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Stoiber: un bavarese alla conquista della Germania

Written by Martin E. Süskind Monday, 01 April 2002 02:00 Print

Nella coscienza collettiva del popolo tedesco è profondamente radicata la convinzione che un esponente politico bavarese della CSU – l’Unione cristiano-sociale – possa rivestire qualsiasi carica tranne quella di cancelliere della Repubblica federale di Germania. Un giudizio così forte ha sicuramente a che fare con il ruolo – tanto eccezionale quanto discusso – ricoperto per alcuni decenni nella politica tedesca del dopoguerra da Franz Josef Strauss, co-fondatore in Baviera della CSU alla fine della seconda guerra mondiale. Strauss impose prima la sua influenza in seno alla CSU come presidente del partito e la estese poi alla Baviera quando fu nominato Primo ministro della regione, diventando per molti anni l’artefice della «via speciale» intrapresa dalla Baviera nella politica del paese.

 

Nella coscienza collettiva del popolo tedesco è profondamente radicata la convinzione che un esponente politico bavarese della CSU – l’Unione cristiano-sociale – possa rivestire qualsiasi carica tranne quella di cancelliere della Repubblica federale di Germania. Un giudizio così forte ha sicuramente a che fare con il ruolo – tanto eccezionale quanto discusso – ricoperto per alcuni decenni nella politica tedesca del dopoguerra da Franz Josef Strauss, co-fondatore in Baviera della CSU alla fine della seconda guerra mondiale. Strauss impose prima la sua influenza in seno alla CSU come presidente del partito e la estese poi alla Baviera quando fu nominato Primo ministro della regione, diventando per molti anni l’artefice della «via speciale» intrapresa dalla Baviera nella politica del paese. La Baviera, parte integrante degli undici Länder della Repubblica federale prima e dei sedici Länder dopo la riunificazione, si è tuttavia sempre sentita in qualche misura una parte a sé della nazione. D’altra parte negli ultimi cinquant’anni non sono stati pochi i bavaresi che hanno pensato alla loro patria anche come un’entità statuale indipendente.

Edmund Stoiber è figlio di questa patria ed è anche un rampollo politico di quel Franz Josef Strauss che ha creato e difeso durante tutta la sua vita politica la fama speciale attribuita alla Baviera in Germania. Di fatto, dunque, non è possibile capire e valutare le possibilità di successo di Stoiber come candidato alla Cancelleria senza tenere conto del trauma che continua ancora a pesare sulla CSU dall’esito negativo della candidatura di Franz Josef Strauss ventidue anni fa, ottenuta nel 1980 dopo una battaglia contro Helmut Kohl, presidente dell’Unione cristianodemocratica (CDU), che si candidava nuovamente dopo il fallimento di un primo tentativo nel 1976. Strauss perse la battaglia elettorale contro il Cancelliere in carica Helmut Schmidt con un distacco abissale e per due ragioni sostanziali: perché agli occhi dell’opinione pubblica tedesca appariva come un faccendiere compromesso in logiche di potere e perché incarnava la difesa di idee politiche conservatrici e di destra. Fattori che si traducevano in forza deterrente per la maggior parte degli elettori, in anni in cui la Repubblica federale tedesca era segnata da una forte impronta social-liberale. La sconfitta di Strauss era stata pronosticata da Helmut Kohl, per il quale essa anticipò di fatto l’inizio del successo personale che sarebbe arrivato nel 1982 quando riuscì a sconfiggere Schmidt e ad assumere un incarico che, con il sostegno del Partito liberale (FDP), sarebbe durato sedici anni.

Da lì deriva quel trauma che continua ancora oggi a mortificare i cristiano-sociali della Baviera. Perché se è vero che i due partiti omologhi – CSU e CDU – formano un’unione politica all’interno del parlamento tedesco sin dalla costituzione della Repubblica federale, la CSU non è mai riuscita ad imporsi alla Cancelleria con un candidato proprio. La massima carica del potere politico tedesco è stata infatti sempre contesa tra la CDU e la SPD, a partire dal cancellierato di Konrad Adenauer, e poi di Ludwig Erhard, Kurt Georg Kiesinger, Willy Brandt, Helmut Schmidt, Helmut Kohl fino a quello attuale di Gerhard Schröder. Di fatto sono state la carenza di personalità all’interno della CDU dopo le dimissioni di Kohl e la scarsa fiducia di molti esponenti del partito nella capacità di imporsi della nuova presidente Angela Merkel a offrire oggi la possibilità a Stoiber, Primo ministro della Baviera, di rompere questa prerogativa e di presentarsi il 22 settembre alle elezioni del Bundestag. E tuttavia se questa volta la CSU può concorrere, la certezza della vittoria è ancora un’ipotesi remota. Nonostante Stoiber sia un uomo della Baviera, non gli si confanno affatto i cliché radicati nell’idea di «bavarese» dei tedeschi che vivono fuori dalla Baviera. Stoiber non si presenta certamente con i tradizionali pantaloni corti in pelle o con la tipica barba, né tantomeno si avvicina all’idea del montanaro amante della natura e della semplicità. Da questo punto di vista potrebbe riuscire a vincere le riserve diffuse in gran parte della  Germania settentrionale. Stoiber appare come un manager, elegante e in ottima forma fisica. L’impressione è quella di un candidato al governo di un paese che sul palcoscenico internazionale non ha niente di meno di politici del calibro di Blair, Jospin o Aznar. Lo si potrebbe facilmente immaginare ai vertici della Telekom, come presidente della Banca centrale europea oppure a capo della DaimlerChrysler.

Perché allora è difficile pensarlo come cancelliere tedesco? Fin dalla sua nomina a candidato comune della CDU e CSU l’11 gennaio scorso, Stoiber sta cercando di fare leva proprio su questa immagine. E lo ha ribadito nei primi commenti sulla sua candidatura quando ha sottolineato di sostenere una campagna elettorale basata sui contenuti: «Voglio una campagna di competenza, una lotta per le soluzioni migliori» ha affermato in una intervista al settimanale tedesco «Der Spiegel», sottolineando che «questo è un mio fermo proposito e spero che lo stesso valga anche per Gerhard Schröder» nella convinzione che la disputa per il cancellierato non debba tradursi in una campagna elettorale scandalistica e diffamatoria. L’intento di Stoiber è quello di ostacolare in partenza la strategia elettorale dei socialdemocratici, che mira a porre al centro della discussione pubblica il passato politico del Primo ministro bavarese e le sue affinità con Strauss: perché fu proprio la tutela dell’onnipotente Strauss a garantire l’avvio della carriera di Stoiber. Nel 1978, trentasettenne, già a capo della segreteria generale della CSU e della Cancelleria di Stato quando Strauss era primo ministro della Baviera, dovette organizzare per lui due campagne elettorali in Baviera dalle quali la CSU uscì vincente registrando un risultato molto superiore al 50% dei voti. Stoiber si distinse come il giovane più dotato a fianco di Strauss, al quale d’altra parte era legato da una sincera sintonia politica. Stoiber dimostrò indubbiamente di essere un uomo di grande energia, una sorta di terminator politico: fu per queste sue caratteristiche che si conquistò dall’allora capo della CSU l’appellativo di «ghigliottina bionda», di cui sarebbe andato orgoglioso per molti anni a venire.

Stoiber non ama che si ricordino gli anni combattivi della sua carriera. Preferisce invece occuparsi della sua immagine di politico prudente, competente e pragmatico, lasciandosi alle spalle anche il coinvolgimento in alcuni affari poco chiari per cui il suo mentore era diventato famoso e famigerato. Strauss aveva sviluppato alla perfezione ciò che da quel momento venne definito l’Amigo-System: un sistema di amicizie e legami tra politici, lobbisti e imprenditori contiguo al clientelismo politico se non addirittura alla corruzione. Accuse che Stoiber è stato capace di respingere con successo fin da quando nel 1993 ha assunto la carica di Primo ministro della Baviera, mettendosi in luce tra coloro che volevano cancellare la «mentalità dell’amico» dalla politica bavarese. Stoiber non può permettersi che la sua immagine di guardiano della moralità della politica tedesca venga messa in discussione. Tra i politici tedeschi è infatti considerato una persona straordinariamente competente in ogni settore della politica nazionale ed europea, nonostante non si possa certo attribuirgli alcuna inclinazione liberale (come conferma chiaramente l’adozione in Baviera di una politica economica che promuove la tipica combinazione di economia di mercato e interventismo statale). Una certa analogia con la linea di Schröder è dunque evidente, tanto che l’espressione «compagno del boss» – coniata per il cancelliere – si adatta bene anche a Stoiber. Pragmatico e non ideologo nelle questioni economiche, Stoiber non è un neoliberale ma un conservatore strutturale a cui si addice la famosa frase di Schröder lanciata durante la campagna contro Kohl nel 1998 e che ancora si adatta perfettamente alla campagna elettorale del 2002 («Non vogliamo fare tutto in maniera diversa, ma molte cose molto meglio»). Di fatto, la campagna elettorale è stata fin dall’inizio contrassegnata dalla difficoltà per il candidato dell’opposizione di imporre al cancelliere della SPD un confronto di fondo sulle linee della politica del paese. Perché Stoiber non è tanto interessato ad una nuova impostazione strategica, ma cerca piuttosto di guadagnare terreno con vittorie tattiche. Egli non respinge le fondamenta della politica fiscale né quelle della politica estera e di sicurezza di Schröder, ma ne critica i dettagli. E tuttavia, è nell’atteggiamento verso la politica europea che risaltano le differenze tra i due leader, nel distacco mostrato da Stoiber verso le critiche venute dall’Unione europea nei confronti della coalizione di centrodestra in Austria o nel rapporto più amichevole con il governo di Berlusconi che egli ha mostrato rispetto ad altri leader politici europei. Ma sarebbe inutile cercare differenze politiche di fondo. Nei prossimi mesi la prospettiva della ripresa economica mondiale che partirà dall’America e di cui beneficerà lo sviluppo economico tedesco renderà più complicato per Stoiber sventolare uno dei suoi principali temi elettorali: la denuncia della posizione economica della Germania come fanalino di coda in Europa.

Resterà probabilmente un unico tema politico che continuerà a dividere profondamente il cristiano-conservatore e il socialdemocratico: la questione della libertà e della tolleranza in una società democratica. Il tema di una politica liberale di immigrazione diventerà con ogni probabilità l’argomento decisivo del confronto elettorale in Germania. Riguardo all’immigrazione e all’asilo politico le idee di Stoiber sono nettamente più restrittive rispetto a quelle del Cancelliere. E questo atteggiamento combacia fortemente con le emozioni della maggior parte degli elettori tedeschi. La convinzione secondo cui l’immigrazione in Germania non dovrebbe essere incentivata a breve termine, a causa dell’alto tasso di disoccupazione, rispecchia abbastanza fedelmente il clima delle «birrerie della nazione» dove la xenofobia è già molto diffusa. E Stoiber, ministro dell’Interno della Baviera dal 1988 al 1993, gode della fama di «uomo di legge e ordine» con le caratteristiche giuste per gestire efficacemente il problema.

Edmund Stoiber si è conquistato con grande pazienza la fama di testardo professionista della politica e continua a creare stupore per la sua vasta conoscenza dei dettagli. Tuttavia il lato del personaggio politico simpatico ed affascinante stenta ad emergere. L’immagine televisiva di Stoiber è impacciata e poco attraente, e non ha sicuramente niente a che vedere con il fascino pacato – e altrettanto fermo e orgoglioso – che Schröder esercita sul pubblico televisivo. Nei primi talk show televisivi Stoiber ha bombardato il pubblico con una montagna di fatti e dati da cui si è avuta solo l’impressione di un certo iperattivismo. Per migliorare questo aspetto Stoiber ha incaricato come consulente mediatico l’ex caporedattore di un giornale scandalistico della casa editrice Sprinter che dovrà insegnargli ad esprimersi in modo chiaro, diretto e comprensibile. Ma resta un progetto ancora tutto da realizzare.

Secondo gli esperti di strategia elettorale i tre ingredienti più importanti di una campagna elettorale sono le tre «p»: persona, performance, programma. Per quanto riguarda il programma, Stoiber scende in campo ben armato contro Schröder. Persona e performance invece sono ancora i suoi punti deboli. I risultati dei sondaggi non sono però del tutto sfavorevoli: benché nell’attuale panorama politico non ci siano segni di un cambiamento d’opinione nella popolazione, nonostante le molte critiche espresse nei confronti del Cancelliere, da gennaio il gradimento di Stoiber nell’elettorato sta continuando a salire. A marzo poco più del 40% si esprimeva a favore della CDU e CSU; in base a questo sondaggio lo sfidante potrebbe raggiungere la maggioranza dei voti nel parlamento tedesco insieme al partito dei Liberali, che secondo le previsioni raggiungeranno l’8%. Non si può certamente considerare questa proiezione di primavera una previsione certa per le elezioni di settembre. Se la CDU e CSU non riusciranno a ottenere più consensi della SPD, Stoiber non sarà nominato cancelliere e Schröder sarà riconfermato, se necessario a capo di una grande coalizione con la CDU/CSU. Ma se questo sarà l’esito delle elezioni, il leader dei cristiano-sociali non potrà aspirare neppure al vicecancellierato che sarà invece affidato alla presidente della CDU, Angela Merkel.

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