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La Russia e il G8

Written by Joseph S. Nye Jr Wednesday, 01 March 2006 02:00 Print

Nei precedenti vertici del G8, la Russia ha giocato un ruolo secondario. Non ha dato un contributo significativo alla redazione dei comunicati finali e si è semplicemente accontentata di fare parte del gruppo. Quest’anno sarà diverso. Non soltanto la Russia, che ospita il vertice, è fortemente impegnata nella preparazione dell’agenda e nella scelta degli osservatori da invitare, ma ha posto al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nel settore dell’energia.

 

Nei precedenti vertici del G8, la Russia ha giocato un ruolo secondario. Non ha dato un contributo significativo alla redazione dei comunicati finali e si è semplicemente accontentata di fare parte del gruppo. Quest’anno sarà diverso. Non soltanto la Russia, che ospita il vertice, è fortemente impegnata nella preparazione dell’agenda e nella scelta degli osservatori da invitare, ma ha posto al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nel settore dell’energia.

La Russia ha iniziato il 2006 tagliando le esportazioni di gas naturale dopo che l’Ucraina si era rifiutata di pagare un prezzo quattro volte superiore al prezzo sovvenzionato. In Ucraina, la decisione ha scatenato una crisi, dovuta al fatto che molte delle industrie di epoca sovietica dipendono dall’approvvigionamento a basso costo di gas russo. Quando l’Ucraina ha iniziato a deviare il gas dal gasdotto che attraversa il suo territorio, la crisi si è estesa anche all’Europa, che consuma l’80% del gas esportato dalla Russia. È stato un modo ironico e costoso per introdurre il tema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici!

Anche se la Russia non è più una superpotenza globale, le sue vaste riserve di petrolio e di gas la rendono una superpotenza energetica e, a quanto sembra, il presidente Vladimir Putin ha tutte le intenzioni di giocare questa carta. Il petrolio dà meno potere economico dal gas, perché è un bene fungibile e le interruzioni dei suoi approvvigionamenti possono essere compensate dagli acquisiti sui mercati internazionali. Invece il gas ha costi di trasporto elevati, richiede gasdotti costosi o impianti di liquefazione che non possono essere sostituiti rapidamente in caso di interruzione dei flussi. Il gas rappresenta una leva piuttosto allettante ed è già stata utilizzata dalla Russia contro i piccoli paesi limitrofi come la Georgia, la Lettonia, la Lituania e la Moldavia. Ma quando la Gazprom, la società statale russa del gas, ha seguito le istruzioni di Putin e ha chiuso i rubinetti all’Ucraina, la Russia ha varcato una nuova soglia e l’Europa ha tremato.

Questo comportamento, accompagnato ad un arretramento nel percorso verso la democrazia, ha sollevato una serie di domande su dove stia andando la Russia e su come dovrebbe reagire l’Occidente. Alla riunione del Forum economico mondiale dello scorso gennaio a Davos, in uno dei punti in agenda si formulava la seguente domanda: «La Russia guarda a Oriente?» In senso economico, ovviamente, la Russia è come il resto del mondo e l’espansione dei mercati cinesi e indiani la porterà sempre più verso Oriente. Tuttavia, il senso della domanda era prevalentemente politico: la Russia sta voltando le spalle ai principi occidentali di democrazia liberale? Sta abbandonando il suo orientamento verso l’Europa per tornare alla sua tradizione slavofila?

Agli occhi di alcuni osservatori occidentali, la democrazia non esiste più in una Russia dove una rete dei vecchi esponenti del KGB limita la libertà, si arricchisce e usa sempre più spesso l’alto prezzo dell’energia per intimidire i paesi vicini. I governatori non vengono più eletti e la Duma ha scarsi poteri. Il senatore repubblicano John McCain è arrivato a proporre che i leader occidentali reagiscano a questo comportamento boicottando il vertice del G8 che si terrà quest’estate a Mosca. I giornalisti riferiscono di un dibattito politico avvenuto a Washington tra il vicepresidente Dick Cheney, fautore di una linea più dura contro quello che si ritiene un tradimento della democrazia da parte di Vladimir Putin e il segretario di Stato Condoleezza Rice che, a quanto dicono, mantiene un atteggiamento più prammatico. Recentemente mi sono recato a Mosca dopo dieci anni di assenza. Negli anni Ottanta ero stato spesso ospite dell’Istituto Yuri Arbatov per lo studio degli Stati Uniti e del Canada. La mia prima impressione è stata quella di una Mosca scintillante e ben illuminata, divenuta chiaramente una città molto più simile a una capitale europea di quella deprimente di venti anni fa. Nei primi anni Ottanta i colleghi russi azzardavano un commento critico soltanto quando erano in strada o in un ristorante rumoroso, mai nei loro uffici. Questa volta invece ho incontrato studenti, giornalisti e politici disposti a criticare il presidente Putin apertamente. La Russia potrà anche non essere democratica, ma sicuramente c’è più proprietà privata e più libertà personale rispetto a venti anni fa.

Tuttavia, la libertà di parola non è sinonimo di democrazia, soprattutto quando non può essere amplificata e organizzata a fini politici. Se alcuni quotidiani e alcune stazioni radiofoniche criticano il regime apertamente, la televisione è rigorosamente controllata dallo Stato. Uno dei sostenitori di Putin ha dichiarato: «abbiamo una democrazia manipolata. In fondo non è molto diversa dall’Italia di Berlusconi». Ma nonostante l’influenza di Silvio Berlusconi sulle sue reti televisive, l’esito delle elezioni italiane è aperto. Nessuno, invece, mi ha fatto sorgere il dubbio che il partito Russia Unita di Putin possa perdere le prossime elezioni. In molti hanno espresso la preoccupazione che i nuovi oligarchi responsabili della creazione di società pubbliche e private siano ancora più corrotti di quelli che hanno tratto vantaggio dalla privatizzazione degli anni Novanta all’epoca di Boris Eltsin.

Come sarà il futuro? Un ex leader politico ha paragonato i politici russi ad un pendolo. All’epoca di Boris Eltsin, il pendolo oscillava troppo in direzione del caos mentre adesso, con Putin, oscilla troppo in direzione dell’ordine e del controllo statale, ma alla fine si raggiungerà l’equilibrio. Altri non ne sono così sicuri. Un membro della Duma mi ha detto che prevede un declino costante della democrazia e non il ritorno all’equilibrio. Forse, la valutazione più interessante è quella di Dmitri Trenin, vicedirettore del Carnegie Endownment di Mosca. A suo avviso, «anche se non è democratica, la Russia è ampiamente libera. I diritti di proprietà sono molto più consolidati rispetto a cinque anni fa. Adesso, il futuro della Russia dipende in grande misura dalla rapidità con cui sarà possibile creare una classe media – un gruppo autoreferenziale e personalmente interessato ad avere un governo fondato sulla legge e responsabile nei confronti dei contribuenti».

Come dovrebbero rispondere le democrazie occidentali? Nonostante la delusione per il tradimento della democrazia, l’Occidente ha bisogno della collaborazione della Russia per affrontare questioni come la proliferazione nucleare in Iran e nella Corea del Nord, per controllare i flussi di materiale fissile e armi nucleari, per combattere il terrorismo e per garantire la produzione e la sicurezza degli approvvigionamenti di energia. Anche se il vertice del G8 rafforzerà il prestigio di Putin, dobbiamo essere realisti. Il boicottaggio del vertice da parte dell’Occidente sarebbe un errore. Inoltre, gran parte dei liberali russi con i quali ho parlato ritengono che un tale isolamento non farebbe che accelerare le tendenze xenofobe presenti nella cultura russa e renderebbe più difficile l’affermazione della causa liberale. A loro avviso, l’Occidente dovrebbe pensare ai risultati a lungo termine, utilizzare il proprio potere di attrazione, allargare gli scambi e i contatti con la nuova generazione russa, sostenere l’ingresso della Russia nel WTO e in altre organizzazioni orientate al mercato e affrontare le altre mancanze della Russia con critiche puntuali invece che con arringhe generiche o con un isolamento controproducente. Alcuni hanno ricordato il successo dei pacati sforzi compiuti dalla Rice per la modifica di una nuova legge russa che disciplina le organizzazioni non governative. Voltare le spalle alla Russia non servirebbe. Dobbiamo ricordare che, a lungo andare, il miele cattura più mosche dell’aceto.

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