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Il coraggio della convinzione.La riforma dei servizi pubblici e la strada verso la giustizia sociale

Written by Tony Blair Friday, 01 November 2002 02:00 Print

La decisione di scrivere questo saggio deriva dalla convinzione che la sinistra britannica stia vivendo un momento di straordinaria e singolare importanza. Non è accaduto spesso in passato che la sinistra abbia avuto l’opportunità di poter determinare la politica del paese sulla base dei propri valori. E questa è un’occasione che noi dobbiamo assolutamente cogliere. I maggiori successi che il partito laburista ha registrato nel corso degli anni sono stati realizzati grazie alla passione riformista e al coraggio di intraprendere le riforme necessarie per fare fronte di volta in volta a nuove sfide.

 

La decisione di scrivere questo saggio deriva dalla convinzione che la sinistra britannica stia vivendo un momento di straordinaria e singolare importanza. Non è accaduto spesso in passato che la sinistra abbia avuto l’opportunità di poter determinare la politica del paese sulla base dei propri valori. E questa è un’occasione che noi dobbiamo assolutamente cogliere. I maggiori successi che il partito laburista ha registrato nel corso degli anni sono stati realizzati grazie alla passione riformista e al coraggio di intraprendere le riforme necessarie per fare fronte di volta in volta a nuove sfide. Adesso è tempo di riconoscere che le scelte adottate nel 1945, pur essendo state motivo di conquiste eccezionali, appartengono ad una stagione ormai passata di cui non possiamo essere prigionieri. Poiché oggi dobbiamo essere in grado di garantire sicurezza e nuove opportunità ai cittadini britannici partendo da una riforma radicale dei servizi pubblici. La sfida che ci attende è assicurare che tali servizi diventino universali, siano il motore dell’eguaglianza e si personalizzino rispondendo alle crescenti aspirazioni dei nostri cittadini. Dunque, servizi universali che si adattano ad esigenze individualizzate.

Questo non è un documento programmatico ma un saggio politico. Negli ultimi cinque anni di governo abbiamo tracciato le fondamenta della nostra riforma dei servizi pubblici. In questo momento, mentre il ritmo delle riforme sta accelerando, dobbiamo continuare a sostenere con convinzione il nostro disegno politico in vista del traguardo che ci siamo prefissi e a cui sottende un unico messaggio: solo riforme radicali potranno garantire la giustizia sociale. Ma solo se continueremo ad avere il coraggio di promuovere le nostre idee, intraprendendo tutti i cambiamenti necessari, potremo affermare che questo governo laburista è stato all’altezza degli ideali ambiziosi in cui crede e delle grandi conquiste realizzate dai nostri predecessori già nel 1945.

 

Oltre l’assetto del 1945

Essere critici con il proprio lavoro è senza alcun dubbio più difficile che esserlo con quello degli altri. E questo vale anche nel caso della riforma dei servizi pubblici. Il Labour ha creato il Servizio sanitario nazionale, National Health Service (NHS), ha costruito il welfare state e ha migliorato l’accesso all’istruzione. Sono questi i nostri fiori all’occhiello, i grandi successi, conquistati da eroi ed eroine, plasmati sui nostri valori grazie all’intuizione e al coraggio di osare.

Non dovrebbe sorprendere quindi che la critica secondo cui le nostre conquiste non sono più adeguate al presente e devono essere radicalmente riformate tocchi un nervo sensibile. Ma noi per primi siamo consapevoli che ogni ideale, per quanto forte e sentito, è destinato a perdere parte della sua intensità se non riesce più ad interpretare le sfide del presente. Partiamo dunque con l’ammettere schiettamente che i nostri servizi pubblici, nonostante gli eroici sforzi di funzionari devoti alla loro missione ed alcuni risultati di indubbio rilievo, non sono più adatti ad assicurare la qualità di cui la Gran Bretagna ha bisogno. Fra i progressi degni di nota registrati fin dal 1997, l’istruzione è in primo piano. La nostra scuola elementare sta registrando i migliori risultati che abbia mai conosciuto. Ne è un esempio il fatto che le classi con più di trenta alunni siano ormai un’eccezione. Contiamo oggi 20.000 insegnanti in più e il personale di sostegno è stato incrementato di 80.000 unità. Sono stati assunti 39.000 nuovi infermieri e il numero di interventi chirurgici al cuore è aumentato di un terzo all’anno dal 1997. Sono stati aperti 14 nuovi ospedali e 54 verranno completati a breve. Si tratta del più grande programma di costruzione di infrastrutture ospedaliere della storia. Secondo i dati del British Crime Survey il crimine è diminuito del 22% dal 1997. Dobbiamo dunque essere fieri del nostro lavoro, ma ciò non significa riposarsi sugli allori. Poiché dobbiamo ancora fare molto prima che i nostri servizi pubblici siano all’altezza dei migliori standard internazionali. Troppi crimini restano ancora impuniti. Se la metà dei giovani britannici ottengono buoni risultati a scuola, non possiamo dimenticarci dell’altra metà e soprattutto del fatto che decine di migliaia di giovani abbandonano la scuola senza nessun titolo di studio. Il sistema sanitario nazionale si è risollevato dalla crisi dei primi anni Novanta ma i tempi delle liste di attesa sono ancora troppo lunghi e gli standard del servizio troppo disomogenei. Il nostro sistema di trasporti pubblici richiede investimenti sostenuti e riforme che lo rendano migliore.

Si tratta di un quadro che ci è chiaro, che conosciamo attraverso le nostre esperienze dirette, e ci è confermato dai nostri elettori, dai dipendenti pubblici, dai consulenti governativi e dalle statistiche. Così come sappiamo che la ragione di queste debolezze non è solo la carenza decennale di investimenti nel settore, ma anche la mancanza di una riforma moderna e concepita sulla base delle esigenze del pubblico. Lo scopo delle nostre riforme è dunque migliorare i servizi pubblici piuttosto che smantellarli per poi ricostruirli. E tale fine deve essere sempre motivato dai nostri valori progressisti, l’opportunità, l’uguaglianza, la responsabilità, e da una tenace visione di progresso economico e sociale. La nostra Gran Bretagna deve essere un paese che premia il talento dei propri cittadini, e in cui prosperità e opportunità siano condivise da tutti. Vogliamo dunque che l’uguaglianza non resti uno slogan ma che ad eguali meriti corrispondano eguali opportunità. E servizi pubblici forti sono fondamentali per questa visione di una società più giusta e ricca. Per mettere in pratica il nostro ambizioso progetto di riforma dei servizi pubblici e del paese, dobbiamo dimostrare lo stesso coraggio e la stessa lungimiranza intellettuale di Clement Attlee e Aneurin Bevan. E allo stesso modo dobbiamo sfidare lo status quo e modernizzare la sfera pubblica per soddisfare i bisogni che caratterizzano questi anni. Poiché oggi come allora, servizi pubblici universali sono essenziali per combattere la povertà e per migliorare l’istruzione e il servizio sanitario, e tuttavia servizi pubblici moderni devono adattarsi ad aspettative moderne – certamente diverse da quelle degli anni Quaranta – di qualità e scelta.

Ogni sostenitore del partito laburista non può che essere orgoglioso delle conquiste del primo governo del dopoguerra. Ma è arrivato finalmente il momento di riconoscere che l’assetto del 1945 è stato un prodotto del suo tempo di cui non dobbiamo assolutamente essere prigionieri. Un piano perfetto in anni di austerità che non si adatta però alle necessità e alle sfide di un’era di crescente prosperità e di maggiori esigenze dei consumatori. La riforma deve soprattutto riconciliare due impulsi che spingono gli individui, la società e i governi in direzioni opposte. Il primo di questi è l’individualismo. Un mondo in cui le opportunità di scelta aumentano, i servizi si individualizzano e crescono le possibilità di realizzare le proprie aspirazioni, è anche un mondo in cui il senso di insicurezza può divenire opprimente per chi si trova ad affrontare la vita da solo o senza gli strumenti e le risorse adatte. L’altra forza è l’interdipendenza in un mondo in cui sfere una volta distinte oggi tendono inesorabilmente ad avvicinarsi grazie alle nuove tecnologie e alla maggiore facilità negli spostamenti, e in cui i problemi di una parte del globo si riflettono immediatamente sull’altra. Un mondo in cui si avverte il bisogno di legami comunitari e il rafforzamento della solidarietà all’interno della società. Servizi pubblici moderni – sanità, istruzione, trasporti, ordine pubblico – devono essere riconciliati con la libertà dell’individuo di scegliere muovendosi all’interno di un contesto di solidarietà.

La soluzione deve partire dal superamento dell’assetto del 1945, guardando a condizioni chiaramente diverse da quelle dell’immediato dopoguerra. Le politiche adottate nel 1945 rispondevano in termini sociali a produzione di massa, e dopo decenni di “lotteria del welfare” la ricerca dell’uniformità era un’ambizione del tutto lecita. Esistevano valide ragioni per cui l’influenza della gestione statale era largamente presente, sostenuta da una relazione paternalistica – da donatore a beneficiario – fra lo Stato e l’individuo. Lo scopo delle politiche adottate era quello di fornire un servizio di base, universale e standardizzato. Le aspirazioni individuali erano d’altro canto abbastanza deboli, e le preferenze personali ridotte a priorità marginali o nulle. Ciò aiuta a spiegare perché la fiducia incondizionata nel governo (“Whitehall knows best”) fosse un atteggiamento ricorrente in quegli anni.

La situazione oggi è molto diversa ma troppo spesso i vecchi assunti tornano a galla. Il cittadino moderno può scegliere, beneficia di molte opportunità, di qualità e autonomia su una scala mai sperimentata prima. Dovremmo riconoscere e celebrare queste aspirazioni e aspettative, molte delle quali sono conseguenza della determinazione dei governi laburisti ad ottenere una crescita sostenuta negli standard di vita per i lavoratori e le loro famiglie. Il Labour è comunque consapevole che alla base del progresso vi è un governo forte e servizi pubblici efficienti. Ed è questa la ragione per cui critichiamo l’assunto thatcheriano – «la società non esiste» – che giustifica politiche di tagli ai finanziamenti per il servizio pubblico e mortifica la motivazione dei dipendenti pubblici.

Spetta a noi quindi gettare le fondamenta per una grande stagione progressista in Gran Bretagna, un nuovo assetto costituzionale, un’economia stabile e florida, nuovi posti di lavoro, una retribuzione minima ragionevole ed adeguata alla prestazione professionale, aiuti per le famiglie e aumenti di tasse destinati a finanziare nuovi investimenti. Ma se vogliamo una società realmente più equa e maggiori opportunità per i più bisognosi, dobbiamo trasformare lo standard dei nostri servizi pubblici. Adesso è tempo di dare nuovo slancio alla nostra visione, poiché possiamo contare sulle potenzialità necessarie a definire i contorni politici per le generazioni future e per consolidare un nuovo consenso per il nostro paese che sposti il centro di gravità della politica verso una direzione progressista.

 

La nostra storia ci insegna

Il Labour è per sua natura radicale, mai arrendevole. Riformista, mai conservatore. La nostra storia ci insegna che la determinazione e la spregiudicatezza nel perseguire la strada delle riforme, la pulsione verso un obiettivo e la capacità di intuirne i meriti sono state la formula del nostro successo. La difesa dello status quo è sempre stata motivo di sconfitta e perdita del potere. La riforma, il cambiamento e il progresso scorrono nelle nostre vene. Nei primi anni della storia del partito laburista la nostra missione progressista ha richiesto l’adozione di misure immediate, fin dal Wheatley Housing Act del nostro primo governo che dovette fare fronte alla carenza di alloggi e alle miserie dei senzacasa.

A metà del secolo scorso, il Labour ha combattuto contro i cinque giganti – miseria, malattia, ignoranza, squallore e disoccupazione – identificati da Beveridge. Il governo Attlee definì un quadro radicalmente riformato per i diritti di base all’occupazione, all’istruzione, alle tutele sociali e all’assistenza medica. La strategia politica del 1945 riuscì a creare un consenso trentennale per il welfare state. La sfida principale era la costruzione di uno Stato in cui «l’equità per tutti» avrebbe messo al bando la povertà e la disoccupazione cresciute drammaticamente negli anni tra le due guerre. Nel 1945 le persone si chiedevano se le loro vite avrebbero potuto essere migliori di quelle che molti soldati e le loro famiglie avevano sperimentato dopo il 1918. Il governo Attlee si trovava a dover gestire difficoltà economiche che nessun altro governo aveva dovuto affrontare – crisi monetaria, industrie distrutte dalla guerra, esportazioni commerciali bloccate. La Gran Bretagna dipendeva quasi totalmente dagli Stati Uniti per la sopravvivenza economica. Nonostante le enormi difficoltà il governo non si discostò dalla sua missione progressista. Negli anni Quaranta i primi ministri laburisti, Dalton, Cripps e Gaitskell, combatterono contro difficoltà straordinarie per trovare le risorse necessarie al progresso sociale, e le trovarono. Respinsero fieramente il vecchio dogma del Tesoro che tanto aveva nociuto all’economia e alla società negli anni fra le due guerre e predisposero un piano per la piena occupazione e per un sistema sanitario e di welfare generalizzato. Il Rapporto Beveridge trovò dunque applicazione. Le pensioni registrarono un aumento consistente per le vedove e gli anziani e furono introdotti per la prima volta gli assegni familiari. Nel 1945 il governo inaugurò la scuola superiore pubblica e dette la possibilità agli studenti più promettenti delle classi lavoratrici di intraprendere gli studi universitari. Ogni stadio della riforma fu una battaglia. Nel 1946-47 Nye Bevan sfidò non solo la British Medical Association, ma anche il Royal College e i governi locali per creare nel 1948 il National Health Service combattendo in nome degli ideali laburisti contro un’opposizione agguerrita. Il NHS si fondava su un principio fondamentale: quello secondo cui l’assistenza medica doveva essere un servizio fornito sulla base dei bisogni dell’individuo e non sulle possibilità economiche. Principio che incontrò molte obiezioni e che tutt’oggi qualcuno vorrebbe che abbandonassimo. Ma che è stato senza dubbio uno dei principali atti di emancipazione del Ventesimo secolo. Il ministro dell’Istruzione, Tony Crosland, cercò di eliminare il controverso esame «11-plus»,1 e alla fine degli anni Sessanta Harold Wilson dette un forte impulso alla rapida espansione dell’istruzione superiore. Nel 1976 Jim Callaghan portò in primo piano nell’agenda nazionale la questione degli standard della scuola con un intervento tenuto al Ruskin College di Oxford. I leader laburisti si batterono con passione per il diritto di ogni bambino a ricevere un’educazione adeguata, opponendosi con vigore allo slogan dei Tories – «more always means worse» – che è stato alla radice di condizioni retrograde e di divisioni di classe che a lungo hanno caratterizzato la Gran Bretagna. Negli anni Sessanta e Settanta l’incapacità del Labour di riformare le relazioni industriali e gestire gli scioperi favorì il ritorno dei Tories con le loro disastrose politiche. Allo stesso modo l’incapacità di rispondere alle aspirazioni di molti assegnatari di alloggi comunali a riscattare le loro case spianò la strada non solo al «diritto a comprare» ma anche a un attacco a ampio raggio al governo locale e alla gestione dei servizi locali.

Una collaborazione sociale genuina mossa dall’assoluta necessità di cambiamento e di riforma è dunque la chiave di volta sia per il partito laburista che per i sindacati a favore di servizi pubblici di qualità. Il nostro compito è dare un’interpretazione in chiave moderna ai nostri valori adattandoli ad un’epoca di aspirazioni senza precedenti, in cui le opportunità si moltiplicano e la coscienza dei propri diritti e l’autonomia dell’individuo crescono. Continuiamo ad ispirarci alle frasi con cui Tony Crosland concludeva il suo libro Il futuro del socialismo: «Le aspirazioni dei socialisti furono formulate per la prima volta cento anni fa. Alcune di esse sono ancora oggi straordinariamente attuali…, ma certamente sono emerse da allora molte nuove questioni, imprevedibili e sempre più centrali man mano che riusciamo a dare soluzione alle vecchie, e che rivestiranno un’importanza fondamentale per il welfare, la libertà e la giustizia sociale». Ed è ancora con questo imperativo che dobbiamo misurarci oggi.

La stessa sfida interessa altri paesi europei in cui partiti socialdemocratici e i governi si confrontano con la modernizzazione dei servizi pubblici adottando politiche incisive per portarla a compimento. In Svezia, Danimarca e Olanda è stata promossa un’ampia possibilità di scelta all’interno del sistema sanitario e dell’istruzione. Questi paesi si stanno avviando verso standard nazionali sempre più competitivi, riducendo i tempi delle liste di attesa per l’assistenza ospedaliera e agevolando l’accesso per i pazienti ai servizi privati e le cure mediche all’estero quando necessario per compensare il servizio nazionale. Anche in Germania è in corso un vivace dibattito sulle riforme affinché il sistema sanitario e l’istruzione siano dotati di maggiore efficienza e standard più alti. Ed è questa una tendenza che riguarda ormai tutti i paesi europei. I partiti riformisti di centrosinistra non hanno niente da temere se operano per rovesciare finalmente una concezione monolitica dei servizi pubblici che ha impedito la conquista di standard più soddisfacenti. E come noi, altri partiti del centrosinistra europeo si avviano verso una riforma dei servizi pubblici sulla base dei nostri stessi principi, poiché vedono in questa una condizione essenziale per l’uguaglianza di opportunità e la giustizia sociale nel mondo moderno.

 

Le ragioni a favore di servizi pubblici collettivi

In Gran Bretagna i servizi pubblici hanno a lungo risentito di livelli insufficienti di investimenti. Il partito laburista si è impegnato ad incrementare il livello degli investimenti nei servizi pubblici anche attraverso aumenti delle tasse, e grazie ad un’economia forte e stabile disponiamo oggi delle risorse necessarie per servizi di alta qualità accessibili per tutti. Gli investimenti che promuoviamo sono motivo di un’aspra controversia politica che non scalfisce tuttavia la nostra convinzione che questa sia una battaglia di principio e debba essere vinta. Fin dal 1945 l’instabilità finanziaria che seguì alla fase di espansione economica ha giocato a sfavore dei servizi pubblici, penalizzati fortemente negli anni Cinquanta dalla negligenza dei Tories (come dimostra il fatto che nessun nuovo ospedale venne aperto nel paese fino agli anni Sessanta). In quegli anni e nel decennio successivo il numero dei medici e degli insegnanti subì continue oscillazioni, aumentando quando gli investimenti in questi due settori venivano incentivati, e diminuendo in parallelo ai tagli di risorse effettuati con l’incedere della crisi economica. Alla fine degli anni Settanta si è registrata una forte carenza di personale nelle scuole e nella sanità. E nel corso degli anni Ottanta l’aperta ostilità dei governi Thatcher si è manifestata in sensibili riduzioni degli investimenti di capitale nelle infrastrutture pubbliche, del livello medio degli stipendi dei dipendenti pubblici rispetto a quelli del settore privato, e, alla fine del decennio, in tagli diretti ai servizi pubblici. Il servizio sanitario nazionale ha continuato a crescere in termini reali ma ad un tasso minore di quello registrato tra gli anni Sessanta e Settanta e rispetto ad altre società industrializzate. Inoltre la proporzione del reddito nazionale riservato all’istruzione è diminuito significativamente.

La morsa insistente del governo sulle risorse ha avuto un impatto devastante sui servizi. Come dimostra il recente Rapporto Wanless sullo stato del NHS, negli ultimi venti anni il numero degli infermieri nel Regno Unito è aumentato di meno del 20% rispetto all’incremento del 65% dei sette paesi adottati come parametro di riferimento. La Gran Bretagna ha meno infermieri e medici in proporzione per cittadino che gli altri paesi presi come riferimento proprio in conseguenza dei tagli sistematici effettuati dai Tories. L’effetto principale è stato quello di scoraggiare i milioni di motivati professionisti che operano nei nostri servizi pubblici. Inoltre, poiché molti degli smantellamenti effettuati dai Tories erano stati mascherati sotto la guisa di riforme, si è creato un senso di scetticismo verso il cambiamento per il timore che questo possa essere causa di ulteriori danni ai servizi pubblici. È necessario quindi chiarire cosa intendiamo per «cambiamento» in primo luogo ai dipendenti pubblici, soprattutto quando entrano in discussione remunerazione e condizioni di impiego che li riguardano direttamente.

Per questo governo le riforme non sono una strategia per mascherare lo smantellamento della fornitura generalizzata dei servizi o il declino degli standard del lavoro ma la via verso standard migliori. La motivazione dei nostri dipendenti pubblici è la chiave per un servizio di qualità. Non possiamo che essere entusiasti di fronte agli sviluppi nel NHS poiché per il personale impiegato nei nuovi ospedali nel quadro della Public Finance Iniziative (PFI) continueranno ad essere validi i termini e le condizioni del NHS. I dipendenti locali che si trasferiscono alle società private di fornitura di servizi attraverso l’accordo Best Value saranno totalmente garantiti grazie alla formula Transfer of Undertakings Protection of Employment Regulations (TUPE) e i nuovi assunti saranno impiegati alle stesse condizioni di servizio. Questo governo continuerà a salvaguardare gli interessi dei propri dipendenti attraverso consultazioni obbligatorie e attraverso il dialogo con i sindacati di settore.

 

Gli investimenti pubblici stanno aumentando a un ritmo senza precedenti, del 7,5% annuo di crescita reale nelle spese per la sanità previsto per i prossimi cinque anni e del 6% per l’istruzione e i servizi sociali previsto per i prossimi tre anni. E ciò solo grazie alla risolutezza con cui sono state adottate decisioni radicali in occasione di ogni previsione di bilancio. Continuiamo a promuovere l’impegno per accrescere gli investimenti nei servizi pubblici e in particolare, nel caso della sanità e dell’istruzione, possiamo vantare un ritmo senza pari in Europa. La nostra è una posizione che si è delineata con il tempo. Miglioramenti sostanziali richiedono investimenti a lunga scadenza che non possono prescindere da un’economia forte. Non è possibile investire fondi a favore di scuole, ospedali e trasporti senza una giusta disciplina fiscale. Abbiamo da subito assegnato priorità assoluta alla riduzione del debito pubblico, consapevoli che pagare gli interessi sul debito costa ogni anno quanto l’intero budget destinato all’istruzione. L’indipendenza della Banca d’Inghilterra è stata di fondamentale sostegno per l’impegno del nostro governo a favore della stabilità contribuendo a scongiurare il ritorno di alti tassi di interesse e dell’inflazione. La riduzione della disoccupazione ha significato maggiori entrate fiscali e ridimensionato i costi per sussidi.

Molti aspetti della strategia che abbiamo adottato durante il nostro primo mandato sono stati al centro di un acceso dibattito all’interno del partito e fra i suoi oppositori. In particolare i severi limiti di spesa stabiliti nei primi due anni del nostro incarico, l’imposta diretta una tantum sulle società di servizi pubblici privatizzate e il nuovo contratto per i dipendenti. Ma ognuna di queste politiche era stata predisposta attentamente per raggiungere chiari obiettivi politici e di riforma. E oggi i risultati non hanno bisogno di ulteriori giustificazioni. Sono convinto che accadrà lo stesso durante il nostro secondo mandato. Siamo determinati ad adottare – ed è solo un esempio – nuovi metodi per finanziare miglioramenti delle strutture e degli edifici destinati ai servizi pubblici. Una proporzione consistente degli investimenti del Labour nei servizi pubblici è costituita da investimenti diretti del settore pubblico. L’investimento nel settore privato attraverso la formula di collaborazione pubblico-privato (PPP) è oggi un valore aggiunto agli investimenti destinati al settore pubblico piuttosto che un’alternativa come accadeva invece durante il governo dei Tories. Ogni PPP viene valutato su basi di merito, e non esiste né esisterà nessun tipo di aprioristica predilezione fine a se stessa per il settore privato. In questi termini l’approccio della sinistra progressista ai PPP è definito e consolidato. Non c’è niente di nuovo nella collaborazione del settore privato alla modernizzazione delle infrastrutture pubbliche e ne è prova il fatto che ogni governo fin dal 1945 vi sia ricorso. In alcune aree i PPP agevolano gli investimenti contribuendo a ridurre l’arretratezza e veicolando la realizzazione di interventi urgenti. Questi progetti mirano anche a spostare il peso dei ritardi di costruzione e degli esuberi di spese dai contribuenti alle società private che possono contare su forti incentivi e competenze specialistiche. In questo caso è il settore privato che mette il proprio capitale a rischio e di conseguenza il governo – e più precisamente i contribuenti – sono sgravati dai rischi spesso associati a complessi progetti di infrastrutture. Inoltre, contribuendo di fatto a rendere più competitive le gare di appalto, i PPP incoraggiano efficienza ed innovazione nella fornitura di servizi pubblici. Le società pubbliche sono di conseguenza incentivate a partecipare ad appalti per contratti di gestione e continueranno ad esserlo con i nuovi provvedimenti previsti per ristrutturare le scuole e gli ospedali. Ma non sarebbe giusto lasciar fuori il settore privato se il nostro obiettivo è l’innovazione e la qualità del servizio. Né hanno certamente fondamento le critiche che ci vengono rivolte e che accusano i PPP di essere un surrogato di privatizzazione. Con i PPP la maggior parte delle proprietà resta pubblica o lo diventa. Il governo non sta dunque «svendendo» scuole ed ospedali. Il settore pubblico continua a definire le caratteristiche dei servizi che vuole fornire e a monitorare gli standard di efficienza, riservandosi il diritto di intervenire se necessario per garantire equità di accesso ai servizi. Ma di fronte ad offerte più competitive non sarebbe giusto tirarsi indietro. I PPP sono solo un aspetto della nostra strategia di riforme e in molte aree certamente non il più significativo. Ancora più importante è migliorare, e in alcune aree trasformare, il settore pubblico. La nostra strategia si articola nei quattro principi enunciati dopo le scorse elezioni: standard nazionali, devoluzione, nuovo trattamento contrattuale per i dipendenti pubblici e maggiori opportunità di scelta. Principi che si stanno sedimentando tra i promotori dell’innovazione dei servizi pubblici, e che il Labour deve sostenere con chiarezza e convinzione. Ma è altrettanto essenziale che i quattro principi e il programma elaborato in base a questi sia valutato come un mezzo e non un fine. Politiche concepite per incentivare la collaborazione pubblico-privato, migliorare i servizi, modernizzare e ottimizzare il lavoro, promuovere la responsabilità non sono la raison d’être di questo governo laburista. Sono invece alcuni degli strumenti che utilizzeremo per portare a termine la nostra missione, ovvero creare servizi pubblici che soddisfino i bisogni dei cittadini all’interno di una società forte e coesa.

 

Servizi universali e modellati su esigenze individuali

Il nostro obiettivo sono servizi pubblici che offrano la scelta e la qualità richieste dal cittadino moderno, e che siano universali e non solo accessibili per una minoranza come accadeva in passato. Il che significa servizi di qualità di cui devono poter beneficiare tutti. Servizi, dunque, caratterizzati dalla stessa flessibilità, varietà e affidabilità a cui i cittadini sono abituati in altre sfere delle loro vite, ma non a spese della peculiarità – eguale accessibilità per tutti sulla base di cittadinanza e bisogno e non disponibilità economica – che li rende speciali. I servizi pubblici moderni devono dunque essere un tratto distintivo del nostro status di cittadini e soddisfare al tempo stesso le nostre richieste di consumatori. L’unica via per ottenere questo risultato è quella di trasformare l’assetto deciso dal governo Attlee. Si tratta per certi versi di un cambiamento sociale poiché Attlee ha governato all’ombra di una guerra devastante in cui lo spazio per le aspettative dei cittadini era necessariamente limitato. Ma per altri il cambiamento deve essere politico. Benché negli anni Quaranta le aspettative verso lo Stato come fornitore universale di servizi pubblici efficienti fossero già alte non si poteva fare riferimento a esperienze precedenti come parametro di valutazione. La tradizione liberalsocialista, risalente a Robert Owen e a T.H. Green, che enfatizzava il localismo, la devoluzione e il mutualismo, fu sacrificata negli anni del dopoguerra alla ricerca di un rapido consolidamento nazionale in un momento in cui i settori volontaristico e privato erano troppo deboli per raccogliere qualsiasi sfida.

I quattro principi alla base della nostra riforma del servizio pubblico sono la formula per il successo. Standard nazionali garantiti per i servizi. Devoluzione dei poteri ai responsabili locali e innovazione. Un nuovo contratto per i dipendenti pubblici che associ migliori retribuzioni a una maggiore professionalità. Maggiore varietà di scelta per l’utente. Nessuno di questi principi è sufficiente da solo. Tutti sono indispensabili. Si potranno ottenere standard di alto livello solo se ogni manager locale – direttore didattico, sanitario, soprintendente di polizia – si assumerà la responsabilità per la qualità del servizio che supervisiona. Così come, standard di alto livello e varietà di scelta non sono a lungo sostenibili senza la collaborazione di dipendenti competenti e motivati da eque retribuzioni e schemi di lavoro più flessibili. La possibilità di scegliere è cruciale per i cittadini e per la qualità del servizio poiché dà agli utenti insoddisfatti del servizio l’alternativa di rivolgersi ad un altro fornitore. Tuttavia maggiore possibilità di scelta ma fra servizi che hanno standard di scarso livello significherebbe inevitabilmente scelta solo per una minoranza come accadeva con il governo dei Tories. Inoltre nelle aree in cui la scelta è limitata o inesistente, la qualità deve essere garantita evitando di dare per scontato che esistano fornitori alternativi. Il successo della strategia richiede pertanto una riforma che si estenda su un ampio fronte senza pretese di rimedi magici per tutte le malattie. Analizziamo quindi il significato di questi quattro principi per un cambiamento duraturo nel tempo e il miglioramento dei servizi pubblici.

 

Standard nazionali uguali per tutti

Per la prima volta nella storia abbiamo stabilito un quadro a livello nazionale di standard e criteri di assunzione di responsabilità verso i cittadini con obiettivi minimi che devono essere rispettati da ogni servizio pubblico. Organismi pubblici responsabili devono attenersi a questi standard ed essere dotati di facoltà di intervento quando necessario. Malgrado alcuni pareri scettici a riguardo, standard nazionali vincolanti permetteranno di eliminare disparità regionali e locali nell’accesso ai servizi e di garantire che forniture di scarsa qualità siano migliorate. Ritengo dunque che standard fissi a livello nazionale siano fondamentali per evitare che l’equità resti uno slogan e la qualità dei servizi si deteriori come ci lasciano temere ormai decenni di esperienza. E che variazioni degli standard siano comunicate agli utenti. Sappiamo bene che un servizio di scarsa qualità si ripercuote soprattutto sui cittadini meno abbienti, e questo non è più accettabile. È raro che venga messa in dubbio l’importanza di ispezioni indipendenti e regolari sugli standard osservati dalle scuole o della pubblicazione di risultati di test ed esami. Abbiamo esteso in questa logica la pubblicazione dei risultati per ogni istituto, e puntiamo sull’assunzione di responsabilità degli insegnanti nei confronti dei genitori e delle comunità locali. Abbiamo creato dal nulla un ispettorato indipendente che controlli gli standard degli ospedali e continuiamo ad insistere sulla responsabilità verso gli utenti di chi gestisce i trasporti ferroviari e la polizia. Il compito del governo è definire standard di base accettabili e garantire che siano rispettati e adeguatamente incentivati.

 

Devoluzione verso i responsabili dell’attuazione del servizio pubblico

Standard nazionali sono necessari ma non sufficienti in assoluto a garantire servizi di buona qualità. Possono infatti assicurare una soglia minima nella fornitura di servizi ma non bastano per raggiungere l’eccellenza universale e per garantire l’assunzione di responsabilità di chi gestisce il servizio. Affinché ciò accada è necessario che i poteri siano decentralizzati tramite nuovi incentivi e che la pressione diretta delle richieste dei cittadini sia gestita localmente accrescendo il ruolo dei responsabili locali dei servizi. Coloro che rivestono incarichi di supervisione sulla fornitura di servizi a livello locale devono essere emancipati dalle lungaggini burocratiche e messi in grado di innovarsi per andare incontro alle esigenze delle loro comunità. Siamo consapevoli che è indispensabile alleggerire e rendere autonome le società che gestiscono i servizi pubblici e stimolarne l’energia e l’impegno. Ed è per questo stiamo intraprendendo cambiamenti radicali. Il 90% circa dei fondi destinati all’istruzione viene assegnato direttamente al bilancio delle scuole, e stiamo ulteriormente aumentando il finanziamento diretto. Nell’ambito del NHS il 75% dei finanziamenti andrà a partire dal 2004 direttamente ai Fondi di prima assistenza per poter permettere il finanziamento diretto dei servizi necessari a livello locale. Il numero delle autorità è stato ridotto drasticamente e i loro poteri ridimensionati. Siamo inoltre determinati a decentrare i fondi delle forze di polizia a delle «unità di comando di base» quando ciò sia giustificato da necessità operative. Chiaramente possono verificarsi tensioni fra standard nazionali, la macchina che li sostiene e ne assicura l’applicazione e la libertà necessaria per rendere effettiva l’autonomia locale e garantire la varietà di servizi. In alcune aree si tratta di tensioni marginali o addirittura inesistenti poiché gli standard nazionali sono stati già raggiunti e consolidati. Tuttavia l’eccesso di burocrazia che spesso si affianca a regimi responsabili potrebbe rivelarsi inutilmente cavilloso e restrittivo. Da qui deriva la nostra determinazione a estendere la formula di «autonomia come premio per i meriti», ovvero il diritto per coloro che hanno raggiunto con successo alti standard ad autogestirsi ed innovarsi con maggiore autonomia e senza la supervisione centrale che può talvolta rivelarsi ingombrante. In parallelo diventa determinante la questione del controllo e della responsabilità locali. Sarebbe sbagliato suggerire che tensioni fra la supervisione nazionale e la gestione locale siano inevitabili. Le autorità locali e gli elettori locali hanno infatti lo stesso interesse di direttori didattici e sanitari coscienziosi affinché i servizi pubblici siano migliorati. Il Libro Bianco sul governo locale ha proposto nuove libertà e maggiore flessibilità per le autorità locali. E noi siamo aperti a raccogliere proposte per promuovere l’innovazione a livello locale e migliorare i servizi e la responsabilità di chi li gestisce. In questo il nostro impegno verso un’autonomia meritata contrasta nettamente con la visione conservatrice di un «nuovo localismo». La retorica dei Tories potrebbe essere modificata e orientata verso atteggiamenti più comprensivi delle esigenze locali. Ma la realtà non è cambiata e la visione «provinciale» dei conservatori non fa che confermare il disegno di ridurre i finanziamenti per i servizi. Una visione che non ha nessuna intenzione di decentralizzare i poteri alle autorità locali ma di sfuggire agli obblighi nazionali che prevedono investimenti adeguati e standard garantiti.

 

Riforma delle professioni: verso una nuova etica nei servizi pubblici

Per la nostra agenda di riforme è essenziale definire un nuovo concetto di professionalità. Quale è dunque il modo per incoraggiare i professionisti che operano nei servizi pubblici ad essere attenti ai bisogni degli utenti, rispondendo a richieste personalizzate e spesso molto esigenti, conservando allo stesso tempo il senso etico che rende i nostri servizi pubblici così speciali? La nozione ideale di servizi pubblici dovrebbe sintetizzare qualità vitali – lealtà, altruismo, devozione, rapporti a lungo termine con gli utenti e orgoglio per la propria professione. Non dimentichiamo che l’etica professionale è ciò che dà ad un’infermiera la motivazione a trattenersi con un paziente oltre il suo turno.

I servizi pubblici non saranno mai solo uno dei tanti servizi per il pubblico. E tuttavia troppo spesso la devozione dimostrata da molti dipendenti dei servizi pubblici per la loro professione è stata data per scontata dal governo. Negli anni Sessanta e Settanta la rapida espansione dei servizi pubblici rese difficile che le esigenze di ogni singolo utente potessero essere trattate secondo i principi dell’etica professionale con il risultato che l’impiego nel settore pubblico divenne meno attraente. L’etica dei servizi pubblici risentì di una pressione straordinaria che, sommata a una scarsa gratificazione economica, sembrò minare seriamente la vocazione per l’impiego pubblico.

Il compito di rinnovare lo spirito che anima i nostri servizi pubblici è enorme, e non può prescindere dalla riforma delle professioni affinché i nostri dipendenti si sentano più soddisfatti e motivati a rispondere alle domande sempre più esigenti che vengono loro rivolte. Ancora una volta, ritengo che una riforma radicale sia la soluzione e non il problema. Ciò significa anche migliori retribuzione e condizioni di impiego. Quest’anno e lo scorso per la prima volta in venti anni gli stipendi dei dipendenti del settore pubblico sono cresciuti ad un ritmo più sostenuto rispetto a quelli del settore privato. E continuiamo a promuovere finanziamenti, borse e agevolazioni per insegnanti, infermieri e medici. Poiché siamo consapevoli che il morale del nostro personale è determinante per la qualità dei servizi pubblici e siamo quindi intenzionati a sostenerlo e migliorarlo.

 

Possibilità di scegliere

La varietà di scelta è un principio importante del nostro programma di riforma. Abbiamo bisogno di più scelta, e non solo fra diversi fornitori di servizi pubblici ma anche all’interno di ogni servizio pubblico. La scelta permette che i cittadini più svantaggiati possano accedere a servizi di qualità, diminuendo così le disuguaglianze e consolidando nella classe media la propensione verso servizi collettivi. Nella sfera dell’istruzione la possibilità di scegliere significa in primo luogo una scelta fra scuole diverse, affinché un numero sempre maggiore di genitori possa scegliere la scuola che soddisfa le esigenze dei propri figli. Spesso sarà la scuola a loro più vicina, ma se non lo fosse, e fosse invece un’altra più lontana ma che per particolari caratteristiche degli insegnanti o per standard di insegnamenti si confà alle esigenze dei figli, tali genitori devono poter scegliere. Abbiamo dunque bisogno di più scuole fra cui i nostri cittadini possano scegliere per i loro figli. Vogliamo vedere scuole di successo che si espandono e rimpiazzano scuole vecchie e poco efficienti. Una nuova legislazione che incoraggi le scuole migliori ad espandersi e faciliti la collaborazione fra istituti assicurerà ai genitori questa possibilità. Ma abbiamo bisogno anche di differenziazione dell’offerta di nuovi insegnamenti all’interno degli istituti e soprattutto nell’ambito della scuola superiore nel momento in cui i talenti e le aspirazioni degli studenti prendono forma. Diventa necessario quindi modernizzare il percorso di studi lasciando spazio anche alla formazione e alla preparazione professionale, e mettere a disposizione dei ragazzi un’ampia serie di attività sportive e culturali.

Nel servizio sanitario l’imperativo è dello stesso tipo, aumentare la scelta all’interno e fra i servizi. Le nostre esigenze aumentano in corrispondenza di vite più complicate e di ritmi più veloci. Anche l’accesso al NHS richiede dunque una più ampia scelta e differenziazione di servizi. Così come è necessaria una maggiore scelta fra i fornitori di servizi sanitari affinché si possano soddisfare le richieste individuali e rispettare i tempi di attesa per le operazioni compensando le insufficienze del servizio locale. I pazienti in attesa di operazioni al cuore, ad esempio, posso scegliere fra diversi trattamenti negli ospedali pubblici, nelle cliniche private o all’estero, se il tempo di attesa supera i sei mesi. E questo è un solo uno dei risultati che devono essere estesi a tutto il servizio sanitario nazionale. La Gran Bretagna sta dunque procedendo in linea con il pensiero socialdemocratico moderno per promuovere una riforma dei servizi pubblici che assicuri standard più alti, diversità e scelta.

 

Il premio del progresso

Lo scopo del New Labour non è semplicemente quello di correggere alcune politiche o gestire il paese in modo più efficiente. Ma quello di dare un nuovo corso alla Gran Bretagna del XXI secolo. E a questo fine è indispensabile la trasformazione dei nostri servizi pubblici. Rifiutiamo il pessimismo con cui i Tories condannano i nostri servizi pubblici e decretano che qualsiasi investimento nel settore andrebbe sprecato in un pozzo senza fondo. La loro opzione è «servizi privatizzati per i benestanti» e servizi pubblici minimi ed economici per i più poveri associati allo smantellamento delle garanzie per i dipendenti pubblici. Sarebbe un futuro di estremi in cui le divisioni tra ricchi e poveri si approfondiscono e le classi medie evitano sistematicamente il ricorso ai servizi pubblici. Il loro obiettivo è uno Stato in cui una porzione sempre minore del bilancio viene dedicata ai servizi pubblici. Ed è questa la ragione per cui i Tories denigrano di continuo i nostri servizi pubblici, rifiutando di riconoscere i progressi fatti e cercando di demoralizzare sia chi contribuisce al loro funzionamento sia chi ne usufruisce. Con l’unico scopo di destabilizzare il concetto di servizio pubblico universale pagato attraverso le tasse e basato sul bisogno e non sulla capacità di pagare.

Rifiutiamo però anche l’opinione di chi all’interno della sinistra afferma che il ruolo del governo laburista sarebbe semplicemente quello di difendere i servizi già esistenti, non quello di estendere la scelta o la responsabilità ma solo di aumentare i finanziamenti. Costoro condividono di fatto – anche se nessuno lo ammetterà mai esplicitamente – l’idea del tutto pessimistica che i nostri servizi non possono soddisfare i bisogni e le aspirazioni dei cittadini. E sostengono, sbagliando, che la via migliore per difendere coloro che lavorano nei servizi pubblici e rendere il loro futuro sicuro sia la difesa dello status quo contro ogni riforma. Questo approccio richiederebbe una spesa pubblica più alta per correggere le peggiori deficienze della fornitura attuale ma lascerebbe le strutture più arcane del servizio pubblico largamente immutate.

 

Investimenti radicali e riforme

Il New Labour al contrario crede fermamente nei servizi pubblici e nei pubblici ufficiali che ne garantiscono il funzionamento. La nostra visione è radicata in servizi pubblici forti che estendano la giustizia sociale ad un’economia di mercato dinamica attraverso l’investimento nelle capacità di ogni individuo e non solo di un’élite. Crediamo che i servizi pubblici siano una scala verso migliori opportunità e una fonte di sicurezza nell’economia globale poiché aiutano i nostri cittadini ad affrontare cambiamenti imprevedibili. Siamo quindi pronti non solo a investire di più nei servizi pubblici ma anche ad assicurare che questi possano svolgere appieno il loro ruolo nella creazione di una società migliore e a riformare i sistemi e le strutture di tali servizi adattandoli all’era moderna. Il centrosinistra non si è mai trovato a dovere approfittare di un’opportunità politica tanto grande per potere plasmare il destino del paese. Ma se, per la nostra incapacità di portare a termine le riforme e di promuovere opportunità e scelta per i cittadini, daremo alla destra la possibilità di affermare che i servizi pubblici sono irreparabilmente compromessi, essa riuscirà a consolidarsi e a promuovere i servizi privati. E questo sarebbe un attacco profondo e devastante al settore pubblico e ai nostri ideali più preziosi.

Al contrario, se saremo abbastanza determinati a portare avanti la nostra missione riformatrice riusciremo a riabilitare i servizi pubblici dopo due decenni di negligenza e registreremo non solo un importante avanzamento delle politiche progressiste ma soprattutto lavoreremo per la giustizia sociale nella nostra società. Per questo la Gran Bretagna sta vivendo un momento di straordinario valore.

 

 

Bibliografia

1 L’esame indicato come «11-plus» è un test di selezione in base al quale gli alunni delle scuole elementari scelgono il tipo di scuola media a cui si iscriveranno.

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