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Un percorso a ostacoli per la pace. Il testo completo della Road Map

Written by Redazione Monday, 02 June 2003 02:00 Print

Il presente documento è una Road Map operativa e mirata, con fasi distinte, tempi d’attuazione, scadenze e capisaldi specifici. Grazie all’impegno di entrambe le parti, essa mira a conseguire avanzamenti in campo politico, economico, umanitario e in quello della sicurezza e della creazione di istituzioni, sotto l’egida del Quartetto (Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite, e Russia). Obiettivo finale è la completa risoluzione del conflitto israelo-palestinese entro il 2005, come già delineato nell’intervento del Presidente Bush del 24 giugno, e sottoscritto da UE, Russia e ONU nelle dichiarazioni ministeriali del Quartetto del 16 luglio e del 17 settembre.

 

Dipartimento di Stato USA

Una Road Map a base esecutiva per una soluzione permanente al conflitto israel-palestinese

Il presente documento è una Road Map operativa e mirata, con fasi distinte, tempi d’attuazione, scadenze e capisaldi specifici. Grazie all’impegno di entrambe le parti, essa mira a conseguire avanzamenti in campo politico, economico, umanitario e in quello della sicurezza e della creazione di istituzioni, sotto l’egida del Quartetto (Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite, e Russia). Obiettivo finale è la completa risoluzione del conflitto israelo-palestinese entro il 2005, come già delineato nell’intervento del Presidente Bush del 24 giugno, e sottoscritto da UE, Russia e ONU nelle dichiarazioni ministeriali del Quartetto del 16 luglio e del 17 settembre.

Una soluzione al conflitto israelo-palestinese mediante la creazione di due Stati sarà possibile da una parte, solo grazie alla fine della violenza e del terrorismo, quando il popolo palestinese avrà una classe dirigente disposta a costruire una democrazia di fatto basata sui valori di tolleranza e libertà e che agisca risolutamente contro il terrorismo; dall’altra solo quando Israele sarà pronta a operare attivamente per la creazione di uno Stato palestinese. Solo, cioè, quando entrambe le parti saranno pronte ad accettare, inequivocabilmente, un accordo negoziato come quello descritto in questa sede.

Il Quartetto collaborerà e favorirà l’attuazione del piano, che avrà inizio con la Fase I, comprendente, se necessario, contatti diretti tra le parti. Il piano prevede scadenze realistiche di attuazione. Poiché si tratta, però, di un piano operativo, il suo successo dipenderà unicamente dalla buona volontà delle parti e dal rispetto degli obblighi sotto elencati. Più rapida sarà l’osservanza dei rispettivi obblighi, tanto più rapida sarà la transizione da una fase all’altra. Per contro, l’inadempienza del piano ne ostacolerà l’attuazione.

Un accordo, negoziato tra le parti, farà nascere uno Stato palestinese indipendente, democratico e vitale. Uno Stato capace di convivere in pace e in sicurezza con Israele e gli Stati confinanti. L’accordo risolverà il conflitto israelo-palestinese e l’occupazione iniziata nel 1967, sulla base di quanto stabilito nella Conferenza di Madrid, dal principio «terra in cambio di pace», dalle risoluzioni 242, 338 e 1397 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dagli accordi siglati in passato dalle due parti, e dall’iniziativa di Sua Altezza il Principe saudita Abdullah – sostenuto dal vertice della Lega Araba di Beirut – che sollecita l’accettazione dello Stato di Israele quale nazione pacifica e sicura nel contesto di un accordo più ampio. Questa iniziativa rappresenta un elemento vitale nell’impegno internazionale per la promozione di una pace duratura su tutti fronti, compresi quelli tra Siria e Israele e tra Libano e Israele.

Il Quartetto si incontrerà regolarmente ad alto livello per valutare il comportamento delle due parti rispetto all’attuazione del piano. È previsto che, in ogni fase, le parti rispettino i propri obblighi in modo parallelo, salvo diversa indicazione.

 

FASE I Fine del terrorismo e della violenza, normalizzazione della vita dei palestinesi e creazione di istituzioni proprie: entro il maggio 2003

Nella Fase I, i palestinesi cesseranno immediatamente e categoricamente ogni forma di ostilità secondo le istruzioni descritte in questa sede; tale azione verrà accompagnata e rinsaldata da misure parallele adottate da parte israeliana. Palestinesi e israeliani sono tenuti a riprendere la cooperazione in materia di sicurezza basata sul piano Tenet, per porre fine alla violenza, al terrorismo e all’incitamento alla violenza tramite l’efficace riorganizzazione dei servizi di sicurezza palestinesi.

I palestinesi devono assumersi l’impegno di una riforma politica globale in vista dell’acquisizione del nuovo status di Nazione che comprende la creazione della bozza di costituzione dello Stato palestinese e l’organizzazione di elezioni libere ed eque in base ai provvedimenti summenzionati. Israele è tenuta a favorire la normalizzazione della vita dei palestinesi: deve ritirarsi dai territori palestinesi occupati dal 28 settembre 2000 e, con il ripristino della sicurezza e della cooperazione, entrambe le parti devono tornare allo status quo antecedente a quella data. Israele deve altresì congelare ogni attività di insediamento, conformemente al rapporto Mitchell.

All’inizio della Fase I:

– La leadership palestinese emanerà una dichiarazione inequivocabile che riaffermi il diritto di Israele a esistere, in pace e in sicurezza, ed esiga l’immediato e incondizionato cessate il fuoco per porre fine alla violenza e a qualsiasi azione armata intentata ovunque contro lo Stato di Israele. Tutte le istituzioni palestinesi devono porre fine all’incitamento alla violenza contro gli israeliani.

– La leadership israeliana emanerà una dichiarazione inequivocabile in cui affermi il proprio impegno per la realizzazione del piano che prevede la creazione di uno Stato palestinese indipendente, sovrano e vitale in condizioni di pace e sicurezza al fianco di Israele, come concepito dal Presidente Bush; tale dichiarazione esige la fine della violenza contro i palestinesi, ovunque. Tutte le istituzioni israeliane devono porre fine all’incitamento alla violenza contro i palestinesi.

 

Sicurezza

– I palestinesi dovranno dichiarare, in termini inequivocabili, la fine di ogni violenza e del terrorismo, intraprendendo chiare misure a livello locale per arrestare, interrompere e reprimere individui e gruppi che conducano e pianifichino ovunque attacchi violenti contro gli israeliani.

– L’apparato di sicurezza dell’Autorità Palestinese, debitamente riorganizzato e rinnovato, dovrà intraprendere operazioni efficaci, mirate e prolungate, volte a confrontarsi con chiunque risulti coinvolto in atti terroristici, e dovrà altresì smantellarne le reti e le relative infrastrutture. Ciò implica la confisca di armi illegali e il consolidamento delle forze di sicurezza, dissociati da ogni possibile connivenza con il terrorismo e la corruzione.

– Il Governo d’Israele non deve intraprendere alcuna azione che possa compromettere la fiducia, come le deportazioni, gli attacchi contro civili; la confisca e/o la demolizione di case e proprietà del popolo palestinese, come misura punitiva o tendente a favorire l’avanzamento degli israeliani; la distruzione di istituzioni e infrastrutture palestinesi e tutti gli altri provvedimenti definiti nel piano Tenet.

– I rappresentanti del Quartetto, usufruendo di meccanismi già in opera e di risorse in loco, inizieranno un monitoraggio informale e si consulteranno con le parti per stabilire un meccanismo formale di monitoraggio e predisporne l’attuazione.

– Gli Stati Uniti, come precedentemente concordato, attueranno il piano di sicurezza e cooperazione a sorveglianza esterna (USA-Egitto-Giordania) per la ricostruzione, la formazione del personale e il ripristino dei servizi di sicurezza . Il Quartetto garantisce il mantenimento di un cessate il fuoco completo e duraturo.

– Tutte le organizzazioni di sicurezza palestinesi saranno consolidate e suddivise in tre dipartimenti che faranno capo ad un Ministro degli Interni con rinnovati poteri.

– Le forze di sicurezza palestinesi, così ristrutturate dopo un’adeguata formazione del personale, e le forze di difesa israeliane, riprenderanno progressivamente la cooperazione in materia di sicurezza ed altre attività relative all’attuazione del piano Tenet, compresi regolari incontri stabiliti ad alto livello, con la partecipazione di funzionari dei servizi di sicurezza statunitensi.

– Gli Stati arabi interromperanno tutti i finanziamenti istituzionali e privati ai gruppi che appoggiano o compiano atti di terrorismo o violenza.

– Tutti i donatori che sostengono la causa palestinese dovranno far affluire i loro finanziamenti tramite lo sportello unico di finanziamento del Ministero delle Finanze palestinese.

– Con il consolidamento della riorganizzazione completa dei servizi di sicurezza, le forze di difesa israeliane si ritireranno progressivamente dalle zone occupate dal 28 settembre 2000, e le due parti torneranno allo status quo antecedente a quella data. Le forze di sicurezza palestinesi verranno dislocate nelle zone abbandonate dalle le forze di difesa israeliane.

 

Creazione delle istituzioni palestinesi

– Inizio immediato e attendibile della riforma delle istituzioni con la creazione della bozza di costituzione dello Stato palestinese. La diffusione della bozza della costituzione palestinese, basata su un parlamento solido e democratico, e su un gabinetto facente capo all’autorità del primo ministro, avverrà il più rapidamente possibile per favorire un dibattito pubblico e relativi commenti in proposito. Dopo le elezioni, il comitato costituzionale sottoporrà la bozza alle istituzioni palestinesi competenti per l’approvazione.

– Nomina di un primo ministro ad interim o di un gabinetto con comitato esecutivo plenipotenziario o avente potere esecutivo.

– Il governo di Israele favorirà in ogni modo i trasferimenti dei funzionari palestinesi per le riunioni del Consiglio legislativo palestinese e del Gabinetto, per gli aggiornamenti in materia di sicurezza e sorveglianza internazionali, per le attività elettorali e di riforma, e per ogni altro provvedimento relativo al piano di riforma.

– Saranno nominati ministri palestinesi con l’autorità di intraprendere le riforme fondamentali, per tutto il tempo necessario. Saranno inoltre completate ulteriori misure per ottenere una reale separazione dei poteri, comprendenti tutte le relative riforme del sistema giuridico palestinese.

– Sarà inoltre istituita una commissione elettorale palestinese indipendente. Il Consiglio legislativo palestinese redigerà ed emenderà le leggi elettorali.

– Saranno attuati i capisaldi del sistema giuridico, amministrativo ed economico istituiti dalla Task Force internazionale per le riforme dell’Autorità Palestinese.

– Non appena possibile, saranno indette elezioni libere, eque e aperte a tutti, fondate su un sistema multipartitico libero, sulla base dei provvedimenti summenzionati e contestualmente a un dibattito aperto e ad una campagna elettorale/selezione di candidati trasparente.

– Il governo di Israele favorirà le attività della Task Force che collaborerà all’organizzazione delle elezioni, all’iscrizione degli elettori, al movimento dei candidati e dei funzionari elettorali. Saranno inoltre sostenute le attività delle ONG coinvolte nel processo elettorale.

– Il governo di Israele riaprirà la Camera di Commercio ed altre istituzioni palestinesi da tempo chiuse nel settore orientale della città di Gerusalemme; queste istituzioni, a loro volta, si impegneranno ad operare sulla base di accordi precedenti siglati da entrambe le parti.

 

Risposta umanitaria

– Israele prenderà tutti i provvedimenti per migliorare la situazione umanitaria. Israele e i palestinesi attueranno appieno tutte le raccomandazioni del rapporto Bertini per il miglioramento delle condizioni umanitarie, togliendo il coprifuoco e facilitando il movimento di persone e merci; consentendo pertanto libertà di accesso senza impedimenti e in sicurezza al personale umanitario e internazionale impegnato.

– Il Comitato di collegamento appositamente creato controllerà la situazione umanitaria e le prospettive di sviluppo economico della Cisgiordania e della striscia di Gaza, e lancerà un massiccio piano di assistenza sovvenzionato da donatori, oltre a specifiche attività di riforma.

– Il governo di Israele e l’Autorità Palestinese continueranno il processo di regolarizzazione delle entrate e il trasferimento di fondi ed arretrati, secondo un meccanismo di monitoraggio trasparente e approvato precedentemente.

 

Società civile

– Sarà garantito un continuo sostegno ai donatori, affiancato da ulteriori finanziamenti ricavabili tramite le Organizzazioni volontarie private (PVO) e le ONG, per programmi «dalla gente per la gente» per lo sviluppo del settore privato e per le iniziative della società civile.

 

Gli insediamenti

– Il governo di Israele smantellerà immediatamente gli insediamenti costruiti dopo il marzo 2001.

– In conformità al Rapporto Mitchell, il governo di Israele congelerà ogni attività di crescita degli insediamenti (compresi quelli a sviluppo naturale).

 

Fase II Transizione. Giugno 2003-dicembre 2003

Nella seconda fase, gli impegni saranno finalizzati alla creazione di uno Stato palestinese sovrano e indipendente con frontiere provvisorie, basato sulla nuova costituzione quale fase transitoria verso una soluzione definitiva. Come rilevato in precedenza, tale obiettivo potrà essere raggiunto solo quando il popolo palestinese disporrà di una leadership risoluta, capace di agire con determinazione contro il terrorismo e in grado di costruire una democrazia di fatto basata sui valori di tolleranza e di libertà. In presenza di una tale leadership, di istituzioni civili riformate e di strutture in grado di garantire la sicurezza, i palestinesi potranno contare sul sostegno attivo del Quartetto e della più vasta comunità internazionale nell’istituzione di uno Stato indipendente e vitale.

Il passaggio alla Fase II sarà basato sul giudizio consensuale del Quartetto che prenderà in esame i comportamenti di entrambe le parti e valuterà se esistono le condizioni appropriate per procedere. Assecondando e sostenendo l’impegno volto a normalizzare la vita dei palestinesi e a costruire istituzioni palestinesi, la Fase II inizierà dopo lo svolgimento delle elezioni palestinesi e terminerà nel 2003 con la potenziale creazione di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori. Finalità primarie di tale fase saranno la riorganizzazione completa e duratura dei servizi di sicurezza e una cooperazione efficace per garantirla, l’incessante normalizzazione della vita dei palestinesi e la creazione di istituzioni proprie, nonché un’ulteriore ampliamento e rafforzamento degli obiettivi designati nella Fase I, la ratifica della costituzione democratica palestinese, l’istituzione del ruolo di Primo Ministro, il consolidamento della riforma politica e la creazione di uno Stato palestinese con frontiere provvisorie.

 

Conferenza internazionale

– Convocata dal Quartetto, previa consultazione con le parti, subito dopo la conclusione delle elezioni palestinesi, sarà finalizzata a sostenere la ripresa economica palestinese e ad avviare il processo di istituzionalizzazione di un Stato palestinese indipendente con frontiere provvisorie.

– La conferenza comprenderà tutte le parti interessate e sarà finalizzata del Primo Ministro, unito all’istituzione del ruolo di quest’ultimo, avrà competenza in materia di riforme, conformemente alla bozza di costituzione.

– I servizi di sicurezza dovranno essere totalmente riorganizzati e la cooperazione volta a garantire l’efficacia della sicurezza sulle basi indicate nella Fase I.

– Sarà creato uno Stato palestinese indipendente con frontiere provvisorie, da realizzare mediante il reciproco impegno israelo-palestinese avviato dalla conferenza internazionale. Parte integrante del processo è l’attuazione degli accordi precedenti, volti ad ampliare al massimo la contiguità territoriale e comprendenti ulteriori disposizioni per gli insediamenti, di pari passo con l’ istituzione di uno Stato palestinese con frontiere provvisorie.

– Il ruolo internazionale di controllo della fase transitoria dovrà essere potenziato con il sostegno attivo, prolungato e operativo del Quartetto.

– I membri del Quartetto promuoveranno il riconoscimento internazionale dello Stato palestinese, compresa una potenziale ammissione nelle Nazioni Unite.

 

Fase III Accordo sullo status permanente e fine del conflitto israelo-palestinese. 2004-2005

Il passaggio alla Fase III, basata sul giudizio consensuale del Quartetto, che valuterà il comportamento di entrambe le parti sotto il controllo esercitato dal Quartetto. Obiettivi della Fase III sono il consolidamento delle riforme e la stabilizzazione delle istituzioni palestinesi; la riorganizzazione efficace e durevole dei servizi di sicurezza palestinesi ed i negoziati israelo-palestinesi finalizzati al raggiungimento di un accordo conclusivo nel 2005.

 

Seconda conferenza internazionale

Sarà convocata dal Quartetto, previa consultazione con le parti, all’inizio del 2004, per appoggiare l’accordo precedentemente raggiunto per la creazione di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori e per avviarne formalmente il processo di realizzazione con il sostegno attivo, durevole e operativo del Quartetto, che dovrà concludersi con una risoluzione finale e permanente nel 2005, riguardante i confini, lo status di Gerusalemme, i profughi, gli insediamenti; e per sostenere qualsiasi progresso verso un accordo complessivo per il Medio Oriente tra Israele e Libano e tra Israele e Siria, da raggiungere al più presto possibile.

– Sviluppi efficaci, esaustivi e durevoli del programma di riforma delineato dalla Task Force in preparazione dell’accordo finale.

– Riorganizzazione continua, durevole ed efficace dei servizi di sicurezza e cooperazione efficace volta a garantirla sulle basi indicate nella

Fase I.

– Impegno internazionale per favorire le riforme e rendere stabili le istituzioni e l’economia palestinesi in preparazione dell’accordo finale.

– Le parti raggiungeranno un accordo complessivo che porrà fine al conflitto israelo-palestinese nel 2005, mediante un accordo negoziato tra le parti, sulla base delle risoluzioni 242, 338 e 1397 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che porrà fine all’occupazione iniziata nel 1967 e che comprenderà una soluzione concordata, giusta, equa e realistica sulla questione dei profughi, e una risoluzione negoziata sullo status della città di Gerusalemme che prenda in debita considerazione gli interessi politici e religiosi di entrambe le parti e protegga la cultura religiosa di ebrei, cristiani e musulmani a livello mondiale, realizzando la visione politica di due stati: Israele, ed uno Stato palestinese sovrano, indipendente, democratico e vitale, coesistenti l’uno a fianco dell’altro in pace e in sicurezza.

– Accettazione da parte degli Stati arabi di relazioni normali e complete con Israele e sicurezza per tutti gli stati della regione nel quadro di una pace globale arabo-israeliana

30 aprile 2003

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