare sul campo le reali condizioni sociali ed economiche del Meridione italiano attraverso un viaggio tra Puglia, Campania e Calabria.

 


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